martedì, gennaio 16, 2007

STALKING

enrica s. N° di riferimento: 865047295 Età: 20 Salve, credo di avere un grosso problema leggendo i suoi articoli.. inizio con il descriverle la situazione: il mio partner è orfano da13 anni, ha 24 anni, e non riesce ad amare, è seguito da uno psicologo che a mio parere gli provoca solo crisi e malumore. per aiutarlo, grazie ad internet, mi sono finta una psicologa e da mesi stò cercando di illuminarlo con discorsi strategici e a portarlo verso di me, ma senza risultati... non riesco a star senza lui e considerando le litigate abitudinali sono a pezzi, è un punto fisso, non riesco a stargli lontana e lui mi evita molte volte. tornando da un viaggio insieme, per una frase scherzosa si è arrabbiato e se ne è andato, l'ho rincorso urlando e piangendo come una matta senza alcuna risposta, finchè lanciandogli la borsa e il cellulare contro si è voltato, con l'aria scocciata mi ha chiesto di lasciarlo stare...mi sono buttata nel mezzo di una strada gridandogli che mi sarei suicidata se non fosse tornato subito da me.....credo, preso da compassione mi è venuto a soccorrere all'istante, chiedendomi scusa e pregandolo di non far mai più uno spettacolo di quel genere.... mi ha rivelato di aver avuto molta paura di me! le assicuro che in quei minuti non ero in me, non mi rendevo conto di quel che facevo, sembravo posseduta da non so cosa, e puntualmente la cosa si ripete tutte le volte che lui si allontana...è un'ossessione? non so come curarmi, stò facendo male a me e a lui. gli unici momenti felici sono quando andiamo a letto insieme, per il resto non mi porta fuori con i suoi amici e continua a dire che non stiamo insieme. stò molto male e oltre a compromettere il mio stato d'animo, la situazione ha preso il sopravvento anche nel lavoro e nella vita sociale. spero in una sua risposta, la ringrazio anticipatamente.
Fra le conseguemze della dipendenza affettiva c'è anche la possibilità di sviluppare un comportamento di stalking (vedi anche articolo http://www.maldamore.it/stalking_e_dipendenza_affettiva.htm ). La sua dipendenza e sopratutto ossessione per le modalità che ha assunto necessita di un supporto terapeutico. Dietro il suo comportamento potrebbero nascondersi vissuti abbandonici profondi e lontani, che vanno affrontati e rielaborati. Saluti

martedì, gennaio 09, 2007

CONDIZIONAMENTI E TABU'

giona N° di riferimento: 817432122 Età: 18 Ho un grave problema. Spero lei possa darmi una mano perchè sono disperato. Avevo trovato l'amore della mia vita, siamo stati insieme per quattro mesi, lei è una ragazza per bene, di ottima famiglia e sani principi, lo stesso vale per me. Ciò nonostante abbiamo vissuto quasi clandestinamente la nostra storia, finchè i suoi se ne sono accorti ed hanno cominciato a fare pressione perchè smettesse, in quanto la cosa cominciava a farsi troppo seria, e, nel loro parere ed esperienza, poteva ledere la sua libertà, le sue uscite con le amiche, i suoi rapporti sociali e soprattutto i suoi studi all'università. Lei dopo un lungo tempo di conflitti, insistenze e passi indietro, ha ceduto alle pressioni dei genitori giudicando, anche sullabase della loro esperienza, che fosse la cosa migliore da fare. Il concetto che di solito adduceva, che non ho mai condiviso (abbiamo la stessa età, poco più che maggiorenni) era la precocità della cosa, che diventava di giorno in giornopiù seria: stando ai consigli dei suoi, lei finiva non solo per limitare la sua libertà stando con me, ma anche per fare una scelta troppo importante quanto precoce e immatura; legarsi in modo così forte, ora, senza nemmeno darsi iltempo di conoscere, più tardi, altre persone tra le quali sarebbe potut oesserci l'uomo della sua vita, quello vero, maturato, non frutto di una scelta avventata. Dal giorno in cui prese quella scelta mi disperai ma non persi lucidità: l'amavo troppo, cominciai a tempestarla di chiamate e di attenzioni, rispondendo con dolcezze e tenerezze, e con grande pazienza anche alle sue reazioni più esasperate ( sfuriate, chiamate attaccate). Iniziai tutto da capo,ripresi di nuovo a corteggiarla, come le prime volte, senza avere la benchè minima speranza di potercela fare, raramente l'avevo vista così decisa nel portare avanti una scelta. Finii per dedicarle canzoni, messaggi dolcissimi, poetici, sentitissimi; l'amavo e l'amo con tutto me stesso. Finchè una sera fu lei a chiedermi un incontro, non ne poteva più. Quella sera cedette; pianse,ci baciammo. Nel giro di una settimana tutto si risistemò, lei mandò tutti a quel paese, a poco a poco disse anche alle amiche di essere tornata con me. Qui apro una parentesi: lei ha vissuto, finora soltanto con e per le sue amiche. Non ha mai avuto storie con altri ragazzi, è sempre stata una ragazza semplice, serissima, anche se bella e molto corteggiata; l'unica volta in cui qualcosa di simile accadde fu perchè un ragazzo, a dire il vero brutto e prepotente, siinnamorò di lei e tentò il tutto per tutto per starci assieme, finendo addirittura per farle strani discorsi di natura astrologica sulla necessità del loro rapporto. Quando lei vide che lui cominciava a pretendere più che una forte amicizia, lo mandò via, e da allora decise che mai più avrebbe frequentato ragazzi, perchè erano tutti bugiardi e disposti a tutto pur diraggiungere i loro scopi. Finchè, maledettamente, sbucai io. E' stata una cosa maturata nel tempo, ho sempre avuto il sospetto di piacerle, come lei piaceva a me. Un grandissimo rispetto ed ammirazione reciproca, che in occasione di unappuntamento, una sera d'estate, divenne amore. Tra gli alti e bassi di cui ho raccontato, la cosa si è trascinata fino a 3-4 giorni fa, quando tutto era ripreso e noi due eravamo felici. Io sono stato il suo primo ragazzo, il suo primo vero bacio, lo stesso è stato per me. Avevo tutta la sua fiducia. Quella fiducia io l'ho tradita, straziata. Qualche giorno fa, scherzando, mi disse che secondo un'amica lei era come rapita da me, che per me avrebbe fatto qualsiasi cosa, che con me avrebbe avuto la sua prima volta. Anch'io ero convinto di questo, anch'io ero rapito da lei, e avrei voluto che la mia prima volta venisse con lei. Arrivo al dunque. I nostri rapporti intimi, un pò per la precarietà dei nostri incontri, un pò per i pregiudizi di lei, nonchè dei suoi genitori che le hanno sempre imposto un certo tipo di condotta (e che inevitabilmente ricadono quando siamo soli), non hanno mai superato i preliminari. Ci tocchiamo, i nostri corpi spingono l'uno contro l'altro ma vuoi per un motivo, vuoi per l'altro non lo facciamo mai, lei è insicura, ha paura, teme i sensi di colpa, che puntualmente, una volta a casa, la corrodono.L'ultima volta che siamo usciti insieme è accaduto il fattaccio. Eravamo soli,come altre volte, ci siamo baciati, toccati, poi io, da emerito idiota, ho cominciato a spingere per avere qualcosa di più. Ho scoperto il mio intimo davanti a lei, (l'avevo già fatto in passato ma mai in maniera così esplicita), lei era a metà tra imbarazzata e divertita, devo aver frainteso tutto. A un certo punto, dietro mio suggerimento lei ha scoperto il suo petto.Dopo un pò, non contento, come impazzito, ho cominciato a premere perchè si spingesse ancora oltre, sfiorandole il volto con il mio intimo. (la prego, se può, di omettere simili descrizioni, mi sento un verme). Lei era decisamente imbarazzata, non sapeva nemmeno cosa fare, alla fine ha ceduto alla mia incitazione e alle mie voglie, che, da stupido, credevo fossero anche sue. Subito dopo il fatto ha iniziato a rimproverarsi dicendo cose del tipo "mi odio che cosa abbiamo fatto, che cosa ho fatto", io cercavo di rincuorarla dicendole che non c'è nulla di male perchè io l'amavo e l'avrei sempre amata. Mentre l'accompagnavo la sua tristezza cominciava a farsi sempre più evidente, si copriva il volto, ha iniziato a dirmi "ti prego, questa cosa non la facciamo più", sembrava quasi disperata. Io cercavo di riparare, di minimizzare, di rincuorarla, ma in realtà mi sentivo anch'io una schifezza. Sono sempre stato un ragazzo dolce e sensibile, non so come abbia potuto spingere la ragazza che amo a fare una simile porcheria. Quando ci siamocongedati l'ho baciata, le ho detto che l'amavo, lei scendendo dalla macchina mi ha risposto, un pò timida, un pò insicura "..anch'io". Ho passato una nottataccia tra il terrore e i tormenti, ma nulla di paragonabile a quello che avrà passato lei. Il giorno dopo mi sveglio sul tardi, lascio sopra iltelefono, un pò per paura, un pò per studiare, e vado di sotto. Passo ladomenica un pò studiando un pò cazzeggiando, nel tardo pomeriggio salgo sopra,trovo 4 sue chiamate. Col cuore che mi batte a mille la chiamo più volte maniente da fare non risponde. Dopo un pò la richiamo per la quarta o quintavolta e lei risponde. L\'inferno che tante volte aveva fatto capolino nella miavita mi ricade addosso con tutta la brace. Lei è fredda, gelida, e rabbiosa.\"Dobbiamo parlare\", sentenzia. Dice che la cosa, il rapporto, qualunque cosa sia, finisce lì, e meno male. Che certe schifezze lei non si sarebbe mai sognata di farle con nessuno, nè mai le rifarà, che schifo, che da lei non se lo sarebbe mai aspettata. Che quelle scene le ha viste e riviste nella sua mente e che le ha metabolizzate a tal punto da volersele strappare a tutti i costi, e mi dice che giacchè, come dicevo io quando volevo tornare con lei, ilpassato, anche nelle sue minuzie, non è cancellabile allora lei sceglie di cancellare me e tutto il resto, e non vuole mai più vedermi, mai e poi mai,perchè ormai il mio ricordo è strettamente connesso a quella schifezza, e gli fa ribrezzo; timidamente e col cuore in gola ribatto che certe cose fanno male anche me e che se vogliamo possiamo cancellarle; lei mi dice che se si può cancellare quell'episodio allora si può benissimo cancellare tutto il resto, cioè me e tutto ciò che sono stato, una rovina da quando mi ha conosciuto (sì,è stata sempre bene quando è stata con me ma non ha mai avuto la serenità); a maggior ragione da quando sono diventato, in una sera, sinonimo di quella cosa immonda che l'ho spinta a fare. Dice di essere rinsavita non appena è rientrata a casa, e di essersi presa a schiaffi; dice che se avesse potuto si sarebbe sputata in faccia, perchè se io l'ho spinta a fare quella cosa, e lei l'ha fatta senza opporsi con sufficiente decisione, allora significa che è proprio vero ciò che dicono gli altri, e cioè che la sua volontà si annienta, non esiste davanti alla mia; e che dato che le cose stanno così allora è meglio che non mi veda mai più perchè potrebbe accadere di nuovo; dice che così come un episodio positivo l'aveva colpita a mio riguardo (spingo, insensato, perchè mi racconti quale episodio, ma lei non ricorda e non gl'importa), allo stesso modo un episodio negativo, sporco, è diventato l'emblema di cosa sono io, dicosa rappresento, anzi, di cosa rappresentiamo noi maschi perchè alla fine siamo tutti identici e vogliamo tutti le stesse cose; dice che ora le faccioribrezzo, ha metabolizzato troppo negativamente la cosa, che sono un ragazzo che vuole fare certi tipi di esperienze e che quindi è meglio che vada a farle con certi tipi di ragazze, altrettanto brave e serie ma più propense, magari le gallinaccie di cui le avevo più volte parlato per sottolineare la rarità di una persona come lei; mi dice che adesso è veramente finita, che nel dirmi questec ose è rabbiosa sì, ma anche lucida, e che mai come adesso sta dicendo tutta la verità. Le dico che l'amo, sono terrorizzato all'idea di tutto questo, piango come un bambino, non volevo farle del male, non credevo fosse una cosa così brutta, lei risponde che non mi ama, mi ha amato si una volta (anche se non è emmeno più sicura di cosa sia l\'amore) ma che adesso assolutamente no, anzi mi odia, mi schifa, e non vuole più vedere fino alla morte e oltre; dice anche che questo è un trauma che si porterà dentro, che quando troverà l'uomo giusto, il povero cristo dovrà faticare tantissimo per avere la sua fiducia, eche spera di poter dimenticare di aver fatto una simile schifezza anche se sarà impossibile; dice che non gliene frega più niente di me, che posso andarmenedove voglio con gli amici, ubriacarmi e morire di fame o farmi ammazzare(subimmo una rapina quando eravamo insieme, da allora non le ho mai volutogiurare che alla prossima non avrei reagito_lo feci proprio quella sera in un attimo di tenerezza, prima del fattaccio), perchè la cosa non gl'interessa più, che semmai un giorno dovesse tornare con me, mi notifica che sarà per pena, non per altro; in un timido scatto d'orgoglio le chiedo se era per penache era stata tutto quel tempo con me, se era altruista fino a questo punto;lei risponde di no, no di certo e che a maggior ragione non lo avrebbe fattodopo. Dice anche che non gliene frega di quello che penso io o il mondo intero ma che lei lo farà solo dopo sposata, con la persona giusta, e che nemmeno a quel punto farà certe schifezze, mai più. Le rispondo, trattenendo a stento le lacrime, dicendo che l'amo, che l'ho sempre amata dalla prima all'ultima frazione di secondo, aldilà di questo episodio, e che certe cose fanno schifo solo se fatte senza amore, per il puro piacere carnale; lei mi risponde gridando che io sono un bambino, che campo di ideali astratti-filosofici privi di fondamento e di concretezza, mi chiede che sono i piaceri della carne, quando mai ha conosciuto i piaceri della carne, che cavolo posso saperne io o lei dei piaceri della carne, che diavolo possiamo saperne dell'amore, lei soprattutto che è una bambina; aggiunge che hanno ragione i suoi, hanno sempre avuto ragione, che prima o poi si sarebbe scottata, che prima doveva aspettare, e così è stato. Le dico che quella cosa non era certo più sporca di altre che avevamo sempre fatto, lei mi risponde che questo proprio no, è il fondo, è bassissima e schifosissima e ripete che da sè non se lo sarebbe mai aspettato.Dice che io con la mia vocina, col mio romanticismo e le mie buone maniere rischio di farle fare tutto ciò che voglio, anche ciò che non si sognerebbe mai di fare; che a maggior ragione è meglio che non mi veda mai più; che se mipermetto di fare la stessa cosa che ho già fatto in passato, cioè chiamare sul suo cellulare insistendo, mi avrebbe addirittura fatto parlare con la madre, e la cosa sarebbe degenerata ancora di più; dico che sarei stato disposto anche a parlare con la madre, come avevo proposto più volte in passato, quando la situazione già degenerava ma per motivi diversi, lei risponde che non mi conviene essere così idiota. Faccio il diplomatico, come sempre, cerco di farle capire che l'amo e che l'amerò nonostante tutto, che quella cosa non era nei miei obiettivi, che non ho bisogno di fare certe cose come lei afferma, che posso aspettare fino a trent'anni, non me ne frega niente. Lei mi risponde come già ha visto sopra. Poi qualcuno la chiama, lei dice di dover andare, ementre le chiedo di aspettare mi attacca il telefono, poi lo spegne. Oggi sono andato all\'università, frequento medicina, ma sto inguaiato. Stanotte hodormito poco, l\'ho fatto stamattina in aula nell\'ora di fisica e a casa quando sono tornato. Non so più che balle inventare per i miei che mi vedonoc osì frastornato e giù di morale, faccio di tutto perchè non mettano in mezzo lei, sono vago, mi arrabbio, faccio l\'ipocrita, sorrido quando non lo sento.Io l\'amo, l\'amo tantissimo, e lei dal canto suo, mi ha molto amato, e nei nostri periodi migliori (anche nell\'ultimo tempo, da quando avevamo ripreso) me l\'aveva dimostrato e scritto nei messaggi in mille modi diversi, attraverso tante piccole poesie tenerissime, che io ricambiavo. Mi ha anche detto che lei aveva una concezione dell\'amore adolescenziale, romantica, tenera, e che la mia era del tutto diversa, che avevo sempre mentito; tutto ciò che ho saputorispondere, come un bambino, è stato \"non è vero\". E mi creda, non è affatto vero. Tutto ciò che le ho scritto, dalla prima all\'ultima riga era ciò che sentivo. Esimio dottore, in sintesi, spero di non averla annoiata con questo piccolo racconto di una grande tragedia personale; la prego di aiutarmi, didarmi un consiglio, mi sento troppo male, l\'ho tradita spingendola a fare quella porcheria, ma l\'amo e darei la vita per lei. La prego di rispondermi, dandomi anche solo un consiglio, dicendomi come reagire, magari cosa è scattato in me, perchè sono stato così bestia, magari come riuscire a recuperare la cosa, anche se dopo tutto questo, mi sa di impossibile (mi conforta solo ilfatto che anche prima era cosa impossibile e invece siamo tornati insieme). Come comportarmi. Mi scuso se sono prolisso, ma in questo momento, scrivere ciò che mi è capitato è il mio unico conforto. Non riesco a parlarne con nessuno,nessuno può darmi aiuto o consiglio perchè ho vergogna a raccontare una cosa simile. In pratica ho fatto il \"porco\" con la persona che amavo, e non è facile ammetterlo. In passato, ho chiesto consiglio al fratello di lei, che spesso mi è stato d\'aiuto, ma ora non so proprio che fare. La ringrazio anticipatamente per l\'aiuto. La prego di rispondermi in qualche maniera. Non mi sono mai sentito così vuoto, depresso e privo di speranza. Alcuni particolari di non scarsa rilevanza: il nostro rapporto iniziò a degenerare, la prima volta, quando un suo parente la colse in macchina in atteggiamento intimo con me e raccontò tutto ai suoi. La rimproverarono in mille modi dicendole che li aveva delusi tutti, che era sempre stata una signorina per bene, che lei era una bambina, che certe cose non si fanno, ed altre cose del genere. La cosa resistette per qualche settimana poi precipitò tutto, lei cedette. Nei giorni scorsi la madre la chiamava spesso al telefono mentre era con me, e senza nemmeno sapere dove realmente fosse e con chi, le ricordava, con tono severo, di fare “la persona seria”. Ogni sera, quando lei tornava dalle uscite con me, entrambi i genitori le rivolgevano, come lei diceva “la parolina”; erano infastiditi e la mettevano in guardia. Lei ha sempre avuto il terrore che i suoi la vedessero o capissero qualcosa. Li ha sempre ammirati, rispettati e temuti, ed ha sempre guardato a loro come modellidi vita e di comportamento.
Non mi ha affatto annoiato e nè si deve interrogare su che cosa ha sbagliato. Lei ha fatto solo ciò che sentiva di fare animato dal suo amore. E se l'altra ha "ceduto" non è solo perche lei l'ha "manipolata" ma perchè desiderava anche farlo. Tranne che, successivamente, i forti condizionamenti familiari e culturali, le hanno provocato devastanti sensi di colpa che hanno portato al rifiuto di lei, causa della sua tentazione. Posso solo dirle che la "castità" prematrimoniale deve essere una scelta consapevole e non maturata su "dettami" altrui, come nel caso della sua ragazza. Deve solo aspettare che il sentimento della sua ragazza, se c'è, ritorni. Saluti.

TROVARE LA LUCE

Butter N° di riferimento: 530004150 Età: 30 Il mio ragazzo mi ha chiesto, dopo una storia di 13 anni iniziata nell'adolescenza, una pausa di rilessione. Le cose tra noi non andavano molto bene ultimamente. Io non concepisco molto questo genere di pause, non si può mettere in stand by un sentimento o, peggio,una persona. Chiedo di essere libera e formalmente ci lasciamo. A me crolla il mondo addosso e nel mio cuore spero sempre che lui torni. Incautamente, infatti, lui mi ha detto che deve fare chiarezza dentro di sè e che spera di tornare indietro a riprendermi con piena convinzione.Io non ci credo molto, ma ci spero ed è un supplizio, perchè ovviamente non riesco a rassegnarmi, in questo modo. Per sono certa che così la storia non poteva andare. Quindi la separazione in sè è giusta.Dopo alcuni giorni sento una forte nostalgia e lo cerco. Dico che devo capire cosa gli passa per la testa e che mi sono resa conto di non averlo mai ascoltato per davvero. In parte so che lo chiamo per nostalgia, in parte sono però anche convinta di non averlo ascoltato come si deve da tempo. Inizialmente lui dice che ha bisogno di un po' di distacco ma dopo qualche giorno mi chiama. Ci vediamo, capisco che lo fa per me più che altro, ma quello che sembrava un incontro pietoso per mettere una pezza alla mia nostalgia, improvvisamente rivela che il confronto è utile quanto meno perchè per la prima volta si parla davvero. Per la prima volta dopo tempo riusciamo di nuovo a parlare davvero, a comunicare i reciproci motivi di frustrazione.Ma la crisi non si risolve. Ribadisco che la pausa è qcs che mi fa stare solo peggio, preferisco essere liberà e poi si vedrà. Che però non si aspetti che io farò la geisha in sua attesa per sempre. Ma lui piange a dirotto, non riesce a lasciarmi. Paradossalmente io sono, che ho il pianto di solito molto faciele, quella forte e lui, la roccia, quello in crisi. Mi dice che dentro di lui sa che sono la compagna della sua vita, ma che ha come bisogno di sbatterci il naso, che dopo tanti anni insieme e vari errori da parte mia e sua non sa bene cosa prova e che, in senso generale, è in crisi con se stesso e non riesce a provare nessun tipo di sentimento con chiarezza. Io dentro di me vorrei dargli una chance, ma mi dico che non ha senso fare una pausa dandosi un termine, che prefersico cmq essere libera. Gli dico che io sono certa dei miei sentimenti per lui e che, ok lasciarsi ora, che lui rifletta, ma che se mi vuole si spicci dato che se passa troppo tempo certamente il mio amore finirà con il consumarsi fino ad esaurirsi. Che se mi vuole è ora il momento di lottare per me. Siamo ancora punto e a capo, pertanto.La pausa, che non si sa se sarà defintiva o che, serve cmq anche a me per riflettere.Capisco meglio certi errori, certe dinamiche, certe problematiche mie. Certe dinamiche della mia famiglia ed infanzia che mi hanno influenzato negativamente. Lo sento e gli dico che per la prima volta vedo che i problemi non li ha solo lui, che ho visto certi miei errori. Che ho capito da dove nascevano certi problemi della coppia, non tutti, ma per lo meno alcuni. Gli chiedo se, ora che abbiamo iniziato a superare la fase della chiusura reciproca e, sebbene a fatica, a porre in essere un tentativo di dialogo, vorrebbe dare al nostro rapporto una chance, soprattutto con l'obiettivo d icurare la qualità del nostro tempo insieme, di imparare a conoscerci di nuovo, dato che siamo cambiati e non siamo più i ragazzini di 13 anni fa. Di ricominciare da zero. Andando con calma.Lui sembra apprezzare tutto questo. Però mantiene la distanza di sicurezza da me. A un certo punto, però, sembra anche che voglia improvvisamente gettare la spugna. Ecco come: Prima mi manda in messaggio dicendo che vuole parlarmi della qualità del nostro rapporto, ma poi al telefono inizia di nuovo a buttare lì che ha bisogno di tempo per stemperare gli animi e le pressioni (Sono un tipo un po'ansioso...ora me ne sono resa conto e cerco di lavorarci. ero anche parecchio dipendetne da questa relazione, am ora so che devo crescere in autonomia io per prima e cercare il mio equilibrio). Lui dice che ha bisogno di sentirsi libero, in questa fase. Cioè, dico io, non capisco. Libero come? Mi lasci o ci vuoi riprovare? Io gli dico che se la libertà sta nel farsi altre storie o anche solo sesso una pausa non serve a niente.Una pausa al limite serve se uno vuole riflettere e lavorare su di sè.S ono perfettamente lucida e gli dico, questa volta senza piangere, che una pausa di totale libertà non la capisco e che è una forma di mancanza di rispetto nei rigaurdi dell'altro. Dico: "Lavoriamo su di noi e insieme, per gradi, ma nel rispetto e fedeltà reciproco per fare un serio tentativo, se no se è la libertà totale che vuoi...vai, sei libero!Però dopo sta botta non pretendere che io ancora ti aspetti." Lui dice che non è in cerca di un'altra, ma che però ha bisogno di non avere vincoli. Io ribadisco che non capisco cosa vuole e che se però in questa pausa lui ci mette anche solo il rischio di un'altra donna è certo che io non ci sto. Gli dico: "non sono un vestito vecchio che al momento ti ha stufato, ti provi quelli nuovi e poi, nel caso, lo riprendi.Vai sei libero, se lo vuoi, però non tornare in tal caso perchè io nonriuscirei mai a riprenderti sapendo che nel frattempo hai fatto altreesperienze con altre donne.La mia dignità mi pone un limite.Se è così vattene e non tornare più. Se è così che ragioni sei solo un bamboccio che non sa quello che vuole nèvuole provare a crescere, mentre io cerco un uomo in te.Se ragioni così mi fai solo del male, perchè oltre al dolore di perderti avreianche il fantasma di te con un\'altra. In tal caso non potevi lasciarmi ebasta? Ti disprezzo\".Come ha capito che io questa volta, pur soffrendo come un cane, ero pronta atroncare in maniera defintiva ha cambiato totalmente musica. Mi ha detto: \"DOve sei? Qaundo dico dove sei è che ti voglio. Vediamoci!"In pratica, succede che io lo raggiungo decisa a mettere la parola fine e lui invece, dopo mesi che i respingeva, mi cerca, mi bacia. Io sono confusa, macedo sotto i suoi baci, mi fa crollare. Facciamo l'amore, prima in modo selvaggio, poi dolce. Lui non smette di baciarmi, dopo, e mi dice quelle parole d'amore che non mi ha mai detto e che ho tentato invano per mesi e mesi di tirargli fuori, che sa che sono la sua compagna, che mi ama (me lo dicevapochissimo, è un uomo chiuso nel esplicitare i sentimenti, causa famiglia totalmente anaffettiva).Mi porta a cena e non ha occhi che per me, cerca di instaurare un dialogo sereno sui nostri problemi, iniziamo a capirci un po\' di più. Continua atendere le mai verso di me, mentre io sto sulla difensiva. Ho ceduto, intravedo uno spiraglio, ma voglio andare con i piedi di piombo. Il rischio di illudermiè troppo grande.Non riesco a dire \"Ti amo\". Ho paura.MI dice che vuole andare per gradi, che vuole provarci sul serio di nuovo conme, ma con calma. Mi chiede con gli occhi imploranti: \"ci credi almeno al 50per cento? ci credi? \" per ben due volte.Di fronte a quello sguardo cedo e gli dico che voglio ridargli fiducia, diprendere un po\' di tempo per risolvere certe situazioni e amche per calmarciun attimo e stemperare l\'ansia e di riprovare per gradi. Incominciare da capo,insomma, con nuove basi.Lui è d\'accordo. Quasi non mi lascia andare via quella sera.Il giondo dopo non mi faccio viva e lo fa lui, con un messaggio in cui mi diceche la serata del giorno prima è stata magica (mai si era espresso in tal modo)e che forse il primo passo lo abbiamo fatto giusto.Io ribadisco che ha la mia fiducia.Il giorno dopo mando solo un buona giornata, per tastare il terreno. Luirisponde in modo carino.Io in passato ho avuto il bruttio vizio, per ansia, di volere tutto subito. Percui lui mi fa capire che apprezza il messaggio, ma mi dice ci sentiamo traqualche giorno. Io capisco ceh teme che io riprenda la spirale di ansia e di ritmi vorticosi egli rispondo che la pazienza è la virtù dei forti e gli dimostro il miorispetto per la sua richiesta di un po\' di tempo dicendo che lascerò sia lui achiamare, evitando anche i messaggi. Tempo 10 secondi e mi risponde \"Ti voglio bene\". Da allora sono tre giorni che non lo cerco e lui idem.Secono Lei a che punto siamo?Che idea si è fatti?Mi illudo a dargli una chance? come devo agire?Io ci tengo davvero a recuperare questo rapporto.Mi aiuti, mi dia un consiglio, La prego.Butter
Dottore, c\'è stato un seguito a qyanto le ho scitto laprima volta.Copio dal forum. Aggiungo che ho tenuto duro e si è fatto risentire lui. MI ha chiamato echiesto di uscire per parlare.Aveva con sè un libro che, nel pieno della nostra crisi, avevo preso per me e letto, come spunto di riflessione .Glielo avevo dato come gesto tangibile per dirgli che , cirsi per cirsi, dovevamo iniziare a ragiona re su di noi stessi e sulla coppia e iniziare undialogo.Infatti negli utlimi due anni è stata la comunicazione profonda quella che è mancata tra noi, ci siamo allontanati e ognuno si è arroccato sulle sue posizioni, anche se in apparenza fingevamo di stare bene sia come persone che come coppia. era rimasto colpito dal gesto e aveva detto che lo avrebbe letto. Io non ci avevo sperato troppo, perchè lui odia leggere. E invece dopo il primo spiraglio di sabato, ieri è arrivato,con il libro pieno di orecchie alle pagine, segno che lo aveva letto.era disposto al dialogo.E abbiamo parlato molto, ci siamo capiti meglio su alcune cose.Lui era molto agitato e nervoso perchè, forse memore anche una parte che anche a me aveva dato da riflettere per capire meglio lui, ma che non gli avevao segnalato per delicatezza. E' uno stralcio in cui si dice come l'essere stati amati poco da bambini, l'aversi visto negare gesti di affetto dai genitori ci rende anaffettivi da adulti e con una serie di scompensi (scuserete la sintesi un po' eccessiva). Io ho sempre pensato che i suoi fossero persone totalmente anaffettive edipocrite, i classici perbenisti benestanti aridi di sentimento. Ma per rispettomi sono sempre tenuta questi commenti per me. Ho sempre pensato che nonvalorizzavano mai abbastanza i figli, specialmente il mio fidanzato.Io credo che non sia un caso se il primo figlio, anche lui disperatamente allaricerca dell\'approvazione dei genitori, abbia sposato pe rripicca e dinascosto la prima che è opassata e sia andato via troncando i ponti con tutti.Ieri sera il mio ex ragazzo era infuriato con i suoi genitori, con la madre inparticolare. Ha aperto gli occhi su certi comportamenti che i genitori orareplicano con il fratellino di 18 anni più piccolo, che ora ne ha 11. Es.Saputo della prossima settimana bianca, il bambino era felice e ha detto alpapà: \"Che bello, così ci divertiamo!!!\" E il padre: "Ma forse è meglio che prendi ancora un po' di stile, non scii bene. Al mattino vai al corso.\" Eil bambino, quasi implorando: \"Ma no papà, dai che ci DIVERTIAMO\". Il padreon ne ha voluto sapere: il figlio andrà al corso mentre lui sceirà da solosulle piste più difficili.La madre non ha fatto una piega. Entrambi non hanno fatto una piega neppureqaundo il mio ex gli ha fatto notare che forse il fratellino aveva solo piaceredi sciare un po\' con il papà, anche se non è ancora tanto bravo.Era furioso, ha preso a pugni la macchina fino a ferirsi una mano..Poi pianopiano sono riuscita a calmarlo, facendolo sfogare. Ha pianto letteralmente sulla mia spalla.Ha iniziato a piangere solo ultimamente, in tutti questi anni si è sempre trattenuto. Dice che gli ho insegnato io a lasciare andare un po' le emozioni. Si è rasserenato e abbiamo passato una bella serata. Abbiamo parlato anche di noi.Io vado con i piedi di piombo, ma forse in fondo al tunnel qualcuno ha acceso una lucina...MI ha detto ancora che mi ama.Io che rispetto i suoi tempi e che la lontanza serve anche a me per lavorare su me stessa e sedare e superare la mia ansia e la mia dipendenza da lui. Lascio che sia lui a cercarmi, secondo i suoi tempi. Intanto io per lui e per dialogare ci sono sempre, ma sto inziando a fare una vita come persona autonoma: ho preso una casa, esco con degli amici, ecc.
Continuo con un'ultima riflessione.Rileggendo mi accorgo di essermi fatta dominare dall\'ansia anche nel gestire la crisi: di nuovo, volevo una risposta subito, pur di placare l\'ansia. O mi lasci o ci riprovi. No vie di mezzo neppure per idea. Come se la soluzione di tutto dipendesse solo da lui. O dentro o fuori. Come se io fossi solo spettatrice e non avessi responsabilità. La pausa sta avendo benefici effetti su di me. Inizio a staccarmi da lui esenza quell'attaccamento patologico ora capisco meglio certe cose. Sono anche più serena, paradossalmente, pure nel rendermi conto di avere certi problemi. Inizio a capire che le ragioni di questa crisi non sono diverse da quelli che portarono, da parte sua, molti anni fa, ad un tradimento in età adolescenziale, che mi ha segnato. Già allora ero troppo rigida come personalità, inquadrata ed ansiosa (tutte caratteristiche di mia madre). Mai veramente rilassata. Ho tarpato anche lui, già da allora. Ma soprattutto ho tarpato le ali a mestessa. Allora al tradimento reagìi con un perdono istantaneo, ma tanto affrettat oquanto incompiuto, come se volessi cancellare l'evento quasi che non fosse mai esistito.Mi dicevo: se ha già guardato un'altra, se io ora faccio la difficile, mi lascerà del tutto e andrà ancora in cerca di altre. In breve, non ho mai metabolizzato quel fatto e invece ora capisco che prima dovevo lasciare purgare il dolore, quindi arrabbiarmi e poi razionalizzare e interrogarmi sulle cause, per poi capire e perdonare di quel perdono autentico che si trasforma in accettazione. Invece ho fatto come se nulla fosse e sono diventata ancora più ansiosa, possessiva, insicura e dipendente da lui. Ho odiato e guardato con sospetto ogni amicizia femminile, seppure innocente, di lui. Vedevo fantasmi. Solo una settimana fa mi chiedevo ancora il perchè di quel tradimento. Improvvisamente, come un flash abbagliante, ora inizio a vederne le ragioni e che tutto, ma davvero tutto compresa la crisi attuale, alla fine è collegato da una sottile linea invisibile. Premevo di continuo per sposarmi. Soffrivo perchè vedevo che lui, più era messo alle strette, più mi sfuggiva. Sono stata persino gelosa degli amici che si sono sposati nel frattempo. Odiavo il loro matrimonio. Mi chiedevo: perchè a me no? Cosa mi manca? Come se fossesolo colpa sua. Mi sono installata a casa sua imponendo di fatto una convivenza (e in parte anche per sfuggire dalle ansie e dalla rigidità di mia madre... non ero economicamente autonoma allora per andare a stare da sola...Cavolo, non si poteva mettere in piedi una convivenza per le scelte più sbagliate. Ora lo vedo chiaro come il sole). Lui non ha avuto il coraggio di mandarmi via. Piano piano il rapporto si è logorato.Non parlavamo più. Lui cercava di cambiare me e di rendermi più libera e meno ansiosa e nel contempo rivendicava più spazio per sè, fino quasi a non sopportare più la mia presenza.Io mi incaponivo nel dire: ecco, non mi ami così come sono, perchè non mi accetti?Diventavo sempre più ansiosa e pressante. MI sentivo sempre più allontanta e rifiutata da lui.Il sesso è stato una cartina al tornasole perfetto di questa situazione, non citrovavamo più neppure in quel campo.Così siamo andati avanti fino alla lite finale. E' come se avessi soffocato il fuoco del suo amore, come quando ci si mette sopra troppa legna.Ora è rimasta solo la brace, ma non mi pare del tutto sopita la fiamma.Ho capito che dovevamo inziare ad ascoltarci di nuovo e ho anche inziato a togliere un po' di legna, a ridare aria al fuoco.Il fuoco, cioè lui, che ha anche un casino di problemi suoi personali che stainziando pure lui ad affrontare, sembra gradire.Dice di tenere a me e che dobbiamo ricominciare, però su nuove basi.Io pure, che ho odiato questa separazione, inizio a capire che a qualche cosaserve. Nuove basi. Sono d\'accordo.Voglio andare per gradi però. Ho ancora paura di illudermi.Ho ancora paura che sia troppo tardi, che le troppe pressioni e difficoltà abbiano ucciso in lui l\'amore, che mi cerchi per nostalgia o incapacità di lasciarmi. O è ancora il mio carattere ansioso e pessimista che parla così?Fino a un mese fa avevo l'atroce dubbio che non mi amasse più. Non me lo diceva mai. E io ci soffrivo. Paradossalmente ora che ci siamo separati e che ho allentato la presa me lo dice.Ci devo credere o parla per nostalgia? Una parte di me vuole fidarsi con tuttoil cuore, ma vado con i piedi di piombo. Lei che idea si è fatto?Grazie di tutto e mi perdoni la lunghezza degli scritti, usciti davvero digetto come lo stream of consciousness di Joyce....
Butter lei nei seguiti della sua prima email fornisce a sè stessa le indicazioni per uscire dal tunnel. Non voglio aggiungere nient'altro alle giuste considerazioni della sua seconda e terza email, sopratutto nelle parti finali. Avere consapevolezza è imboccare la giusta strada. Cordiali saluti

mercoledì, gennaio 03, 2007

DISTACCO ASSOLUTO


Preg.mo dott. Cavaliere, sono quella alla cui storia è stato dato il titolo di " Il natale di una dipendente affettiva" (http://maldamore.blogspot.com/search?q=natale+di+una+dipendente+). Il mio Natale è passato e neppure poi tanto male, ho ancora una volta cucinato ma per la mia famiglia questa volta, mi sono crogiolata negli affetti a me più cari.Devo dire che rispetto a qualche settimana addietro sto un pò meglio, ho abbandonato l'idea di vivere a letto, mangio poco ma almeno ci provo e ho ripreso a lavorare ma solo perchè ho un lavoro di responsabilità e gli obblighi impongono la mia presenza. Vivo però con l'incubo continuo dei miei sogni.. continuo a sognarlo con lei con la sua nuova compagna.. separata e con due figli.. sogno lui e lei tutte le notti.. e così di notte mi torna il dolore lancinante alla bocca dello stomaco..Di giorno riesco a evitare di pensarlo ma come faccio a non sognarlo?
Ho fatto anche una cavolata.. il giorno di santo stefano gli ho mandato gli auguri.. è inutile dire che non mi ha risposto. Mi chiedo ma come può una persona che ha vissuto con me essere tanto freddo e distaccato e riuscire a chiudere la porta della mia casa e della sua vita per entrarne subito in un'altra? Vorrei un suo consiglio. Vorrei buttarmi alle spalle il dolore.
La rigrazio sin da ora.


Il dolore necessita di suoi tempi per essere superato. Può essere un pò contenuto, ed è quello che tenteremo nel seminario a Roma. Il fatto che lei lo sogni tutte le notti è normale. Il ricordo ed il dolore è traslato dal piano conscio a quello inconscio. Il fatto che lui non le abbia risposto agli auguri, lo consideri, per il momento, una "fortuna". Le ha evitato di riallacciare un tenue "legame". Purtroppo in questi casi il "distacco assoluto" per quanto dolorosissimo e dilaniante è la migliore "cura". Cordiali saluti. Dott. Roberto Cavaliere

IDENTITA' DI GENERE

lucia84 N° di riferimento: 730649917 Età: 22 Volevo chiedere delle informazioni per quannto riguarda l'identità di genere. Io amo il mio ragazzo e sono fortemente eccitata da lui, sono disgustata dai baci tra donne e non mi sfiora minimamente l'idea di toccare l'organo femminile di qualcuna poichè non riuscire a trarne nessuna forma di piacere. adoro la forza e l'organo riproduttivo maschile, le spalle grandi ed un senso di protezione che solo un uomo mi può dare. Ho paura però di essere lesbica pichè alcune volte in presenza di belle ragazze mi viene da guardarle poichè hanno in se cose che io non ho: un bel seno, un bel fisico e guardandole mi viene in mente a quanto potrei piacere al mio ragazzo se fossi come loro e a quanto piacere potrebbe provare lui toccando un seno come quelloo un sedere come quello che io sfortunatamente non ho. masturbandomi non riesco a pensare ad altro se non all' organo riproduttivo del mio ragazzo che sa darmi sempre immensi piaceri di ogni tipo anche solo sfiorandomi. sono stata lasciata in passato da 3 ragazzi dai quali sono stata sfruttata in totale per 6 anni ed ho un pò paura del genere maschile perchè mi risulta troppo legato al sesso. ho un passato di 2 anni di tossocodipendenza dalla quale ho ricevuto oltre a tutti i danni fisici anche una violenza carnale da 4persone. E' quasi un anno che non tocco nulla ed è uan scelta che ho fatto per amore. Mi sento ultimamente in crisi su tutto e non so che fare, vivo un pò alla deriva. ho paura un pò del mondo in generale e non riesco a togliermi dalla testa delle convinzioni fittizie anche se in me so la verità. la mia condizione familiare è disastrosa, mia madre è una persona intrattabile con la quale non ho mai parlato e mio padre è solo un lavoratore incallito sempre stanco per ascoltare costretto a dire sempre di si a mia madre per nonsentirla. mi occupo di grafica pubblicitaria e frequento gruppi terapeutici presso il SERT del mio paese nei quali ho sempre delle risposte ai miei perchè alle quali però non riesco a rassegnarmi. ho esposto i miei dubbi di genere a parenti, amici e al gruppo ma tutti mi hanno rassicurata che sono delle convinzioni personali e che sono etero al 100% ma io comunque ho paura. Se vedo una bella ragazza mi viene da guardarla ma non da toccarla, se vedo il mioragazzo non so resistere al non avere almeno un minimo contatto fisico con lui. spero di avre qualche risposta per riappacificarmi poichè non sto vivendo per niente bene.Vi ringrazio in anticipo ciao ciao
La sua richiesta di consulenza esula, direttamente, da quelle che sono le tematiche del sito, ma le darò, comunque una risposta. Non posso "rassicurarla" perchè, come lei ha già scritto, lo hanno fatto in tanti senza nessun esito. A questo punto mi chiedo: forse la probematica che lei si pone sull'identità di genere è sola la punta di un'iceberg, un sintomo di ben altro disagio, molto più profondo?. Ad esempio quel suo "desiderare" un bel corpo femminile, come intuisce anche lei, è un rifiuto del suo e della sua femminilità. Le posso solo dire d'indagare, anche coi gruppi terapeutici che frequenta, ciò che potrebbe esserci dietro il suo problema. Saluti.

lunedì, gennaio 01, 2007

AUGURI DI BUON ANNO


LE COSE PIU' IMPORTANTI
Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poichè le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto. Come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via e potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Quando il segreto rimane chiuso dentro non è per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare. (Stephen King)


Con l'augurio che il nuovo anno vi aiuti a trovare persone che sappiano ascoltare il vostro cuore.

Dott. Roberto Cavaliere

MI FANNO DEL MALE !!!!

Ieri è stato il suo compleanno, ed io ingenuamente gli ho organizzato una bella festicciola insieme ai suoi amici.
Dico ingenuamente perchè più tardi quando la festa era finita, mi telefona arrabbiato più che mai, insultandomi dicendomi di non farmi illusioni, che tutto quello che io ho sempre fatto fino ad oggi è sempre stato per un tornaconto, che sono una psicolabile pazza, che ho bisogno di essere curata, che sono una bugiarda, perchè dice che sul mio passato non gli ho raccontato tutta la verità, dice che sono diabolica perchè arrivo a mentire perfino a me stessa, ed uso tutte le armi possibili e immaginabili.
Dice che non devo più tormentarlo perchè per lui sono solo un'amica e nient'altro, che mi aiuterà, ma che non riporrà in me più stima e fiducia.
Le spiego meglio. Quest'estate arriva dal nord Italia mia cugina. Io la invito ad uscire con me, stiamo sempre insieme, in ogni momento. Mi sembrava bellissimo avere un'amica. Il nostro rapporto sembrava navigasse su stima e fiducia. Io gli raccontavo tutto di me, ogni mio segreto diventava anche il suo.
Notavo però delle attenzioni particolari tra lei e il ragazzo con cui uscivo.
Anche quando io ero a lavoro loro erano insieme. Chiedevo io a lui di andarla a prendere e passare con lei un po' di tempo, per non farla sentire sola.
Il rapporto sembrava affiatato.. faceva con lei cose che con me non aveva mai fatto.
Lei parte, e tra noi la situazione precipita. Lui decide di farsi un viaggio, troppo stressato. In questo viaggio decide per un giorno di andare a trovare lei.
Passano del tempo insieme, naturalmente insieme ai miei zii.
Io ero contenta che lui stesse li, anche perché di lei mi fidavo ciecamente. Mi invia un messaggio insultandomi dicendomi che non sono la sua ragazza di smetterla di rompere il ca...
Io ci rimango malissimo e chiamo subito lei.
Sembrava cadesse dalle nuvole.... provo a chiamarlo più volte ma lui continua ad insultarmi. Lei mi giura che non c'è nulla tra loro... perchè io ho provato a chiederglielo.
I miei mi vedono soffrire come un cane, per questa ragione chiamano i miei zii.
Vogliono spiegazioni. Da li nascono una marea di malintesi, che non fanno altro che rendere tesi i rapporti tra me lui e mei.
Lei decide così di chiamarlo e malignamente gli racconta ogni mio segreto, tutto quello che io gli avevo confessato.. tutti i miei momenti i più intimi, qualche volta distorcendo anche la verità.
Lui mi insulta dicendo che sono bugiarda, che sono pericolosa... ma io non riesco proprio a capire perché mai la mia migliore amica mi ha fatto questo, quando le cose si potevano risolvere in famiglia? Perché???
Credo che continuino a sentirsi, anche perché lui è completamente cambiato. Dice che lei non centra nulla che ha saputo tante cose da altre persone, che gli faccio pena.
Ma è possibile che lui abbia saputo tutte queste mie cose, solo dopo tanto che
ci conosciamo, ma sopratutto da quando c'è lei??????
Adesso sto malissimo, ieri ho spento il cellulare...dopo che lui mi telefonava ripetutamente insultandomi ed umiliandomi. Mandandomi messaggi assurdi. Mi ha rintracciata a lavoro...il giorno dopo dove ha continuato ad insultarmi. Sto
veramente molto male...non riesco a prendere una decisione. Mi sento veramente molto sola...Mi sembra di avere tutto il mondo contro.
Ma perchè mi chiedo tutti ce l'hanno con me?? Io non parlo mai male di
nessuno...eppure la gente è così malignamente malvagia da farmi continuamente
male!
Come fargli capire che io non c'entro nulla, che sono stati i discorsi insensati dei nostri famigliari a fare da contorno a tutto??
Continuano a non credermi, e per di più si sono schierati contro di me, accusandomi e ferendomi.
Lo giuro non ho fatto nulla di tutto ciò. I nostri famigliari si sono insospettiti di quella visita, e di quell'affiatamento.
Ma soprattutto di quella reazione esagerata che lui ha avuto.
È un bravo ragazzo ed io gli voglio molto bene, e farei qualsiasi cosa pur di
saperlo felice, anche a rinunciare a lui, se servisse.
Però che dire adesso sono a pezzi, e qualche volta, purtroppo sempre più spesso
si fà viva in me l'ipotesi di farla finita.
Ho perso completamente la voglia di vivere, e chi mi circonda contribuisce maggiormente a logorarmi il cervello.
Sento di essere plagiata dal mondo circostante, continuo ad umiliarmi per lui.
Io so di non aver fatto niente di quello per cui mi accusano eppure......
Ho perso la stima di me stessa, ma anche degli altri. Non ripongo fiducia più
in nessuno.
Sono allo stremo delle forze ormai, non sorrido più, ed ho perso la voglia anche di vivere. A lavoro do il peggio di me, non riesco a concentrarmi, sono svogliata in tutto quello che faccio.
Ho paura di tutta questa gente che continua a parlare male di me..... ho paura delle conseguenze.... che questo può portare.
Ormai qualsiasi cosa io dica, o faccia per cercare di spiegare non mi credono più. Hanno costruito la propia verità forse perché in realtà ne hanno bisogno.
Faccio o non faccio non servirebbe a nulla, se non ad allungare il brodo.
La cosa che mi fa più male, è che sono stata umiliata dalle persone a me più care quelle nelle quali avevo riposto tutta la mia fiducia e tutta la mia stima.
Quando si "ama troppo" si è propensi a pensare che "un'altra" possa portarci via l'oggetto del nostro amore o possa tramare contro di noi. Niente di più sbagliato. In questo passaggio della sua email "Ieri è stato il suo compleanno, ed io ingenuamente gli ho organizzato una bella festicciola insieme ai suoi amici.Dico ingenuamente perchè più tardi quando la festa era finita, mi telefona arrabbiato più che mai, insultandomi dicendomi di non farmi illusioni, che tutto quello che io ho sempre fatto fino ad oggi è sempre stato per un tornaconto" forse c'è la chiave di lettura della situazione in cui si è venuta a trovare. Quando si ama troppo si tende a manipolare l'altro, a far sì che si senta in debito. Il suo amico non ha accettato ciò. Non dia troppe colpe ai suoi familiari. Saluti

ODIO IL GENERE FEMMINILE

71055008 Età: 29 buongiorno Dottore, chi Le scrive è un ragazzo di 29 anni , e con esperienze affettive non troppo esaltanti. La prima 'vera' storia l'ho avuta a 18 anni, dopo un paio d'ann ilei mi lascia per un altro mentendo spudoratamente che' aveva bisogno di stare da sola per riflettere'. Io come uno stupido che ci credevo nonostante un amico insisteva nel dirmi che l'aveva vista con un altro. Non volevo vedere la realtà. Dopo questa storia , praticamente ho passato quasi sei anni della mia vita da solo, senza riuscire a combinare niente con le donne, e quando mi si presentava l'occasione ero io che mi tiravo indietro perchè avevo il timore di non essere all'altezza. Sono tutt'ora preoccupato dalle dimensioni del mio pene, secondo me molto importanti per soddisfare una donna; purtroppo sono convinto che il mio pene non è all'altezza. Sono sempre stato molto riservato (non timido) con le donne, tanto da essere considerato un 'bravo ragazzo'.La nomina di 'bravo ragazzo' non si sà perchè, ma anzichè aiutarmi, sembrava allontanarmi dalle donne che preferivano ragazzi più 'scapestrati'. Questa cosa non ha fatto altro che buttarmi ancora più giù di morale e far crescere dentro di me un odio verso il genere femminile che mi porto dietro tutt'oggi. Allo stato attuale mi sento diffidente nei loro confronti; cerco di evitarle perchè ho paura del potere che hanno su di noi; le considero tutte uguali.cosa posso fare?
La diffidenza ed il disagio che prova nei confronti delle donne sono molto più profondi rispetto alle cause apparenti quali: delusione passata e dimensioni del pene. Potrebbero esserci problematiche con la figura materna e con le figure femminili della sua infanzia. Ed il suo vittimismo contribuisce ad alimentare una profezia che s'autoavvera. Vada al di là dei motivi apparenti e approfondisca cause e sue modalità relazionali. Saluti.

VINCERE LA DIPENDENZA ?

ciccia N° di riferimento: 231725174 Età: 30 Credo di soffrire di quella che sul sito viene definita dipendenza affettiva. Sono una ragazza molto carina, laureata in ingegneria informatica e con una brillante carriera professionale d'avanti. quasi noveanni fa ho conosciuto un ragazzo con il quale è iniziata subito un storia stupenda, almeno così l'ho vissuta io. da un po di tempo il nostro rapporto è in crisi, o meglio io sono in crisi perche sento che lui non mi merita, perchè vorrei maggiori manifestazioni d'affetto da parte sua, perchè vorrei che lui facesse delle scelte nella vita che mi comprendono, mentre molto spesso questo non succede. In effetti è cosi' da anni, ma per anni ho continuato a negarmi l'evidenza. Volevo la storia perfetta e mi sono convinta di averla. Ad un certo punto nella mia vita è successo qualcosa, non so bene cosa, ma ho preso coscienza che questa vita perfetta che mi ero creata di fatto è inesistente.Tutti ci vedono come la coppia perfetta, con una perfetta affinità. Ci vedono la coppia su cui tutti scommetterebbero. e invece fra noi ci sono interminabili silenzi e lunghe e dolorose liti. Io l'ho messo al centro del mio universo, ma lui non ha fatto lo stesso con me, e la cosa mi fa soffrire. ho avuto qualche tempo fa un'ottima opportunità lavorativa e ho buttato tutto per aria per stare vicino a lui. Il lavoro mi aveva portato via e alla fine per potermi riavvicinare a lui ho accettato un altro lavoro meno stimolante e meno retribuito. La scelta è stata alimentata da una mia fantasia, perchè nulla aveva di concreto, solo io l'ho voloto credere. Ero convinta che tornando nella mia città e lavorando entrambi fra noi sarebbero nati spontanei discorsi di una vita in comune. Credo che avremmo comprato casa e che ci saremmo sposati, e invece dal mio riavvicinamento sono nate solo liti sull'argomento perchè lui ancora non si sente pronto. ha paura che le mie gelosie e il mio, a volte essere possessiva, possano esasperare il rapporto una volta sotto uno stesso tetto. io non la vedo così. io credo che il matrimonio possa in un certo senso placare molte mie paure, innanzitutto la paura di perderlo. qualche giorno fa, dopo l'ennesima lite originata da una vacanza che lui ha deciso di fare con gli amici contro la mia volontà, ho trovato la foza di dirgli che mi voglio troppo bene per condannarmi ad una vita infelice. Adesso soffro perchè vorrei sentirlo, e soprattutto soffro perchè ancora una volta mi ero raccontata una bugia. mi ero illusa che lui avrebbe sofferto così tanto che si sarebbe fatto sentire e che le cose fra noi si sarebbero messe a posto. così non è stato, e so già che mio malgrado finirò col telefonarlo e col tornare da lui a soffrire perchè non ho quello che voglio. c'è un modo per vincere la dipendenza affettiva che mi lega a lui e che mi permetta di salvare un rapporto nel quale ho investito tanto e al quale tengo tanto?
Ritengo che prima ancora di vincere la sua "dipendenza affettiva" vada fatta chiarezza nella vostra relazione. Le sue aspettattive, seppur da "dipendente" sono chiare, quelle del suo compagno lo sono di meno. Chiarisca anche quest'ultime. Saluti.

DISAGIO RELAZIONALE E DEPRESSIONE

SOLITARIA33 N° di riferimento: 637994846 Età: 33 GENTILE DOTTORE,SONO UNA RAGAZZA DI33ANNI, LA MIA SITUAZIONE FAMILIARE è...COMPLICATA? DICIAMO CHE AMO LA MIA FAMIGLIA... NEL LIMITE DELLE MIE POSSIBILITà HO CERCATO SEMPRE DI ESSERE LORO DI AIUTO QUANDO ERA NECESSARIO E/O QUANDO LO RICHIEDEVANO, SONO STATA SEMPRE IO A CERCARLE, A TELEFONARE LORO, ACCETTANDOLE NEL BENE E NEL MALE.DA UN Pò DI TEMPO MI SONO...SCOCCIATA DI FARE SEMPRE IL PRIMO PASSO PER FAR "VEDERE" LORO CHE TENEVO A STARE IN LORO COMPAGNIA, BASTA CHE APRIVANO BOCCA E ILGIORNO DOPO MI PRESENTAVO A CASA CON DEI DONI.. SCIOCCHEZZE!ORA MI SON STUFATA.. HO RIDOTTO LE VISITE E LE TELEFONATE, MI RECO DA LORO 1 VOLTA ALLA SETTIMANA MA, RISERVANDO LA MIA ATTENZIONE SOLO AI NIPOTI E AI PRONIPOTI. QUANDO SUL MIO CELLULARE APPARE IL NUMERO DI QUALCHE FAMILIARE, SONO SICURA CHE DEVONO CHIEDERMI 1 FAVORE. CON MIO FRATELLO MINORE IDEM,O MEGLIO LUI NON MI CERCA MAI! "MIO" PADRE MI CREDE UNA PAZZA, SOLO PERCHè HO SOFFERTO DI DEPRESSIONE, PERCHè HO TENTATO VARI SUICIDI, PERCHè GLI HO DETTO IN FACCIA CHE NON MI Và PIù DI VIVERE,PERCHè QUAND'ERO PICCOLA HO AVUTO QUALCOSA.. MENTRE ERO IN CULLA(NELLA SUA IGNORANZA, NON è STATO CAPACE DI DIRMI ALTRO!!), SAREI DIVENTATA CIANOTICA E QUASI SENZA RESPIRO.PER LUI.. DA ALLORA IL CERVELLO HA AVUTO QUALCHE PROBLEMA!! SARà VERO? MAH...SOLO DIO LO Sà!! IL MIO RAPPORTO CON LUI?.. LO ODIO.. CON IL LAVORO NON SONO STATA MOLTO FORTUNATA, MA NON PERCHè CAPITAVO IMBECILLI (SCUSI) CHE SFRUTTANO E PAGANO POCO, MA SEMPLICEMENTE PERCHè QUANDO ENTRO/AVO IN CRISI CON IL PARTNER DI TURNO...Bè..ADDIO LAVORO, LA DEPRESSIONE Fà CAPOLINO. MAI AVUTO AMICI CHE..SOLO CONOSCENTI!! PERCHè?NON LO Sò E ORAMAI NON CI TENGO PIù A SAPERLO! QUANDO HO I SOLDI LI SPENDO QUASI SENZA ACCORGEMENE... STò BENE PRIMA E MALE POI. QUANDO SONO TREMENDAMENTE NERVOSA MI PRENDO A MORSI IL BRACCIO DESTRO..TANTO CHE ORAMAI è SEMPRE GONFIO,TUMEFATTO E DOLORANTE. DA 4 ANNI HO UNA RELAZIONE CON UNA PERSONA SPOSATA...ORAMAI CREDO E PENSO CHEQUESTA STIA PER TERMINARE... CAUSATA ANCHE E/O SOPRATUTTO DA ME??...è DIFFICILE E DOLOROSSISSIMO POTERNE PARLARE. MA...SUCCEDE SEMPRE:OGNI VOLTA CHE IL MIO PARTNER (QUESTO O I PRECEDENTI)MI LASCIAVANO,DA PARTE MIA, C'ERANO E CI SONO STATI DI MALESSERE GRAVISSIMI, SCENATE ECC...PERò CIò NON ACCADE SE SONO IO A LASCIARLI....SONO STANCA TANTO STANCA...SOLA E STANCA. HO BISOGNO DI AIUTO MA NON Sò A CHI RIVOLGERMI, E IL PENSIERO DI ESSERE SERENA COME UNA VOLTA èSEMPRE(NUOVAMENTE) PIù PRESSANTE IN ME! LA PREGO MI AIUTI..MI OCCORRE UN CONSIGLIO..PERCHè LA MIA SPERANZA, LA MIA VOGLIA DI VIVERE STA DIMINUENDO..OGNI ISTANTE.LA RINGRAZIO..DI TUTTO..E CON LA SPERANZA CHE MI RISPONDA, COLGO L'OCCASIONE PER PORGERLE I MIGLIORI AUGURI PER QUESTO NATALE. IN FEDE SOLITARIA33
Solitaria ricambio gli auguri e mi scuso per il ritardo con cui le rispondo. La sua situazione è abbastanza complessa (depressione, autolesionismo, problematiche affettive e relazionali) per poter essere oggetto di una consulenza online. E' utile che lei si rivolga ad uno psicoterapeuta di provenienza medica. Le dedico questo significativo pensiero:
"Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poichè le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto. Come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via e potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Quando il segreto rimane chiuso dentro non è per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare. "(Stephen King)