martedì, settembre 28, 2010

BULIMIA SESSUALE ?

Giulia
Chi cazzo sei? Mi permetto di iniziare così. Sono turbata, arrabbiata, angosciata... ho appena letto "bulimia sessuale" (http://www.maldamore.it/bulimia_sessuale.htm) e mi sento piuttosto male...
Mi sono chiesta "Chi cazzo è questo? Come sa tutte queste cose?" non dovrebbero essere così ovvie, tantomeno così frequenti, mi offende l'idea che possano essere frequenti, non mi piace pensarlo. Ho avuto la sensazione che qualcuno scrivesse i fatti miei su internet, mi sono sentita tradita.
Razionalmente so che è stupido, e mi scuso per essermi espressa in questo tono, non è nei miei modi, ma sto scrivendo sull'onda del momento, e lo trovavo doveroso... comunicarti (mi viene spontaneo anche darti del tu, non so perché.
Tu magari sì, quest'ipotesi mi irrita pure) le emozioni che hai generato con quanto hai scritto, senza censure, senza fronzoli. Non so dove voglio andare a parare... volevo solo dirti che "qualcuno" ha letto quanto hai scritto e che ha fatto un certo effetto...
Non mi piace il paragone con la bulimia... i primi paragrafi li ho trovati stupidi, irritanti, ma via via che leggevo ho iniziato a star male. Non mi piacciono i termini che usi, tutti quei termini dispregiativi, come se facessi qualcosa di orribile, che mi rende brutta... faccio quel che faccio per gli altri, solo perché mi vogliano bene quanto ne voglio io. Ognuno ha le sue capacità da sfruttare, io ho le mie, le sfrutto, perché questo dovrebbe rendermi una brutta persona? Cioè, lo sono, e lo so, mi sento una brutta persona, ma è un prezzo da pagare per essere una bella persona agli occhi degli altri, per essere speciale. Non mi piace che tu usi quei termini...
Trovo anche che verti su dei luoghi comuni sul "farsi fighe con le amiche" ed altre cose, onestamente in alcuni casi è sicuramente giusto, ma è qualcosa di stupido... io non sono più una ragazzina, ma mai l'ho fatto per quelle ragioni... sono in cura da diversi anni, ho avuto diverse depressioni ed altrproblemi, ma prendere coscienza delle cose non sempre basta. In alcuni casi si è così e basta, sono una brutta persona forse, una troia sicuramente. E non è questo il problema, il problema è soffrire perché la gente mi fa sentire colpevole di ciò che faccio... Ho scritto un sacco... non so nemmeno perché. Solo che nessuno mi aveva mai comunicato in questo modo... non so che dire, né che voglio ripeto.
Grazie per l'attenzione.

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Ho visto che hai pubblicato la mia mail... "Testimonianza". Fa sentire un po' un caso clinico, un reperto da laboratorio. Non che non ci sia abituata, in più di dieci anni di analisi, terapie e quant'altro ci si fa il callo, per quanto non sia mai gradevole sentirsi dire frasi come "Vorrei che parlassi della questione anche con un mio collega, un luminare, avrebbe sicuramente molto interesse nell'avere a che fare con un caso come il tuo, ovviamente senza bisogno di pagare.". Ad ogni modo non intendo chiederti di togliere quella mail, che non nego mi compiaccia sotto sotto, in una maniera perversa, come potrai capire, del resto, egocentrismo ed esibizionismo mi appartengono. Per quel che mi riguarda potrai pubblicare anche questa se lo riterrai utile, magari togliendo eventuali riferimenti personali.
Ad ogni modo adesso volevo solo scrivere un paio di appunti, a freddo. Ponderatamente.
Ho ripetuto più volte, nella precedente mail, che non sapevo perché ti scrivevo - continuo a darti del tu - adesso lo so. In realtà è alquanto ovvio: Come ti ho scritto non mi piacciono i "toni" della tua pubblicazione. Questo sentirmi additata come "brutta persona", quando invece tutto ciò che faccio lo faccio proprio per evitare di venir vista in questo modo. Quindi ti ho scritto perché nasceva spontaneo il desiderio di riscattarmi, di manifestarti, in qualsiasi modo, che non è così. Che io non sono una brutta persona.
In realtà lo sono, ci sono persone a cui tengo che hanno sofferto a causa mia, ed il senso di colpa è terribile, ma se non fosse per questo, forse, potrebbero stare bene. Sono una ragazza intelligente, colta, sensibile e penso proprio di poter dire che sono davvero molto bella. Non mi piace l'idea di venir catalogata secondo qualche luogo comune, quindi lo puntualizzo. Ho molti interessi, anche se devo riconoscere che, probabilmente, nessuna delle cose che ho fatto, a cui mi sono interessata, l'ho fatte per passione... non credo di aver mai fatto niente per me. I miei interessi perdono d'importanza rapidamente quando la mia vita si scontra con gli altri, a quel punto sono i loro che contano. Credo che potrei stare a parlare per ore di calcio, o di religione, di filosofia o di moda... suono, canto - niente di speciale, sono incostante - e ho fatto sfilate, ma tendo sempre a nascondere quelle che sono le mie vere passioni, che magari vedo come "strane" e temo che potrebbero dare un'idea sbagliata, o negativa, di me. Curo la mia cultura e le mie capacità dialettiche per casi come questo, una situazione in cui non posso succhiartelo, ma sento comunque il desiderio di colpirti, in qualche modo.
Trovo che quanto hai scritto sia un po' troppo semplicistico e frutto di un'ottica maschile, che non riesce fino in fondo a cogliere certe sfumature. Certi bisogni. Non è una questione di - come tu hai scritto - mettersi in mostra con le altre. È una questione di sentirsi speciali... desiderate... cercate. Gli uomini, fin da giovani, iniziano a predicare questo "culto della figa", con inneggiamenti tipo "viva la figa e chi la da" e cose del genere.
Parlano sempre di quest'argomento, e di quanto sia bello poter trovare una ragazza che si offre senza far storie. Come se quella fosse la cosa più importante nella vita. Questa "divinizzazione della troia". Quindi io posso dirti che poter pensare... sentire di essere *quella troia* a cui il popolo inneggia... fa star bene, fa sentire importanti.
Questo è davvero sbagliato? Per quale ottica moralista e convenzionale questo dovrebbe essere così sbagliato? Certo, ci sono le malattie... ma io non faccio altro che offrire tutto ciò che posso. Cerco la mia affermazione con i mezzi che ho a disposizione, e non ci sono affatto cattive intenzioni in questo, sono una ragazza molto ingenua e molto buona, mai potrei volere il male di qualcuno, io desidero solo essere cercata, voluta, non essere sola. Ci sono momenti in cui ti senti sola, in cui magari hai deluso qualcuno, o qualche progetto è andato storto, ed allora non c'è niente di più bello di far godere un uomo. Di vederlo guardarti con quegli occhi, come se tu fossi il miracolo della sua vita. È meraviglioso sapere che per quanto le cose possano andar male sei
comunque capace di far godere qualcuno in modi in cui le altre non riescono. Di rendere con un piccolo sforzo la sua giornata migliore, degna di venir ricordata, di diventare speciale ai suoi occhi. Che c'è di male in questo?
Quali che siano i rischi, perché non dovrebbero venir corsi? Persone che hann servito sono passate alla storia come eroi. Chi si è sacrificato per servire la patria, o il proprio re, o la propria fede, o altro. E vengono viste come persone degne di stima per il semplice fatto che hanno vissuto per qualcosa in cui credevano. Non faccio io la stessa cosa?
Io servo il maschio. Sacrifico la mia vita affinché quella di qualcuno migliore di me sia più piacevole. Offro l'intrattenimento desiderato. Che c'è di sbagliato in questo? L'unico problema, l'unico vero problema è che qualcuno ne soffre. Che qualcuno considera questo comportamento, *il mio comportamento*, sbagliato. Famiglia, alcuni amici, ragazzi che si innamorano. Soffrono per quello che faccio, e mi fanno sentire in colpa per il loro dolore, mi fanno sentire sbagliata ed incapace. Perché il mio desiderio più grande è quello di far contenti tutti, e capita che le persone che amo soffrano a causa mia.
Questo mi uccide. Se però loro non soffrissero, se nessuno giudicasse sbagliato il mio comportamento, se tutti si limitassero ad usarmi, senza preoccuparsi di questi moralismi, allora forse potrei essere felice. Chi ti dice che non potrei essere felice? Dove sta scritto che il mio concedermi sia un comportamento patologico ed influenzato dall'esterno, e non piuttosto l'opposto, ovvero che sia la sofferenza per quello che è un comportamento spontaneo ad essere indotta? Chi ti assicura che non sia la morale, l'opinione comune, e persone come te, che pubblicano su un sito la catalogazione di un comportamento dicendo che rende chi lo compie una "brutta persona", a crearmi problemi? Problemi che altrimenti magari non avrei.
La sofferenza viene dal sentirsi viste in questo modo, cosa che mi fa sentire sbagliata, mi fa star male, e di conseguenza cerco qualcuno, un uomo da far godere, che di nuovo mi faccia sentire brava, utile, desiderata, giusta a prescindere dal resto. Sapere di realizzare il desiderio di un uomo che altrimenti, nemmeno pagando, avrebbe potuto avere una come me, diventare il suo miracolo... La consapevolezza non aiuta sempre, ti assicuro. Non aiuta a cambiare, fa solo capire a fondo quali siano i nostri problemi, e che non ci sia modo per risolverli.
Scusa se ti ho scritto ancora, non voglio cercare di approfittare. Solo che per quanto abbia fatto molte sedute, questa volta è diverso. Quando un dottore lo
hai davanti ti parla in maniera più... diplomatica. Leggere quanto hai scritto in maniera impersonale sul sito ha causato una reazione diversa da quelle che ho avuto in altri ambiti. Adesso comunque la chiudo qua.
Grazie per l'attenzione.
Se te lo fossi domandato te lo dico: compio trent'anni tra poco più di un mese Vado avanti così da quando ne avevo 17, età a cui ho avuto la mia prima vera depressione... mio padre non si sentiva fiero del mio approccio alla sessualità.

venerdì, settembre 17, 2010

LE STORIE DEL LIBRO 'LE VOCI DEL MAL D'AMORE'

giulia Età: 41
Devo fermarmi un attimo...per poter respirare e far passare il dolore.. Ho appena comprato il suo libro , ho letto le prime 50 pagine, ed in ogni storia mi sono ritrovata, in ogni storia c'ero io, bambina non amata, che come tutte, ha fatto scelte sbagliate per colmare il vuoto interiore. Anche e casa mia c'erano litigi continui, anche io facevo i compiti da sola, anche io vivevo con la paura che da un momento all'altro succedesse il peggio.E come tante, ho scelto l'uomo sbagliato per la fame d'amore che avevo. E ogni volta che mi rivedo, devo fermarmi un attimo, perchè capirsi, fa anche male,entrare nel profondo di quello che si è, per quello che si vissuto, crea un dolore sordo, ma liberatorio, terapeutico. Potrei scrivere per ore e ore la mia storia,ma per farla breve dirò solo che sono una ex bambina non amata, diventata moglie di un uomo che mi aveva tarpato le ali,e che ha pensato di uscire da quella situazione separandosi e innamorandosi dell'ennesimo uomo sbagliato, diventando poi una di quelle donne che amano troppo. Sono 4 anni che vivo una storia assurda, anni di dolore,di impotenza, di vita che scorre davanti... e tu sei lì, cosciente, consapevole di tutto, ma incapace di CAMBIARE le cose. Ho scoperto questo sito per caso, in un giorno di disperazione e buoni propositi mai attuati, dove cercavo aiuto, da qualche parte. Quante volte ho detto basta, quante volte ho cercato con tutta mè stessa di troncare....e anche dopo mesi sono ritornata con lui.Ora sono all'ennesima prova, sinceramente mi dò già per sconfitta, non ho ancora imparato a volermi così bene, e sò che la strada è lunga e tortuosa, ma comunque ci provo. Volevo solo ringraziare le persone che hanno scritto la loro testimonianza per avermi aiutata a sentirmi meno sola e il dott. Cavaliere che ha ideato questo sito e scritto "Le voci del mal d'Amore" libro che mi sta aiutando enormemente ad andare avanti. Grazie.

METADONE PER LA DIPENDENZA AFFETTIVA

un po' di metadone? Età: 30
Salve, ho deciso di esporre il mio caso in quanto a seguito di quanto letto sul sito, credo possa essere interessante.
Ho sofferto di una forte dipendenza affettiva tra i 15 ed i 18 anni.La mia storia con una bella coetanea , molto problematica , disinibita ed un po' promisqua sessualmente , ha seriamente influenzato la mia vita e il mio rapporto con le donne. La suddetta ragazza manifestava la mia stessa dipendenza.Entrambi credo abbiamo sofferto molto,fatto sta che la relazione fini' solo quando fui io a troncarla ,lei cerco di farlo piu' volte ma io non lo permisi,ne deduco che dovessi essere io il dipendente tra i due.
Da allora , vivo nella convinzione che un rapporto di amore sia solo un'illusione, una droga , e ne ho fatto a meno il piu' possibile dedicandomi i miei studi artistici.In un paio di occasioni pero' non sono riuscito ad vitare di subire il fascino di alcune ragazze, molto interessanti per me,le uali con approcci molto graduali , mi comunicavano il loro interesse nei miei confronti.E' sistematicamente accaduto quello che accade all'ex fumatore nel momento in cui fuma di nuovo.
Con l'aggiunta del panico che veniva dalla consapevolezza della sconvenienza di tale condizione da parte mia.
Risultato,sono riuscito a far letteralmente scappare le ragazze di cui sopra , le quali credo mi abbiano preso per matto.
Ancora una volta mi sono immerso nei miei studi cominciando a vivere una esistenza quasi eremitica,salvo qualche amico e gli ambienti relativi ai miei studi.
Ad oggi da allora non ho piu' avuto una relazione sentimentale con una donna , la mia timidezza e paura nei loro confronti e nei confronti di quello che potrebbero pensare di me nel momento in cui manifestassi il mio "amore" me lo impediscono, non credo si tratti di amore ma di malessere che riverso sulle malcapitate.
Inoltre i miei rapporti con chiunque si limitano ad essere superficiali e spesso allontano la gente da me.
Ancora, sono poi arrivato al punto di dover cambiare direzione lavorativa in quanto i miei studi forsennati non hanno assolutamente prodotto i risultati sperati e alla mia eta' devo iniziare a guadagnare e lavorare stabilmente.
Questa e' per me la piu' grande sconfitta, ho deliberatamente rinunciato all'amore terreno in favore dell'elevazione del mio spirito attraverso l'arte, cosa che e' in parte avvenuta,e' un percorso di crescita fantastico,ma devo mettere via qualsiasi ambizione di affermezione in questo settore in quanto non voglio piu' costare tanto alla mia famiglia.
Risultato di questa mia esperienza e' che ho una terribile paura di qualsiasi donna mi interessi veramente e mi sento uno sciocco che dopo avere rinunciato all'illusione dell'amore , ha solo trovato un'altra illusione:quella di essere talmente profondo , sensibile e tenace da poter vivere d'arte.
Non voglio autocommiserarmi in pubblico,cerco solo un aiuto,un buonconsiglio.



mercoledì, settembre 08, 2010

LA LASTRA DI GHIACCIO DELL'AMORE

Salve dottore sto leggendo un libro bellissimo: Amore perfetto, relazione imperfetta, ed ho trovato spunti di riflessione che mi confermano ciò che sento da tempo.
Il motore di tutto è il nostro capitale: l' amore e la possibilità di farlo fluire in tutti i nostri rapporti. Cerchiamo rapporti proprio per aver la possibilità di entrare in contatto con il nostro amore, e quindi con noi stessi.
Se tali rapporti funzionano i soggetti in relazione mostrano e ritrovano se stessi in una danza dove quello che si offre è fluida come l' acqua. Acqua nel l' acqua non si divide...ci si immerge!
L' amore governa ogni nostra azione...e soffriamo se le resistenze che incontriamo non ci permettono di farlo scorrere liberamente. Le difficoltà relazionali "congelano" ma non distruggono quel patrimonio che, con la nascita abbiamo in noi.
Se c'è equilibrio...troveremo altre forme o altri rapporti per continuare a sentirlo.
Il rapporto con l'altro è tuttora in piedi, forse più intenso di prima. Spesso però no credo che sia innamorata di lui (come credo di nn esserlo più di mio marito) perché l' innamoramento non è altro che la gioia per la possibilità che l' altro ci offre per liberare il nostro potenziale. Non è dell'altro che veniamo illuminati ma dal nostro stesso amore, che è un amore universale.
L'altro, accettadoci e dandoci fiducia nonostante i nostri difetti, ci riflette la nostra stessa luce, illuminadoci.
Forse ciò che scrivo è folle o solo troppo sperituale...ma lo penso su serio e da un po.
Con mio marito c'è una lastra di ghiaccio. Ho la sensazione di esser stata con lui acqua nell'acqua, ma che col tempo, con le troppe incomprensioni e la solitudine che ho vissuto, ne ho gelato la superficie.
Lui continua a chiedere di far qualcosa...ma io non ho strumenti. Sento l'acqua che scorre in me...ma nn viene fuori con lui. Continuo a volergli bene, ad esser legata a lui profondamente, ma in relazione con lui, un vento gelido mi raffedda e mi fa star male. Preferisco non relazionarmi per non morir di freddo.
Lui è sempre cupo, lo vedo legato alle sue ferite del passato che non riesce a curare e che nn permette a nessuno di farlo...se nn per brevissimi momenti.
In tutte le sue manifestazioni vedo il dolore...ma nn posso far niente.
L'acqua cerca l'acqua e con lui trovo ghiaccio.
La nostra relazione risveglia ad entrambi vecchi dolori, entrambi vorremmo che l'altro li guarisca amando incondizionatamente e a prescindere da tutto quel che è stato. Ad impedirlo non sono i fatti verificatesi...ma quel vento gelido della solitudine che con lui ho sperimentato, anzi rivissuto!!!

QUESTO MARTIRIO D'AMORE PASSERA'

SCORPIETTINA Età: 35
Ho 35 anni. Da 3 anni sto con un uomo di 52. 52 anni era l'età che lui mi aveva detto ma poi, stante che sono una persona molto curiosa e attenta a ogni minima gestualità, ho indagato su di lui. Mai avrei fatto una cosa simile ma i suoi comportamenti mi hanno indotto a farlo. Così ho scoperto che ne aveva 63. Anche se l'avevo scoperto e comunicato nulla è cambiato. Ho sempre amato questa persona e sempre l'amerò.
Lui è una persona molto particolare, attaccato ai soldi, lavora 24 ore al giorno per i soldi. Semmai un giorno dovesse diventare povero credo potrebbe arrivare a scelte di vita irreparabili. Io invece ho sempre vissuto con il mio stipendio e mai mi è balenato di chiedere a lui dei soldi, nemmeno per l'affitto. Sono molto orgogliosa e mio padre mi ha insegnato che quando si hanno i soldi si possono fare delle cose, quando non si hanno se ne fa a meno.
La mia vita con lui è sempre stata molto insolita. Lui agente di commercio molto ricercato, sempre all'estero, anche per 20 giorni. Mai una festa passata insieme. Lui doveva lavorare. I soldi, i soldi mi diceva. Io ero invisibile.
Non gli interessava se uscivo in scarpe da ginnastica, con i capelli scompigliati. Nessun cenno di voler vicino una donna affascinante. Non aveva occhi per me. Molto spesso quando lo chiamavo aveva il cellulare spento. Sono orfana di genitori. Lui è sempre stato il mio mondo. Ma i miei problemi erano i miei e i suoi i miei. Mai un ricordarsi la data di un compleanno, di un anniversario. Tre anni senza andare in ferie 5 giorni. L'unico tempo passato con lui è sempre stata la domenica pomeriggio dalle 14 fino al lunedì mattina.
Non mi portava mai fuori. Io ho sempre vissuto in casa. Sono una misantropa.
Leggevo libri, sdraiata sul divano. Guardavo la tv. Aspettavo un suo cenno di vita.
Se mi facevo carina per uscire nemmeno di uno sguardo mi degnava. Dovevo supplicare la sua attenzione con le classiche frasi idioti: ti piace la tua tata? e lui di fretta: sì sì bella bella.
Ho perso la mia identità. Ero una persona solare. Con lui mai una risata.
Eppure sapevo che a modo suo mi amava. Diceva che ero la sua vita. Strano modo di dimostrarlo. La mia visione era che lui correva verso i soldi i venti lavori messi in piedi e io continuavo ad allontarmi nella speranza che capisse che oltre al lavoro c'ero pure io.
Migliaia di volte ho chiesto di andare a fare un giro, di uscire, di parlare.
Ma non aveva mai tempo.
Un giorno a lavoro incontro una persona. 48 anni. Affascinante. Suscita in me quel qualcosa che si era assopito da tempo. Mi dava attenzione. Mi diceva sempre: così carina e così trasandata. Ho iniziato a mettermi i capelli in ordine, mi entusiasmava avere qualcuno che si accorgesse di questo fantasma.
Passava molte ore con me. Il tocco della sua mano mi faceva venire i brividi.
Sapevo che non era per sesso ma perchè realmente interessavo. Anche nel dialogo si andava avanti a ore.
Mi ha regalato una rosa. Avevo perso l'emozione di ricevere un regalo. Una rosa. Ero felice. In breve alla fine ci sono andata a letto. Lui si era innamorato di me. Io mi sentivo un verme il giorno dopo. Sono stata male per quello che ho fatto. Lui l'ha scoperto da un messaggio. C'è stata una lite furibonda finita con un'agressione nei miei confronti e 15 giorni di prognosi.
Non ho potuto spiegare che quello che mi mancava era la sua attenzione. Tre anni passati a lavorare, senza chiedere nulla. Non voleva mai gli chiedessi dove'era.
Poi è tornato dicendo che senza di me non poteva stare. Iniziamo di nuovo.
All'inizio c'era entusiasmo da parte sua. Ora ogni giorno che passa è una frase sibillina che lascia intendere il mio gesto. Non vuole più che io dica alcune frasi di uso comune tra di noi perchè gli danno noia. Ogni giorno ha una versione diversa. Ho provato a parlare ma lui non fa altro che rinfacciare che sono stata io la causa e che ora devo pagare per quello che ho fatto. Mi sta martorizzando mentalmente e io piango di nascosto perchè non riesco a spiegare che la sua brama di soldi lo ha portato a quello che è oggi. Se oggi a 64 anni ancora non si è sposato forse un motivo c'è. Ma non mi ascolta. La colpa è mia. Mi ha addirittura rinfacciato che lui lavorava per mantenere me. Assurdo.
Io lavoro ho un buon stipendio e mi sono sempre pagata le mie cose. Ma dal momento che due vivono insieme le spese si affrontano a metà.
Non che io devo pagare tutto e arrivare a fine mese che non posso comprarmi un paio di scarpe quando lui vive con 4000 euro al mese perchè deve comprarsi le Hogan, mantenere due bmw, ha comprato la casa in Brasile. Mantenuta io! Non l'ho mai fatto in vita mia figuriamoci.
Ovviamente fa fatica a fare l'amore con me. Dice che gli si accende la lampadina mentre fa l'amore e si blocca. Mi dice che devo dargli tempo perchè quello che ho fatto è ripugnante. Ho infranto i suoi sogni. Quali? Non me ne ha mai reso partecipe. Lui ha sempre voluto tenere le redini della nostra relazione. Lui faceva tutto senza dirmi mai nulla. Nel suo lavoro l'ho aiutato tantissimo per le traduzioni e mi ha eliminato. Io che mi alzavo alle tre del mattino per collegarmi in skype per far da interprete con la cina.
Io che non ho mai smesso di lavorare per tre anni, ho passato la morte dei miei, sono sempre andata avanti con un caterpillar. Quando doveva andare in Brasile per la casa e gli dicevo vengo con te lui mi diceva: sono troppi soldi. Ma ti ho per caso detto che mi devi pagare il viaggio. Lui in brasile 20 giorni, io a casa a lavorare.
L'ho tradito. Ho fatto una cosa infame e sto male. Ma devo prendermi tutti i torti di questo. A parte il gesto infame io credo che una donna, come un uomo abbiano bisogno delle dovute attenzione. E' giusto lavorare ma esiste anche un rapporto di coppia fatto di dialogo, di parole dolci, di divertimento che può essere anche un gelato fuori in città. Non sono mai stata una persona esigente, lui stesso me lo ha sempre detto. Mi paragonava alle sue ex alle quali regalava
vestiti di Pinko, Cavalli. A me che me ne frega? Io non sono una marca che cammina.
Ora è un calvario. Abbiamo cambiato città e casa per iniziare di nuovo. Io ho perso il lavoro. Adesso mi rinfaccia che ha speso soldi per prendere in affitto una casa. "se non fosse per me tu saresti ancora la".
Una notte. Non una relazione che andava avanti da anni. Una notte dove ho ricevuto quello che volevo da tempo. Attenzione, coccole, protezione, una rosa in regalo e soprattutto considerazione.
Ma la colpa deve essere solo e soltanto mia? Vi chiedo a voi cosa ho sbagliato in tutto questo oltre al tradimento. Chi mi conosce mi dice che con il lavoro che fa chissà quante ne avrà in giro. Premetto che non mi ha mai portato fuori a cena con i suoi amici. Sempre cene di lavoro. Sempre? Ovviamente lui si è confidato con i suoi amici per i quali le parole lasciano il tempo che trovano.
Tutti sono capaci di giudicare in base a ciò che viene detto e ovviamente tra uomini vi è solidarietà.
Questo martirio passerà o piangerò ancora per quanto?

LUI SOSTITUISCE LA FIGURA PATERNA

red Età: 32
Salve a tutti, ho letto alcuni post e mi intristisce molto sentire di altre persone che soffrono così tanto dimostrandomi ancora una volta quanto il nucleo fondamente di ogni persona, la famiglia, possa essere per alcuni paradiso e per altri inferno.
Io mi sono riconciliata da pochi anni con i miei rei di essermi stati poco vicini...amavo e amo mio padre di un amore viscerale che da piccolina mi faceva star male solo al pensiero di perderlo, ero gelosa come una moglie o anche di più e ansiosa come mia madre ad ogni piccolo ritardo tanto che pregavo Dio piangendo che non lo facesse morire.
Mi sono sposata giovane e poi ho divorziato, ho sempre gestito le mie storie facendo la parte del leone, ero io che decidevo e che lasciavo...anche lasciare mi faceva star male ma era sempre meglio che il contrario e quindi le storie non duravano più di due anni piene di tradimenti da parter mia. Poi due anni fa ho conosciuto un uomo molto più grande di me un professionista, brillante affascinante e colto con un piccolo difetto, single convinto e mammone spudorato e lì sono andata giù di testa...
lui riesce a farmi salire sulle stelle con i suoi elogi le sue belle parole..e a portarmi all'inferno quando dice che nn vuole sposarsi ne' men che meno farsi una famiglia.
non riesco a staccarmi il fatto di stare con un persona osì accresce la mia autostima anche perchè frequento posti e persone che senza di lui non avrei mai frequentato. ho provato a tradirlo a lasciarlo ma non riesco a staccarmi ha un potere su di me quasi diabolico...credo che lui sostituisca la figura paterna che mi ha trascurato da piccolina. ogni suo apprezzamento è per me vitale, mi da il carburante per andae avanti, poi però quando penso che non ci sarà mai nient'altro che questo impazzisco di dolore ma questo comunque non mi da la forza per lasciarlo, ho paura di trovarmi da sola.

lunedì, agosto 09, 2010

L'OSPITALITA' DELL'AMORE

Essere ospitali, termine astratto che ognuno di noi può interpretare come un'attore di teatro interpreta la propria parte e da cui nasce la forma, è proprio dalla forma che inizia il ns. percorso interiore di ricerca della propria identità .

La forma basata su istinti emotivi distruttivi quali la considerazione induce ad un' errato sviluppo, mi ricorda molto un cavallo imbizzarrito di cui si perdono le redini e ci trova in balia degli eventi

E' di fondo la considerazione il problema princip ale della ns. esistenza dove entra in gioco: la famiglia, il luogo dove si cresce e le esperienze fatte e subite, la considerazione nasce da una bassa auto stima di se, vista la non padronanza che si ha su se stessi dove la morte intesa come non sviluppo emotivo la fa da padrona

Dove c'è l'esigenza di essere considerati , sicuramente il piacere diventa obbligato al fine di arrestare l'ansia di considerazione e di abbandono che vi è in noi e così diventiamo tossici di tutto ciò che ci fa sentire vivi, anzi morti ancora maggiormente incapaci di vedere altre strade relative al ns. benessere.

Vivono in noi due realtà ben chiare ma difficili da conciliare: la forma intesa come rapporto con gli altri esseri a cui chiediamo il riscontro di essere: vincenti e bravi e buoni e simpatici e l'altra realtà emotiva difficile da condividere piena di: paure e insicurezze, libido, invidia, gelosia - furbizia - capricci.

Nel momento in cui riusciamo ad identificare questi ns. due stati ci troviamo incapaci di accettarci per quello che effettivamente siamo e preferiamo continuare a vivere sdoppiati in un labirinto, dove ogni giorno pensiamo di trovare la strada per uscirne ma che ci fa ritrovare allo stesso punto di partenza

Ho avuto modo di ripercorrere molte volte le strade che ritenevo giuste per uscire da una situazione di sofferenza che oltre che farmi male non aiutava lo sviluppo delle mie qualià , anzi la schiavitù aumentava ogni giorno in maniera esorbitante ed il piacere era l'analgesico primario del mio vivere, dove potevo riscontrare la mia forza ed il mio potere e la considerazione passava ad affermazione.

Ma come uscire da un groviglio di emozioni e da uno scontro fortissimo con chi mi stava vicino dove i ruoli di carnefice e vittima si scambiavano in continuazione dove il vero di adesso era il falso del dopo, dove l'autostima per il superamento di forti esperienze quali la tossico-dipendenza era svanita? di fondo non avevo risolto il problema primario della mia vita, avevo si superato il problema del tossico, la mia indipendenza era fasulla cioè di forma.

La gelosia altro fattore egoistico, considerarsi di essere il centro del mondo è paragonabile ad un bambino viziato che batte i piedi per un proprio capriccio, più che condividere si pensa di poter possedere l'Altro ed avere potere sullo stesso.

L'orgoglio ferito di maschio o di non essere unico ed indispensabile uomo assieme alla paura che la propria Compagna possa aver vissuto gli stessi piaceri, dunque una ricerca di una falsa veria dove l' arroganza ed un masochismo surreale avvolgono ogni momento della giornata ed ogni pensiero è quello di aver subito un torto senza capire che la mancanza principale sta nel non essere indipendenti.

L'unica soluzione trovata era accettare di essere un essere imperfetto ed in via di sviluppo con la capacità di accogliere i propri errori come esperienze di vita, abbattendo la forma ed avere l'umiltà di iniziare un percorso spirituale.

Da qui l'accoglienza e definizione, date da un lungo lavoro introspettivo d'accettazione che uniscono la ns. identità dando un' equilibrio insperato in altri momenti ed un benessere, si dato dal piacere ma da un piacere costruttivo e condiviso che si basa su fattori di conoscenza e lavoro sia interiore che fisico.

L'inizio del benessere è iniziato con la consapevolezza della propria identità ed il riconoscimento della propria debolezza e nel momento in cui sono riuscito a dar voce alla parola spirituale, parola astrattissima, spirituale!!, cosa si vuol dire con un termine tanto in voga che spazia a 360 senza significare nulla? La spiritualità è accoglienza, è valore, è amore, è gioco, è rispetto per se stessi,è il non svendersi, è una ricerca continua di conoscenza, è ldentità, è quel valore aggiunto di libertà che tanto osanniamo ma che non facciamo nulla per trovarla, è il non essere soli perche si ha se stessi, è l'umiltà dell'imperfezione, è indipendenza, è unicità , è il movimento di rinascita a cui tutti siamo chiamati è la ragione della ns. vita.

Quando ho capito che la Vita mi sta dando ciò di cui ho bisogno ( paure ,emozioni ,sfide ) e che si basa sull'agire e non sull' idealizzare; per avere la concentrazione di conciliarsi con noi stessi e la capacità di affrontare nuove sfide per abbattere barriere, quando ho recepito che bisogna essere ambiziosi ed accettarne le conseguenze, dove l'abbandono inteso come riconoscimento della propria piccolezza e che l'accoglienza di se stessi riesce a fare miracoli, mi è capitata una cosa stranissima, mi trovavo sulla tazza del bagno e Simona è entrata con una piccola brochure de un'agenzia immobiliare dove vi era la foto di questa casa che in me ricordava la casa dell'infanzia, con un vigneto , un castagneto ed un bellissimo prato, dopo varie visite e trattative ne è seguito l'acquisto sempre razionalmente ponderato ma nello stesso tempo alla ricerca di quell'insicurezza che in un certo qual modo significa fede per quello in cui si crede.

Pian piano le Dame, questo è il nome che gli è stato dato sono state rivalorizzate, iniziando dal terreno, avevo la necessità di risvegliare il mio corpo ed il ripulirle e dargli ordine, favoriva in me una gerarchia conosciuta ma mai attuata dove le componenti primarie riuscivano a convivere, dove la Spiritualità, la sensibilità ed il corpo si erano in un certo qual modo sincronizzati e riuscivo a sentire il respirare della natura, dove la temperanza è vita e la cura amore.

Noto che ciò che facevo e faccio per il terreno è come se lo facessi su me stesso; dove il silenzio riesce a toccare le corde più intime del mio percorso riuscendomi ad emozionare ogni qualvolta ne entro in contatto.

L'indipendenza emotiva implica grande impegno e le trappole del cammino sono sempre li a portata di mano, le riconosco le vedo cado e risorgo ma adesso che le Dame vi sono ed mi hanno aiutato ad accendere il sincronismo interiore sono solo dei piccoli graffi e non inconsapevoli profonde cicatrici difficili da riconoscere .

Spero di riuscire con il tempo a trasformare la casa in una locanda, intesa come un luogo dove l'ospitalità abbia la capacità come la natura di farci sentire legati gli uni agli altri e dove la condivisione della propria essenza possa essere espressa in ogni momento nel rispetto dei tempi dei luoghi che ognuno di noi percorre nella ricerca della propria identità .

Voglio ringraziare Simona, le ns. due figlie che osservano esterefatte la pazzia del marito e del padre che dedica anima e corpo a questo progetto di rinascita, grazie ancora mie Care

SUICIDIO PER AMORE

Salve, mi chiamo Martina, sono capitata su questo sito per caso, non so se la e-mail su cui sto scrivendo è ancora attiva o quanto siano vecchi i post che ho letto comunque voglio provare a scrivere.
Dottor Cavaliere io mi sono ritrovata molto in questa pagina sul suicidio d'amore, e sono nella fase valutazione.
Non è la prima volta che sto male per amore, ed è questa la cosa bella l'ho superata sempre, ho 27 anni attualmente e ora invece ho iniziato a contemplare la morte.
Per le vecchie storie ho sempre pianto tutte le lacrime che potevo e mi ripetevo "tanto peggio di così non puoi stare, puoi solo andare migliorando". Stavolta no invece, stavolta ho iniziato a contemplare la morte, a non averne paura, non l'ho ancora fatto perchè ho paura di soffrire, che qualcosa vada storto e che non muoia, o peggio rimango paralizzata, o che mi trovino e mi salvino...ho paura di soffrire nell'intermezzo, la sofferenza mi spaventa, avessi una pistola sarebbe un attimo. Certo pretendo troppo: voler morire e pretendere pure di non soffrire!
Ho iniziato a tagliuzzarmi le braccia e sentivo che la lama del coltello faceva meno male del dolore che provo dentro. Ho paura di guidare, perchè più volte ho volutamente attraversato incroci chiudendo gli occhi, però poi non voglio fare del male a nessuno. voglio solo far tacere questo dolore. Che poi sono una persona che dicono "brillante" intelligente, sono stata in terapia l'anno scorso, ma quasi si era creato un transfert contrario, la mia psicologa mi guardava con una certa "ammirazione"...perchè in fondo sono un "guerriero" determinata so quello che volevo dalla vita..parlo al passato perchè io so ancora cosa voglio dalla vita..ma non appena ho compreso che per me non era importante solo quello che facevo MA CON CHI FACEVO QUELLO CHE VOLEVO FARE, tutto ha perso senso. Non c'era più l'amore della mia vita accanto, nulla ha più significato, mi devo laureare ho trovato un occasione di lavoro negli USA e parto ad ottobre (nella vita appunto posso essere anche brillante), ma non mi importa più..quel lavoro era il mio sogno ma più si avvicina la partenza e più mi sento male, il solo pensiero di mettere un oceano tra me e lui mi fa impazzire, prego che cada l'aereo!!!
Che poi paradossalmente io non lo cerco, non lo vedo non mi "umilio" davanti a lui, e non lo odio, voglio solo far tacere il dolore assordante dentro di me. Le è mai capitato di sentire l'antifurto di una macchina che suona e il proprietario non si sbriga a spegnerla, quel senso di nervoso che la vorrebbe spegnere con una botta? ecco più o meno è così per me.
non è vero che il tempo fa passare tutto, credo più che altro che passa se per caso mi riinnamorassi, però non voglio entrare in questo circolo vizioso di dipendenza da un affetto altrui...che poi il problema che mi ha fatto arrivare all'idea del suicidio è che lui è insostituibile ..da 4 anni ormai. Non per vanto ma sono una bella ragazza, poteri averne uno al giorno, ma la frase "sei giovane e bella ne trovi quanti ne vuoi" mi da sui nervi.
Flavio, il nome del mio amore, non è in primo...ma solo l'ultimo di una lunga serie, per la prima volta con lui era cambiato qualcosa in me dopo tanti...e quindi anche se non credo nelle anime gemelle, credo che l'amore vero lo si prova solo una volta.
Io lo chiamo il mio ferrari, lui è il mio ferrari e quando ti abitui al ferrari, al meglio sì sì, ci sono lamborghini maserati, ma sono solo rimpiazzi, il problema non è quanto gli altri mi possono amare, il problema è che tra un sacco di storie ho amato veramente solo 1 volta e credo che non amerò più.
Attenzione, lui non è perfetto, ma lo è per me...è l'unico che mi ha fatto vedere la vita a due, la mia vita con lui è quello che volevo, per la prima volta ho pensato di voler essere madre, per la prima volta eravamo NOI prima di me.
Sono stata innamorata un'altra volta, non dico che non amavo quest'altro, Antonio, anzi però veniva prima la mia carriera, venivano prima tante cose, però Antonio era d'accordo ad avere una moglie carrierista e quindi avevo pensato anche con lui al matrimonio ma mi ero data dei tempi, quando però ho scoperto che sua sorella affetta da sindrome di Down un giorno sarebbe dovuta venire a stare con noi, io non me la sono sentita...questa rivelazione di Antonio mi aveva messa davanti ad un bivio che non sono riuscita ad accettare, e ho lasciato, anche se lo amavo, avere un giorno da occuparmi di un down non ce l'avrei fatta, sono molto egoista...Però poi con Flavio mia mamma mi ha messo davanti alla stessa domanda:de flavio un giorno ti dicesse che suo fratello malato deve stare con voi che faresti? (fla non ha un fratello malato ma per ipotesi) a questa domanda non ho risposta,per flavio lo farei...
Io sono convinta che esistono gradi di amore differenti, non posso dire che non amavo antonio, ma era un amore diverso da quello di flavio...e scoperto il tipo di amore di flavio, non posso più accontentrmi dell'amore di un antonio...capisce che intendo dire?
A me il tempo sta facendo l'effetto contrario, più passa e più questa persona mi manca, e non è più neanche sperare che cambi idea,come le ho detto non vado a supplicare nessuno. però sto male io, è un dolore che non riesco a superare, mi sono fatta una ragione che quella storia sia finita, il problema è che vivo in depressione continua, come se mi avessero fatto scoprire una cosa bellissima e poi me l'avessero tolta...
Qui faccio l'esempio del bimbo africano che ancora incontaminato dal mondo occidentale gioca e si diverte col copertone di una vecchia ruota a farlo rotolare e si diverte, poi gli viene fatta conoscere la tv e i mille mila giochi che abbiamo in occidente, ad un certo punto viene ripreso e riportato dov'era prima col suo copertone, quel bambino sarà lo stesso? non credo proprio!!
Sono stata in terapia e attualmente faccio uso di entact e xanax anche per aiutarmi a studiare perchè almeno per i miei voglio portare avanti gli studi, la terapia non mi ha portato a nulla,ho pensato all'ipnosi, ad una botta in testa a quancosa che cancelli dalla mia mente quella persona...Ho deciso di dare una chance alla mia vita partendo per gli USA, ma credo che se neanche questo funzioni, l'ago della bilancia si sposterà sempre di più sulla parola morte, sono ossessionata dal modo, per ora i più quotati rimangono la pistola e buttarmi dal 10 piano, solo che la prima non ce l'ho e per la seconda mi manca l'effettivo coraggio. Poi invece ci sono le soluzioni da "film": il taglio delle vene e i barbiturici, nel primo caso il dolore lo sopporto la speranza è che non mi salvi nessuno o che svenga e mi si rimarginano le ferite...i barbiturici..bhe qua in italia è veramente difficile riuscire a comprarne in quantità abbastanza da farti fuori, o ancora non ho trovato il sistema, però anche qui come per le droghe il problema è la dose, allora ecco che il coctail diventa la soluzione migliore, alcol cocaina, psicofarmaci...
Non lo so, la mia vita quotidiana e la mia vita sentimentale viaggiano su due binari paralleli, ho scritto una tesi in fase depressiva forte ho finito l'università, ho "conquistato gli americani" nel senso che il lavoro che ho ottenuto all'inizio l'avevo rifiutato...poi ho richiamato chiedendo un'altra chanche e loro mi hanno detto ok...quindi vuol dire che non sono poi così facilmente "rimpiazzabile".
Io ho fatto diventare matti gli psicologi tanto che una soluzione infatti non l'hanno trovata, come è possibile che una persona che comunque ha una buona autostima di se, sul lato sentimentale è un disastro totale, ho seguito i consigli di impegarmi in altro e così ho fatto: ho dato 8 esami in un mese, scritto una tesi, fatto volontariato fatto sport, ma nulla, anzi la testa è sempre lì, sempre a lui, il mio primo pensiero al mattino l'ultimo la sera e nei miei sogni non ne parliamo, anche quando vado a ballare sono i mezzo agli altri c'è sempre un ritaglio di pensiero che va a lui, cerco i suoi occhi ovunque, il suo sguardo ovunque.
Ormai non piango neanche più sono senza lacrime, ma non ho molta voglia di dare una chance a questa vita, anche perchè dovrei stare da sola e non voglio stare da sola, ma nello stesso tempo non posso fidarmi di nessuno, perchè io voglio un amore per sempre, io amo l'idea dell'amore, ma realmente si scontra con l'incarnazione di questa idea in una persona, in un uomo...che è solo un uomo e mi farà soffrire...come fidarmi infatti!!! come pensare lontanamente di dare fiducia a qualcun'altro, ma nello stesso tempo come stare senza amore??
Io mi vedo tra 10 anni donna in carriera, forse con un buono stipendio, che vive da sola in un appartamentino e che quando torna a casa la sera non si cucina neanche più ma che mangia da sola sul divano, gelato, cibi in scatola, o qualche avanzo dei giorni in cui mi viene l'ispirazione da chef. e questo pensiero non mi rende felice.
da qui l'idea di porre fine ad una vita che non mi da più soddisfazioni, almeno non quelle che voglio...cazzo vado a lavorare in florida, e mi passi il termine, in un posto da sogno, e non sono assolutamente felice.
Non lo so io spero che questa mail la legga qualcuno, anche se esattamente non so cosa voglio in cambio, perchè continuo a credere che la perdita della memoria sia la soluzione migliore,le hanno provate tutte, ma alla fine sono arrivata a pensare che sia una scelta mia, come fa un medico a convincermi che la vita è bella di darle una chanche, neanche la curiosità di dare un'opportunità a questa vita di rendermi felie mi alletta...o almeno gliela sto provando a dare, ma se anche negli USA va male vedo mentre sono lì se mi spacciano qualche barbiturico o visto che hanno il grilletto facile mi compro una pistola e mettiamo fine a tutti sti giri di parole.
Vi ringrazio comunque per l'attenzione.

RIFLESSIONI....

tania l. gobbett Età:   43
Ho detto superificialmente credo, anzi ingenuamente, ad
un analista che doveva certificare se soffro o meno d'ansia
quando credevo di
averla superata tranquillamente e
finalmente in un senso più quieto e dinamico,

che dato che mi piace l'arte e vorrei continuare ad insegnarla
forse sono un
tipo livemente narcisista quando l'altro cerca
di apprezzarmi per questo
soltanto, ritirandomi un po' dietro
la cattedra, qualche volta, come un gufo o
un picchio,
uno scoiattolo nella casetta - è vero do' un'importanza particolare

all'analisi del testo e mi diverte, come da piccola giocando
all'elastico o
saltando sui numeri e giocando agli insiemistica,
ma non per questo
ingigantisco il suo ruolo rispetto alla situazione
di fruizione o al contesto
produttivo se rientra - mi interessa
l'analisi dettagliata è questo (una volta
un quadro mi ha preso
globalmente per quanti colori e come erano disposti per
descrivere
delle onde a Monaco), ma sempre con il tempo - sono una di quelle

persone che talvolta concentrandosi, su un'opera, la indaga
minuziosamente in
cerca della verità che esso enuncia,
ma non per questo resto abbacinata, anzi
la descrizione mi porta
a ridistendere la rete, non so come dire altrimenti -
sono infatti
una miriade i fattori che mi colgono di soppiatto e spesso, nella

mia esperienza, non di meno è il contesto di esposizione,
il come, lo spazio
neutro lasciato tra le opere -
A volte mi prende come al lazo, proprio

l'innesco di poesia e pittura, così facendo mi accorgo di altri punti di
vista, come se non so se qualcuno si ricorda, d'esser stati fatti volare in
braccio, o ruotare in torno, è come vedere le cose da un punto i vista
differente decentrato; a volte mi improvviso poeta per poter entrare
empaticamente nel vestibolo suggestivo dell'opera: non crede che sia
l'esatto
opposto di una personalità centrata solo su di se,
narcisista e fusionale
capricciosamente?
Io sinceramente sono un po' menefreghista - se potessi

viaggerei anche da sola attorno al globo
- detesto essere condizionata troppo -

ma l'altro è l'armonia con cui puoi vedere un senso al tutto -
è il respiro
del mondo e non riesco a fare a meno:
mi siedo sui quei gradini e guardo anche

per un'ora soltanto la folla, di questo si riesco ad innamorarmi -
a stupirmi
- come la domenica in piazza maggiore -
dove non passano le auto e la gente sta

lì a leggere il giornale e parlare del più e del meno senza conoscersi
neanche
o stando zitti insieme - l'individuo che sbuca dalla natura stessa
della
città, il bosco in una montagna in cui il cerbiatto cerca il suo sentiero,
i
delfini da una nave, le nuvole...che diventanto verdi e rosse viste da
est-ovest su un ponte parigino - no, la bellezza è contemplabile: per me
l'immersione in acqua con maschera e pinne equivale alla rinuncia a qualcosa,
all'accettazione di un rischio: poter contemplare qualcosa che altrimenti non
puoi cogliere - ma non c'è nulla di autocontemplativo, banale dirlo, l'unica
componente autocontemplativa che ho sperimentato in vita mia è il
vipassana-joga (forma più o meno complessa di autoterapia microshiatsu) e lo
specchio di casa dove mi considero un po' una maschera di mimo... niente di
più - come se un po' di coreografia male non facesse, comunque lo specchio a
volte mi rassicura - vedersi cambiare, scorrere e rassicurarsi di dominare il
proprio modo di fare quanto basta. Da piccola solo una volta mi sono divertita
da pazzi a mettere sulla faccia una maschera bianca per vedere cosa sarebbe
successo al mio viso: ero sorpresa... ci vedevo il teatro nella sua capacità di
realizzare un'altra parte di sé che vive autenticamente nel gesto e nel
racconto.
Non me ne frega nulla se una persona persino si gira mentre le parlo,
se questo
vuol dire qualcosa lo deve alla propria comunicazione non verbale,
quello che
desidero in quel momento in genere, è poterla sorprendere
improvvisando una
comunicazione alternativa, o anche sperimentando
il mio essere e basta e il suo
essere e basta, fuori dalle propriezioni immagino.
L'ho sperimentato
sviluppando un negativo con una mia amica -
ci si dicono cose che altrimenti
non si ha il coraggio di dire, perché non so.
Se lo spazio dell'enunciazione,
del discorso è il luogo intersoggettivo
del fare muro a qualcosa, favorendone

un'espressione propria, non ci vedo nulla di male, ma torno a pensare che
prima o poi l'attore di riprenda la sua parte e dia vita nuovamente al corso
degli eventi, tentando di dare a queste una prospettiva intersoggettiva
identitaria necessaria a comprendere il destino umano - tra sè e ciò che spera
l'altro potrà essere in quella sensazione di separatezza che scorre tra gli
individui, dove tutto è germinalmente possibile... non che io dia solo
importanza al racconto, ma la sostanza dello scibile in cui si immerge è sempre
differenziale, non riesco a fondere le due cose, è come se individui diversi,
abbiano compiti registici in cui è possibile incontrarsi, così l'immagine e il
testo, che può essere altrettanto 'astratto', ma offrendo quell'incontro
sono sempre comunque a cospetto dei propri incipit ed exit - rispettano quel
vestibolo dato, e se indovini, coreograficamente, restituiscono comunque uno
spazio proprio, un tempo e un valore assunti.
Mi spiace, le legge (la medicina ha le sue) dice che la prova autoctica vale
poca cosa, il paziente non sa il valore la gravità di una cosa, è un dieci %
rispetto all'anamnesi, perché più spesso definisce un comportamento sociale
percepito e assunto più che un proprio. Esempio, cado su uno scalino tagliente
che non è stato smussato: guardo attentamente il solco dolorante che
ancora non
sanguina chidendomi se sarà rotto sotto - ma non lo so ancora...
non
necessarimanete è rotto. Probabilmente il medico mi guarderà splancando
occhi e
orecchi e poi regalandomi un sorriso guancia a guancia mi dirà
è tutto ok e se
sono stata brava a non sporcare e infangare la ferita,
si complimenterà... non
per etichetta, per conoscenza di una forma
intrinseca dell'educazione: il
rispetto.

domenica, agosto 01, 2010

CON MIO MARITO HO SOLO UN AMORE FRATERNO

lulu2010 Età: 35
Buongiorno, sono una donna di 35 anni. sposata da 3 anni.
Mi trovo a dover scegliere tra la mia felicità e la sua. Non riesco più a
vedere un futuro con lui, ho provato in tutti i modi, ma forse devo gettare la
spugna. Non mi ha mai cercata, desiderata e amata come mi aspetto da un uomo.
Abbiamo un amore fraterno. Quando facciamo l'amore è solo se lo cerco io e non
si va al di là dell'atto fisico, nessun trasporto, nessuna passione. Mio
marito è una brava persona, a livello materiale non mi fa mancare nulla.
Lavoriamo entrambi e la sera quando rincasiamo lui si mette a bere. Da un anno
ad oggi bevo un po' anch'io per non sentire il vuoto. Non ama mangiare, io
adoro cucinare, apparecchiare e condividere questo momento, ma con lui in 6
anni sarà successo 10 volte. Ho provato ad andare via anni fa, ma è caduto in
depressione e mi ha fatto sentire così in colpa che ho avuto paura potesse
farsi del male e sono rimasta provando a ricucire lo strappo. Non ci sono
riuscita. Dentro di me si è rotto tutto. Lui invece non vuole vedere, nega
l\'evidenza e si aggrappa al nostro dialogo. Dialogo che non è niente. Io parlo
e lui non mi sente, lui parla e io lo sento anche troppo.
Adesso inoltre sto conoscendo meglio una persona che conosco da 9 mesi e mi fa
battere il cuore. Vorrei poter essere libera di vivere di nuovo e provare tutte
quelle emozioni che mi sono negata. Vorrei che i miei genitori capissero e mi
perdonassero il fallimento del mio matrimonio. Vorrei dire a mio marito che è
finita. Purtroppo non so come fare per dare il meno dolore possibile a tutti.
Ho paura che mi odieranno. Ma così ho paura di morire soffocata dal vuoto che
ho dentro.