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giovedì, giugno 02, 2011

IL LITIGIO NELLA COPPIA

Leggendo "IL LITIGIO NELLA COPPIA: LA PROVA DEL FUOCO" http://www.maldamore.it/il_litigio_nella_coppia.asp
ho notato che come me pensa che se è in una coppia vi sono dei continui scontri bisogna trovare un punto d'incontro e far notare da entrambi i comportamenti che possono dar fastidio da cercare di evitarli tramite una forza di volontà se si vuole realmente ottenere un rapporto di complicità e tranquillità col patner o a maggior ragione se non si vuole perdere una persona, come è successo nel mio caso. Appunto perchè ciò è stato proposto da me ma non è mai stato preso in considerazione o messo in atto. Il suo punto di vista è differente dal mio ovvero in una coppia non bisogna dire cosa non e cosa da fastidio ma deve essere il patner a capire e a comportarsi in un determinato modo, per lui questo è amore altrimenti si amerebbe da solo. Secondo me amore è anche confrontarsi parlare del proprio carattere e dire se c'è qualcosa che non sta bene per migliorare. Ho dimostrato il mio amore tutte le volte che ho sopportato il modo dei suoi comportamenti ovvero se era nervoso per altre motivazioni se la scontrava con me arrivando ad usare termini poco graditi o piuttosto che stare con me scegliere di litigarsi con altre persone. Oggi dopo un ulteriore episodio l'ho lasciato nonostante io ci stia male. E' sbagliato il mio comportamento?

domenica, agosto 01, 2010

CON MIO MARITO HO SOLO UN AMORE FRATERNO

lulu2010 Età: 35
Buongiorno, sono una donna di 35 anni. sposata da 3 anni.
Mi trovo a dover scegliere tra la mia felicità e la sua. Non riesco più a
vedere un futuro con lui, ho provato in tutti i modi, ma forse devo gettare la
spugna. Non mi ha mai cercata, desiderata e amata come mi aspetto da un uomo.
Abbiamo un amore fraterno. Quando facciamo l'amore è solo se lo cerco io e non
si va al di là dell'atto fisico, nessun trasporto, nessuna passione. Mio
marito è una brava persona, a livello materiale non mi fa mancare nulla.
Lavoriamo entrambi e la sera quando rincasiamo lui si mette a bere. Da un anno
ad oggi bevo un po' anch'io per non sentire il vuoto. Non ama mangiare, io
adoro cucinare, apparecchiare e condividere questo momento, ma con lui in 6
anni sarà successo 10 volte. Ho provato ad andare via anni fa, ma è caduto in
depressione e mi ha fatto sentire così in colpa che ho avuto paura potesse
farsi del male e sono rimasta provando a ricucire lo strappo. Non ci sono
riuscita. Dentro di me si è rotto tutto. Lui invece non vuole vedere, nega
l\'evidenza e si aggrappa al nostro dialogo. Dialogo che non è niente. Io parlo
e lui non mi sente, lui parla e io lo sento anche troppo.
Adesso inoltre sto conoscendo meglio una persona che conosco da 9 mesi e mi fa
battere il cuore. Vorrei poter essere libera di vivere di nuovo e provare tutte
quelle emozioni che mi sono negata. Vorrei che i miei genitori capissero e mi
perdonassero il fallimento del mio matrimonio. Vorrei dire a mio marito che è
finita. Purtroppo non so come fare per dare il meno dolore possibile a tutti.
Ho paura che mi odieranno. Ma così ho paura di morire soffocata dal vuoto che
ho dentro.


venerdì, maggio 07, 2010

ACCETTARE UN RAPPORTO SENZA ALCUN IMPEGNO ?

Indecisa Età: 41 Sono separata da tre anni, è ho una bambina.
Con mio marito sono stata insieme 20 anni, (non ci siamo mai traditi, ma non andavamo d'accordo come genitori e sui valori importanti della vita familiare).
Da un anno ho una storia d\amore appassionatissima, romantica e molto appagante con un uomo separato con figli anche lui. Siamo completamente differenti l\uno dall\'altro e il volersi bene, il desiderarsi non ci è sufficiente per essere felici. Lui, ha un carattere intransigente e ipercritico e tendente a forti esplosioni di rabbia, non sopporta il mio modo di essere madre.Su molte cose ha ragione nel criticarmi, e ho cercato di ascoltarlo.
Per carattere sono portata a lasciar correre a chiudere un occhio, ma dovendo educare una bambina, molto forte caratterialmente mio malgrado ho dovuto mettere da parte la mia naturale dolcezza e tirare fuori una buona carica di severità (anche se devo ancora migliorare). Mia figlia per me viene prima di tutto. La bambina si è affezionata al mio compagno, lo cerca per giocarci e per confidarsi, anche se in qualche occasione lo ha cacciato via di casa. Per lui tutto l'ambiente familiare (padre compreso)tratta la bambina in modo troppo infantile, protettivo, ed accomodante e per questo prova un fastidio profondo, quasi un astio.
Lui quando è troppo in collera ( e perde la calmo con troppa facilità a mio avviso) si allontana da casa. A seguito di questa situazione non c'è possibilità di vivere insieme in modo armonico, e quindi di vivere insieme in generale.
Quando lui si arrabbia si allontana per giorni e mi tratta male verbalmente.qualche volta mi ha pure lasciato. ma poi finiamo sempre per rimetterci insieme. Adesso non stiamo più insieme anche se diciamo di amarci. Lui vorrebbe vivere con me e dice di soffrire perchè non è possibile. e allora mia ha detto che per lui è normale che se capita va a letto con la prima che capita. Forse l'ha già fatto, non lo so.
Siamo arrivati al bivio e ancora non ho preso una strada definitiva, non so se accettare un rapporto "leggero"senza alcun impegno Io che per vocazione sono molto fedele. Grazie

lunedì, maggio 03, 2010

INDICAZIONI PER UN BUON RAPPORTO DI COPPIA ?

Gentile Dott. Roberto Cavaliere, trovo molto interessante il Suo sito. N
on stò qui a dilungarmi sulle mie problematiche ma Le scrivo questo messaggio per una piccola, secondo me, mancanza nelle sue "indicazioni per un buon rapporto di coppia". Lasciato dalla mia compagna dopo sei anni di convivenza mi ritrovo a 40 anni con un vuoto quasi incolmabile.
Oltre a frequentare un Dottore psicologo, mi sono cercato di informare su internet ed ho trovato il Suo sito.
Molto interessante!
Le indicazioni che Lei propone come consigli per un buon rapporto di coppia le feci già mie molti anni fa, senza peraltro conoscere il suo pensiero. Mi conforta in parte che queste "regole" dovrebbero "garantire" un percorso lungo e sereno tra due persone. Anche Lei lo sostiene, e sicuramente ha più conoscenze intellettuali, pratiche e mediche delle mie. Allora non tutto è perduto. Forse sono stato sfortunato.
Le ultime 3 relazioni affettive (5 anni, 2 anni e 6 anni) si sono concluse per motivazioni varie, sempre da parte della mia Lei.
Vorrei correggerla sulle indicazioni che propone alle Lei:
Inserisca anche:
"Non mentire, il tuo Lui se ne accorgerebbe'' (che peraltro ha inserito nei consigli per il Lui)
"Non prenderlo in giro, raccontagli cosa senti nel cuore"
In tutte le 3 occasioni in cui sono stato lasciato, mi hanno sempre detto di continuare ad amare come sempre ho fatto. Che nessuno le ha mai amate così profondamente. Che però loro erano la Donna sbagliata per me.
Cosa c'è di sbagliato in questo mondo malato?
Perchè ogni due coppie sposate una si separa? Potrei scrivere per ore...ma non mi sembra l'occasione adatta. Le mando i miei più cordiali saluti, Erik.

giovedì, gennaio 28, 2010

LA GABBIA DELLA RELAZIONE

Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole". Questa massima non l'ho certo scritta io, ma un filosofo americano: Elbert Green Hubbard , filosofo e scrittore statunitense.
E' una massima molto famosa che non conoscevo...ma, ironia della sorte, l'ho letta poco fa su un forum. Da qui lo sprono a scriverti ancora. Se c'è qualcosa che mi riconosco e apprezzo è la tenacia per ciò che per me conta.
Tengo troppo a te per lasciar perdere ed è bastato notare quel "probabilmente" contenuto nella massima, per provarci ancora.
L' altra sera in macchina mi hai chiesto cosa devi fare...che vuoi far qualcosa; mi hai anche chiesto che fine devi fare tu.
Credo che l' unica cosa che tu possa fare è impegnarti per capire principalmente quel che vuoi tu...e se vedi in me la possibilità di trovarlo.
Il non comprendere l' altro è deleterio proprio per questo! Non saprai mai, se potrai trovare ciò che cerchi. Oltre la volontà c'è da valutare le capacità.
Io so per certo che vorrei renderti felice...ma sono rassegnata all'impossibilità di riuscirci. Io per te non basto ed è una realtà che ormai ho accettato. Sono per te solo un tassello...importante...ma pur sempre un frammento. Devo imparare a convivere con questo senso di incompletezza, e non farmi annientare da esso. Ricordi cosa ti dissi da fidanzati? "voglio l' esclusiva". Oggi con un po' di maturità posso chiarire cosa volevo, cosa è sano chiedere: "vorrei essere l' unica ad "incontrarti" e tu l' unico a cui mostrarmi senza paura. Lo volevo, lo vorrei ancora ma non l’ho trovato. Io con te ho il freno a mano azionato.
Il non comprenderci vanifica tutti gli sforzi ... possiamo dar tanto ma non esser apprezzati da chi riceve...perché non soddisfa l' essenza della suoi bisogni primari.
Questo sembra ciò che accade tra noi.
Per quanto mi riguarda sono secoli che cerco di capire...di capirti ma non mi riesce...e la cosa mi destabilizza molto. Parlo da sempre di un muro di gomma tra noi e non so trovare altre parole per dirti che ti vedo distante, intento a rincorrere non so cosa.
A me sembra che rincorri te stesso ed in solitudine mentre chiedi a me di esser compreso ed accettato per quello che appari e rappresenti; il tutto senza parlare.
Ma io continuo a vedere solo immagini, mentre la tua "essenza" mi appare solo occasionalmente sotto forma di flash.
Neppure tu credo conosca la mia "essenza" se non comprendi la profondità delle mie parole; conosci di me quel che vedi e non ciò che "sento". Esiste pero' un' altra dimensione per tutti, quella che Jung chiama ombra. " L' ombra è una sorta di specchio che rimanda la nostra immagine interiore avanti a cui nessun trucco d' identificazione totale con la nostra 'immagine' regge. Immagine sta qui per identità di copertura con cui si è quel che gli altri vogliono che noi si sia e quel che noi amiamo pensare di essere."
Ho visto molte volte frammenti del tuo specchio, ma è da tanto che, non lascio uscire quelle immagini da me stessa. Sento che non sei pronto ad accettare che...frammenti di quell’ombra fanno ( per me) parte della tua "immagine".
Non sono i frammenti della tua ombra a costituire il problema principale, ma la tua richiesta di prescindere da essi ed il non riuscire ad integrarli con l’immagine che mostri con impegno e dedizione, rendendo tutto dal sapore falso.
Abbiamo sempre detto che "noi 2" era l' unico ambito dove essere liberi e sè stessi, ma sento che non è cosi. Tra noi non c'è spazio per le ombre, ed ogni tentativo di celarle pone una distanza tra noi con il silenzio e le parole strumentali.
Non nutro speranza che sia possibile sopprimere ciò che della tua ombra mi ha ferito, se l’ho vista c’è… e l’immagine è indelebile. Credo nell’efficacia di portarla alla luce e provare ad integrarla. Nell’ombra prendono forma i mostri e ci combatto da sola.
Noi parliamo solo in terza persona, l'io e il tu sono una rarità. Li usiamo solo per le accuse e le difese. Giustifichiamo i limiti e le aberrazioni altrui, appellandoci alla natura umana capace di tutto. Facciamo i giudici, clementi ma pur sempre giudici dell’umanità ma…ne restiamo fuori.
Se ci fosse quella libertà, rimasta solo teorica, avremmo dato luce alle tenebre; noi invece non facciamo altro che sovrapporle dentro di noi.
Tutte queste sovrapposizioni di luci ed ombre generano il mio malessere. C’è una stridente contraddizione tra il vincolo così forte che contraddistingue il nostro rapporto morboso, e la richiesta di prescindere dalle fughe da esso.
Il rapporto morboso così vede protagonisti ciò che rappresentiamo e non cosa siamo.
Io sono alla ricerca di me stessa, senza scissioni e ruoli da interpretare. Cerco in me l’integrazione tra l’io ed il sé e non riesco. Nel nostro rapporto il mio io ed il mio sé sono in lotta. Sarà perché in una coppia il segreto sta proprio nel gioco di luci ed ombre, vicinanza e lontananza...e tra noi questo gioco non funziona.

Mi hai chiesto se ho provato miglioramenti dalla psicoterapia e la risposta è: NO.
Se dovessi però affidare ad un' immagine la rappresentazione di me prima di iniziare la psicoterapia, avrei scelto " una gatta in una gabbia sotto la pioggia", in attesa del suo salvatore. Oggi, dopo diverse sedute...mi rappresenta meglio "una leonessa che ha vissuto in gabbia e ancora sotto la pioggia".
Ma la leonessa non aspetta più il salvatore...sa che nessuno potrà salvarla...dovrà da sola uscire fuori ed affrontare una giungla che non conosce.
La giungla è la mia ombra. La gabbia le mie aspettative!
La gabbia non sei tu, non è questo matrimonio,non sono i miei figli e le mie insoddisfazioni. La gabbia è quel che resta di quella bambina che aspettava che qualcuno si accorgesse di lei e di quanto soffriva per l' indifferenza che la circondava. Lì c'è l' origine della mia ombra.
La gatta prima e la leonessa adesso attendono la libertà... libertà che nasce solo dal coraggio di incontrare ciascuno la propria ombra ed integrarla con la propria immagine.
Io non so cosa accadrà quando avrò concluso la mia avventura con la psicoterapia, so solo che non voglio più aver paura di me stessa e capire le forze che mi governano: è questo il mio primo atto di coraggio. Non ho paura di perdermi nell'immensità…se ciò che cerco è me stessa.

sabato, agosto 01, 2009

ORA SONO UNA SORELLA PER LUI

Viola Età: 51 Sono una donna di 51 anni , sposata e con due figliadolescenti di 17 e 14 anni , il più piccolo dei quali soffre di sindrome autistica , evidenziatasi all’età di 3 anni.Mi sono sposata senza avere alcuna esperienza di uomini , né fisica né di relazione, non ho mai avuto una vero fidanzamento. Ho avuto una madre nervosa, autodistruttiva, incapace di prendere decisioni edi relazionarsi con gli altri in maniera felice, terribilmente presente nellamia vita ed in quella di mia sorella, che non ci lasciava mai da sole econtrollava ogni nostro più piccolo movimento. Un padre assente, fisicamente e psicologicamente, le cui scelte sono state sempre deleterie per la famiglia , che ci ha lasciate per anni a vivere , senza reale motivo, in uno stato di quasi indigenza.
Ho vissuto con tante carenze ma non ne ero cosciente e pensavo che la vita di tutti fosse come la mia. Non ho mai fatto pace con la mia immagine, le mie caratteristiche e il grannumero di corteggiatori mi dicevano che ero attraente ma io mi sono semprepercepita piena di difetti, fisici e caratteriali. A casa mia, del resto, sisottolineavano le carenze, quasi mai i successi. Ho studiato e sono sempre stata brava a scuola ma non mi sentivo tale ancheperché schiacciata sotto il peso della personalità e dei successi scolastici dimia sorella, che ha sempre portato a casa il massimo dei voti , nei confrontidei quali i miei voti medio alti diventavano niente. Crescendo , non sono riuscita a trovare la strada per la mia emancipazione. Intanto studiavo all’università e contemporaneamente lavoravo , accettandotutti gli incarichi e i tipi di lavoro che mi riusciva di trovare. Volevosentirmi autonoma ma lo facevo nel modo sbagliato, dell’autonomia vedevo soloi doveri e non i diritti.Mi sono laureata nel giusto tempo , avevo molti ammiratori ma non riuscivo ascegliere perché oscuramente intuivo che la mia scelta sarebbe statainterpretata da mia madre “per la vita”.
Ho avuto un flirt con mio marito, la cosa è finita a causa mia poiché non mitrovavo bene. L’ho rincontrato dopo sei anni e sposato dopo un anno , all’etàdi 27 anni. Convinta di essermi innamorata , ho lasciato la mia città e tutto quanto avevogià faticosamente avviato nel lavoro ed ho ricominciato in una città straniera.L’impatto è stato molto forte ed io ho vissuto per anni ritirata dal mondo, purlavorando, anche perché mio marito si è rivelato un uomo solitario ,pocobisognoso di relazioni vive e gioiose.Non chiedevo niente e mi facevo bastare e piacere tutto…come sempre avevo fatto. Ero convinta di essere felice…ma qualcosa mancava sempre dentro di me.Sono andata avanti per 18 anni, intanto ho avuto i figli e i problemi delsecondo bambino e poi vari miei problemi di salute, che ora so essere stati una questione soprattutto nervosa, ma che mi hanno regalato periodidifficilissimi negli anni centrali della mia esistenza. Mio marito , stabile e sempre uguale a se stesso, ha condotto sempre la vita ,di entrambi, a modo suo, ma di questo io ero solo oscuramente consapevole. Le mie deboli ribellioni andavano a scontrarsi contro la sua presuntaesperienza e logica, cose della quale io risultavo carente, come se fossi unafiglia e non una compagna. Poco affettuoso e ancor meno passionale, mio marito non mi faceva percepirebene il suo affetto . Io, piena di entusiasmo, non ne ero cosciente e davopensando di ricevere. Complimenti e parole dolci non erano previste e anchesessualmente , per me era il primo uomo, mi sembrava mancare qualcosa…ma eroinesperta e per me gli uomini erano tutti così, anzi lui era il meglio cheavessi mai conosciuto quindi il migliore possibile. I rapporti sessuali sono sempre stati difficili e insoddisfacenti. La nostra intimità si limitava a gesti sempre uguali. Da parecchio tempo, non ne sentivopiù la necessità e , se potevo, sfuggivo, pur sentendo dentro di me una spinta all'eros che non riuscivo a mettere al giusto posto. Poi, nel 2005, un mio collega storico, neanche tanto bello ma di grandesensibilità, e che io avevo sentito sempre più vicino degli altri, comincia acorteggiarmi gentilmente. Il suo modo di essere uomo e di trattarmi mi ha sorpresa e nello stesso temporiportata alla mia vecchia e dimenticata identità di donna. Ho scoperto il piacere di essere corteggiata, ricordata, vezzeggiata. L’sms d’amore del mattino , la sua continua e leggera presenza, il sentirsi maisola ma sempre in contatto con qualcuno che ti ama, la possibilità di sedersi eparlare di tutto , la facilità che ho trovato nel confidarmi ,la riscopertaanzi la scoperta di un eros che mi era sconosciuto hanno innescato in me unosconvolgimento tale che sono entrata, a dispetto dei sensi di colpa, del ditopuntato di mia madre e dell’educazione avuta, in una storia d’amore più grandedi me. Ora mi dico che è stata una relazione quasi adolescenziale, non siamo nemmenoriusciti a fare bene l’amore, i miei sensi di colpa mi tormentavano ma ero costretta ad andare avanti, mai avrei potuto fermarmi. Invece, dopo un anno dal decollo lungo, durante il quale io accudivo la famiglia per abitudine ma non avevo in mente altri che lui, mentre ancoracercavo di capire dove fossi lui cominciato ad insistere a che io prendessi unadecisione. Premetto che non mi offriva niente se non il suo presunto amore. Non aveva casané soldi da parte, era appena uscito da una convivenza decennale e fallimentarecon una donna dura e certo non innamorata di lui . Io non sono stata svelta a decidere e lui se ne è andato, ma non completamente. Da due anni sono legata a lui , ho assistito ed assisto alle sue ricerche didonne con tutti i mezzi a sua disposizione, ho pianto e sofferto senza riusciread allontanarmi da lui, non so neanche bene perché. Ho messo in ordine la sua vita, dall’alimentazione all’estetica, dalla gestionedei risparmi alle cure per la salute. Sono stata per lui una certezzaincrollabile… Ora ha fatto casa con una signora opinabile, di origini tedesche, che lavoracome donna delle pulizie in un albergo , non ha bellezza né studi . Lei èseparata da poco, ha tre figli , non ha nessuna intenzione di divorziare e sidichiara senza soldi. Lui ha speso tutto quanto aveva messo da parte con me peraffittare una casa ed arredarla alla meno peggio. Mi sono rifiutata di dargli consigli, ne voleva anche per la salute di lei.So bene che non avrei dovuto subire tutti questi maltrattamenti psicologici dalui, che dichiara ancor oggi di volermi bene e di non concepire la vita senzala mia presenza. Ma non è così, lui ora di me non si da pensiero, se soffro nongli importa nulla. Sono solo la sua sicurezza, la donna alla quale rivolgersi in caso di bisogno. Lo gratifica leggere ancora amore nei miei occhi. Così non mi lascia andare, dice che ora sono sua sorella. Mi ha rifiutato un bacio anche quando era da solo, per principio, perché se stava in rapporti personali con me non si sarebbe sentito libero di cercare un'altra donna. Mi diceva “Tu mi ha teso una trappola, non troverò mai nessuna come te, cosìnon posso stare né con te né senza di te” Invece la trappola era mia, e sono io a restare ferma in questa situazione. Tra una donna e l’altra diceva di amare solo me …ma baci niente, solo fratellanza. Ora, quando io gli chiedo di preservarmi, lui dice “Nella tua testa alcune cose non sono cambiate” ma appena ad ottobre mi scriveva ti amo… Dice che non può spiegarmi cosa c’è nella sua testa per non farmi stare male. Ora ama la sua bruttissima donna, mi ha mostrato la foto su mia richiesta,sembra stare bene con lei, ma me non mi vuole perdere e gioca con i mieibisogni. Lo so che devo fare io il grande passo di lasciarlo andare al suo destino, manon riesco e la mia mente di donna logica si arena su qualcosa che non capisce. Sono consapevole di tutto, sto cercando, per amore di me stessa e dei mieifigli, di riaprire un rapporto nuovo e diverso con mio marito ma è difficile. Alla mia richiesta di tenerezza lui , mio marito, risponde “ci vuole tempo , io non me la sento, ancora, e poi non mi riesce di essere tenero a parole , io lodimostro con i fatti! ”Ma a me servono anche le parole e la tenerezza che non ho mai avuto da nessuno,nemmeno da mia madre. In tutti i casi, più cerco di esprimere il mio disagiomeno vengo capita e aiutata. Ho la sgradevole sensazione di non andare bene per nessuno, di essere io portatrice di un qualcosa che non va, che non si può accettare. So che non è così e che questa è una sensazione da allontanare, cerco di aumentare la mia autostima rammentandomi da sola tutti i campi in cui sono diventata bravissima dal niente e tutte le cose belle che ho regalato aglialtri...ma la sensazione permane. Intanto la vita continua con tutti i suoi problemi ed io cerco una strada perricominciare da me stessa, ma non la trovo. Ho tentato la psicoterapia, ho ricevuto qualche beneficio ma non mi sonorapportata bene con i miei terapeuti, soprattutto con l'ultima psicologa cheera diventata aggressiva e rimproverativa, tutto il contrario di ciò checercavo. E adesso? Cosa faccio per stare meglio? Come faccio a staccarmi definitivamenteda lui? Non so valutare quanto mi faccia bene e quanto male continuare avederlo. La vita mi appare ora come un gioco crudele le cui regole, che io hodiligentemente seguito, sono state cambiate o non erano quelle che mi avevano indicato. Ho perso cose e momenti belli e forse sto perseverando nel vivere quelli brutti. Forse ho davvero qualcosa che non va?
Mi piacerebbe avere i vostri pareri, vorrei essere aiutata. Grazie davvero... Viola

domenica, giugno 21, 2009

FETICISMO E RELAZIONE DI COPPIA

ikaros Età: 46 Salve. Ho 46 anni e per circa 7, da quando ne avevo 37, ho seguito un percorso di psicoterapia con diversi terapeuti e accompagnato davarie attività esperienziali. La molla che inizialmente mi ha spinto ad avviarmi su questo cammino è stata una depressione reattiva da separazione coniugale. La crisi si era verificata, anche, per gli effetti nefasti della mia parafilia feticistica che nelle mie precedenti relazioni era rimasta piuttosto defilata, più che altro per mia timidezza nel manifestarla. Invece in quei 12 anni di relazione avevo assillato la mia ex partner, sommergendola di stivali, procurati e proposti a raffica, con cui volevo si calzasse permanentemente sia nella vita quotidiana, sia nei nostri rapporti sessuali. Per quanto riguarda la mia sessualità, specifico che la presenza del mio "feticcio" non è mai stata indispensabile né all'erezione, né all'orgasmo. La mia vita sessuale, quindi ha un ampio margine di autonomia dalla presenza del feticcio che risulta compulsiva per la sua cronicizzazione, ma non in quanto indispensabile e vincolante. Con le partner successive ho riproposto questa mia predilezione, ovviamente con una consapevolezza ed una capacità di gestione della stessa affinate dalla psicoterapia in corso. In un caso ho trovato compiacenza pressoché totale, che però risultava anche della dipendenza che questa donna aveva nei miei riguardi. Con la partner successiva la condivisione e la disponibilità ad assecondarmi è stata più limitata, anche perché lei aveva suepredilezioni e fantasie personali che finivano per prevalere sulle mie,ribaltando i rapporti di dipendenza che esistevano con chi l'aveva preceduta. Dalla donna con cui ho convissuto negli ultimi quattro anni e da cui adesso mi sto separando, la mia parafilia è stata inizialmente accettata come forma di gioco da condividere con complicità, per poi essere gradualmente rifiutata fino ad essere uno dei motivi della crisi che ci ha condotto alla separazione. Lei afferma che la sua sessualità, a sua detta "sana" e animale (che la porta ad aborrire, tra l'altro, la penetrazione anale che io invece integro tranquillamente tra le modalità di coito gradevoli ed ammissibili, e per questo sono stato da lei tacciato di avere una pulsione distruttiva e umiliante verso il genere femminile), mal si adatta a quella mia con le sue "mentalizzazioni"e complessità "estetiche". In tutto ciò torno a specificare che la presenza di stivali sulla scena dell'amplesso, o addosso alla partner, continua a non costituire la mia unica ed esclusiva modalità di eccitazione sessuale, convivendo con una normale attenzione e reattività a parti del corpo femminili, effusioni e situazioni ortodossamente erogene. Nel mio percorso terapeutico, durante il quale sono emersi aspetti e ramificazioni psichiche da sindrome di abbandono e dipendenza affettiva, che costituiscono alcuni dei nuclei del mio complesso psichico, sono transitato da un iniziale rifiuto della mia parafilia,che la psicoterapia doveva aiutarmi a debellare definitivamente, ad una sua graduale accettazione nel tentativo di individuare un modus vivendi, o megliocum-vivendi, passando attraverso una presa di coscienza e una capacità di gestione che mi permettessero di "agire" consapevolmente la mia peculiarità, in modo da non renderla insostenibile a chi amavo, come accadeva quando ne ero completamente "agito". Insomma, godermela piacevolmente senza trasformare la vita altrui, e di conseguenza anche la mia, in un inferno. L'ultimo terapeutaa cui mi sono rivolto, mi chiese, nell'ottica di un rapporto non conflittuale con me stesso e rispettoso di tutta la mia personalità, perché non cercavo le mie partner tra donne che condividessero la mia stessa passione. Ho rifiutato quest'ipotesi - tra l'altro del tutto fuori luogo in quella fase, visto l'amore, l'attaccamento e la seduzione che provavo per la mia partner di quell'epoca - sia perché mi è sembrata limitante delle mie scelte sentimentali, oltre che artificiosa (francamente, trovo un po' ridicoli e patetici i vari ghetti virtuali o reali in cui, tra internet e club esclusivi, si rinchiudono certi cultori di emozioni particolari), sia perché la mia aspirazione, dopo l'iniziale ripulsa, sarebbe quella di "normalizzare" la mia predilezione integrandola in una sessualità non predeterminata e iperconnotata e vivendola in una dimensione di compartecipazione giocosa con chi condivide con me i piaceri del sesso. Insomma vivere la mia attrazione per rapporti sessuali con donne che indossano stivali come un aspetto ed una possibilità tra le tante, come d'altronde nella mia psico-fisiologia sessuale avviene. Aggiungo che a tutto ciò si accompagnano pratiche da feticismo di travestimento che in periodi di solitudine o di relazioni insoddisfacenti mi vedono a masturbarmi calzato, questa volta io stesso, delle fatidiche calzature. Superata la fase in cui questa abitudine mi ha creato qualche perplessità di tipo identitario, adesso conosco benissimo l'effetto ansiolitico e compensativo psico-ormonale di questa pratica, che tra l'altro ha fatto, non deliberatamente ma con effetto catalizzatore, da sfondo alla mia prima eiaculazione quando avevo 11 anni, e che non ha nulla a che vedere con il travestitismo o la transessualità. Credo quindi che sia strettamente legata a periodi di stress da relazione in crisi o da assenza di relazione, con valore transizionale. Ma per tutto il resto, cosa fare? L'idea di riprendere untrattamento psicoterapeutico cognitivo-comportamentale o di qualunque tipo mi uggia (in linea con la componente ego-sintonica del mio "vizietto"). D'altronde sono stanco della compulsività e dei condizionamenti che, malgrado i miei tentativi di sana gestione, continuano a verificarsi nella mia vita sentimentale e di relazione, con le crisi che ne conseguono. Provo una certa invidia per chi può affermare di essere libero da particolari fantasie o preferenze impersonali, che non siano quindi strettamente individuate nella persona del partner sessuale, anche se siffatte affermazioni mi lasciano alquanto perplesso sapendo, tra l'altro, che il principale organo sessuale (e sessuogeno) dell'essere umano è .... il cervello, con tutte le sue creazioni. Grazie per l'attenzione.

martedì, giugno 02, 2009

UN MATRIMONIO DURATO 30 ANNI

Età: 57 E' difficile parlare di un matrimonio durato 30 anni e terminato, circa un anno fa, con il divorzio.Ci siamo sposati a vent'anni con tanto amore e non erano tutte rose. Aspettavo la mia unica, adorata figlia. Dopo alcuni mesi, la fortuna o forse il nostro amore, mi ha fatto superare la mia depressione post-parto e ci siamo avviati nella vita, mano nella mano. Anni insieme coi problemi di ogni giorno; tanti momenti sereni, da ricordare per sempre. E, dopo tanti anni di matrimonio, ormai la certezza di potere avvicinarci alla fine della vita ancora e sempre insieme. Ma... non è stato così e non lo sarà più. E' triste ricordare come ci siamo allontanati, ognuno chiuso nel suo mondo di incomprensione e di muto dolore. Ricordo i primi momenti difficili. Mia madre che, rimasta vedova, è venuta ad abitare con noi.Tua madre che, vedova a sua volta dopo poco più di un anno e forse per avere unpoco di conforto, ha cercato l'amicizia di una donna della tua età. Tu, ex-marito, sempre più lontano, diviso fra il lavoro e la tua mamma. Io sola ad affrontare l'ictus di mia madre e, dopo non molto tempo, il cancro che l'ha portata via a soli sessantotto anni. Quanta sofferenza ho avuto nel cuore in quegli anni ormai lontani! Quando la mamma se n'è andata, anche la nostra ragazza si è costruita la sua famiglia e noi siamo rimasti soli. A questo punto è arrivata la separazione: 15 luglio 2002.
Ti ricordi il viaggio in automobile insieme per andare in tribunale? Nel frattempo avevi come confidente l'amica della tua mamma e io non servivo più a nulla. E' vero: non si può pretendere di essere amati e, anche se ho cercato in tanti modi di arrivare al tuo cuore, non sono riuscita. Ora, io mi chiedo se questa era l'unica soluzione dei nostri problemi; mi domando se così siamo più felici; mi interrogo sul futuro di nostra figlia, lei che ricorda con gli occhi lucidi di pianto quanto è stata felice nella sua bella famiglia, lei che ancora non ha trovato il coraggio di diventare mamma. E, infine, ringrazio Dio che mi ha tolto, ma che mi ha anche dato tanto.

domenica, maggio 03, 2009

DARGLI ANCORA CREDITO ?

Lory Età: 44 Complimenti per il sito che ho trovato meraviglioso. Questa la mia storia. Dopo un matrimonio fallito e tre figli incontro un uomo, quattordici anni più grande di me, che mi aiuta ad uscire fuori da tante brutte vicende legate alla mia separazione. Lui era un direttore di sportello, io ero completamente in balia di una situazione economica creata dal mio ex marito, strozzini compresi. Con tanta fatica e seguendo i suoi consigli riesco ad uscire fuori da tutti quei disastri. Mi riapproprio, piano piano, della mia vita. Intanto lui continua a vivere la sua con il figlio avuto dalla moglie da cui è separato. Anche la sua separazione è molto tragica, forse a ben vedere piùdella mia;la posta in gioco nel suo caso è molto più alta: un patrimonio immobiliare considerevole. Pochi mesi dopo averlo conosciuto, mi accorgo di essere incinta. Gliene parlo,ma lui mi chiede di abortire. Il bambino lo perdo comunque spontaneamente. Intanto gli anni passano e continuiamo la nostra vita...io a casa con i miei figli, lui con il suo.Mi accorgo che il rapporto con il figlio ha quasi del morboso: non perde occasione per demonizzare la madre infedele agli occhi del ragazzo, che ormai non la vede e non la saluta neanche più in tribunale. Trascorrono circa cinque anni. Io gli chiedo di affrontare la possibilità di andare a vivere tutti insieme e magari di avere un figlio nostro, ma lui mi risponderà sempre che non può far soffrire suo figlio inserendolo in una famiglia allargata come avrei voluto io.Con enormi sacrifici riesco a comprarmi una casa, ma ho bisogno di qualche aiuto che i miei non possono darmi. Penso allora di rivolgermi a lui. Come risposta ottengo che lui avrebbe anche potuto aiutarmi ma con ipoteca a favoredel figlio.Comincio a capire quanto valore abbia per lui questo ragazzo e quanto poco neabbia io. Riesco ancora una volta a cavarmela senza il suo aiuto e compro la casa. Resto ancora incinta, ma con estrema cattiveria mi risponde che lui è responsabile delle sue azioni non di quelle degli altri. Perdo immediatamenteil bambino. Ci saranno ancora innumerevoli episodi che, analizzandoli oggi, mi fanno capire quanto sia stato arido di sentimenti quest'uomo per me e, al contrario, quanto sia stato prodigo nei confronti del figlio.Non ha mai avuto un progetto di coppia, ma soltanto desideri sempre più ampi da relizzare con e per il figlio. Dopo dieci anni di cause, tribunali, avvocati, etc. si definisce finalmente la questione della casa maritale, ovviamente a favore del figlio e della madre. Tre anni prima aveva comprato altre due case e due macchine,ovviamente,intestate al figlio.Faccio presente che data la mia particolare condizione economica non potevo permettermi una macchina nuova, anche se per lavoro percorrevo 450 Km asettimana, così quando mi si ruppe quella che avevo, e avendo lui già comprato la seconda auto nuova al figlio, mi cedette la sua che aveva già qualche anno. Non vi dico quante volte, da quel giorno, in occasione di scenate di gelosia pazzesche, mi ha ricattato con il solito basso mezzuccio: ridammi la macchina,oppure pagamela fino all'ultima lira! L'ultima è di pochi giorni fa: si autoconvince che io abbia l'amante in ufficio, perchè questo collega è mio amico su facebook! Allora comincia a minacciarmi, ad offendermi pesantemente e infine a ricattarmi per una cifra di denaro che mi aveva prestato e puntualmente per la macchina! Sono esasperata trovo i soldi e pago tutto, ma questa volta lo sbatto fuori dalla mia vita.Ora sono dieci giorni che dice di aver capito quanto mi ha fatto soffrire, quanto ha sbagliato e piange come un vitello per quel figlio che io avevo tanto esiderato e che lui desidera soltanto adesso m, adesso che io a 44 anni non posso più permettermelo! Ho amato molto quest'uomo, ma non riesco proprio a capire come abbia potuto perdonargli tutto questo grande egoismo che ha dimostrato di avere nei miei confronti e come abbia potuto subire continuamente scenate di gelosia pazzesche. Adesso vuole andare da una psicologa per cercare di recuperare questa storia durata dieci anni....Sarei una pazza a dargli credito?Saluti

domenica, aprile 05, 2009

SIAMO INNAMORATI MA IMMATURI ?

testarda o pazza? Età: 47 Ci siamo conosciuti a 20 anni, 10 anni fidanzati in apparenza felici, quandi il lavoro di entrambi diventa stabile finalmente ci sposiamo! dopo il primo periodo critico per difficile adattamento di lui nella mia città io credevo di essere in paradiso, lavoro soddisfacente, casa ok, sempre più innamorata del mio lui che ero riuscita a levare dalle "grinfie"di una suocera assillante e possessiva. Viene perfino in mente l'idea di un figlio! fulmine a ciel sereno (almeno per me) lui prende una sbandata per una collega e va via di casa per 3 mesi. torna senza una parola di scusa, solo dice che si è accorto che non vuole stare senza me ma la colpa è stata anche mia che non ho capito il suo disagio ed i suoi problemi.cerchiamo di ricominciare, lo perdono senza una critica o un rimprovero, cerco di organizzare serate, amici, vacanze ecc. benino per qualche mese ma il sesso? quasi inesistente e poco partecipe, fino ad arrivare dopo un pò a rifiutarmi completamente dicendo che non sono femminile e non lo eccito. all'inizio sono disperata ma non riesco ad allontanarmi, per il resto è come sempre dolce e affettuoso e mi adagio in una routine da "fratellini" per 4 lunghi anni, poi un incontro fortuito e scoppia la passione con un altro aimè sposato che fin dall'inizio dice di non poter lasciare moglie e figlia, ok tanto nemmeno io voglio lasciare mio marito! va avanti così per 10 anni finché non arriva una nuova giovane collega a far risuscitare l'interesse sessuale di mio marito che a quel punto decide di essere abbastanza grande da andare a vivere da solo(?). ormai sono 3 mesi che non vive più con me, ha ammesso di avere un'altra ma dice di non esserne innamorato, piango tutte le sere quando torno a casa e lui non c'è e magari il giorno dopo faccio sesso con l'altro che crede sia innamorata di lui e invece io credo di essere ancora testardamenteinnamorata del mio primo amore che non riesce ad amarmi ma nemmeno a lasciarmi, continuiamo a sentirci a volte con delle scuse, ogni tanto passiamo qualche ora insieme a parlare e riparlare di quello che ci è successo, del perché ci siamo fatti del male, l'ho convinto ad andare in terapia di coppia ma lui vuole prima andarci da solo per cercare di capire cosa vuole dalla coppia, e non gli ho confessato che ho un altro da 10 anni perché se devo scegliere so che vorrei comunque rimanere con lui. siamo pazzi? siamo innamorati ma immaturi? (a 47anni?)

sabato, marzo 07, 2009

PERCHE' E' COSI' ALTALENANTE NEI MIEI RIGUARDI

cristiana Età: 36 La mia Storia: Sono una donna sposata di 36 anni, all'età di 4 anni sono stata abusata di pedofilia da mio zio, sono cresciuta abbastanza tranquilla, ho avuto la forza di perdonare anche il mio "abusatore", adesso sono madre ma sono molto protettiva con i miei figli. Mi sono innamorata di un uomo più grande di me,sposato che per mestiere porta una divisa. Lui ha molto sofferto per un'aborto che la moglie per scelta decise di fare, da quel momento lui iniziò a tradire. Mio marito è un uomo molto debole e non riesce a darmi protezione, infatti teoricamenti siamo separati... La mia paura più grande e di non riuscire a capire se quest'uomo è innamorato di me... Anche se lui continua a cercarmi da ben 5 anni, ci sono sempre degli alti e bassi... La domanda è... sono io che vado in paranoia e quindi spingo quest'uomo a non aprirsi com me...oppure lui poichè si è legato ha paura di dimostrare il suo amore per me, considerando il fatto che essendo stato un donnaiolo, mi continua a dire che con me ha trovato la completezza, non mi considera come le sue precedenti storie, che si fida di me e che solo con me riesce a confidarsi ma sopratutto a fidarsi, se pensa tutto questo perchè si allontana e poi si fà risentire?Perche' è così altalenante nei mie riguardi...? stò veramente male... grazie

SPERO DI SAPER MUTARE TUTTO IN AMORE PROPRIO

AV77 Età: 31 Sono passati ormai due mesi da quel maledetto giormo in cui lei ha deciso, dopo sei anni e mezzo, di farla finita. Inutile direche qualche segnale lo avevo pur notato; da qualche mese la sua insofferenzaverso la realtà si era fatta quasi insostenibile relegandola in una dimensionetutta sua che diveniva spesso inaccessibile pure a me. Diceva che le sembrava di non valere nulla, di essere trasparente agli occhi altrui, una fallita, dinon provare soddisfazione per i suoi studi, per il suo ambiente di lavoro, dinon avere amicizie, di non sentirsi spesso capita neppure da me… Tutto ciò,nella difficoltà che comportava, rappresentava una vera e propria richiestad’aiuto. Senza mai farle mancare il mio appoggio, mi sono offerto per farle sfogare le sue insicurezze, per cercare ripetutamente di motivarla, le ho offerto la mia presenza incondizionatamente augurandomi di essere parte di quelsuo disagio per poterla riscattare e con essa la nostra storia d’amore che risultava purtroppo intaccata da questa sua cronica disaffezione verso la realtà. Gli ultimi mesi di rapporto mi hanno reso spettatore di una personaamata che lentamente maturava il suo distacco da me consegnandosi alla praticadi nuove abitudini, amicizie, stili di vita; nulla di sconvolgente per carità,ma il bisogno che manifestava di evasione e di taglio netto con il passato,nella valenza di riscatto della sua persona, aveva un solo problema: finiva coltogliermi di mezzo dalle cose che ora la interessavano. Non le ho mai proibitodi fare nuove conoscenze, anche maschili, di frequentare corsi e nuoviambienti, di vestire in un certo modo e tutto ciò poiché convinto che questopotesse essere per lei motivo di crescita nonostante mi causasse non pocasofferenza. Alla domanda “vuoi che venga a vederti al corso di Hip-Hop?” misentivo rispondere che quello era il suo ambiente, ne era gelosa e non volevache io ne fossi parte. Se, negli ultimi due mesi soprattutto, cercavo unrapporto sessuale con lei, venivo respinto con le motivazioni più banali (cheahimè mi bevevo) sentendomi richiamare perché in quel modo le “mancavo dirispetto” e non avevo comprensione del periodo tormentato che stavaattraversando. Ho sublimato in tutti i modi il mio desiderio sessuale cercandodi non farle pesare la mia sofferenza e mettendola sempre in condizione dipoterle parlare con serenità in modo tale da fare affiorare eventuali suoiripensamenti sul nostro rapporto. Tutto ciò anche alla luce dei nostritrascorsi, anni precedenti in cui l’intesa sessuale è sempre stata eccellente efonte di conferme reciproche. Nonostante ciò lei non coglieva l’occasione perdichiarare che il suo problema era dovuto in prima istanza alla nostra vita dicoppia. Ero perplesso ma messo di fronte alle sue pressanti richieste d’aiuto(più o meno esplicitate) sentivo come unico obiettivo quello di dedicarmiinteramente al rapporto fiducioso potesse trattarsi solo di una fase della suavita e che i nostri trascorsi potessero aver gettato nel suo animo fondamentain grado di reggere gli attacchi di quella che appariva vera e propria“depressione”. Sempre negli ultimi fatidici mesi iniziano ad arrivarmi, daalcune amicizie in comune e da mia sorella, informazioni che pongono alla miaattenzione il quadro di una persona dalla duplice natura: sbarazzina edesibizionista fuori, depressa e accidiosa con me. Mi si dice che al corso diHip-Hop si mette spesso e volentieri in mostra cercando di apparire per quellache non è mai stata, che quando esce con le amiche si rende più superficiale eparla molto poco di noi, che cerca contatti con altri ragazzi… tutto ciò, senzavoler apparire paranoico, appare palesato dalla sua iscrizione su Facebooknella quale non specifica di stare in una relazione con me, mi fa appariresoltanto in due foto tra la miriade di quelle caricate e si diverte adintrattenere contatti con qualsiasi nuovo sconosciuto si affacci a distanzanella sua vita. Le ho chiesto se tutto ciò in realtà non significasse qualcosa,una rottura, ma lei, sicuramente per opportunismo e codardia, non smetteva difare riferimento a me ponendosi con disperazione. Mi chiamava spesso dicendomiche la vita faceva schifo ed a volte sentiva il bisogno di scomparire da tuttoe da tutti. Ha meditato un’esperienza all’estero dicendo che alla mia avrebbepreferito la compagnia di una sua cara amica. Ha meditato di andare a viverecon la stessa amica distruggendo i progetti che fino a poco tempo primaportavamo orgogliosamente avanti insieme di una famiglia, una casa (la mansardasopra all’abitazione nella quale viveva), un paio di figli, il matrimoniocelebrato nella sua parrocchia, il mio lavoro in proprio che ci avrebbepermesso una vita più agiata… ha distrutto ogni cosa e ciò che è peggio è chemi ha reso testimone “passivo” di questa distruzione ostinandosi a ripetere ilritornello che non mi voleva lasciare, che mi amava e che aveva soltantobisogno di una rivolta personale. E’ stata molto dura per me concederle questeevasioni. Lo è stato a maggior ragione perché il rapporto, negli anniprecedenti, si era retto su una sorta di sua “adorazione” nei miei confronti.La nostra differenza d’età, io 31 e lei 24, aveva iniziato a rappresentare inlei un serio ostacolo. Tra le sue frequenti recriminazioni il fatto che ioavessi avuto molte più esperienze sessuali e relazionali di lei ed il fatto cheio fossi riuscito ad affermarmi in un certo qual modo nella vita (sonolaureato, lavoro nella piccola azienda di famiglia, ho un incarico politico,sono musicista e scrittore per diletto). Ho provato a farle capire che lanostra esperienza di coppia superava le mie precedenti e che ciò che negli anniavevo ottenuto dipendeva in buona parte anche dal suo sostegno edall’equilibrio personale che il rapporto mi aveva permesso di trovare.Aggiungo il fatto che era mio intento sempre quello di renderla partecipe dellemie attività e condividere con lei i miei successi ed i miei fallimenti senzaprecluderle alcun ambito, anzi, facendomi spesso consigliare. In più di unacircostanza rimasi ferito quando mi sentii rimproverare inaspettatamente checiò che avevo ottenuto dipendeva molto dalla fortuna e che lei si reputava“invidiosa” di me. Credo personalmente che il termine “invidia” non debba avermodo di sussistere in una relazione di coppia. Ho provato a non farle viverecon frustrazione le mie esperienze cercando di motivarla nei suoi passi versoil futuro ma ciò mi veniva pressochè impedito dalla sua personalità insicura erinunciataria. Per quanto dotata di una formidabile intelligenza non riuscivainfatti a metterla a frutto nello studio ostinandosi a frequentare un corso dilaurea che le era stato, in un certo qual modo, inculcato per tradizione dallafamiglia. Per quanto io avessi da tempo ormai terminato i miei studi cercavo diaffiancarla nei suoi proponendole di andare insieme in biblioteca, trascorrendofrequenti pomeriggi sui libri a casa sua, offrendole il supporto di persone chepotevano darle sostegno, invitandola a frequentare un gruppo di studenti,disincentivandola a rimanere tutto il giorno a casa tra mille distrazionisopraffatta da un conseguente senso di frustrazione, motivandola prima delle sessioni d’esame… tutto ciò, ahimè, senza risultati soddisfacenti perché leiera il suo stesso limite, la sua paura del confronto, della responsabilità, dicrescere. Si ostinava a ripetere che la sua facoltà era indubbiamente la piùdura, che i suoi professori erano dei bastardi che si divertivano a mortificaregli studenti, che per quanto si fosse preparata per mesi ad un esame questo nonfosse sufficiente e se lei avesse provato a darlo, in caso scontato difallimento, i docenti si sarebbero ricordati in futuro di lei penalizzandola maggiormente… in sostanza aveva calcificato col tempo tutto un apparato digiustificazioni che le permetteva di de-responsabilizzarsi e concederle unvittimismo ad oltranza peraltro inculcato, con un certo successo, anche ai suoigenitori spesso inclini a giustificarla e concederle quelle numerose rinuncesenza mai metterla alle strette. Semplicemente diseducativo. Credo che uno deiproblemi principali che si troverà a dover affrontare sia rappresentato daldistacco dalla sua famiglia. La vita impone delle irrinunciabiliresponsabilità. Non possiamo scegliere di non scegliere pena il più abiettoabbandono.Quel giorno che ha deciso di troncare, inutile dirlo, sono stato coltototalmente alla sprovvista. Ok i segnali di disagio di cui ho riferito sopra maper il resto l’equazione “io ci sono e non ho paura di soffrire con lei”bastava a farmi credere che si trattasse solo di una transizione della suavita; aggiungiamoci poi il fatto che la sera prima mi aveva telefonicamenteripetuto di essere innamorata e di voler fare l’amore con me… ma torniamo alfatto, mi telefona con un tono irriconoscibile e mi dice che la vita fa schifo,che lei non sa come uscirne ecc… a quel punto, dopo i miei inevitabili consiglidel caso, sentendola sempre più sconfortata, la imploro di dirmi una volta pertutte se la causa poteva essere il nostro rapporto e finalmente lei… cede. Diceche probabilmente non è più sicura di voler stare con me ed io, decisamentestraziato, la invito a schiarirsi le idee e farsi sentire quando qualcosa inlei si sarebbe definito. Dopo qualche ora, a seguito di un messaggio dirimprovero mandatole da mia sorella (testimone da troppo tempo dei suoiatteggiamenti disinibiti quando era in compagnia di altra gente…) lei ha ilcoraggio di chiamarmi incazzata rimproverandomi di averle messo contro miasorella ecc… io le faccio presente che se cerca un pretesto per lasciarmiquello è sicuramente il peggiore lei possa trovare e che non ho mai avutobisogno di inviare “messi imperiali” per comunicare con lei, anzi ho sempreavuto a cuore la sua situazione mentre lei non ha mai provato a capire quantoio potessi soffrire. La invito ad alzare il culo e venire a dirmi di personache è finita. Lei non trova il coraggio di farlo temendo la reazione di miamadre… le faccio presente come in un momento di così profonda disperazione leiabbia soltanto interesse per la propria immagine… prendo la macchina ed in treminuti sono da lei. Mi dice soltanto poche frasi parlando “addolorata” strettanella morsa del suo cappotto: “è finita”, ”ho capito che devo farmi le mieesperienze”, “voglio vivere una seconda adolescenza”, “fino a ieri eroconvintissima di amarti poi questa mattina mi sono svegliata ed ho capito”. Aquel punto scatta la mia lucida delusione e, senza mai offenderla, lerimprovero come sia possibile, le faccio presente che la vita non è Disneylande chiedo cosa potessi averle fatto mancare senza trovare vere risposte. Leribadisco poi come non avessi avuto paura di soffrire con lei e come lei invecesi sia del tutto disinteressata al mio dolore. Quando lei inizia a piangere,dopo averla ringraziata sinceramente per tutto quanto di stupendo mi ha fattovivere in questi anni, l’ho invitata a scendere per evitare strazi inutili e mene sono andato. Già dal giorno successivo il dolore, un dolore reso più fortedall’irrazionalità delle motivazioni. Perché se mi sono offerto ed ho accettatoogni cosa lei mi ha lasciato? Questa domanda inizia solo ora a trovare rispostain una triste constatazione confermata da chi meglio ci conosceva: lei eracambiata e da tempo rimaneva con me solo per la paura di trovarsi sola. Hacreato una sua vita parallela fatta di nuove abitudini e presunte amicizie:Facebook, Hip-Hop, amici di ballo, ex che a sette anni di distanza spuntano perun caffè, è dimagrita di 8 chili ed ha cominciato ad atteggiarsi a diva quandousciva con le amiche. Una persona davvero irriconoscibile che solo la fiduciaper il nostro rapporto mi aveva permesso fino a quel momento di sostenere. Sonostato cieco. Ho creduto in un amore più forte che era però niente altro che ilprodotto della mia volontà. Lei ha persino avuto il coraggio di dirmi che nonera affatto cambiata e che se si fosse accorta di alcuni segnali, percorrettezza, mi avrebbe lasciato prima… (lascio per ultime le dovute offese). E di segnali ce ne sono oggettivamente stati:
- da tempo a danza e con altre persone si spacciava per “single” o quantomenonon diceva di essere fidanzata sperando io non entrassi in contatto con tali ambienti;
- vestiva con baldanza, si truccava e curava il suo aspetto quando uscivamentre con me appariva del tutto naturale;
- si intratteneva interminabili ore in contatti virtuali su Facebook (nel qualenon faceva cenno minimamente al nostro rapporto di coppia) coricandosi anche alle cinque della mattina;
- non aveva da tempo rapporti sessuali con me anzi mi invitava a pazientare e“rispettarla”;
- aveva dato il suo numero di telefono a vari soggetti;
- trovava scuse, quando uscivamo, per rincasare o mandarmi a casa prima;
- aveva spesso dolori nel corpo più o meno plausibili;
- non parlava quasi mai di me con le amiche;
- faceva progetti per un futura esperienza all’estero o per andare ad abitare con la sua amica del cuore;
- dimostrava una certa insofferenza verso le mie abitudini trovandole dapersona troppo matura;
- lamentava la divergenza di interessi;
- aveva smesso di fare progetti anche nel breve termine;
- non manifestava gelosia;
- non mi coinvolgeva nelle sue attività anzi mi percepiva quasi come una minaccia;
- quando usciva con gli amici tornava ad orari assurdi mentre con me il coprifuoco era fissato per mezzanotte;
- dimenticava di rispondere ai miei sms.
Questo elenco solo allo scopo di fare chiarezza per quanto la differenza, in undisagio di coppia, non sia certo costituita da una somma di atteggiamentiegoistici quanto più dal sentore che la “nostra metà” si stia staccando dallanostra vita.Ora, in tutto questo e nonostante il mio ovvio disagio, mi sono paradossalmentesempre sentito rassicurato dalle sue pressanti richieste d’aiuto dal fatto chemi ricordasse quanto potessi essere importante per lei e in questo modo mi sonototalmente perso di vista: ho rinunciato a me stesso. Non di rado ora inumerosi amici che incontro mi fanno presente questo suo cambiamento e la suapalese immaturità. Mi ripetono che merito ben di più, che una persona come lei,egoista, insicura, viziata, non sarebbe stata in grado, in un futuro coniugale,di potermi sostenere nelle difficoltà che la vita presenta. In sostanzal’espressione più ricorrente è “meglio prima che dopo”. Questa consapevolezzaperò non riesce a risollevarmi. Mi sento tradito, sconfitto, abbandonato. Comese non bastasse non ha fatto nulla per dimostrarmi un briciolo d’umanitàprovando ad informarsi sul mio stato psicofisico tramite i numerosi amici cheabbiamo in comune. Ha scelto di sciogliermi in un bicchiere d’acqua quasi fossiuna pastiglia effervescente. Possibile che improvvisamente io abbia smesso disignificare qualcosa di decisivo per lei?! Avrei dato ogni cosa per darleserenità. Posso capire che in lei possa col tempo essersi fatta strada ladomanda “cosa sarebbe la mia vita senza di lui?” dal momento che in questorapporto è cresciuta e prima dello stesso ha avuto soltanto brevi esperienze sentimentali; immagino che il pensiero di vivere una vita intera con una solapersona possa in certi casi porsi come una rinuncia a future aperture, a nuove esperienze, ma io non ho mai fatto nulla per imporle questo e sono del parereche se una verità ti si impone tu non debba far altro che assecondarla contutte le tue energie indipendentemente da calcoli d’età e senza rinfacciare lealtrui esperienze. Quello che provo ora è un enorme sconforto, un sentimento ambivalente che oscilla tra la disperazione ed il rancore. Sento che la mia realtà si è sgretolata e che passeggiare tra queste macerie appare insostenibile. Ciò che èpeggio è che avrei voglia di tutto ma non mi sento pronto per niente; sonosoltanto la mia confusione, uno sbigottimento che non smette di accompagnarmi come un tumore nella testa. Spesso mi capita di crollare a terra per l’esasperazione dovuta al contegno che cerco di avere durante il giorno ediniziare a piangere convulsamente stringendo i pugni quasi a voler trattenereun barlume di speranza. Non di rado, per esempio sotto la doccia, mi metto apregare per un suo ritorno. Preciso però una cosa, che se di ritorno si dovessetrattare questo sarebbe possibile solo a condizione che lei riuscisse acogliere le reali ragioni del suo disagio, ragioni in buona parte indipendentidal nostro rapporto e che sono imputabili: alla sua insicurezza, immaturità,desiderio astratto di libertà, il suo bisogno di emancipazione domestica, lafrustrazione per il suo lungo insuccesso scolastico, la presunzione che sianole altre persone a dover risolvere i suoi problemi, il suo egocentrismo… apparechiaro come questo processo di consapevolezza appaia molto improbabile, perquanto non impossibile. Il tempo e la sua attitudine spirituale riuscirannoforse un domani a darle la misura di ciò che io ho messo in gioco per il nostrorapporto ed in questo della sua rinuncia. Non vorrei però correre il rischio nédi autocelebrarmi né di aggrapparmi ad una vana speranza. Sono convinto che lasua concezione di rapporto di coppia fosse un tantino distorta; nel chiedermiaiuto mi faceva presente che non ero in grado di capirla pienamente edaccettarla per quello che era. Nell’ultimo nostro incontro ha avuto il coraggiodi dirmi che io, per quanto sempre presente, paziente e disponibile, non sonostato in grado di scendere abbastanza in profondità! Queste parole mi hannoferito enormemente. L’ho sempre messa in condizione di dirmi se qualcosa nonandava, se io potevo essere la causa di ciò e se ero in grado di aiutarla. Le ho fatto però presenti due cose che ritengo indiscutibili in un rapporto ovvero:
- che si debba mettere l’altra persona in condizione di poterci aiutare aprendosi e testimoniando il più possibile la propria sofferenza;
- che un rapporto di coppia non preveda che uno dei due assolva la funzione di assistente sociale; ogni rapporto infatti deve fondarsi sull’equilibrio diforze e di capacità e mettere in gioco entrambi. Purtroppo lei ha sempre cercato fossi io a risolvere i suoi sospesi. Io trovavo giusto inizialmente lasciarla sfogare, poi provare a seguirla nei suoitentativi e quindi darle gli strumenti (dettati dalla mia esperienza) per poterle permettere di superare da sola gli ostacoli. Forse si attendeva cheagissi al suo posto, che in un certo qual modo mi sostituissi pure alla suafigura paterna ma ciò non sarebbe in alcun modo stato giusto. Ciò che più mifaceva imbestialire era il fatto che lei fosse animata da profondi e nobiliideali, da sinceri valori, ma che nella vita pratica non venissero applicati.E’ riuscita fino al giorno prima a dirmi che era innamorata di me, che nonavevo da dubitare di questo e che quel fine settimana era intenzionata a farel’amore con me… è brutto a dirsi ma nonostante il suo atteggiamento risultasse freddo ed incongruente quelle parole ancora riuscivano ad infondere in mecertezza, la garanzia che noniostante la fase che stava attraversando un punto fermo nella sua vita c’era ed era il nostro rapporto. Tornando all’ultimo colloquio avuto con lei credo non scorderò facilmente il suo atteggiamento tanto distaccato da risultare infastidito ed il tono cinico con il quale,rispondendo alla mia domanda, mi ha detto che provava interesse per un’altra persona. Qui ha osato ingiustamente prendersi gioco di me dicendo che sitrattava di una persona che non aveva mai conosciuto prima che finisse tra noimentre invece la verità è che non solo si conoscevano da prima ma con quellapersona si è pure incontrata la sera prima di prendere la fatidica decisione.Un piano ben architettato, non c’è che dire. Poi, tanto per togliermi di mezzoalla svelta (ricordandomi che non aveva molto tempo da dedicarmi), haconfermato come io non avessi sbagliato nulla e mi fossi sempre dimostratopresente (chiamiamolo senso di colpa?!). “Io sto bene così” ha concluso con unostrano autocompiacimento. Guardavo tra i singhiozzi quel volto assente, perquanto vicino, e non riconoscevo più in lei la persona che con amorevole dedizione, aspettative, tenerezza, complicità aveva vissuto tutto quel tempo inmia compagnia. Lei era il mio centro, il catalizzatore della mia volontà, ilcolore che avevo impresso alla realtà. Forse ero troppo sicuro di averla ma mirapportavo in tal modo perché per primo ero disposto al sacrificio e non temevo la sofferenza nella vita di coppia. E ora lei ha buttato tutto nel cesso. Per cosa? Difficile dirlo poiché non solo non sono più entrato in contatto con leima evito del tutto di sguinzagliare gli amici per avere informazioni sul suoconto. Di sicuro credo abbia scelto l’illusione che si possa fermare il tempo etrascorrere una interminabile gioventù, ma il luna park un giorno finirà e allora saranno cazzi! Voglio vedere chi troverà con la mia stessa pazienza ededizione. Voglio vedere chi si farà carico dei suoi problemi quando già saràoberato dai propri. Voglio vedere chi le consentirà di vivere alle spalle deipropri genitori. Avrebbe dovuto lasciarmi molto tempo prima per il bene di entrambi invece ha voluto, secondo copione, comportarsi per ciò che è: una irresponsabile ipocrita opportunista. Quando la sua realtà di scorta si è concretizzata mi ha buttato in un angolo della sua cameretta come un giocattolo rotto che ha smesso di divertirla. Le auguro di attraversare il male che io ora sto provando: le notti insonni, i brevi sogni ricorrenti, le crisi di pianto,la disaffezione che ora provo nei confronti della realtà, la difficoltà a relazionarmi con persone o luoghi che ci legavano, la difficoltà a portareavanti le mie attività di sempre, l’inappetenza, i crampi allo stomaco, lasfiducia in me stesso, la sensazione che si tratti soltanto di un incubo… tuttoha improvvisamente smesso di significare per quanto io sia consapevole che sitratti solo di uno stato transitorio e che il “dottor tempo”, congiunto allaforza di volontà che dovrò sfoderare, riusciranno un giorno o l’altro ariscattarmi. Ed allora avrò finalmente la serenità per accettare ogni cosa, perattribuirle il valore che merita ogni storia d’amore in cui due personesinceramente si sono amate per lungo tempo. Nel frattempo continuerò adedicarmi agli interessi di sempre per quanto spesso le forze mentali e fisichesembrino venir meno. Ho iniziato a nuotare, ho cura del mio aspeto fisico, esco pressochè tutte le sere, ho iniziato a frequentare un altro paio di ragazze, sono finalmente andato a vivere da solo e, cosa senza dubbio molto importante, ho smesso di avere contatti con lei. Non so come reagirei se dovesse decidere di tornare (per quanto non succederà) in ogni caso spero presto di saper mutare in amor proprio tutto questo convulso sentimento che mi si agita dentro e diavere un domani la capacità di saperla affrontare e dirle con fierezza che la mia vita, senza di lei, è sicuramente migliore.

domenica, febbraio 22, 2009

MATRIMONIO IMPOSTO

Buona sera, non è cosi tanto facile scrivere una testimonianza di maldamore, ma visitando il vostro sito mi ha fatto venire voglia di raccontare o meglio fare uscire il male che ho dentro di me..anche se non scrivo tanto bene l'italiano spero che quello che scrivero sia chiaro.
Io sono una ragazza di 24 anni ho sofferto per amore tanto adesso sono tre anni che ero innamorata di un ragazzo che lavorava nello stesso posto dove lavoravo, eravamo amici all'inizio però io piano piano mi innamoro di lui poi quando ho confissato a lui il mio amore ha risposto che non era ancora pronto per avere una storia seria che per lui vuole solo un amica speciale con cui fare l'amore, io non avevo scelta ho rispettato la sua risposta ma ho sempre pensato che lui ha rifiutato perchè io sono straniera forse si sono italiana le cose forse saranno andate diversamente.
Poi lui quando ha scoperto che mi sposerò con questo cugino mi ha detto che mi ama ma era troppo tardi e non potevo piu fare nulla. io lo amo ancora. ok cmq poi visto che da noi la donna è sempre l'ultima a sapere le cose allora mio cugino ha voluto sposarmi o meglio i suoi genittori hanno voluto che ci sposiamo, lui abita in un'altro paese allora sono costretta ad andare a vivire con lui in un'altro paese dove devo imparare tutto dall'inizio e al posto di lavorare farccio la casalinga e niente piu macchina niente cellulare si non a chiamare i miei. ed ecco il bello che ho scperto che lui non mi ama ma li piaccio soltanto per il momento, perchè non è da tanto che siamo sposate neanche un mese, offffa io una vita cosi non so quando riesco a resistere, io avvolte cerco di fare qualche discorso con lui ma niente non è facile quando il tuo uomo non ti ascolta o non ti dà del tempo o non ti ama io non so piu a cosa pensare sono stanca.
ma cosi sto meglio non ho detto tutto ma ho parlato con qualcuno non sò con
chi ma mi sento già meglio! ciao graze

domenica, gennaio 11, 2009

DINAMICHE DI UN FLIRT

gamoruso Età: 44 Siamo una coppia che convive felicemente da 10 anni [io 44 e lei 38] con quattro bimbi piccoli [9-7-5-2,5]. La mia donna è una molto attraente ma soprattutto è davvero una gran brava persona equilibrata divertente nonchè una grande mamma.
Oggettivamente ha molte virtù e nel nostro equilibrio riconosco sia la persona più in gamba tra i due; siamo assieme da quasi 12 anni e la relazione nostra è serena e stabile soprattutto per una buona compatibilità caratteriale di affetto e anche molte altre cose. Entrambi abbiamo avute nel nostro passato parecchie esperienze e lei stessa ammette che l’aver conosciuto molti uomini le ha dato sicurezza e tranquillità.
La nostra attività sessuale non è purtroppo molto frequente forse 2 volte al mese ma abbastanza soddisfacente nell’intensità dei rapporti anche se sono sempre io a propormi e dover superare qualche esitazione.
Ora dopo che la mia compagnia ha brillantemente superato la fase di quattro gravidanze praticamente consecutive con tutto quanto ne consegue, noto in lei [con grande piacere da parte mia] una tendenza verso maggiore femminilità [recentemente ha effettuato una plastica al seno] e ricerca di una maggiore indipendenza che ritengo fondamentale per l’equilibrio di qualsiasi persona, senza però manifestazioni esagerate, mettendo sempre al centro l’attenzione per la famiglia.
Personalmente ho una sorta di disagio che risale all'inizio della nostra relazione quando durante una vacanza qualche giorno prima che io la raggiungessi lei ebbe una breve relazione di qualche giorno con un ragazzo di 7 anni più giovane di cui non ho idea all’epoca quanto fu conclusiva e intense, però da allora tra di loro è rimasto una sorta di legame costante basato essenzialmente su un rapporto per lo più telefonico [a me non reso ufficialmente noto, anche se ne sono al corrente].
Lo scorso mese durante un week end fuori città con amiche è riapparso in un incontro casuale questo ex ragazzo tuttora single il quale le ha accompagnate nel corso di una piacevole serata tutti assieme a divertirsi fino all’alba.
Comunque cose normali.
L'incontro non fu casuale ma preventivamente combinato e di recente si sono risentiti, la mia compagnia sta pensando appunto di ritornare su roma per accompagnare un’amica.
Concordo che possa gestirsi l’indipendenza con le sue amiche e a fare anche delle gite perchè non vi è nulla di male, però provo anche una sorta di lieve gelosia e la mia questione che mi pongo è sulla dimensione di questa relazione che in qualche modo mi appare come qualcosa di latente o forse un passaggio non metabolizzato da parte mia.
Vorrei avere da voi un quadro su quali potrebbero essere le varie dinamiche che
possono stare dietro ad un situazione analoga.

1- Forse un legame guidato da un desiderio inconscio e magari dettato dal fatto
che il loro flirt non fosse stato conclusivo all'epoca lasciando viva così un'attrazione nell'arco di questo tempo facendo però maturare una potenziale
conclusione?

2- Semplicemente un flirt vero capace di riproporsi a distanza di tempo e dettato più dal divertimento contestuale e reciproca attrazione senza però intervenire più di tanto nella stabilità complessiva?

3- Può questa situazione portare qualche forma di beneficio al nostro rapporto?

Aggiungo che il comportamento di mia moglie non è assolutamente strano anzi è
ricco di attenzione nei confronti della famiglia, da parte mia tendo in questo momento tendo a sentirmi vissuto più come il compagno e padre che come partner, lei non manifesta nessuna ansia o necessità di fuggire tra le braccia di
qualcuno o di evasione.
vi ringrazio per qualsiasi delucidazione vogliate offrirmi.
saluti Giuseppe

lunedì, settembre 29, 2008

NON RIESCO A CREDERE A MIO MARITO

Medea Età: 60 Non riesco a credere più a mio marito, ho trovato per caso due biglietti che lui ha scritto per una donna (lui dice parecchio tempofa) mi ha giurato in tutte le maniere che non li ha mai inviati e che tra loro non è mai successo niente, che è stata solo una fantasia del momento per una persona che aveva conosciuto in ambito sportivo (e che aveva verso di lui atteggiamenti provocatori questo l'avevo notato io) ha ammesso che in quel eriodo e anche ultimamente il nostro rapporto si era notevolmente logorato suppongo che anche la crisi maschile dei 50 anni abbia influito) mi ripete ontinuamente che mi ama, che mi ha sempre amato nonostante tutto e che non otrebbe vivere senza di me, è veramente angosciato per il dolore che mi ha rocurato e non vorrebbe mai aver compiuto "la leggerezza" (così la chiama) i crivere quelle parole. Io ho cercato di perdonarlo, di capire le sue otivazioni, ma non riesco a perdonare non solo lui ma anche me stessa per aver ciupato il nostro rapporto, er non essere stata abbastanza presente, penso sempre all' "altra" che sono costretta a incontrare (per fortuna non troppo spesso) perchè fa parte del giro di conoscenze che frequentiamo. Mio marito cerca di aiutarmi in tutti i modi, non posso impedirli di frequentare il suogruppo di amicizie perchè non sarebbe giusto, ma non riesco a riattaccare i cocci dlla mia vita in frantumi, mi sento come una barca alla deriva, ho perso la voglia di vivere e la mia autostima si è disintegrata, vivo nell'angoscia e soprattutto non riesco a credere a mio marito.

sabato, settembre 13, 2008

PERCHE' NON RIESCO A STACCARMI DA LUI ?

Silvia Età: 40 Salve, ho 40 anni e oltre a non dimostrarli fisicamente anche come "donna" non li dimostro... in quanto vivo da 16 anni una relazione con un ragazzo, mio coetaneo ha 41 anni, il quale per tutto questo tempo si è sempre divertito, facendo tutto ciò che gli è sempre piaciuto e voluto, dicendomi che la vita è una e va vissuta fino in fondo... cosa giusta fino a che non lede la libertà di altre persone... All'inizio mi ribellavo un po' a questa situazione, in quanto, è giusto fare cose separate, ma ogni tanto e non sempre come invece capita a noi... ora mi ritrovo con un ragazzo al quale piace sempre andare a feste insieme ad amici e/o in discoteca, fare cioè una vita da ventenne quanto ne ha 40... io vorrei avere al mio fianco un uomo che si prenda delle resposnabilità... anche lavorativamente parlando, 3 anni fa si è licenziato per realizzare un progetto suo, cosa per me ammirevole e che ho appoggiato... a distanza di 3 anni non vedo risultanti, in qaunto in questo tempo non si impegnato solo nel progetto, anzi, altre cose tra cui la moto,vacanze, amici, palestra ecc. lo hanno distolto... per cui il papà si è offerto di passargli mensilmente uno stipendio (economicamente stanno bene), ma a me questo fa rabbia, in qaunto dovrebbe darsi da fare in qaunto è adulto non deve essere a ricasco dei genitori (anche per fare le vacanze quest'anno di è fatto presetare i soldi dai genitori, prima siamo stati insieme in giappone poi sono tornata a roma per lavoro e lui è ripartito con gli amici per andare a Bali in indonesia, non era indispensabile continuare la vacanza.. l'avevamo fatta e poi non aveva soldi, ma una telefontata e papà ed è partito, per passare tutte le sere in discoteca...) scusate il vagare dei pensieri... dunque io prima mi arrabbiamo e ne disctevamo di questi atteggiamenti, ora non mi arrabbio neanche più e subisco passivamente ogni sua decisione.. risultato che non facciamo più nulla insieme... anche nelle riunioni della mia famiglia non viene mai... mi è capitato che per lavoro ho presentato un progetto per il comune di roma., per cui presentato con una cena al centro di roma.. una bella cosa per me.. lui non è venuto perchè aveva la palestra.. di queste cose ne ho un milione da raccontare... cosa devo fare??? perchè non riesco a staccarmi da lui?? forse dipende dal fatto che il solo pensiero di fare star male lui e la mia famiglia,che una dicisione del genere non so come la prenderebbe!!! i miei sono separati e mia mamma mi dice sempre che devo fare finta di nulla in fondo è un bravo ragazzo anche se è molto egosita.....ma la vita è la mia ed io non sono felice...cosa devo fare??

domenica, maggio 18, 2008

VORREI TROVARE UN NUOVO AMORE

sola Età: 53 Sono 15 anni che vivo senza essere amata da mio maritoviviamo sotto lo stesso tetto, ma siamo come fratelli.circa dieci anni fascoprii che mio marito aveva una relazione con una donna più giovane di me, fuun duro colpo anche perchè attraversavamo un periodo molto triste e difficilecercai in tutti i modi, anche sbagliati di "non perdere il mio grande amore",CHE CREDEVO CORRISPOSTO, ma lui con grande semplicità seppe solo dirmi chetutte le cose prima o poi finiscono, così il suo amore per me.Io pensavo ai miei figli alla mia età a ciò che io ero e con chi ero statasposata per 20 anni.Mi sentivo buttata via come una vecchia ciabatta, comoda maormai impresentabile.LUi non pensava certo di lasciarmi e perdere le sueproprietà, non capitali ma la famiglia, i figli, l\'immagine di un uomo serio,ma io dopo 2 anni di grande sofferenza ho deciso, ho chiesto la separazione,senza infierire, desideravo comunque che la nostra famiglia restasse unita.Luiabitava con la sua nuova compagna in una città poco lontana da dove io e i mieifigli vivevamo,ma ogni pretesto era buono per stare con noi, i miei figli nonhanno mai accettato la sua nuova compagna non hanno mai voluto conoscerla,dopo tre anni il mio grande uomo mi dice di voler tornare in famiglia ed iostupida ad illudermi\"forse mi ama ancora\" come era giaà successo inprecedenza, e così eccomi quà con lui che dirige di nuovo l\'orchestra e chevuole solo la comodità di questa vecchia ciabatta, fortuna vuole che intanto ioin quel periodo di separazione ho imparato ad amarmi un pò a stimarmi, hocercato di rendermi indipendente, ho un lavoro che mi dà moltoa livello anche affettivo, ma l'amore non lo cerco anzi lo evito forse perchè vorrei che fosse lui ad amarmi, ma lui dice sempre che non provapiù niente per me, tante volto l'ho invitato ad andarsene per suo conto, mafinge di non sentire come se io non avessi detto niente.cosa devo fare? Laprima volta fui io ad andadare dall'avvocato ed è stata anche una grossa spesaper me, poi siamo andati insiemea dire come fare per tornare insieme, e luifalso disse vogliamo ricostruire il nostro rapporto, ora io mi vergogno diquesto altro fallimentoe taccio anche se i miei figli ormai grandi so che insilenzio non mi approvano. Penso di essere vecchia per ricominciare, epiuttosto che dare fastidio ai miei figli, che hanno la loro vita da portareavanti resto con questo marito fratello, ci aiutiamo a vicenda, ma ogni tantomi sale lo sconforto e la rabbia, vorrei capire cosa c\'è in me che non va,perchè mio marito che a suo dire mi stima molto per quello che sono e chefaccio non mi ama più? Se mai mi ha amata!Mi piacerebbe avere dei consigli, ho letto anche io il libro:Donne che amanotroppo, ma non mi ci ritrovo molto perchè io ho avuto solo un uomo mio marito eda 15 anni sogno solo che sia lui ad amarmi.Ho anche rifiutato rapporti occasionali con altri uomini appena provavano a fare delle advance, diventavo molto aggressiva ed irritante, tanto da farli fuggire, però dentro di me vorrei trovare un nuovo amore, non è forse una contraddizione? Vi prego aiutatemi acapire cosa mi succede, sono disperata.

domenica, aprile 20, 2008

RELAZIONE CON UOMO PIU' GIOVANE

nadia Età: 56 Cercherò di essere sintetica.cinque anni fa ho iniziatouna relazione con un uomo più giovane di 13 anni.mi aveva corteggiata per moltimesi,ma io facevo finta di non capire perchè era sposato ed io uscivo daun\'altra storia molto dolorosa e lacerante. sia come sia,la storia ècominciata. io,separata da diversi anni, l\'ho presa con volutaleggerezza,ma...col tempo mi sono innamorata. grosso guaio,visto che lasituazione era molto \"sofferente\":una delle sue due figlie era gravementeammalata. ma iltempo ci ha portato ad una sempre maggior unione. si è creataintimità,confidenza, amicizia e il rispetto e stima reciproci si sonoconsolidaiti. dopo due anni di amore vissuto intensamente,ma solo tra lequattro mura di casa(vivo da sola),la figlia malata è morta.son certa che nonci sia bisogno di dire cosa ha provato il \"mio lui\" e nemmeno cosa ho provatoio.sono quegli avvenimenti che ti mettono di fronte al senso della vitae....non lo trovi. la nostra relazione è continuata e,col tempo,si èulteriormente consolidata.pio, però, io ho cominciato ad entrare in crisi: misono resa conto che la malattia della figlia era una sorta di alibi per me: senon faceva una scelta di separazione era per sua figlia non perchè io nonmeritavo di essere amata veramente!!!perciò ho cominciato ad avanzare qualcherichiesta,come, ad esempio, di uscure a cena qualche volta.lui aveva paura diessere scoperto dalla moglie, ma,a quel punto,le sue paure non avevano piùgrosse giustificazioni per me: dopo tanto tempo ritenevo di aver dirittoanch\'io ad un\'amore alla luce del sole. l\'ho lasciato, ma lui mi ha cercatadisperato dicendo\"non è giusto che dio prima mi tolga una figlia e adesso mitolga anche te!\" finale, tutto è continuato più o meno coma prima. ma la miasofferenza è via via aumentata:mettevo in discussione i suoi sentimanti edecidevo di lasciarlo senza, però, riuscirci. così ho iniziato una terapia conuno psicologo (negli anni passati ero più volte ricorsa ad aiutisimili).ovviamente è venuto fuori che il mio disagio daveva ricercarsi nelrapporto con i miei ganitori, con mia madre in particolare. lo psicologo mi haportato a pensare che il fatto che non mi sentissi amata non era un datooggettivo ma soggettivo perchè era frutto di un mio pre-concetto trasmessomi dauna mancanza d\'amore percepita in età infantile. insomma, LUI mi amava edovevo imparare a crederci. così,un po\' per la terapia,un po\' per ledimostrazioni d\'amore di LUI,la mia autostima è cresciuta e sono riuscita avivere con maggior serenità il periodo successivo. ma gli anni passavano e ionon vedevo progetti per noi due, così l\'agosto dell\'anno scorso,quando LUIera in vacanza, ho voluto chiudere. LUI, disperato, ha parlato con lamoglie(per la seconda volta, in verità!) ed hanno litigato di brutto(questavolta lei ha reagito!).cosa sono stati i mesi successivi, non lo rammento benenemmeno io, so solo che la relazione è continuata e che l\'amore non sembravaper nulla appannato. fatto sta che a febbraio ,dopo un mesetto di bisticci trai coniugi e continue minacce da parte di LUI di andarsene da casa, la mogliegli ha detto che era della stessa idea e lo ha accompagnato(assieme allafiglia) in un mini dove LUI vive tutt\'ora. a questo punto tututtidiranno\"bene,l\'amore ha trionfato!!\", e, invece no! da quel momento LUI èentrato in panico totale.le telefonate che prima erano 6 o 7 al giorno,sonodiventate una, stentata.\"ho perso tutto\" mi ha detto più volte rivolgendosi ame come ci si rivolge ad un\'amica senza considerare che sono ,anche, la suadonna.ho capito che non era amore verso sua moglie(come tante volte ho temuto)ma la paura di perdere la sua \"identità\". ultimamente i nostri rapporti sonotornati ad essere più frequenti e confidenziali. mi ha anche presentato a suasorella, ha dormito da me più volte e, quando sistemerà l\'aspetto patrimonialedella separazione,ha in progetto di comperare casa per sistemarsi piùdecorosamente. ora è andato in vacanza con la figlia ,anzi è tornato propriooggi. almeno credo, visto che non mi ha ancora chiamata!!!l\'unica amica che miè rimasta,ma che vive molto lotano,in un\'alta città( le poche altre le hoallontanate tutte perchè continuavano a dirmi che LUI mi prendeva in giro e cheera un vigliacco)mi ha fatto notare che la cose sono cambiate, e di molto, nelgiro di quest\' ultimo anno e ancor di più nell\'ultimo mese. chi mi legge sichiederà perchè io stia scrivendo in questo forum. la risposta è semplice: nonmi sento amata. sento di aver dato tanto a quest\'uomo da essermi in qualchemodo \"esaurita\". gli ultimi mese sono stati pesantissimi:sentre LUI chediceva di voler riavere ciò che aveva prima,la sua famiglia, vederlo cambiarecompletamente(da disponibile e gentile a narcisista con tono arrogante),è statolacerante e solo il grande amore che provo mi ha sostenuto e dato la forza distagli vicino comunque. non mi chiama più \"amore\", alla mattina non sono piùla prima persona a cui telefona, pur avendo tempo non ne passa con me che poco.è sempre fuori con amici, si è fatto un tatuaggio e si depila braccia e pettodisinteressandosi completamente del fatto che a me queste cose non piacciono.io,alla mia età , capisco che ciò non ha importanza, che è importante che LUIsi senta a posto e libero di fare le scelte che vuole. sono grandi cambiamentiper un uomo che ha fatto semper tutto ciò che voleva la moglie,ma....io non imsento considerata. mi pare di aver capito troppo, di aver sbagliato ad averequesta empatia, di aver provato troppo spesso una sorta di tenerezza per unuomo che non sa molte cose perchè culturalmente poco preparato e sofferente di un'infanzia non proprio felice.avrei bisogno di maggior considerazione, di gesti d'affetto,vorrei sentirmi un po' protetta e capita ed, invece, sefaccio vaghe richiese di maggior attenzione,ottengo il contrario come se LUI non si sentisse approvato. al contrario, ultimamente è LUI a criticarmi spesso,cosa che non aveva mai fatto. mi sento letteralmente "esaurita" e quando sono così comincio a dare i numari. a parte il fatto che mi prende lo stomaco, il dolore che mi viene dalla convinzione di essere soltanto oggetto sessulale, mi provoca attacchi di panico.gli ho mandato un sms invitandolo a chiarirsi qualesentimento perova per me e il risultato è stato che non si è fatto più sentireper quattro giorni. così mi sono convinta di aver sbagliato, di averlo perdutoe se continuo così lo perdo davvero. so che la sicurezza la devo trovare dentrodi me, ma.....non ci riesco se LUI non mi dà una mano. mi sento scontata perLUI e questo mi fa male. vorrei sentirmi unica e invece mi sento più chesostituibile.cerco un consiglio per non rovinare tutto. dentro di me so che mivuole un gran bene, ma non è questo che voglio, non mi basta. l\'amore èun\'altra cosa, o mi sbaglio? non mi voglio accontentare perchè \"tutti irapporti finiscono così\". credo di poter dire che non vedo in LUI il rispettoche vorrei sopattutto per i miei sentimenti.non lo voglio \"a tutti icosti\",,mi voglio vedere liberamente scela, giorno per giorno così come hoscelo LUI anche nei momenti più difficili. so che altri ne verranno,sono ingioco ancora molte faccende(vedi separazione ecc.), ma questa volta ho bisognoio di essere sostenuta ,però, allo stesso tempo, so che se glielo chiedessichiuderebbe subito con me. non sarebbe in grado di sostenere una \"rompi....\"accetto consigli utili per non rovinare tutto e per poter recuperare l\'intesache c\'era tra noi. non sono stato proprio sintetica, ma più di cinque annitravagliati non sono facili da raccontare in breve. grazie a tutti e al dottorese mi portà rispondere.

QUANDO CHIUDERE ?

Marta Età: 30 Sono capitata su questo sito per caso, ma poi non tanto caso... volevo fare una domanda: quand'è che si capisce che è davvero arrivato il momento di chiudere un rapporto? Io sto insieme a mio marito da una decina d'anni, sposati da 6, 1 figlio piccolo. Ho passato questi anni a cercare di far funzionare il nostro rapporto: siamo molto diversi, dal punto di vista caratteriale, culturale, ideologico ecc... ma pensavo non fosse un problema all'inizio e invece lo diventa sempre di più, quello che è importante per me non lo è per lui e le sue cose importanti sono solo i soldi. Sono molto stanca, delusa e arrabbiata prima di tutto con me stessa perchè ho investito tanto, anzi troppo e non sono mai stata felice se non per mio figlio. Ho realizzato da poco che sarà sempre così, mentre in passato speravo che sarebbe maturato, perchè immaturo e infantile lo è molto, ma siamo sempre lì io a cercare il dialogo e la comprensione e lui a fare finta di ascoltarmi, dandomi ragione, salvo poi riprendere a fare come prima... Vorrei separarmi, ma da dove si comincia? E mio figlio, mi sembrerebbe di togliergli il padre (anche se so che non è così), ma temo le conseguenze per lui. E temo l'invasività dei nostri rispettivi genitori che cercherebbero di ricucire la cosa quando ormai non è più rattoppabile.... vorrei essere lasciata in pace per un pò. E temo l'invadenza di mia madre (in crisi da tempo con mio padre) che "venga a stare con me" dovunque io vada a stare. Insomma rivoglio la mia vita e stavolta voglio tutte e due le redini, ma non so da dove cominciare.E mio marito? Gli voglio ancora bene e gliene vorrò sempre, ma ho rinunciato a troppi pezzi di me per il bene nostro, ed ora non posso più continuare a sacrificarmi. Mi sono chiesta se in queste condizioni si può continuare ancora ad andare avanti, ma mi sembra proprio di no, però volevo chiedere un parere super partes e per giunta compentente.Grazie, anche solo per aver letto quello che avevo da dire.