domenica, ottobre 22, 2006

DIPENDO DA TUTTI

alice N° di riferimento: 123456497 Età: 26 Buongiorno dottore, sono Alice. Le avevo scritto nel blog ancora tempo fa riguardo alla mia situazione famigliare, alla mia infanzia e al mio rapporto con mio attuale ragazzo, (riferimento 336831408 : “Possessività e codipendenza?”dell’aprile 2006 ). Sono passati vari mesi, io e il mio ragazzo siamo ancora assieme ma la situazione non è migliorata. E’ complicata e difficile. Mio padre ultimamente è caduto in depressione poiché, ora che non vivo più con lui, ha continuato ad assillarmi (5-6 telefonate quotidiane, accusandomi di non interessarmi a lui, facendosi sentire sempre triste, sempre abbandonato da me, senza ragione di vita) tanto che io sono arrivata a sentirmi così in colpa, così male, anche così rabbiosa verso di lui per i sensi di colpa che avevo, per il fatto che stava per me diventando un peso (che brutto da dire) che non mi faceva vivere la mia vita, che non sono più riuscita a parlargli, addirittura nemmeno a guardarlo in viso. Questo mi fa stare molto male, a tratti la cosa migliora, in particolare se sono in compagnia riesco a parlargli e a ridere-scherzare, ma se siamo soli mi blocco di nuovo. Ci sto molto male perché gli voglio così bene…ma allo stesso tempo mi sento un peso addosso enorme, le sue frasi … “non te ne frega niente di me”, “tanto non vivo molto quindi non sarò più un peso”, “il vecchio andava bene solo quando ne avevi bisogno”, “sono solo come un cane ho solo te” mi fanno stare male. E’ arrivato ad avere atteggiamenti non so, depressivi, ad essere normale con il mio ragazzo e dopo un minuto a far finta di stare male con me, di sentirsi soffocare o altre cose, fino a farmi tornarea casa anche se ero a km da casa, pur di attirare la mia attenzione, e poi a stare immediatamente meglio appena parlava con qualcun altro, e intanto io mi chiudevo sempre più. Fino a quando tre settimane fa, dopo una delle innumerevoli volte in cui io non sono riuscita a parlargli, anzi, come spesso succede lo ho trattato male, con rabbia, senza riuscire a capire perché, standoci male pure io, lui non si è fatto sentire per tre giorni, offeso, facendomi sentire in colpa, fino a quando mio zio ha chiamato perché mio papà si era rifiutato di fare la sua normale dialisi. Vado da lui e lui è come un vegetale, sulla sedia in cucina, con gli occhi ridotti ad una fessura, dice che ognuno decide di morire come vuole che tanto lui non ha più ragioni di vita, stando con le mani a penzoloni e lo sguardo fisso a terra. Io stavo così male, mi sembrava di vivere un incubo, che mi son messa a urlare di buttarsi giù dal poggiolo visto che diceva quelle cose, e lui mi ha risposto “va bene lo faccio subito”, sicchè l’ho fatto risedere urlando ancora di più, piangendo, ma lui per mezz’ora non ha più mosso un muscolo, una palpebra, niente, se gli prendevole mani gli ricadevano lungo i fianchi. Il mio ragazzo dopo un po’ mi ha trascinata via perché stavo cominciando a stare troppo male, continuavo a piangere e a dare manate sulla porta dalla tensione. Dopo dieci minuti mio padre mi ha chiamato sul cellulare come se nulla fosse, quasi dolce, dicendo di tornare lì, dove abbiamo parlato del mio mutismo, del suo assillare, come tante altre volte. Come se nulla fosse! Mi ha vista piangere e disperarmi, per quello ha chiamato. Se fossi uscita arrabbiata con lui, avrebbe trovato un altro modo esagerato per attirare nuovamente la mia attenzione, ma in che modo stavolta? Questa è la situazione con mio padre. Col mio ragazzo…è per tutto che le scrivo, ma soprattutto per questo. Sono sempre dipendente da lui, ma ci sono in me reazioni che non capisco, non capisco se derivano dal non essere più innamorata di lui, stufa della storia, o dal bisogno di sentirmi indipendente, di trovare me stessa, non lo so più. Durante la settimana ogni giorno passa più o meno tranquillo e dolce fra di noi. Al fine settimana inizio a stare male. Non riesco ad avere più interesse a fare cose insieme a lui, sono nervosa, sembra che io ce l’abbia a morte con lui, oppure sprofondo in apatia, voglia di nulla, mi sento sola, ho voglia di essere con una amica o da sola invece che con lui etc, ho voglia di scappare, il pensiero perenne di un viaggio, di scappare via da sola. Ma non trovo il coraggio di fare nulla, trascuro i miei hobby, continuo a guardare viaggi, lavori diversi, mille cose, e me ne sto ferma. A volte mi prende un’idea romantica, un viaggio insieme, una gita, poi appena ci penso mi prende un nodo allo stomaco fortissimo, e inizio a stare male, così accantono tutto. Quando siamo invece andati via, in ferie, io sono stata nervosa e cattiva tutto il tempo. Se la sera vado a dormire e lui se ne sta sveglio divento rabbiosa, non riesco a dormire, se mi da poche attenzioni lo stesso, ma quando me le da non sono comunque felice, non mi bastano, rimango triste e nervosa. Continuo a pensare di avere quasi trent’anni e di non aver fatto nulla nella vita, nulla con le amiche nulla di mio, non so, poi a volte penso alla mia malattia prossima futura (anche io ho i reni policistici come mio padre e pertanto a40-50 anni sarò in dialisi) e mi dico: ma cosa sto a fare qui, cosa aspetto,perché sto qui con questo lavoro, a fare nulla, a non rischiare nulla, se poi a cinquant’anni non potrò fare più nulla? A periodi mi dispero per questo, a periodi non ci penso e cerco di avere una prospettiva più ottimista della cosa.Non so cosa voglio, cosa voglio nella vita, cosa devo fare, s eil mio posto è qui o dove. Poi di contro se lui dà solo un segno di indipendenza (si ricorda che sono dieci anni che stiamo assieme in maniera simbiotica, ogni giorno, ogni ora di questi dieci anni, senza amici, senza altro che noi), se vuole iscriversi al calcio, o uscire una sera in più con i suoi amici, o semplicemente passare un’ora alla chitarra una sera finche io guardo la tv, ecco che mi angoscio, ho paura che si allontani, paura che ci stiamo allontanando e che la nostra storia stia finendo, oppure mi monta addosso una forte rabbia, come se volessi fargliela pagare per chissà cosa, e mi impaurisco, mi faccio mille castelli di gelosia e paura. Ma se divento apatica al fine settimana, se mi sento ingabbiata, se mi sento dentro sempre un ribollire sedato dentro, come una forza dentro di me che è tutta soppressa e che ho paura ha far uscire, se quando abbiamo tempo nel fine settimana per stare insieme io divento apatica e nervosa perché non faccio mai nulla di mio per me stessa o con le mie amiche, perché quando ne ho l’opportunità (ovvero quando lui si stacca per un po’ da me) io mi impaurisco e pure mi arrabbio? Ma c’è l’amore o che cos’è? Solo bisogno di avere qualcuno al mio fianco per non avere paura? Come faccio a capirlo dottore? Sono tanti mesi che sono seguita da una psicologa, come può leggere dalla mia lettera precedente, ma non ne cavo un ragno dal buco, è così semplice dirsi “non c’è più amore”, in effetti tutto tornerebbe, ma forse non voglio crederci, o forse non è così? Sento un macigno dentro lo stomaco quando penso a lui, forse per i sensi di colpa, forse per i sentimenti che mancano? Capisce però, dopo dieci anni, quanto bene/amore gli voglio? O forse, mi dico, è solo possessività? Non riesco a trovare la verità e una via da percorrere, nemmeno una qualche scelta o iniziativa che possa smuovere un po’ le cose. Lo so che è una frase che sentirà mille volte ed è anche un po’ vittimistica, ma mi sembra quasi che nella mia vita fin’ora non ci sia mai nulla di semplice e lineare, di tranquillo e sereno, qualcosa che sia così calmo e placido da dare un po’ di luce al resto. Lei mi può dire qualcosa?, mi scusi per tutto queste parole e grazie ancora, Alice
Alice la sua è una situazione dove tutti dipendono da lei e lei dipende da tutti. Lei dipende da suo padre e dal suo ragazzo. Quest'ultimo, assecondandola, dipende da lei. Suo padre dipende da lei.
Come uscire da simili dinamiche relazionali? La psicoterapia non le stà giovando ? Raccolga le forze e la determinazione che le rimangono e faccia quel viaggio che desidera. Non ci riesce perchè le assale la paura? Non lo programmi, lo decida dall'oggi al domani. Non le risolverà i problemi, ma l'aiuterà a "staccarsi" dagli altri e a riflettere in maniera più serena. La invito al riguardo a leggere l'articolo del sito http://www.maldamore.it/un_viaggio_rigenerante.htm Cordiali saluti
La ringrazio infinitamente per la risposta, la stimo molto per quello che fa. Le scrivo anche perchè da martedì 17 della scorsa settimana il mio ragazzo se ne è andato. Le sue parole sono state "non posso stare con una ragazza da dieci anni e non avere più un progetto con lei, vivere alla giornata senza sapere cosa mi aspetta il giorno dopo, a questo punto è meglio che io stia da solo", "lascia stare noi, la speranza che un giorno forse potremmo ristare bene, ora non c'entra, ora io voglio stare da solo, vivere la mia vita, e anche tu, soprattutto, ne hai bisogno, per capirti, per le tue insicurezze", "non mi sono portato via tutti i vestiti perchè così ho una scusa per venirti a trovare". Così da martedì vivo da sola nella nostra casa, piena di ricordi, piena di noi. Mi manca la terra sotto i piedi, anche solo uscire da quella casa per fare la spesa, allontanarmi da lì mi mette angoscia, sono bloccata dal dolore e dall'ansia. Ho fatto i primi tre giorni a stare male ma sorretta dalla speranza che ci potesse essere un ritorno come è accaduto altre volte, pur capendo che un ritorno ora non avrebbe prodotto alcun risultato, ora invece comincio a capire che davvero lui non c'è più, che il suo "passo a trovarti" è un gesto fatto verso una persona a cui vuole bene ma con la quale non vuole più condividere la vita. Sto ancora vivendo come se lui ci fosse, stiro le sue camicie rimaste, mi sveglio di notte credendo che sia al mio fianco. Cerco sostegno da mia madre con la quale passo ore al telefono continuando a ripetere la stesse cose, che non mi sembra vero, che non riesco a staccare il pensiero. Mi focalizzo su cosa starà pensando lui, su quando passerà a prendere una camicia per non mettere bene a fuoco che è uscito dalla mia vita. Mi sento ancora fidanzata e non riesco a capacitarmi che per lui possa non essere più così, dopo dieci anni insieme e un anno di convivenza, nonostante sia stata io a far andare le cose in questo modo. Perchè le ho fatte andare così? Mamma e amiche mi hanno detto che devo riuscire a camminare con le mie gambe, non con quelle di mio padre prima e del mio ragazzo dopo, e che solo così potrò un giorno essere meno insicura e pertanto meno "dipendente", ma quanto tempo ci vorrà, ci riuscirò e soprattutto, lui mi aspetterà? Non le descrivo come stò, credo che possa immaginarlo, mi sento il nodo allo stomaco e le lacrime che scendono 15 ore su 24. Sto cercando in tutti i modi di evitare l'appoggio morale di mio papà che ovviamente si offre di starmi vicino quando ho bisogno di sfogarmi e mi telefona ogni tanto. Mi può giovare il viaggio in questa condizione, ora che più di prima ho la sensazione-ansia che allontanandomi da lì lui non ci sia più per davvero? E cosa altro posso fare? Grazie ancora, un caro saluto Alice
Alice, mi dispiace ma non posso risponderle per due motivi. Perchè così la consulenza online diventerebbe una "terapia" e perchè ruberei tempo ad altri che attendono una seppur breve risposta. Un suggerimento: faccia il viaggio, venendo ad uno dei miei seminari esperenziali. Saluti.

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