lunedì, settembre 26, 2011

HO AVUTO UNA STORIA DI SESSO COL MIO PRIMO TERAPEUTA

Marta Età: 48
Nel 1985 andai da uno psichiatra per ragioni di anoressia e problemi con il cibo. Avevo 22 anni.
Purtroppo io ho vissuto una storia di sesso con questo terapeuta (nel mio caso non posso parlare di amore ma solo di sesso) dal 1985 fino al 1992, storia finita a causa della morte del terapeuta, deceduto nel 1992.
Storia complicata anche dal fatto che lo stesso terapeuta seguiva in terapia anche mia sorella.
Dopo la morte del terapeuta io ho saputo da mia sorella che il terapeuta oltre ad avere rapporti sessuali con me, aveva anche baciato mia sorella.
Inoltre lui mi aveva mandato a lezione suo figlio per parecchi anni, per questa ragione mi sentivo spesso telefonicamente con sua moglie (un vero triangolo amoroso e perverso che forse procurava piacere alla sua mente malata).
Ho accettato tutto questo in modo del tutto succube per tanti anni senza mai farmi delle domande e neanche fare domande a lui. Io non gli ho mai chiesto niente.
Non abbiamo mai parlato dei nostri rapporti sessuali, li avevamo e basta.
Io e lui ci siamo sempre visti solo ed esclusivamente nel suo studio e io gli ho sempre pagato le sedute.
Quando dopo la sua morte mia sorella mi ha detto che loro due si erano baciati, sono andata a fare un colloquio da una terapeuta, che sapevo essere sua conoscente nonché sua allieva.
Dopo avere raccontato la mia storia a questa terapeuta, la stessa mi ha mandato via urlando e senza farmi pagare. Poi ha telefonato alla moglie del mio ex terapeuta raccontandole tutta la storia, che io comunque le avevo detto all'interno del segreto professionale. La moglie del terapeuta mi ha telefonato per chiedermi se ci eravamo visti anche fuori dal suo studio e io le ho detto di no che era anche la verità, ma non ho avuto la prontezza di spirito
di negare.
Poi ho tentato di suicidarmi.
Fortunatamente dal Pronto Soccorso mi hanno mandato da uno psichiatra dell’Ospedale molto bravo, che pur vedendomi soltanto per poche volte ha avuto la capacità di ridarmi quel minimo di fiducia necessaria per andare avanti.
Non so proprio come ha fatto. E' stato bravissimo. Forse se non lo avessi incontrato non sarei sopravissuta.
Poi dal 1994 al 1997 sono andata da una terapeuta, che mi ha aiutato a ricostruirmi una vita.
In quegli anni ho usato le mie energie soltanto per sopravvivere e senza accorgermene ho rimosso la storia suddetta alla quale non ho più pensato per tantissimi anni.
Non so proprio come ho fatto.
Ma sono riuscita a trovare un uomo (mio marito) che amo tantissimo e che anche lui mi ama e che in un certo senso anche lui mi ha salvato la vita (insieme allo psichiatra dell’ospedale), come gli dico tutti i giorni. Mi sono sposata e ho avuto due figli, un maschio e una femmina.
Anche nel lavoro sono riuscita a trovare una lavoro che mi piace molto e che mi realizza tantissimo e guadagno anche molto.
Ma io sapevo che in fondo in fondo non stavo del tutto bene , anche mio marito lo sapeva.
La mia anima era ed è tuttora malata.
Poi negli anni più recenti ho avuto dei problemi con il mio lavoro e allora sono andata da un terapeuta, questo da marzo fino a settembre 2009.
Ho portato a lui solo ed esclusivamente i problemi che avevo nel lavoro, che però nel giro di pochi mesi si sono completamente risolti.
A settembre però hanno cominciato anche ad emergere attraverso i miei sogni le vicende sessuali avute con il terapeuta deceduto. Allora ho capito che io dal 1994 al 1997, quando mi sono dedicata a sistemare la mia vita in contemporanea ho completamente rimosso la vicenda con il terapeuta.
Da settembre 2009 dentro di me si è aperto un grosso dolore che non sono riuscita più a rimarginare.
A fine ottobre ho abbandonato questo terapeuta perché durante la mia seduta telefonava ed io non mi sono sentita ascoltata.
A novembre sono andata da un altro da cui tuttora sono in cura.
Capisco di essere ancora ferita dalla vecchia vicenda.
E le chiedo "come può il mio primo terapeuta essere stato così scorretto e così pazzo ? Com'è possibile che non vi siano dei controlli, che non siano obbligatorie delle supervisioni ? E anche la sua collega che ha telefonato a sua moglie come può essere stata così scorretta ? E mi chiedo come posso ancora fidarmi della psicoterapia ? E degli psichiatri o psicoanalisti o psicologi ?

LEGAMI DEVASTANTI CON SACERDOTI

riva Età: 59
Per la seconda volta nella mia vita, sono ricaduta in un legame devastante. Ambedue con sacerdoti. Il primo l'avevo contattato per aiutarmi a tirare avanti un matrimonio disastroso; l'aiuto è stato una corte serrata a me che, per il mio vissuto infantile ed adolescemziale sono una affamata d'amore. Allora avevo pensato che se una persona cosù dice di amarti, vuol proprio dire che il sentimento è forte. Mi accontentavo che mi amasse anche sacrificando la parte della sessualità per non sentirmi troppo in colpa e salvaguardare anche lui. Ben presto mi serviva più dell'aria per respirare: sei anni di apparizioni e sparizioni, sono diventata 40 chili ecc.
Ne sono uscita e ho messo a tacere tutte le mie emozioni,ho rivestito i ruoli che dovevo rivestire senza concedere niente al sentimento e alle emozioni.
Cinque anni fa mi è stato diagmosticato un tumore, la paura e le sofferenze sono state di molto inferiori a quello che avevo sofferto allora. Il luglio scorso un altro sacerdote ha cominciato a mandarmi messaggi e a scrivermi cose gentili. L'ho pregato di lasciare perdere, gli ho detto di non farmi del male, mi ha promesso che non me ne avrebbe fatto, mi ha corteggiata, amata tanto che credevo fosse l'uomo dei miei sogni pur sacrificando la sessualità per scelta di entrambi. Mi sembrava una persona equilibrata, ci sono ricascata, ora si defila, non si fa trovare e io sono alle solite, non mangio, vomito, vivo attaccata al cellulare, mi riompio di tranquillanti perchè non so dove starem come trovare pace. Faccio fatica ad andare al lavoro, ogni mattina devo violentarmi per alzarmi. So che sembro ridicola per la mia età e me ne vergogno, ma probabilmente questo punto è rimasto per me troppo vuknerabile. Ho iniziato una terapia psicologica. Speriamo. per ora desidero solo che torni.
Grazie

LIBERTINAGGIO E NARCISISMO

Narciso70 Età: 41
Non so bene qual'è il motivo che stamane mi spinge a scrivere su questo blog o forse lo so, la necessità di un confronto con chi non mi conosce e non conosce la mia attuale partner e che quindi, nel caso in cui desse un giudizio o un parere lo dia esclusivamente su ciò che riporto, senza condizionamento alcuno.
Ho 41 anni, un matrimonio fallito alle spalle ed un figlio nato nel matrimonio; ho avuto una lunga e travagliata relazione, oltre 4 anni intervallati da mesi in cui ho vissuto da single riprendendo quello che era lo stile di vita per cui avevo interrotto il matrimonio ossia il libertinaggio assoluto, con una donna dalla quale ho fatto di tutto per allontanarmi pur sapendo di provare nei suoi riguardi un amore ed una passione fortissimi, con l'obbiettivo di restare ancora una volta da solo. Oltre un anno fa è finita questa relazione che comunque ha continuato ad avere strascichi per mesi (per la mia continua ricerca della persona lasciata prima e per il suo non voler accettare la fine della relazione dopo).
Nel frattempo, poco meno di un anno fa, dopo alcuni mesi di un nuovo libertinaggio, ho iniziato una nuova relazione con una donna mia coetanea che, all'inizio almeno, io inserivo all'interno di quel meccanismo che mi portava a non voler stabilire relazioni affettive stabili ma che mi portava a saltare da un letto all'altro senza alcuna reticenza, nella quasi certezza che prima o poi la precedente relazione sarebbe potuta riprendere. La nuova compagna si propose parlando, fin dal primo momento, della necessità di una relazione stabile che avesse un senso concreto e una prospettiva affettiva. All'inizio accettai le sue necessità senza dare troppa importanza alle conseguenze di ciò che dicevo, infatti, dopo alcuni mesi cominciai a sentire la necessità di capire se quella che avevo iniziato era una relazione nella quale realmente volevo investire tutto me stesso, oppure se tale necessità era un condizionamento dovuto alle necessità dell'altra persona e pertanto, mi allontanai dalla nuova partner per cercare di capire se il rivedere l'ex mi avrebbe potuto rivelare di esserne ancora innamorato; fatta la "prova" dopo pochi giorni sentii la necessità di ricercare la nuova compagna e di confessarle tutto il mio amore e la mia volontà di dare un senso al tempo trascorso insieme fin li. Per mia fortuna la ritrovai disponibile a riprendere la relazione e a ricominciare, nonostante il mio allontanamento. La relazione riprese e, nonostante i periodici attacchi dell'ex, è andata avanti anche se spesso, la mia partner ricercava tra i miei telefoni, le mie e mail ecc... la presenza dell'ex, evidentemente e giustamente, quei giorni l'avevano segnata ed io, cercando di comprendere, accettavo questa forma di controllo. Poi la relazione è andata aventi fino ad un punto in cui, ritengo ci sia stato un "corto circuito" ossia ci fu un momento in cui, mi sentii non più desiderato, dal punto di vista erotico, dalla mia compagna e da quel momento in avanti ho cominciato a vivere una strana forma di gelosia non meglio motivata e fui io a cominciare ad indagare tra i suoi strumenti di comunicazione (telefoni, pc, ecc) o meglio, lo facevamo a vicenda ed io mi sentivo legittimato a farlo di conseguenza al suo comportamento. Un giorno lei trovò nel mio pc una mail che io avevo inviato alla ex, con contenuti indubbiamente inadeguati, in realtà io avevo scritto quella mail, sbagliando, nel tentativo di rabbonire la ex davanti ad una nuova serie di attacchi che, credevo, avessero potuto minare la mia nuova relazione. Riuscii dopo alcuni giorni a recuperare la mia relazione, ma da quel momento è come se si fosse interrotto qualcosa, lei, nonostante il mio impegno a darle le sicurezze in merito alle prospettive di farla venire a vivere a casa mia a coinvolgerla nei rapporti familiari ecc, non è più stata la stessa o meglio io l'ho vista diversa e l'ho sentita diversa. Tutto però è continuato, abbastanza normalmente, fino a quando una sera, dimenticò un cellulare, che lei usava pochissimo ma che utilizzava come sveglia, a casa mia.. lasciai quel cellulare dov'era fino alle 2 di notte e poi, decisi che era il momento di spulciarlo, il risultato fu, una intera notte insonne a leggere oltre 4000 sms... con il problema che quegli sms si fermavano a molto tempo prima della mia entrata in scena, quindi razionalmente non c'era niente che mi dovesse riguardare, fatto sta che lessi di comportamenti che non apprezzavo nella mia compagna, anche se tenuti in precedenza alla mia comparsa... La mattina dopo, in maniera del tutto irrazionale presi ad attaccarla e a pretendere le password della posta elettronica e del social network da lei assiduamente frequentato, le ottenni entrambi prima che lei potesse accedervi per cancellare qualcosa, e ancora una volta non trovai niente che potesse riguardare la mia relazione con lei... eppure i nervi mi saltarono e la incontrai poche ore dopo, coprendola di insulti e di offese in merito ai suoi "atteggiamenti" precedenti all'inizio della relazione... ovviamente mi fu consegnato il "benservito" ed ancora una volta mi dovetti allontanare, nonostante le reiterate scuse e richieste di perdono per i miei comportamenti.
Ancora una volta, dopo giorni, riuscii a riprendere questa relazione... che tra alti e bassi è proseguita, fino a quando, nonostante l'impegno a non dare più importanza alla presenza sul social network e alla continua ricerca di e mail, da lei praticata con il telefono e nonostante la sua reticenza a parlarmi delle persone che la contattavano e con le quali intesseva relazioni di "amicizia" che io, invece ritenevo, nascondessero (come ho sempre fatto io stesso e tutti gli amici uomini) l'interesse da parte degli "altri" ed una sua volontà di "civettare" e di sentirsi apprezzata. Un giorno, quasi per gioco, io le aprii il mio contatto del social network, e nonostante non ci fosse niente di compromettente lei prese ad attaccarmi per alcune chiacchiere scambiate con una donna in merito alla mia relazione con lei (la mia compagna) fatte assolutamente a scopo di sfogo; davanti ai suoi attacchi, le proposi di fare altrettanto e di aprire il suo profilo, in mia presenza, ovviamente la sua reticenza fu fortissima ma alla fine cedette ed io ci ritrovai una chiacchierata con uno di quei personaggi che io ritenevo volessero da lei qualcosa in più che una semplice amicizia, infatti nel corso dello scambio di messaggi, ci trovai un esplicito invito ad uscire, con una scusa, insieme, invito da lei rifiutato ma in maniera blanda dicendo, che:"haha... non è possibile, tu lo sai" con la conseguente ed ovvia risposta: "...vabbè, però quando torni single... io ci sono" e poi il giorno dopo della conversazione ritrovai un esordio di chiacchiere fatto da lei. Li per li, mi arrabbiai, ma memore dei precedenti litigi, tenni un tono abbastanza pacato e lasciai scivolare la cosa... alcune settimane dopo, per una banalità, fu rimessa in discussione la mia "correttezza" e la mia "fedeltà"... e da quel momento, fu come se ogni mia forma di autocontrollo fosse saltata e nella ricerca di ottenere una sua ammissione di responsabilità nell'aver dato confidenza a quella persona e nel non avere stoppato in maniera, fosse anche scorbutica, quell'accenno di interesse, davanti alla sua volontà di far passare la cosa come una innocente chiacchiera tra amici, persi il controllo e portai avanti la discussione per giorni in contesti del tutto inadeguati anche davanti a persone che non avrebbero dovuto assistere, mi rendevo conto di essere assolutamente fuori luogo e di esagerare nei toni e nei contenuti, ma ormai era come se si fosse rotto un meccanismo e andavo a ruota libera! Da li in avanti, ci sono stati allontanamenti e riavvicinamenti, riavvicinamenti durante i quali non ho più sentito da parte sua quel coinvolgimento di cui ho bisogno ed è superfluo dirlo, mille volte l'argomento che scatenò quella discussione è venuto fuori, ogni volta mi sono impegnato a non parlarne più, non solo del caso specifico ma anche, in generale dei suoi atteggiamenti sul social network e della sua necessità di "segretezza" sull'uso che fa del s.n. e della posta elettronica, sempre velati da una specie di "patina" di riservatezza, ci provo, ci riesco, ma solo perchè attuo una forma di autocontrollo sulle mie pulsioni, ma se dovessi dire che sono riuscito a superare la cosa, nonostante da un pò il rapporto sembra aver preso una piega normale, senza litigi e senza accuse reciproche, resta in me il tarlo della sua necessità di "segretezza" e "riservatezza" in merito all'uso degli strumenti di comunicazione, il tarlo mi induce, periodicamente a ricercare le sue pw, mi induce a ricercare nei pc tracce di una sua colpevolezza, mi induce a notare che non fa un passo senza portare con se il telefono su cui riceve e mail e notifiche varie, mi induce a non riuscire a dare un senso di normalità a questa relazione, nonostante, tutto sommato, non possa dire di avere controprova di altri comportamenti inadeguati da parte sua. Forse, la cosa più semplice che potrebbe fare, ma che non fa, sarebbe raccontarmi senza problemi le attenzioni, i contatti, gli apprezzamenti, che riceve con i vari strumenti di comunicazione, invece di dirmi che NESSUNO più l'ha contattata e nessuno più le scrive ecc...
Ammetto che così com'è questa relazione non ha respiro e finirà, nel momento
in cui, dovesse saltare quell'autocontrollo che mi sono imposto ed il mio timore non è tanto che finisca la relazione (nonostante sia la relazione nella quale ad un certo punto ho creduto tanto da aprire le porte di casa mia in maniera incondizionata mentre prima non sopportavo neanche la vista di uno spazzolino da denti che non fosse mio), ma temo che finisca per la mia "gelosia immotivata", giustificando lei rispetto al fatto che si allontani, pertanto la mia volontà di trovare una sua "colpa" è talmente forte da superare la paura della fine della relazione.

DIPENDENZA D'AMORE

anya Età: 50
...credo di essere un esempio,quasi perfetto,del caso mal d'amore.
Il mio problema con le dipendenze si manifesta ,come da manuale,quale conseguenza di una mancata attenzione della famiglia alle relazioni affettive durante la mia adolescenza. Ripensandoci anche il rapporto fra mia madre e mio padre era anch'esso una dipendenza affettiva.Lei più grande di 8 anni,lui la lascia appena non può più essere forte a seguito d'un incidente che la rende bisognosa d'attenzioni. Da parte mia ho vissuto due grandi amori falliti con grosse corrispondenze di psicologiche. La mia bassa autostima,ben celata dietro a una cristiana genrosità verso il prossimo,mi ha portato a sopportare prima un marito con grosse turbe comportamentali,poi convivente prepotente e violento. Il tutto per un totale di 30 anni! Tutti e due i pertners sono finiti con lo schiacciarmi fino alle botte.Il secondo ,in particolare,è ormai incapace di tenere con me un rapporto che non sia ben imbottito di accuse infondate,di punizioni e rimproveri.Inutile dire che il suo modo di porsi genera proprio quegli sbagli da parte mia dei quali poi mi accusa facendomela pagare con umilazioni e isolamento.Purtroppo ,pur rendendomi conto di questa realtà,soffro terribilmente la solitudine e la paura dell'abbandono,al punto di ritenere più rasserenante subire le ingiuste angherie.Capisco altresì,che sono io a pormi come soggetto dipendente e che senza volerlo mi cerco dei carnefici.La consapevolerzza è un buon punto ma non basta,servono strumenti e un punto di riferimento esterno per uscire dalla dipendenza d'amore.Tale e quale una vera e propria dipendenza da droga,persino i sintomi fisici assomigliano e purtroppo ne so qualcosa per esperienza diretta durante l'adolescenza.Grazie a Dio sono sempre riuscita a uscire dai grovigli delle dipendenze o forse sarebbe meglio dire che ho cambiato di volta in volta l'oggetto della mia passione.Ho bisogno d'aiuto perchè a volte la mia mente vacilla fra dolore e sudori fredi.

MI MANCA DA MORIRE

Amanda Età: 33
Salve Dottore.
Questo il fulcro della faccenda: convivenza di 3 anni, in gran parte allucinante. L'ho lasciato perchè arrivata al limite, ma nonostante tutto mi manca da morire.
Ci siamo voluti bene, sinceramente, fin dall'inizio, e so perfettamente che ancora è così, per ambedue.
Ma lui ha un grosso problema: l'ansia, e il suo "pseudorimedio": l'alcool.
Ho passato momenti a dir poco allucinanti a causa delle sue crisi, che sfociavano puntualmente in ubriacature assurde.
Non so elencare quante volte sono dovuta uscire, da sola, di notte, in cerca di lui nei vari bar del circondario, ed una volta trovato, dovermelo riportare a casa, barcollante, davanti agli occhi di tutti.
Inoltre le sue ubriacature lo rendevano aggressivo: non mi ha mai alzato le mani, questo no. Però in quei frangenti, tirava fuori tutto il negativo che c'era in lui.
Ho passato notti insonni a vegliare che non combinasse qualche sciocchezza, finchè non si addormentava.
E il giorno dopo, passati i fumi dell'alcool, era come nuovo, ridiventava quello che amavo, quel dolce ragazzo pieno di attenzioni nei miei confronti.
Per cui, tutto il disprezzo che mi era venuto naturale provare per lui la notte precedente, spariva, facendomi sperare di vivere tranquilla...fino alla volta successiva!
Queste crisi si sono fatte sempre più intense, ed eravamo d'accordo di intraprendere un percorso terapeutico, poichè non era normale tutto questo... percorso mai iniziato però, perchè da parte sua erano solo promesse e giuramenti, ma mai fatti concreti.
Finchè, dopo l'ultima crisi, due settimane fa, ho deciso di lasciarlo, e sono tornata dai miei.
La notte, prima di lasciarlo, non ho dormito, e mi vedevo fra qualche anno, priva di forza, con un uomo dipendente dall'alcool, e piena di debiti. Mi sono chiesta se il mio amore era tanto da poter affrontare tutto ciò, ma soprattutto se da parte di lui esisteva un po' d'amore per me.
Mi sono risposta che se lui mi avesse amata davvero, avrebbe provveduto ben tanto tempo prima a curarsi, constatando quanto questo problema ci stava allontanando.
Ma non l'ha mai fatto.
Ora sono qui, non esco mai, ci continuiamo a sentire via sms, perchè lui m'implora di tornare, giurando di essere cambiato, giurando che non può vivere senza di me.
Io sento dentro di me un forte impulso a tornare, ma qualcosa mi frena: la mancanza di fiducia.
Troppe volte sono ritornata sui miei passi, ed ogni volta mi sono pentita.
Ma anche adesso sono pentita: di averlo lasciato.
Non so se ho fatto la cosa giusta, se è stato un gesto egoista il mio, o se dovevo farmi forza e rimanere al suo fianco finchè non si fosse risolto questo problema.
Sono molto confusa, vivo ogni giorno una guerra interna, tra ragione ed istinto.
In più la mia famiglia mi ha messa davanti ad un'altra scelta: o resto con loro, o ritorno da lui, ma se ritorno da lui loro con me hanno chiuso. Lo so che sono molto preoccupati per me, per il mio futuro, perchè pensano che costui potrebbe rovinarmi la vita.
Onestamente non so cosa fare. Gli dò un'altra possibilità, visto che si è messo in terapia sul serio stavolta (conosco nome e cognome del suo dottore)? o chiudo definitivamente per evitare altre delusioni?
Mi fa male pensarlo da solo, essere convinta di amarlo e di non poter esprimere i miei sentimenti. Vorrei farlo ma sono frenata.
Spero di essere stata abbastanza chiara.
E spero di avere un Vs. riscontro il prima possibile.
Grazie infinite
Amanda

AMORE IN CHAT

....Salve...è successo anche a me di trovare in chat il lupo travestito da agnello....
Di lui mi è piaciuta ..la sua anima..il suo modo di scrivere ..di farmi sentire vicina ..nonostante un pc di mezzo..
Quando ci siamo visti..ci..siamo innamorati all'istante...o meglio ..MI sono innamorata....
Lui mi ha raccontato una storie inverosimile...Diceva di essere un agente segreto...che lavorava per lo stato....e che io dovevo comprendere i suoi eventuali vuoti esparizioni....
l'ho fatto....l'ho fatto per lungo tempo....un anno.....
Non c'erano uscite....non c'era possibilità di rintracciarlo per prima....non esistevano sabato e domenica....non sapevo dove abitasse...
..di lui conoscevo solo quello che mi diceva....e a cui io credevo....
....Lo vedevo una volta al mese circa ...per due ore...Lui diceva di essere all'estero per una missione segreta.....e per venire...mi chiedeva soldi..per poter pagare i biglietto...
Io gli credevo...ero innamorata.....e glieli davo....
Cercavo di giustificarli ogni cosa....silenzi...vuoti...sparizioni....misteri...ecc...
Ho dovuto troncare co una mail....era l'unico modo di fargli sapere qualcosa...Ho dovuto farlo perchè mi stavo annientando...
Non mi ha mai risposto....
E' ancora ferita recente...e fa male....
Fa male non sapere ..chi sia l'uomo di cui io mi sia perdutamente innamorata...e cosa di vero ci sia stato tra noi....
..passerà ..

lunedì, agosto 15, 2011

SENSI DI COLPA DOPO LA SEPARAZIONE

lau Età: 37
Sono in una relazione con un uomo che dopo 13 anni di matrimonio con la moglie, di cui 4 di tradimenti, ha deciso di lasciarla aiutato anche dall'amore che prova per me. A distanza di un mese dalla separazione, che non è ufficiale, lui sta provando sensi di colpa e credo un principio di depressione, di cui non vuole parlare per non rovianre le nostre giornate e non passarle a piangere. Dice che non lo vorrei se sapesse quanto sta male. Dice di stare bene con me e di amarmi, ma l'infelicità della moglie non lo lascia libero di esser felice. Comunque sente per lei affetto e la riconosce come una donna importante, una preziosa compagna di vita che non vorrebbe perdere di vista. NOn le ha detto della nuova relazione e sia lei che parenti e amici pensano ad una crisi passeggera. In tutto questo comincio a crederlo anche io, ed ho paura che lui abbia solo rivestito di amore una relazione che gli riempe la vita nel momento di un distacco dalla moglie motivato dalla sua sensazione di prigionia. Io no so quanto questi sensi di colpa siano giustificati e perchè non riesca a staccarsi e a stare davvero bene con me. Ma comincio a pensare che forse questa separazione sia davvero temporanea, e che tutto quello che lui stia facendo è cercare un rifugio temporaneo costruendo un amore che rpesto verrà messo alla prva da queste difficoltà. Mentre nello stesso tempo la moglie per forza di cose dovrà 'mollare' la presa, se lo rivuole indietro come dice telefonando e pianggendogli nelle orecchie ogni giorno. Io ho una bimba piccola, credo all'Amore per me insieme e forse sono egoista a desiderare che stacchi i rapporti con lei e smetta di risponderle e preoccuparsi, perchè tanto non è lui che può aiutarla. Mi sembrerebbe l'approccio più corretto ma forse non lo vuole davvero ... Non riesco a stare tranquilla nè a capire se questo suo 'attaccamento' sia positivo e normale e vada lasciato vivere, o se invece dovrei allontanarmi io, perchè comunque non si preannuncia nulla di buono per
questa relazione.

NON ESSERE VITTIMA DELL'AMORE

mariluna60 Età: 50
Ho vissuto una vita dipendente dall'amore e tutt'ora non potrei vivere senza, una vera e propria dipendenza ma la differenza è l'aver capito che un amore è tale se ti da la voglia di migliorare o andare avanti nella vita con coraggio per lottare e non se ti distrugge mentalmente o fisicamente. In amore ho dato sempre il massimo subendo a volte sofferenze fisiche o mentali credevo ogni volta che finiva una storia di non riuscire più a vivere eppure eccomi qui tra una sofferenza e l'altra sono arrivata ai 50...mai l'avrei creduto eppure ho avuto coraggio nel continuare a vivere ed ora sono orgogliosa di non essere stata una delle vittime dell'amore riuscendo ora a dare amore a chi ne ha bisogno veramente...faccio volontariato ovunque mi vada di fare. In realtà quando perdevo un amore credevo di perdere una sicurezza che mi mancava in famiglia....il suicidio ogni giorno della mia vita
lo volevo fare per quasi 30 anni ma con la nascita di mio figlio la mia debolezza è diventata all'improvviso una grandissima forza...!

CREDO CHE LUI SIA AFFETTO DA PHILOFOBIA

Key Età: 28
Ho conosciuto una persona in un gioco on line, semplice interesse comune che non ha nulla a che vedere con il sessuale. Abbiamo cominciato semplicemente con il chiacchierare, chiacchiere di due persone che si presentano e parlano dell’interesse in comune – neanche tutti i giorni – e finiscono con il tempo al parlare di tutto.
Dura da circa un anno, siamo anche passati per il vederci in web cam e di persona. Non mi era mai accaduto in tanti anni in cui gioco per questo capisco che la cosa per me è importante.
Il vero problema è che credo lui sia affetto da Philofobia. All’inizio mi parlava spesso del fatto lui non credeva nell’amore, non aveva una fidanzata, non ha rapporti sessuali e dice anche che non gli interessa assolutamente avere qualcuno perché lui non amerà mai.
Nel tempo io credo di essere attaccata a lui e lui ha continuato sempre più a cercarmi diventando più insistente. Ci sentiamo ogni giorno, tranquillamente senza pretese, dice gli manco se non mi vede o sente, parte per le vacanze e mi scrive assicurandomi non farà nulla con nessuna, che non sta facendo nulla.
Torna e mi chiama per informarmi è atterrato. Si offende o arrabbia addirittura se mi sente distante, non lo accetta. Allora succede che nel frattempo gli confesso che mi piace, mi dice non può ricambiare ma non vuole me ne vada che lo farei soffrire.
Non ho pretese, non sarebbe giusto essendo fidanzata ma ammetto vorrei averne.
Andiamo avanti avvicinandoci sempre di più addirittura in un periodo di litigi per altre questioni mi scrive la sera dicendomi che di pomeriggio mentre era in macchina ha avuto una crisi d’ansia, che è stato malissimo all’idea di non sentirmi più e perdermi. Abbozzo, non so che fare perché appena tento di spiegargli che non mi tratta come un’amica si chiude a riccio dicendomi lui mi tratta d’amica, che mai mi vedrà come altro, mi vuole solo come amica ed allo stesso tempo non mi vuole lasciare andare. Gli dico allora è un mai e mi dice di sicuro c’è solo la morte e appena gli ridico gli voglio più che bene subito torna a quel mai.
Spesso tra le varie cose che mi dice mi ha detto che i suoi non sono un esempio d’amore, che non sono una famiglia “amorosa”, mi ha detto di essere stato tradito, si considera brutto e non lo è affatto. Cose così, passando per quanto sono importante per lui, che mi vuole bene, che io potrei cambiarlo nel profondo, che io come sua madre sono l’unica persona che può cambiargli l’umore con una parola, che nessuna mai prima di me si era avvicinata tanto a lui. Ha detto una volta sono l’unica persona che non gli ha fatto paranoie strane, dice spesso che l’amore fa fare cose strane che non capisce e comprende. Io credo non si accorga solo che strare con qualcuno è normalità e non una luna da richiedere, ma forse sono io ad essere così. Gli ho detto anche che io credo lui abbia un problema che non vuole vedere ma non mi risponde, si chiude a riccio.
Qualche giorno fa ci siamo visti, siamo di due città diverse, siamo stati bene, riso, giocato, ci siamo divertiti, mi ha ringraziato di essere andata da lui [me lo aveva chiesto lui] e poi mi ha detto che con me ogni giorno è diverso, che sono una compagnia splendida che Cosa dovrei fare? Come si tratta una persona che si ama, che sembra proprio ti ama per tutte le cose che fa per te ma non lo riesce neanche a vedere? Che non riconosce neanche d’avere un problema?
E’ un anno ormai e più che va avanti ed io non so come aiutare e come resistere perché davvero voglio resistere e riuscire in questo cambiare la mia vita e lasciare ne faccia parte una persona per me davvero importante ormai così da far parte della sua.
Vi ringrazio e mi scuso per la lunghezza