martedì, settembre 28, 2010
BULIMIA SESSUALE ?
venerdì, settembre 17, 2010
LE STORIE DEL LIBRO 'LE VOCI DEL MAL D'AMORE'
METADONE PER LA DIPENDENZA AFFETTIVA
mercoledì, settembre 08, 2010
LA LASTRA DI GHIACCIO DELL'AMORE
Il motore di tutto è il nostro capitale: l' amore e la possibilità di farlo fluire in tutti i nostri rapporti. Cerchiamo rapporti proprio per aver la possibilità di entrare in contatto con il nostro amore, e quindi con noi stessi.
Se tali rapporti funzionano i soggetti in relazione mostrano e ritrovano se stessi in una danza dove quello che si offre è fluida come l' acqua. Acqua nel l' acqua non si divide...ci si immerge!
L' amore governa ogni nostra azione...e soffriamo se le resistenze che incontriamo non ci permettono di farlo scorrere liberamente. Le difficoltà relazionali "congelano" ma non distruggono quel patrimonio che, con la nascita abbiamo in noi.
Se c'è equilibrio...troveremo altre forme o altri rapporti per continuare a sentirlo.
Il rapporto con l'altro è tuttora in piedi, forse più intenso di prima. Spesso però no credo che sia innamorata di lui (come credo di nn esserlo più di mio marito) perché l' innamoramento non è altro che la gioia per la possibilità che l' altro ci offre per liberare il nostro potenziale. Non è dell'altro che veniamo illuminati ma dal nostro stesso amore, che è un amore universale.
L'altro, accettadoci e dandoci fiducia nonostante i nostri difetti, ci riflette la nostra stessa luce, illuminadoci.
Forse ciò che scrivo è folle o solo troppo sperituale...ma lo penso su serio e da un po.
Con mio marito c'è una lastra di ghiaccio. Ho la sensazione di esser stata con lui acqua nell'acqua, ma che col tempo, con le troppe incomprensioni e la solitudine che ho vissuto, ne ho gelato la superficie.
Lui continua a chiedere di far qualcosa...ma io non ho strumenti. Sento l'acqua che scorre in me...ma nn viene fuori con lui. Continuo a volergli bene, ad esser legata a lui profondamente, ma in relazione con lui, un vento gelido mi raffedda e mi fa star male. Preferisco non relazionarmi per non morir di freddo.
Lui è sempre cupo, lo vedo legato alle sue ferite del passato che non riesce a curare e che nn permette a nessuno di farlo...se nn per brevissimi momenti.
In tutte le sue manifestazioni vedo il dolore...ma nn posso far niente.
L'acqua cerca l'acqua e con lui trovo ghiaccio.
La nostra relazione risveglia ad entrambi vecchi dolori, entrambi vorremmo che l'altro li guarisca amando incondizionatamente e a prescindere da tutto quel che è stato. Ad impedirlo non sono i fatti verificatesi...ma quel vento gelido della solitudine che con lui ho sperimentato, anzi rivissuto!!!
QUESTO MARTIRIO D'AMORE PASSERA'
Ho 35 anni. Da 3 anni sto con un uomo di 52. 52 anni era l'età che lui mi aveva detto ma poi, stante che sono una persona molto curiosa e attenta a ogni minima gestualità, ho indagato su di lui. Mai avrei fatto una cosa simile ma i suoi comportamenti mi hanno indotto a farlo. Così ho scoperto che ne aveva 63. Anche se l'avevo scoperto e comunicato nulla è cambiato. Ho sempre amato questa persona e sempre l'amerò.
Lui è una persona molto particolare, attaccato ai soldi, lavora 24 ore al giorno per i soldi. Semmai un giorno dovesse diventare povero credo potrebbe arrivare a scelte di vita irreparabili. Io invece ho sempre vissuto con il mio stipendio e mai mi è balenato di chiedere a lui dei soldi, nemmeno per l'affitto. Sono molto orgogliosa e mio padre mi ha insegnato che quando si hanno i soldi si possono fare delle cose, quando non si hanno se ne fa a meno.
La mia vita con lui è sempre stata molto insolita. Lui agente di commercio molto ricercato, sempre all'estero, anche per 20 giorni. Mai una festa passata insieme. Lui doveva lavorare. I soldi, i soldi mi diceva. Io ero invisibile.
Non gli interessava se uscivo in scarpe da ginnastica, con i capelli scompigliati. Nessun cenno di voler vicino una donna affascinante. Non aveva occhi per me. Molto spesso quando lo chiamavo aveva il cellulare spento. Sono orfana di genitori. Lui è sempre stato il mio mondo. Ma i miei problemi erano i miei e i suoi i miei. Mai un ricordarsi la data di un compleanno, di un anniversario. Tre anni senza andare in ferie 5 giorni. L'unico tempo passato con lui è sempre stata la domenica pomeriggio dalle 14 fino al lunedì mattina.
Non mi portava mai fuori. Io ho sempre vissuto in casa. Sono una misantropa.
Leggevo libri, sdraiata sul divano. Guardavo la tv. Aspettavo un suo cenno di vita.
Se mi facevo carina per uscire nemmeno di uno sguardo mi degnava. Dovevo supplicare la sua attenzione con le classiche frasi idioti: ti piace la tua tata? e lui di fretta: sì sì bella bella.
Ho perso la mia identità. Ero una persona solare. Con lui mai una risata.
Eppure sapevo che a modo suo mi amava. Diceva che ero la sua vita. Strano modo di dimostrarlo. La mia visione era che lui correva verso i soldi i venti lavori messi in piedi e io continuavo ad allontarmi nella speranza che capisse che oltre al lavoro c'ero pure io.
Migliaia di volte ho chiesto di andare a fare un giro, di uscire, di parlare.
Ma non aveva mai tempo.
Un giorno a lavoro incontro una persona. 48 anni. Affascinante. Suscita in me quel qualcosa che si era assopito da tempo. Mi dava attenzione. Mi diceva sempre: così carina e così trasandata. Ho iniziato a mettermi i capelli in ordine, mi entusiasmava avere qualcuno che si accorgesse di questo fantasma.
Passava molte ore con me. Il tocco della sua mano mi faceva venire i brividi.
Sapevo che non era per sesso ma perchè realmente interessavo. Anche nel dialogo si andava avanti a ore.
Mi ha regalato una rosa. Avevo perso l'emozione di ricevere un regalo. Una rosa. Ero felice. In breve alla fine ci sono andata a letto. Lui si era innamorato di me. Io mi sentivo un verme il giorno dopo. Sono stata male per quello che ho fatto. Lui l'ha scoperto da un messaggio. C'è stata una lite furibonda finita con un'agressione nei miei confronti e 15 giorni di prognosi.
Non ho potuto spiegare che quello che mi mancava era la sua attenzione. Tre anni passati a lavorare, senza chiedere nulla. Non voleva mai gli chiedessi dove'era.
Poi è tornato dicendo che senza di me non poteva stare. Iniziamo di nuovo.
All'inizio c'era entusiasmo da parte sua. Ora ogni giorno che passa è una frase sibillina che lascia intendere il mio gesto. Non vuole più che io dica alcune frasi di uso comune tra di noi perchè gli danno noia. Ogni giorno ha una versione diversa. Ho provato a parlare ma lui non fa altro che rinfacciare che sono stata io la causa e che ora devo pagare per quello che ho fatto. Mi sta martorizzando mentalmente e io piango di nascosto perchè non riesco a spiegare che la sua brama di soldi lo ha portato a quello che è oggi. Se oggi a 64 anni ancora non si è sposato forse un motivo c'è. Ma non mi ascolta. La colpa è mia. Mi ha addirittura rinfacciato che lui lavorava per mantenere me. Assurdo.
Io lavoro ho un buon stipendio e mi sono sempre pagata le mie cose. Ma dal momento che due vivono insieme le spese si affrontano a metà.
Ovviamente fa fatica a fare l'amore con me. Dice che gli si accende la lampadina mentre fa l'amore e si blocca. Mi dice che devo dargli tempo perchè quello che ho fatto è ripugnante. Ho infranto i suoi sogni. Quali? Non me ne ha mai reso partecipe. Lui ha sempre voluto tenere le redini della nostra relazione. Lui faceva tutto senza dirmi mai nulla. Nel suo lavoro l'ho aiutato tantissimo per le traduzioni e mi ha eliminato. Io che mi alzavo alle tre del mattino per collegarmi in skype per far da interprete con la cina.
Io che non ho mai smesso di lavorare per tre anni, ho passato la morte dei miei, sono sempre andata avanti con un caterpillar. Quando doveva andare in Brasile per la casa e gli dicevo vengo con te lui mi diceva: sono troppi soldi. Ma ti ho per caso detto che mi devi pagare il viaggio. Lui in brasile 20 giorni, io a casa a lavorare.
L'ho tradito. Ho fatto una cosa infame e sto male. Ma devo prendermi tutti i torti di questo. A parte il gesto infame io credo che una donna, come un uomo abbiano bisogno delle dovute attenzione. E' giusto lavorare ma esiste anche un rapporto di coppia fatto di dialogo, di parole dolci, di divertimento che può essere anche un gelato fuori in città. Non sono mai stata una persona esigente, lui stesso me lo ha sempre detto. Mi paragonava alle sue ex alle quali regalava
vestiti di Pinko, Cavalli. A me che me ne frega? Io non sono una marca che cammina.
Ora è un calvario. Abbiamo cambiato città e casa per iniziare di nuovo. Io ho perso il lavoro. Adesso mi rinfaccia che ha speso soldi per prendere in affitto una casa. "se non fosse per me tu saresti ancora la".
Una notte. Non una relazione che andava avanti da anni. Una notte dove ho ricevuto quello che volevo da tempo. Attenzione, coccole, protezione, una rosa in regalo e soprattutto considerazione.
Ma la colpa deve essere solo e soltanto mia? Vi chiedo a voi cosa ho sbagliato in tutto questo oltre al tradimento. Chi mi conosce mi dice che con il lavoro che fa chissà quante ne avrà in giro. Premetto che non mi ha mai portato fuori a cena con i suoi amici. Sempre cene di lavoro. Sempre? Ovviamente lui si è confidato con i suoi amici per i quali le parole lasciano il tempo che trovano.
Tutti sono capaci di giudicare in base a ciò che viene detto e ovviamente tra uomini vi è solidarietà.
Questo martirio passerà o piangerò ancora per quanto?
LUI SOSTITUISCE LA FIGURA PATERNA
Io mi sono riconciliata da pochi anni con i miei rei di essermi stati poco vicini...amavo e amo mio padre di un amore viscerale che da piccolina mi faceva star male solo al pensiero di perderlo, ero gelosa come una moglie o anche di più e ansiosa come mia madre ad ogni piccolo ritardo tanto che pregavo Dio piangendo che non lo facesse morire.
Mi sono sposata giovane e poi ho divorziato, ho sempre gestito le mie storie facendo la parte del leone, ero io che decidevo e che lasciavo...anche lasciare mi faceva star male ma era sempre meglio che il contrario e quindi le storie non duravano più di due anni piene di tradimenti da parter mia. Poi due anni fa ho conosciuto un uomo molto più grande di me un professionista, brillante affascinante e colto con un piccolo difetto, single convinto e mammone spudorato e lì sono andata giù di testa...
lui riesce a farmi salire sulle stelle con i suoi elogi le sue belle parole..e a portarmi all'inferno quando dice che nn vuole sposarsi ne' men che meno farsi una famiglia.
non riesco a staccarmi il fatto di stare con un persona osì accresce la mia autostima anche perchè frequento posti e persone che senza di lui non avrei mai frequentato. ho provato a tradirlo a lasciarlo ma non riesco a staccarmi ha un potere su di me quasi diabolico...credo che lui sostituisca la figura paterna che mi ha trascurato da piccolina. ogni suo apprezzamento è per me vitale, mi da il carburante per andae avanti, poi però quando penso che non ci sarà mai nient'altro che questo impazzisco di dolore ma questo comunque non mi da la forza per lasciarlo, ho paura di trovarmi da sola.
lunedì, agosto 09, 2010
L'OSPITALITA' DELL'AMORE
Essere ospitali, termine astratto che ognuno di noi può interpretare come un'attore di teatro interpreta la propria parte e da cui nasce la forma, è proprio dalla forma che inizia il ns. percorso interiore di ricerca della propria identità .
La forma basata su istinti emotivi distruttivi quali la considerazione induce ad un' errato sviluppo, mi ricorda molto un cavallo imbizzarrito di cui si perdono le redini e ci trova in balia degli eventi
E' di fondo la considerazione il problema princip
Dove c'è l'esigenza di essere considerati , sicuramente il piacere diventa obbligato al fine di arrestare l'ansia di considerazione e di abbandono che vi è in noi e così diventiamo tossici di tutto ciò che ci fa sentire vivi, anzi morti ancora maggiormente incapaci di vedere altre strade relative al ns. benessere.
Vivono in noi due realtà ben chiare ma difficili da conciliare: la forma intesa come rapporto con gli altri esseri a cui chiediamo il riscontro di essere: vincenti e bravi e buoni e simpatici e l'altra realtà emotiva difficile da condividere piena di: paure e insicurezze, libido, invidia, gelosia - furbizia - capricci.
Nel momento in cui riusciamo ad identificare questi ns. due stati ci troviamo incapaci di accettarci per quello che effettivamente siamo e preferiamo continuare a vivere sdoppiati in un labirinto, dove ogni giorno pensiamo di trovare la strada per uscirne ma che ci fa ritrovare allo stesso punto di partenza
Ho avuto modo di ripercorrere molte volte le strade che ritenevo giuste per uscire da una situazione di sofferenza che oltre che farmi m
Ma come uscire da un groviglio di emozioni e da uno scontro fortissimo con chi mi stava vicino dove i ruoli di carnefice e vittima si scambiavano in continuazione dove il vero di adesso era il f
La gelosia altro fattore egoistico, considerarsi di essere il centro del mondo è paragonabile ad un bambino viziato che batte i piedi per un proprio capriccio, più che condividere si pensa di poter possedere l'Altro ed avere potere sullo stesso.
L'orgoglio ferito di maschio o di non essere unico ed indispensabile uomo assieme alla paura che
L'unica soluzione trovata era accettare di essere un essere imperfetto ed in via di sviluppo con la capacità di accogliere i propri errori come esperienze di vita, abbattendo la forma ed avere l'umiltà di iniziare un percorso spiritu
Da qui l'accoglienza e definizione, date da un lungo lavoro introspettivo d'accettazione che uniscono la ns. identità dando un' equilibrio insperato in altri momenti ed un benessere, si dato dal piacere ma da un piacere costruttivo e condiviso che si basa su fattori di conoscenza e lavoro sia interiore che fisico.
L'inizio del benessere è iniziato con la consapevolezza della propria identità ed il riconoscimento della propria debolezza e nel momento in cui sono riuscito a dar voce alla parola spiritu
Quando ho capito che la Vita mi sta dando ciò di cui ho bisogno ( paure ,emozioni ,sfide ) e che si basa sull'agire e non sull' idealizzare; per avere la concentrazione di conciliarsi con noi stessi e la capacità di affrontare nuove sfide per abbattere barriere, quando ho recepito che bisogna essere ambiziosi ed accettarne le conseguenze, dove l'abbandono inteso come riconoscimento della propria piccolezza e che l'accoglienza di se stessi riesce a fare miracoli, mi è capitata una cosa stranissima, mi trovavo sulla tazza del bagno e Simona è entrata con una piccola brochure de un'agenzia immobiliare dove vi era la foto di questa casa che in me ricordava la casa dell'infanzia, con un vigneto , un castagneto ed un bellissimo prato, dopo varie visite e trattative ne è seguito l'acquisto sempre razionalmente ponderato ma nello stesso tempo alla ricerca di quell'insicurezza che in un certo qual modo significa fede per quello in cui si crede.
Pian piano le Dame, questo è il nome che gli è stato dato sono state rivalorizzate, iniziando dal terreno, avevo la necessità di risvegliare il mio corpo ed il ripulirle e dargli ordine, favoriva in me una gerarchia conosciuta ma mai attuata dove le componenti primarie riuscivano a convivere, dove la Spiritualità, la sensibilità ed il corpo si erano in un certo qual modo sincronizzati e riuscivo a sentire il respirare della natura, dove la temperanza è vita e la cura amore.
Noto che ciò che facevo e faccio per il terreno è come se lo facessi su me stesso; dove il silenzio riesce a toccare le corde più intime del mio percorso riuscendomi ad emozionare ogni qualvolta ne entro in contatto.
L'indipendenza emotiva implica grande impegno e le trappole del cammino sono sempre li a portata di mano, le riconosco le vedo cado e risorgo ma adesso che le Dame vi sono ed mi hanno aiutato ad accendere il sincronismo interiore sono solo dei piccoli graffi e non inconsapevoli profonde cicatrici difficili da riconoscere .
Spero di riuscire con il tempo a trasformare la casa in una locanda, intesa come un luogo dove l'ospitalità abbia la capacità come la natura di farci sentire legati gli uni agli altri e dove la condivisione della propria essenza possa essere espressa in ogni momento nel rispetto dei tempi dei luoghi che ognuno di noi percorre nella ricerca della propria identità .
SUICIDIO PER AMORE
RIFLESSIONI....
tania l. gobbett Età: 43
Ho detto superificialmente credo, anzi ingenuamente, ad
un analista che doveva certificare se soffro o meno d'ansia
quando credevo di averla superata tranquillamente e
finalmente in un senso più quieto e dinamico,
che dato che mi piace l'arte e vorrei continuare ad insegnarla
forse sono un tipo livemente narcisista quando l'altro cerca
di apprezzarmi per questo soltanto, ritirandomi un po' dietro
la cattedra, qualche volta, come un gufo o un picchio,
uno scoiattolo nella casetta - è vero do' un'importanza particolare
all'analisi del testo e mi diverte, come da piccola giocando
all'elastico o saltando sui numeri e giocando agli insiemistica,
ma non per questo ingigantisco il suo ruolo rispetto alla situazione
di fruizione o al contesto produttivo se rientra - mi interessa
l'analisi dettagliata è questo (una volta un quadro mi ha preso
globalmente per quanti colori e come erano disposti per descrivere
delle onde a Monaco), ma sempre con il tempo - sono una di quelle
persone che talvolta concentrandosi, su un'opera, la indaga
minuziosamente in cerca della verità che esso enuncia,
ma non per questo resto abbacinata, anzi la descrizione mi porta
a ridistendere la rete, non so come dire altrimenti - sono infatti
una miriade i fattori che mi colgono di soppiatto e spesso, nella
mia esperienza, non di meno è il contesto di esposizione,
il come, lo spazio neutro lasciato tra le opere -
A volte mi prende come al lazo, proprio
l'innesco di poesia e pittura, così facendo mi accorgo di altri punti di
vista, come se non so se qualcuno si ricorda, d'esser stati fatti volare in
braccio, o ruotare in torno, è come vedere le cose da un punto i vista
differente decentrato; a volte mi improvviso poeta per poter entrare
empaticamente nel vestibolo suggestivo dell'opera: non crede che sia
l'esatto opposto di una personalità centrata solo su di se,
narcisista e fusionale capricciosamente?
Io sinceramente sono un po' menefreghista - se potessi
viaggerei anche da sola attorno al globo
- detesto essere condizionata troppo -
ma l'altro è l'armonia con cui puoi vedere un senso al tutto -
è il respiro del mondo e non riesco a fare a meno:
mi siedo sui quei gradini e guardo anche
per un'ora soltanto la folla, di questo si riesco ad innamorarmi -
a stupirmi - come la domenica in piazza maggiore -
dove non passano le auto e la gente sta
lì a leggere il giornale e parlare del più e del meno senza conoscersi
neanche o stando zitti insieme - l'individuo che sbuca dalla natura stessa
della città, il bosco in una montagna in cui il cerbiatto cerca il suo sentiero,
i delfini da una nave, le nuvole...che diventanto verdi e rosse viste da
est-ovest su un ponte parigino - no, la bellezza è contemplabile: per me
l'immersione in acqua con maschera e pinne equivale alla rinuncia a qualcosa,
all'accettazione di un rischio: poter contemplare qualcosa che altrimenti non
puoi cogliere - ma non c'è nulla di autocontemplativo, banale dirlo, l'unica
componente autocontemplativa che ho sperimentato in vita mia è il
vipassana-joga (forma più o meno complessa di autoterapia microshiatsu) e lo
specchio di casa dove mi considero un po' una maschera di mimo... niente di
più - come se un po' di coreografia male non facesse, comunque lo specchio a
volte mi rassicura - vedersi cambiare, scorrere e rassicurarsi di dominare il
proprio modo di fare quanto basta. Da piccola solo una volta mi sono divertita
da pazzi a mettere sulla faccia una maschera bianca per vedere cosa sarebbe
successo al mio viso: ero sorpresa... ci vedevo il teatro nella sua capacità di
realizzare un'altra parte di sé che vive autenticamente nel gesto e nel
racconto.
Non me ne frega nulla se una persona persino si gira mentre le parlo,
se questo vuol dire qualcosa lo deve alla propria comunicazione non verbale,
quello che desidero in quel momento in genere, è poterla sorprendere
improvvisando una comunicazione alternativa, o anche sperimentando
il mio essere e basta e il suo essere e basta, fuori dalle propriezioni immagino.
L'ho sperimentato sviluppando un negativo con una mia amica -
ci si dicono cose che altrimenti non si ha il coraggio di dire, perché non so.
Se lo spazio dell'enunciazione, del discorso è il luogo intersoggettivo
del fare muro a qualcosa, favorendone
un'espressione propria, non ci vedo nulla di male, ma torno a pensare che
prima o poi l'attore di riprenda la sua parte e dia vita nuovamente al corso
degli eventi, tentando di dare a queste una prospettiva intersoggettiva
identitaria necessaria a comprendere il destino umano - tra sè e ciò che spera
l'altro potrà essere in quella sensazione di separatezza che scorre tra gli
individui, dove tutto è germinalmente possibile... non che io dia solo
importanza al racconto, ma la sostanza dello scibile in cui si immerge è sempre
differenziale, non riesco a fondere le due cose, è come se individui diversi,
abbiano compiti registici in cui è possibile incontrarsi, così l'immagine e il
testo, che può essere altrettanto 'astratto', ma offrendo quell'incontro
sono sempre comunque a cospetto dei propri incipit ed exit - rispettano quel
vestibolo dato, e se indovini, coreograficamente, restituiscono comunque uno
spazio proprio, un tempo e un valore assunti.
Mi spiace, le legge (la medicina ha le sue) dice che la prova autoctica vale
poca cosa, il paziente non sa il valore la gravità di una cosa, è un dieci %
rispetto all'anamnesi, perché più spesso definisce un comportamento sociale
percepito e assunto più che un proprio. Esempio, cado su uno scalino tagliente
che non è stato smussato: guardo attentamente il solco dolorante che
ancora non sanguina chidendomi se sarà rotto sotto - ma non lo so ancora...
non necessarimanete è rotto. Probabilmente il medico mi guarderà splancando
occhi e orecchi e poi regalandomi un sorriso guancia a guancia mi dirà
è tutto ok e se sono stata brava a non sporcare e infangare la ferita,
si complimenterà... non per etichetta, per conoscenza di una forma
intrinseca dell'educazione: il rispetto.
domenica, agosto 01, 2010
CON MIO MARITO HO SOLO UN AMORE FRATERNO
Buongiorno, sono una donna di 35 anni. sposata da 3 anni.
Mi trovo a dover scegliere tra la mia felicità e la sua. Non riesco più a
vedere un futuro con lui, ho provato in tutti i modi, ma forse devo gettare la
spugna. Non mi ha mai cercata, desiderata e amata come mi aspetto da un uomo.
Abbiamo un amore fraterno. Quando facciamo l'amore è solo se lo cerco io e non
si va al di là dell'atto fisico, nessun trasporto, nessuna passione. Mio
marito è una brava persona, a livello materiale non mi fa mancare nulla.
Lavoriamo entrambi e la sera quando rincasiamo lui si mette a bere. Da un anno
ad oggi bevo un po' anch'io per non sentire il vuoto. Non ama mangiare, io
adoro cucinare, apparecchiare e condividere questo momento, ma con lui in 6
anni sarà successo 10 volte. Ho provato ad andare via anni fa, ma è caduto in
depressione e mi ha fatto sentire così in colpa che ho avuto paura potesse
farsi del male e sono rimasta provando a ricucire lo strappo. Non ci sono
riuscita. Dentro di me si è rotto tutto. Lui invece non vuole vedere, nega
l\'evidenza e si aggrappa al nostro dialogo. Dialogo che non è niente. Io parlo
e lui non mi sente, lui parla e io lo sento anche troppo.
Adesso inoltre sto conoscendo meglio una persona che conosco da 9 mesi e mi fa
battere il cuore. Vorrei poter essere libera di vivere di nuovo e provare tutte
quelle emozioni che mi sono negata. Vorrei che i miei genitori capissero e mi
perdonassero il fallimento del mio matrimonio. Vorrei dire a mio marito che è
finita. Purtroppo non so come fare per dare il meno dolore possibile a tutti.
Ho paura che mi odieranno. Ma così ho paura di morire soffocata dal vuoto che
ho dentro.