sabato, marzo 07, 2009

SPERO DI SAPER MUTARE TUTTO IN AMORE PROPRIO

AV77 Età: 31 Sono passati ormai due mesi da quel maledetto giormo in cui lei ha deciso, dopo sei anni e mezzo, di farla finita. Inutile direche qualche segnale lo avevo pur notato; da qualche mese la sua insofferenzaverso la realtà si era fatta quasi insostenibile relegandola in una dimensionetutta sua che diveniva spesso inaccessibile pure a me. Diceva che le sembrava di non valere nulla, di essere trasparente agli occhi altrui, una fallita, dinon provare soddisfazione per i suoi studi, per il suo ambiente di lavoro, dinon avere amicizie, di non sentirsi spesso capita neppure da me… Tutto ciò,nella difficoltà che comportava, rappresentava una vera e propria richiestad’aiuto. Senza mai farle mancare il mio appoggio, mi sono offerto per farle sfogare le sue insicurezze, per cercare ripetutamente di motivarla, le ho offerto la mia presenza incondizionatamente augurandomi di essere parte di quelsuo disagio per poterla riscattare e con essa la nostra storia d’amore che risultava purtroppo intaccata da questa sua cronica disaffezione verso la realtà. Gli ultimi mesi di rapporto mi hanno reso spettatore di una personaamata che lentamente maturava il suo distacco da me consegnandosi alla praticadi nuove abitudini, amicizie, stili di vita; nulla di sconvolgente per carità,ma il bisogno che manifestava di evasione e di taglio netto con il passato,nella valenza di riscatto della sua persona, aveva un solo problema: finiva coltogliermi di mezzo dalle cose che ora la interessavano. Non le ho mai proibitodi fare nuove conoscenze, anche maschili, di frequentare corsi e nuoviambienti, di vestire in un certo modo e tutto ciò poiché convinto che questopotesse essere per lei motivo di crescita nonostante mi causasse non pocasofferenza. Alla domanda “vuoi che venga a vederti al corso di Hip-Hop?” misentivo rispondere che quello era il suo ambiente, ne era gelosa e non volevache io ne fossi parte. Se, negli ultimi due mesi soprattutto, cercavo unrapporto sessuale con lei, venivo respinto con le motivazioni più banali (cheahimè mi bevevo) sentendomi richiamare perché in quel modo le “mancavo dirispetto” e non avevo comprensione del periodo tormentato che stavaattraversando. Ho sublimato in tutti i modi il mio desiderio sessuale cercandodi non farle pesare la mia sofferenza e mettendola sempre in condizione dipoterle parlare con serenità in modo tale da fare affiorare eventuali suoiripensamenti sul nostro rapporto. Tutto ciò anche alla luce dei nostritrascorsi, anni precedenti in cui l’intesa sessuale è sempre stata eccellente efonte di conferme reciproche. Nonostante ciò lei non coglieva l’occasione perdichiarare che il suo problema era dovuto in prima istanza alla nostra vita dicoppia. Ero perplesso ma messo di fronte alle sue pressanti richieste d’aiuto(più o meno esplicitate) sentivo come unico obiettivo quello di dedicarmiinteramente al rapporto fiducioso potesse trattarsi solo di una fase della suavita e che i nostri trascorsi potessero aver gettato nel suo animo fondamentain grado di reggere gli attacchi di quella che appariva vera e propria“depressione”. Sempre negli ultimi fatidici mesi iniziano ad arrivarmi, daalcune amicizie in comune e da mia sorella, informazioni che pongono alla miaattenzione il quadro di una persona dalla duplice natura: sbarazzina edesibizionista fuori, depressa e accidiosa con me. Mi si dice che al corso diHip-Hop si mette spesso e volentieri in mostra cercando di apparire per quellache non è mai stata, che quando esce con le amiche si rende più superficiale eparla molto poco di noi, che cerca contatti con altri ragazzi… tutto ciò, senzavoler apparire paranoico, appare palesato dalla sua iscrizione su Facebooknella quale non specifica di stare in una relazione con me, mi fa appariresoltanto in due foto tra la miriade di quelle caricate e si diverte adintrattenere contatti con qualsiasi nuovo sconosciuto si affacci a distanzanella sua vita. Le ho chiesto se tutto ciò in realtà non significasse qualcosa,una rottura, ma lei, sicuramente per opportunismo e codardia, non smetteva difare riferimento a me ponendosi con disperazione. Mi chiamava spesso dicendomiche la vita faceva schifo ed a volte sentiva il bisogno di scomparire da tuttoe da tutti. Ha meditato un’esperienza all’estero dicendo che alla mia avrebbepreferito la compagnia di una sua cara amica. Ha meditato di andare a viverecon la stessa amica distruggendo i progetti che fino a poco tempo primaportavamo orgogliosamente avanti insieme di una famiglia, una casa (la mansardasopra all’abitazione nella quale viveva), un paio di figli, il matrimoniocelebrato nella sua parrocchia, il mio lavoro in proprio che ci avrebbepermesso una vita più agiata… ha distrutto ogni cosa e ciò che è peggio è chemi ha reso testimone “passivo” di questa distruzione ostinandosi a ripetere ilritornello che non mi voleva lasciare, che mi amava e che aveva soltantobisogno di una rivolta personale. E’ stata molto dura per me concederle questeevasioni. Lo è stato a maggior ragione perché il rapporto, negli anniprecedenti, si era retto su una sorta di sua “adorazione” nei miei confronti.La nostra differenza d’età, io 31 e lei 24, aveva iniziato a rappresentare inlei un serio ostacolo. Tra le sue frequenti recriminazioni il fatto che ioavessi avuto molte più esperienze sessuali e relazionali di lei ed il fatto cheio fossi riuscito ad affermarmi in un certo qual modo nella vita (sonolaureato, lavoro nella piccola azienda di famiglia, ho un incarico politico,sono musicista e scrittore per diletto). Ho provato a farle capire che lanostra esperienza di coppia superava le mie precedenti e che ciò che negli anniavevo ottenuto dipendeva in buona parte anche dal suo sostegno edall’equilibrio personale che il rapporto mi aveva permesso di trovare.Aggiungo il fatto che era mio intento sempre quello di renderla partecipe dellemie attività e condividere con lei i miei successi ed i miei fallimenti senzaprecluderle alcun ambito, anzi, facendomi spesso consigliare. In più di unacircostanza rimasi ferito quando mi sentii rimproverare inaspettatamente checiò che avevo ottenuto dipendeva molto dalla fortuna e che lei si reputava“invidiosa” di me. Credo personalmente che il termine “invidia” non debba avermodo di sussistere in una relazione di coppia. Ho provato a non farle viverecon frustrazione le mie esperienze cercando di motivarla nei suoi passi versoil futuro ma ciò mi veniva pressochè impedito dalla sua personalità insicura erinunciataria. Per quanto dotata di una formidabile intelligenza non riuscivainfatti a metterla a frutto nello studio ostinandosi a frequentare un corso dilaurea che le era stato, in un certo qual modo, inculcato per tradizione dallafamiglia. Per quanto io avessi da tempo ormai terminato i miei studi cercavo diaffiancarla nei suoi proponendole di andare insieme in biblioteca, trascorrendofrequenti pomeriggi sui libri a casa sua, offrendole il supporto di persone chepotevano darle sostegno, invitandola a frequentare un gruppo di studenti,disincentivandola a rimanere tutto il giorno a casa tra mille distrazionisopraffatta da un conseguente senso di frustrazione, motivandola prima delle sessioni d’esame… tutto ciò, ahimè, senza risultati soddisfacenti perché leiera il suo stesso limite, la sua paura del confronto, della responsabilità, dicrescere. Si ostinava a ripetere che la sua facoltà era indubbiamente la piùdura, che i suoi professori erano dei bastardi che si divertivano a mortificaregli studenti, che per quanto si fosse preparata per mesi ad un esame questo nonfosse sufficiente e se lei avesse provato a darlo, in caso scontato difallimento, i docenti si sarebbero ricordati in futuro di lei penalizzandola maggiormente… in sostanza aveva calcificato col tempo tutto un apparato digiustificazioni che le permetteva di de-responsabilizzarsi e concederle unvittimismo ad oltranza peraltro inculcato, con un certo successo, anche ai suoigenitori spesso inclini a giustificarla e concederle quelle numerose rinuncesenza mai metterla alle strette. Semplicemente diseducativo. Credo che uno deiproblemi principali che si troverà a dover affrontare sia rappresentato daldistacco dalla sua famiglia. La vita impone delle irrinunciabiliresponsabilità. Non possiamo scegliere di non scegliere pena il più abiettoabbandono.Quel giorno che ha deciso di troncare, inutile dirlo, sono stato coltototalmente alla sprovvista. Ok i segnali di disagio di cui ho riferito sopra maper il resto l’equazione “io ci sono e non ho paura di soffrire con lei”bastava a farmi credere che si trattasse solo di una transizione della suavita; aggiungiamoci poi il fatto che la sera prima mi aveva telefonicamenteripetuto di essere innamorata e di voler fare l’amore con me… ma torniamo alfatto, mi telefona con un tono irriconoscibile e mi dice che la vita fa schifo,che lei non sa come uscirne ecc… a quel punto, dopo i miei inevitabili consiglidel caso, sentendola sempre più sconfortata, la imploro di dirmi una volta pertutte se la causa poteva essere il nostro rapporto e finalmente lei… cede. Diceche probabilmente non è più sicura di voler stare con me ed io, decisamentestraziato, la invito a schiarirsi le idee e farsi sentire quando qualcosa inlei si sarebbe definito. Dopo qualche ora, a seguito di un messaggio dirimprovero mandatole da mia sorella (testimone da troppo tempo dei suoiatteggiamenti disinibiti quando era in compagnia di altra gente…) lei ha ilcoraggio di chiamarmi incazzata rimproverandomi di averle messo contro miasorella ecc… io le faccio presente che se cerca un pretesto per lasciarmiquello è sicuramente il peggiore lei possa trovare e che non ho mai avutobisogno di inviare “messi imperiali” per comunicare con lei, anzi ho sempreavuto a cuore la sua situazione mentre lei non ha mai provato a capire quantoio potessi soffrire. La invito ad alzare il culo e venire a dirmi di personache è finita. Lei non trova il coraggio di farlo temendo la reazione di miamadre… le faccio presente come in un momento di così profonda disperazione leiabbia soltanto interesse per la propria immagine… prendo la macchina ed in treminuti sono da lei. Mi dice soltanto poche frasi parlando “addolorata” strettanella morsa del suo cappotto: “è finita”, ”ho capito che devo farmi le mieesperienze”, “voglio vivere una seconda adolescenza”, “fino a ieri eroconvintissima di amarti poi questa mattina mi sono svegliata ed ho capito”. Aquel punto scatta la mia lucida delusione e, senza mai offenderla, lerimprovero come sia possibile, le faccio presente che la vita non è Disneylande chiedo cosa potessi averle fatto mancare senza trovare vere risposte. Leribadisco poi come non avessi avuto paura di soffrire con lei e come lei invecesi sia del tutto disinteressata al mio dolore. Quando lei inizia a piangere,dopo averla ringraziata sinceramente per tutto quanto di stupendo mi ha fattovivere in questi anni, l’ho invitata a scendere per evitare strazi inutili e mene sono andato. Già dal giorno successivo il dolore, un dolore reso più fortedall’irrazionalità delle motivazioni. Perché se mi sono offerto ed ho accettatoogni cosa lei mi ha lasciato? Questa domanda inizia solo ora a trovare rispostain una triste constatazione confermata da chi meglio ci conosceva: lei eracambiata e da tempo rimaneva con me solo per la paura di trovarsi sola. Hacreato una sua vita parallela fatta di nuove abitudini e presunte amicizie:Facebook, Hip-Hop, amici di ballo, ex che a sette anni di distanza spuntano perun caffè, è dimagrita di 8 chili ed ha cominciato ad atteggiarsi a diva quandousciva con le amiche. Una persona davvero irriconoscibile che solo la fiduciaper il nostro rapporto mi aveva permesso fino a quel momento di sostenere. Sonostato cieco. Ho creduto in un amore più forte che era però niente altro che ilprodotto della mia volontà. Lei ha persino avuto il coraggio di dirmi che nonera affatto cambiata e che se si fosse accorta di alcuni segnali, percorrettezza, mi avrebbe lasciato prima… (lascio per ultime le dovute offese). E di segnali ce ne sono oggettivamente stati:
- da tempo a danza e con altre persone si spacciava per “single” o quantomenonon diceva di essere fidanzata sperando io non entrassi in contatto con tali ambienti;
- vestiva con baldanza, si truccava e curava il suo aspetto quando uscivamentre con me appariva del tutto naturale;
- si intratteneva interminabili ore in contatti virtuali su Facebook (nel qualenon faceva cenno minimamente al nostro rapporto di coppia) coricandosi anche alle cinque della mattina;
- non aveva da tempo rapporti sessuali con me anzi mi invitava a pazientare e“rispettarla”;
- aveva dato il suo numero di telefono a vari soggetti;
- trovava scuse, quando uscivamo, per rincasare o mandarmi a casa prima;
- aveva spesso dolori nel corpo più o meno plausibili;
- non parlava quasi mai di me con le amiche;
- faceva progetti per un futura esperienza all’estero o per andare ad abitare con la sua amica del cuore;
- dimostrava una certa insofferenza verso le mie abitudini trovandole dapersona troppo matura;
- lamentava la divergenza di interessi;
- aveva smesso di fare progetti anche nel breve termine;
- non manifestava gelosia;
- non mi coinvolgeva nelle sue attività anzi mi percepiva quasi come una minaccia;
- quando usciva con gli amici tornava ad orari assurdi mentre con me il coprifuoco era fissato per mezzanotte;
- dimenticava di rispondere ai miei sms.
Questo elenco solo allo scopo di fare chiarezza per quanto la differenza, in undisagio di coppia, non sia certo costituita da una somma di atteggiamentiegoistici quanto più dal sentore che la “nostra metà” si stia staccando dallanostra vita.Ora, in tutto questo e nonostante il mio ovvio disagio, mi sono paradossalmentesempre sentito rassicurato dalle sue pressanti richieste d’aiuto dal fatto chemi ricordasse quanto potessi essere importante per lei e in questo modo mi sonototalmente perso di vista: ho rinunciato a me stesso. Non di rado ora inumerosi amici che incontro mi fanno presente questo suo cambiamento e la suapalese immaturità. Mi ripetono che merito ben di più, che una persona come lei,egoista, insicura, viziata, non sarebbe stata in grado, in un futuro coniugale,di potermi sostenere nelle difficoltà che la vita presenta. In sostanzal’espressione più ricorrente è “meglio prima che dopo”. Questa consapevolezzaperò non riesce a risollevarmi. Mi sento tradito, sconfitto, abbandonato. Comese non bastasse non ha fatto nulla per dimostrarmi un briciolo d’umanitàprovando ad informarsi sul mio stato psicofisico tramite i numerosi amici cheabbiamo in comune. Ha scelto di sciogliermi in un bicchiere d’acqua quasi fossiuna pastiglia effervescente. Possibile che improvvisamente io abbia smesso disignificare qualcosa di decisivo per lei?! Avrei dato ogni cosa per darleserenità. Posso capire che in lei possa col tempo essersi fatta strada ladomanda “cosa sarebbe la mia vita senza di lui?” dal momento che in questorapporto è cresciuta e prima dello stesso ha avuto soltanto brevi esperienze sentimentali; immagino che il pensiero di vivere una vita intera con una solapersona possa in certi casi porsi come una rinuncia a future aperture, a nuove esperienze, ma io non ho mai fatto nulla per imporle questo e sono del parereche se una verità ti si impone tu non debba far altro che assecondarla contutte le tue energie indipendentemente da calcoli d’età e senza rinfacciare lealtrui esperienze. Quello che provo ora è un enorme sconforto, un sentimento ambivalente che oscilla tra la disperazione ed il rancore. Sento che la mia realtà si è sgretolata e che passeggiare tra queste macerie appare insostenibile. Ciò che èpeggio è che avrei voglia di tutto ma non mi sento pronto per niente; sonosoltanto la mia confusione, uno sbigottimento che non smette di accompagnarmi come un tumore nella testa. Spesso mi capita di crollare a terra per l’esasperazione dovuta al contegno che cerco di avere durante il giorno ediniziare a piangere convulsamente stringendo i pugni quasi a voler trattenereun barlume di speranza. Non di rado, per esempio sotto la doccia, mi metto apregare per un suo ritorno. Preciso però una cosa, che se di ritorno si dovessetrattare questo sarebbe possibile solo a condizione che lei riuscisse acogliere le reali ragioni del suo disagio, ragioni in buona parte indipendentidal nostro rapporto e che sono imputabili: alla sua insicurezza, immaturità,desiderio astratto di libertà, il suo bisogno di emancipazione domestica, lafrustrazione per il suo lungo insuccesso scolastico, la presunzione che sianole altre persone a dover risolvere i suoi problemi, il suo egocentrismo… apparechiaro come questo processo di consapevolezza appaia molto improbabile, perquanto non impossibile. Il tempo e la sua attitudine spirituale riuscirannoforse un domani a darle la misura di ciò che io ho messo in gioco per il nostrorapporto ed in questo della sua rinuncia. Non vorrei però correre il rischio nédi autocelebrarmi né di aggrapparmi ad una vana speranza. Sono convinto che lasua concezione di rapporto di coppia fosse un tantino distorta; nel chiedermiaiuto mi faceva presente che non ero in grado di capirla pienamente edaccettarla per quello che era. Nell’ultimo nostro incontro ha avuto il coraggiodi dirmi che io, per quanto sempre presente, paziente e disponibile, non sonostato in grado di scendere abbastanza in profondità! Queste parole mi hannoferito enormemente. L’ho sempre messa in condizione di dirmi se qualcosa nonandava, se io potevo essere la causa di ciò e se ero in grado di aiutarla. Le ho fatto però presenti due cose che ritengo indiscutibili in un rapporto ovvero:
- che si debba mettere l’altra persona in condizione di poterci aiutare aprendosi e testimoniando il più possibile la propria sofferenza;
- che un rapporto di coppia non preveda che uno dei due assolva la funzione di assistente sociale; ogni rapporto infatti deve fondarsi sull’equilibrio diforze e di capacità e mettere in gioco entrambi. Purtroppo lei ha sempre cercato fossi io a risolvere i suoi sospesi. Io trovavo giusto inizialmente lasciarla sfogare, poi provare a seguirla nei suoitentativi e quindi darle gli strumenti (dettati dalla mia esperienza) per poterle permettere di superare da sola gli ostacoli. Forse si attendeva cheagissi al suo posto, che in un certo qual modo mi sostituissi pure alla suafigura paterna ma ciò non sarebbe in alcun modo stato giusto. Ciò che più mifaceva imbestialire era il fatto che lei fosse animata da profondi e nobiliideali, da sinceri valori, ma che nella vita pratica non venissero applicati.E’ riuscita fino al giorno prima a dirmi che era innamorata di me, che nonavevo da dubitare di questo e che quel fine settimana era intenzionata a farel’amore con me… è brutto a dirsi ma nonostante il suo atteggiamento risultasse freddo ed incongruente quelle parole ancora riuscivano ad infondere in mecertezza, la garanzia che noniostante la fase che stava attraversando un punto fermo nella sua vita c’era ed era il nostro rapporto. Tornando all’ultimo colloquio avuto con lei credo non scorderò facilmente il suo atteggiamento tanto distaccato da risultare infastidito ed il tono cinico con il quale,rispondendo alla mia domanda, mi ha detto che provava interesse per un’altra persona. Qui ha osato ingiustamente prendersi gioco di me dicendo che sitrattava di una persona che non aveva mai conosciuto prima che finisse tra noimentre invece la verità è che non solo si conoscevano da prima ma con quellapersona si è pure incontrata la sera prima di prendere la fatidica decisione.Un piano ben architettato, non c’è che dire. Poi, tanto per togliermi di mezzoalla svelta (ricordandomi che non aveva molto tempo da dedicarmi), haconfermato come io non avessi sbagliato nulla e mi fossi sempre dimostratopresente (chiamiamolo senso di colpa?!). “Io sto bene così” ha concluso con unostrano autocompiacimento. Guardavo tra i singhiozzi quel volto assente, perquanto vicino, e non riconoscevo più in lei la persona che con amorevole dedizione, aspettative, tenerezza, complicità aveva vissuto tutto quel tempo inmia compagnia. Lei era il mio centro, il catalizzatore della mia volontà, ilcolore che avevo impresso alla realtà. Forse ero troppo sicuro di averla ma mirapportavo in tal modo perché per primo ero disposto al sacrificio e non temevo la sofferenza nella vita di coppia. E ora lei ha buttato tutto nel cesso. Per cosa? Difficile dirlo poiché non solo non sono più entrato in contatto con leima evito del tutto di sguinzagliare gli amici per avere informazioni sul suoconto. Di sicuro credo abbia scelto l’illusione che si possa fermare il tempo etrascorrere una interminabile gioventù, ma il luna park un giorno finirà e allora saranno cazzi! Voglio vedere chi troverà con la mia stessa pazienza ededizione. Voglio vedere chi si farà carico dei suoi problemi quando già saràoberato dai propri. Voglio vedere chi le consentirà di vivere alle spalle deipropri genitori. Avrebbe dovuto lasciarmi molto tempo prima per il bene di entrambi invece ha voluto, secondo copione, comportarsi per ciò che è: una irresponsabile ipocrita opportunista. Quando la sua realtà di scorta si è concretizzata mi ha buttato in un angolo della sua cameretta come un giocattolo rotto che ha smesso di divertirla. Le auguro di attraversare il male che io ora sto provando: le notti insonni, i brevi sogni ricorrenti, le crisi di pianto,la disaffezione che ora provo nei confronti della realtà, la difficoltà a relazionarmi con persone o luoghi che ci legavano, la difficoltà a portareavanti le mie attività di sempre, l’inappetenza, i crampi allo stomaco, lasfiducia in me stesso, la sensazione che si tratti soltanto di un incubo… tuttoha improvvisamente smesso di significare per quanto io sia consapevole che sitratti solo di uno stato transitorio e che il “dottor tempo”, congiunto allaforza di volontà che dovrò sfoderare, riusciranno un giorno o l’altro ariscattarmi. Ed allora avrò finalmente la serenità per accettare ogni cosa, perattribuirle il valore che merita ogni storia d’amore in cui due personesinceramente si sono amate per lungo tempo. Nel frattempo continuerò adedicarmi agli interessi di sempre per quanto spesso le forze mentali e fisichesembrino venir meno. Ho iniziato a nuotare, ho cura del mio aspeto fisico, esco pressochè tutte le sere, ho iniziato a frequentare un altro paio di ragazze, sono finalmente andato a vivere da solo e, cosa senza dubbio molto importante, ho smesso di avere contatti con lei. Non so come reagirei se dovesse decidere di tornare (per quanto non succederà) in ogni caso spero presto di saper mutare in amor proprio tutto questo convulso sentimento che mi si agita dentro e diavere un domani la capacità di saperla affrontare e dirle con fierezza che la mia vita, senza di lei, è sicuramente migliore.

domenica, febbraio 22, 2009

MIO MARITO AMA L'ALTRA

ter Età: 37 Sto con mio marito da 20 anni, sono sposata da 11 e abbiamo due figli di 9 e 5 anni. a novembre ho avuto una discussione con mio marito perchè lo sentivo lontano dalla famiglia e dalle responsabilità che esta comporta. gli ho chiesto aiuto (cosa che lui ha sempre fatto perchè è sempre stato un marito e padre presente) e sapevo di poter contare su di lui e soprattutto sul suo amore per me e per i bimbi. lui invece mi ha risposto che già faceva tanto (ha un lavoro con turni ed è impegnato con un altro lavoro in alcuni giorni della settimana) che mi sbagliavo a dire che era lontano dalla famiglia, e dopo qualche giorno mi ha detto che si era rotto un equilibrio. siamo andati avanti per un pò, fino a quando un giorno gli ho chiesto se mi amava, e lui , secco, mi ha risposto di no. il mondo mi è crollato addosso. non potevo pensare ad una cosa del genere e soprattutto non riuscivo a capire. perche? finalmente avevamo raggiunto un ottimo "feeling", i bimbi cominciavano a crescere e io ora ero più serena della mia vita, dopo il secondoparto che avevo vissuto con più paure anche nella crescita della nostra bimba.mi sono disperata a capire e a chiedergli di spiegarmi, ma lui diceva che stavapensando e che non capiva il motivo. poi ho notato il suo atteggiamentoinfantile per il suo cellulare: sempre in tasca e soprattutto vietato toccarlo. ho vissuto un natale bruttissimo (sono molto credente) perchè vedevo che non c'era più la serenità familiare che ci ha sempre contraddistinto e per la quale tutti ci apprezzavano come una famiglia modello. ma io sentivo un forte desiderio di lui e non riuscivo a pensare ad altro. poi ho capito!!! la notte di capodanno è errivato uno squillo sul uno telefono, e la mattina ho visto unnumero senza nome. gli ho chiesto se c'era un'altra: lui ha prima negato, poi dopo una lunga notte di parole, ha ammesso. e lì è cominciata la mia lotta: io non ho intenzione di mollare, non lo voglio perdere, non voglio perdere la mia famiglia e non voglio che i bambini debbano subire una situazione inimmaginabile. ho parlto tanto con lui, ricordandogli le sue responsabilità ei suoi doveri, ma lui non parla. ad una mia provocazione poi, lui mi ha risposto che non è lei che vuole lasciare, ma me. come fa a non capire che l'amore per la famiglia dovrebbe essere al di sopra di ogni altro? lui che ha sempre avuto, forse anche più forte di me, il valore della famiglia, de lrispetto e che diceva che il tradimento non poteva essere mai nei suoi pensieri. lui che è sempre stato disponibile per tutti e che ora non vuole essere aiutato da nessuno, nemmeno dalla sua famiglia che già sa. vuole vivere da fatalista. dice che è innammorato, che non posso capire, che non può spiegare, che le cose succedono, che non lo ha cercato ma che è venuto per caso. ma lui non è un fatalista: lui è concreto. ha sempre fatto delle scelte ragionando e calcolando tutto prima. non ci ha fatto mai mancare niente, ma ilsuperfluo non era necessario e adesso si vuole impelagare in una storia più grande di lui. ci vuole togliere tutto: un marito, un padre, la nostra vita, ma anche il nostro futuro, i nostri sogni e le nostre speranze,ma soprattutto la sua presenza. mi sento ferita non nel corpo, ma nei pensieri, negli ideali e vorrei che lui lo capisse. ho pianto tanto, poi mi sono resa conto che stavo troppo male io, non riuscivo più a seguire i bimbi, e gli ho chiesto di viversi la sua storia e di prenderci un lungo termine perchè anche lui deve capire se fa la scelta giusta. ma questa cosa mi fa molto male!!!! io però non mi arrendo anche se lui va dritto come un treno. è anche la mia vita e non voglio subire una sua scelta. questa storia inoltre ha rivalutato anche il mio modo di vivere il nostro raporto e mi sono davvero resa conto di quanto lo amo ancora adesso.

BISOGNA COMBATTERE SEMPRE

orchidea Età: 35 Sono una donna sposata di 35 anni e ho conosciuto 2 anni fa un uomo stupendo che mi ha fatto innamorare di lui...all'inizio e' stata una passione smisurata...ci rincorrevamo momento per momento dovunque solo per la gioia di un attimo passato insieme...ci chiamavamo minimo 5 volte al giorno, furtivamente e un giorno a settimana lo dedicavamo solo per noi.. anche lui sposato e anche lui innamorato di me...arrivato ad un certo punto della ns storia si e' spezzato qualcosa in lui... non riusciva a sopportare l'idea di stare lontano da me e soffriva la mia mancanza e io la sua...sono incominciate cosi' lunghe litigate per cose futili e alla fine il ns amore si e'trasformato in un vero e proprio inferno... io stavo male in famiglia e lui ha incominciato ad allontanarmi dicendomi che nn mi ama...il colpo definitivo per allontanarci e' stato la perdita di un figlio ns nei miei primi gg. di gravidanza... nn riuscivo piu' a vivere perche' quel bambino rappresentava tutta la mia vita e anche lui lo desiderava... sono passati mesi di angoscia...tra addii e riprese ci ritrovavamo a fare l'amore come il primo giorno, ma usciti dal letto lui ritornava freddo e razionale...ci ho sofferto tantissimo fino a che un giorno ho deciso di lasciarlo con un ultimatum: nn volevo sentirlo e vederlo per 2 mesi, superati quelli avrei deciso di comune accordo se chiudere definitivamente o rimanere amici... quei 2 mesi nn sono mai passati... lui si e' accorto finalmente di amarmi veramente e ora viviamo felici la ns storia d'amore... stiamo cercando di trovare un giusto equilibrio anche in famiglia e per ora ci stiamo adattando alla ns condizione da sposati perche' siamo legati e vogliamo bene alla ns famiglia...un giorno decideremo se costruire una famiglia tutta ns...per ora invecchiamo felici insieme...se e' vero amore e ci credete, bisogna combattere sempre...

MALATA D'AMORE

malata d'amore Età: 50 Sposata, madre di due figli mi ritrovo a vivere una storia da circa sei mesi con un uomo anch'egli sposato e padre, più giovane di me di 10 anni...diciamo pure che mi sono perdutamente innamorata... farfalle nello stomaco, mancanza d'appetito, sguardo trasognato e testa tra le nuvole, insomma tutti gli ingredienti dell'innamoramento di una sedicenne. All'inizio tutto idilliaco, ovviamente, mentre ora sono costretta a vedere in faccia una realtà che forse prima non ho voluto vedere. Lui non è innamorato di me e me lo ha detto chiaramente, oltre alla mia vive sicuramente un'altra storia parallela senza contare tutte le precedenti e quelle che magari continuano a mia insaputa. Lui dice di essersi aggrappato a me per provare a guarire da quella che lui definisce una sorta di malattia, dice di avermi aperto il suo cuore e di essere stato sincero con me come non lo è mai stato con nessun'altra, anche a costo di essere crudele...io sarei il suo sostegno, la sua serenità, il suo punto fermo, la donna matura cui affidarsi, mi vuole un bene enorme...però non mi ama perchè, lui dice, è innamorato della propria moglie. Nonostante questo è geloso, possessivo e, per assurdo, potrebbe sopportare che sua moglie andasse con qualcun altro, ma non io. Da me non lo accetterebbe perchè gli crollerebbe tutto... io sono la donna seria, madre di famiglia che si lascia andare solo con lui e che lo ha posto al centro della sua vita e così deve continuare ad essere, pur sapendo che io non sono il centro della sua. D'altro canto, lui dice, non ha niente da rimproverarsi, perchè non mi ha mai fatto credere il contrario... Ora, io dico, cosa aspetto a uscirne fuori? Sono talmente persa da accettare qualsiasi cosa...anche cose che mai e poi mai avrei pensato di poter accettare da un uomo. Pendo totalmente dalle sue labbra e mi sto annullando per lui. Accetto i tradimenti, la sua sincerità crudele, le sue parole crudeli... sto vivendo un amore malato, me ne rendo conto ma non riesco a farne a meno, Più sto male e più mi ci attacco. Non ho più dignità nè orgoglio...vivo in funzione di lui...il fulcro attorno al quale ruota la mia vita è lui...nonostante mi ferisca con il suo atteggiamento, con le sue parole, nonostante mi abbia detto chiaramente di non essere innamorato di me io vivo per lui e questa cosa mi fa stare malissimo. Mi sento una drogata, non ho mai provato cosa significhi perchè non sono mai stata dipendente da nessuna sostanza, ma immagino che sia così che ci si sente. Voglio guarire da questa malattia ma al momento non sono ancora pronta. Forse devo grattare ancora un po' il fondo per poi provare a risalire... e mentre mi anniento per lui mi arrabbio con me stessa per non essere capace di dare un taglio a questo legame. Malgrado tutto mi bevo le sue parole e gli credo quando mi dice che mi vuole un gran bene...sto forse impazzendo?

L'AMANTE IN STANDBY

Gent.mo dottore, mi chiamo Giovanni, ho 27 anni e una vita soddisfacente.Ho una professione autonoma, una vita sportiva intensa, tanti interessi.Da 3 mesi sono follemente innamorato di una ragazza che lavora con me, sposatada 4 anni, ma sulla "via della separazione".Il suo matrimonio va avanti da 4 anni, ma da 2, dopo ripetuti tradimenti delmarito,tutto va male dice Lei.Per esigenze economiche e di abitudini, è rimasta a casa del marito dove viveancora adesso e dovrebbe uscirne tra qualche mese per seguire i consiglidell'avvocato.
VENIAMO AL PUNTO COMUNQUE
Ci siamo visti, cercati, frequentati nell'anonimato più totale, acneh se amiciin comune hanno capito e appoggiato la situazione.Siamo sempre stati bene insieme, lo staremo ancora.Ma qualche settimana fa il amrito ha scoperto il "giochino", ed ora lei hal'ossessione di esere smascherata e di perdere non so quali diritti.Ora non è più possibile sentirsi, scriversi, vedersi.Per lei la soluzione più corretta è "rimanere amici" fino a che non abbiatotalmente risolto la situazione.E' nel "pallone" più completo, sta prolungando un'agonia assurda e non necapisco i motivi.La vorrei tutta per me subito, ma so che non posso e non voglio influire.
Che devo fare?
L'amico disinteressato? L'amante in standby?
Non mi sono mai trovato in una condizione del genere e non è affatto piacevole.Vedo la vita in bainco e nero...stavolta però devo accetare il grigio?Accetto ogni tipo di consiglio...anzi le sto scrivendo per condividere tutto questo!Il sito è davvero importante in questi momenti...volevo lasciarle anche qualcosa di mio.Cordialmente, Giovanni

MATRIMONIO IMPOSTO

Buona sera, non è cosi tanto facile scrivere una testimonianza di maldamore, ma visitando il vostro sito mi ha fatto venire voglia di raccontare o meglio fare uscire il male che ho dentro di me..anche se non scrivo tanto bene l'italiano spero che quello che scrivero sia chiaro.
Io sono una ragazza di 24 anni ho sofferto per amore tanto adesso sono tre anni che ero innamorata di un ragazzo che lavorava nello stesso posto dove lavoravo, eravamo amici all'inizio però io piano piano mi innamoro di lui poi quando ho confissato a lui il mio amore ha risposto che non era ancora pronto per avere una storia seria che per lui vuole solo un amica speciale con cui fare l'amore, io non avevo scelta ho rispettato la sua risposta ma ho sempre pensato che lui ha rifiutato perchè io sono straniera forse si sono italiana le cose forse saranno andate diversamente.
Poi lui quando ha scoperto che mi sposerò con questo cugino mi ha detto che mi ama ma era troppo tardi e non potevo piu fare nulla. io lo amo ancora. ok cmq poi visto che da noi la donna è sempre l'ultima a sapere le cose allora mio cugino ha voluto sposarmi o meglio i suoi genittori hanno voluto che ci sposiamo, lui abita in un'altro paese allora sono costretta ad andare a vivire con lui in un'altro paese dove devo imparare tutto dall'inizio e al posto di lavorare farccio la casalinga e niente piu macchina niente cellulare si non a chiamare i miei. ed ecco il bello che ho scperto che lui non mi ama ma li piaccio soltanto per il momento, perchè non è da tanto che siamo sposate neanche un mese, offffa io una vita cosi non so quando riesco a resistere, io avvolte cerco di fare qualche discorso con lui ma niente non è facile quando il tuo uomo non ti ascolta o non ti dà del tempo o non ti ama io non so piu a cosa pensare sono stanca.
ma cosi sto meglio non ho detto tutto ma ho parlato con qualcuno non sò con
chi ma mi sento già meglio! ciao graze

lunedì, febbraio 09, 2009

DIPENDENZA AFFETTIVA E DOLORE INFINITO

RICK76 Età: 32 Salve... il mio problema è molto comune per non dire banale... chiunque non fosse tormentato da problemi simili non potrebbe capire e considererebbe il mio racconto ridicolo. dopo questa premessa forse inutile, cercherò di essere esauriente e il più sintetico possibile. L'unica donna che io abbia mai amato, dopo 13 anni è entrata in crisi e si è allontanata da me da un mese sembra in modo definitivo. Io sono entrato in una fase di depressione profonda correlata da attacchi di panico, pensieri suicidari, terapia psicologica e in parte farmacologica. Leggendo quanto scritto proprio su questo sito a proposito della DIPENDENZA AFFETTIVA ho avuto l’impressione che l’autore avesse osservato me. Ho avuto una infanzia null’affatto semplice specie dal punto di vista affettivo (divorzio dei genitori, padre alcolista,violento psicolabile poi morto suicida) e ho sviluppato una fobia per le situazioni di abbandono. Le altre storie che ho avuto nella mia vita sono sempre state contraddistinte da finali laceranti e profonde sofferenze da parte mia. Questa volta però è diverso: avevo trovato lo specchio della mia anima, ho passato i 13 anni migliori della mia vita la mancanza dei quali mi rende incomprensibile il significato della vita. Certo mi sono scelto una persona problematica incline alla depressione con problemi familiari di una certa importanza. Ci siamo sostenuti l’un l’altro per anni e almeno io posso direi noltre, con l’aiuto di una terapia, mi sono evoluto superando tante difficoltà ed aiutando anche lei a superare le sue. Sottolineo questo perché non si deve giungere alla conclusione che il nostro fosse solo un rapporto di reciproca dipendenza. Il problema è che ora che non c’è più, o supponendo che sìa così in modo definitivo, io provo una sofferenza che come già detto, corrisponde come un vestito di sartoria alla descrizione della persona emotivamente dipendente. La sua fuga depressiva mi sembra anche dovuta alle mia costante richiesta di conferme e attenzioni. È appena il caso di aggiungere che questo mio atteggiamento è stato incoraggiato ed imitato per anni e solo ultimamente è stato ritenuto responsabile del suo “svuotamento”. L’amore che provo per questa donna è profondo e completo e non può essere certo ridotto a un fenomeno di dipendenza. Tuttavìa le aspettative salvifiche, l’impossibilità di trovare pace lontano da lei, il mio tremendo dolore per il fatto di non ricevere più le sue carezza, le sue telefonate, il fatto di considerarla un essere divino piùgrande dell’universo, mi fanno ritenere che la mia dipendenza dal suo affetto fosse forte e radicata e sia la causa di questo dolore infinito…. Ci sarebb eancora molto da dire ma preferisco fermarmi qui per analizzare il problema in modo più efficace possibile…

domenica, febbraio 08, 2009

L'AMORE PER NOI STESSE

leila Età: 28 Sono qui perchè dopo otto lunghissimi anni con un uomo che diceva di amarmi, otto anni di umiliazioni, di paure, di sensi di colpa, di botte, di tante altre cose che tutto hanno a che fare tranne che con l'amore, oggi dopo due anni di terapia riesco a dire che sto cominciando ad uscire da quel meccanismo malato,. che mi sono lasciata alla spalla quella storia, e quella vita, e oggi sto incominciando a volermi bene, ad amarmi a rispettarmi, tutto questo in poche righe per dire a tutte le donne che si sentono o che sisono sentite come mi sentivo io, tutto questo per dirvi che si puo guarire si puo farcela, bisogna credere in se stesse e avere coraggio, tutto questo perdire grazie alle persone che mi sono state vicine, al mio terapeuta,a questo sito tuttoquesto per dire che la prima storia d'amore piu importante è quella con noi stesse.grazie
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mary84 Età: 24 Ho sofferto di dipendenza affettiva per 4 lunghi anni, perun tipo(V.) che da me voleva solo amicizia poi si comportava tutt'altro .io per lui c'ero sempre, ma lui per me mai. ho sofferto tanto ed a me hanno aiutato il forum del sito maldamore ed il mio migliore amico fabry. è stata durissima ci ricadevo in continuazione ma poi mi son detta ma perchè continuare a stare male? perchè vivere così? e dopo aver tanto lavorato su me stessa ho ricominciato a vivere ed ho conosciuto altre persone tra cui marco ilmio attuale ragazzo lui mi stà vicino e mi capisce diciamo che è l'uomo che aspettavo da una vita. ho imparato che dalla dipendenza affettiva si può uscire basta saperla riconoscere e farsi aiutare ma il lavoro quello vero dobbiamo farlo dentro noi.

AFFERMA CHE SONO IO IL PROBLEMA

Silvietta Età: 29 Situazione lavorativa e familiare: bloccata da 5 anni all'università: mi mancano 2 soli esami più tesi, vivo ancora in famiglia, un misero lavoretto saltuario perchè i miei non vogliono che io lavori ma che studi ma non ci riesco. genitori iper protettivi che non mi lasciano uscire di casa neanche per prendere un caffè, da sempre sono stati così, ora di più perchè sono sempre più "preoccupati per me", ma la loro ossessione nei miei confronti ho notato che peggiora di gran lunga la mia "resa" in tutti i campi.. e non riesco così a sentirmi responsabile delle mie scelte, al contrario ho una "guida" che mi chiude, invece di capire le mie esigenze. una grande avversità con mia madre, persona rigida e sempre dedita al dovere e al controllo degli altri con forte pregiudizio verso tutti coloro che la pensano diversamente da lei. Mio fratello, apparentemente più bravo e non ribelle ha sempre rifiutato in silenzio il suo troppo controllo ed è scappato di casa e non lo sento da tempo ma so che si è ritrovato in una situazione infelice pur di non stare a casa. lei, mia madre che avrebbe voluto vedere in me, figlia donna, il suo prolungamento, del suo modo di fare, pensare, vivere, e non potendo vedere riflessa lei in me, mi ha sempre ritenuto " non degna di essere sua figlia" e ha sempre detto che la cosa peggiore che le sia capitata è stata la nascita dei suoi figli, in particolare la mia, in quanto donna. La figura di mio padre è completamente assente, sottomessa a quella di mia madre. Non c'è dunque comunicazione, sono l'alieno da osservare, controllare, l'unico pensiero della loro vita.
situazione affettiva: ho avuto sempre accanto persone con problemi affettivi con situazioni alle spalle più o meno gravi. quando ero più giovane tendevo molto a fare la mamma, l'infermierina della situazione..poi la tipologia d'uomo che mi sceglievo accanto peggiorava tanto da ritrovarmi con persone con problemi sempre più gravi. Relazione quella attualmente difficile per me da troncare del tutto, dura da 3 anni, con una persona con una famiglia disastrata alle spalle, suicidi, alcolismo e tossicodipendenza. E una madre che pensa di avere sempre il controllo della situazione e e una risposta per tutto, dato che è l'unica che non ha problemi di questo tipo ma credo che anche lei sia co-dipendente. Questo ragazzo di cui io ho ancora questa affettività che non riesco ancora a mettere una fine è più "normale " rispetto agli altri componenti familiari, dunque la madre punta molto su di lui che è riuscito a laurearsi e a mantenersi fuori casa con mille pazzi lavori che non c'entrano conla sua laurea, che è stata una scusa per andarsene via di casa.Lui è il cocco della mamma dunque ma la mamma non vuole rendersi conto che anche lui fa uso di sostanze molto pesanti che gli recano dipendenza.Nonostante sia apparentemente un ragazzo brillante, pieno di stimoli, eclettico, molto ragionevole e con una forte empatia verso gli altri. Praticamente io non conosco lui chi sia in realtà perchè ogni volta che è carino con me non so se è lucido o fatto, se è arrabbiato non so se è in astinenza ecc.. D'altro canto un giorno io alla madre gli ho fatto capire indirettamente che forse era il caso di non assumergli troppe responsabilità, in quanto anche lui in realtà fragile, l'ho avvertita, lui ovviamente mi ha odiato anche perchè è super convinto di poter gestire questa droga e di usarla solo come medicina.. la madre appena ha sentito quanto le ho detto mi ha escluso dalla sua vita..anche perchè tutte le mie richieste da co-dipendente ( quindi malate anche le mie di richieste) di ricevere continuamente amore, non venendo soddisfatte da lui, facevano crescere in lui una grande rabbia, sensi di colpa,tanto da ritrovarsi più volte a mettermi maniaddosso e giurarmi che con le altre non lo aveva mai fatto.. e alla madre ungiorno le ho fatto capire anche questo. Ha sempre detto che io sono la malata, che io mi devo curare, perchè sono io a provocargli tutta questa violenza. Effettivamente ho la certezza che con le altre non abbia mai usato violenza (ne ho la prova). Quindi mi sentivo ancora più responsabile di essere stata l'unica donna ad aver prodotto questo suo comportamento, di aver stuzzicato i suoi punti deboli tanto da trasformarlo a volte in una bestia. E' per questo motivo che ha sempre detto che sono io il problema, che sono io che devo farmi curare, e fino a poco tempo fa ha anche detto più volte che avrebbe aspettato tutto il tempo necessario affinchè io potessi diventare una persona nuova, senza pretese da lui, senza reazioni infantili e di controllo della sua vita.. pur di stare insieme .Quello che ora ci lega sono sicuramente oltre che le belle sensazioni cheabbiamo vissuto insieme e la nostra condivisione di passioni e interessicomuni, una voglia profonda di continuare a stare insieme ma non in questomodo, senza ripetere questi cicli autodistruttivi, ma di migliorarci,lui è migliorato per esempio nelle reazioni, non mi ha più messo le maniaddosso,( sapevo però che se non si rende conto che è anche lui da guarire,curare, avrebbe potuto rifarlo) ma è sempre stato molto infastidito da i mieiatteggiamenti codipenti ( non sempre presenti ma spesso sì), dunque questo ragazzo ha sì una forte pazienza ma gli mancha l'umiltà di capire che anche lui non sta bene, e quindi di levarsi la presunzione che l'unica persona chedeve migliorare per me stessa e poi per gli altri sono io.non vuole affrontare i problemi, appena li vede scappa anche per giorni e poimi rassicura che non è stato con nessuna donna e che mi devo fidare di lui.. e ovviamente faccio molta fatica a fidarmi in senso lato di lui dato la sua instabilità.ciò che mi chiedo dunque è: voglio un uomo così..? no, per questi suoi lati di certo no, per gli altri però sì, ma è normale che questi lati suoi non mi fanno vivere, mi rendono dipendente da questo pensiero. Quindi sono arrivata ad unpunto che vorrei avere la forza e il coraggio di chiudere, ma non so davverocome fare, ora per esempio è lui che ha deciso di lasciarmi, e spero con tuttoil cuore che non ritorni indietro sui suoi passi perchè non riesco mai a dirglidi no.fatto sta che purtroppo essendo vicini di casa è molto difficie la separazione.l e mie domande a riguado sono 2
1) credete che sia meglio che io lasci perdere definitivamente questa storia, e se sì in che modo, concreto.. del tipo, tagliare completamente i contatti ecc..perchè ripeto, sono ancora troppo coinvolta, è come se sentissi nonostantetutto di amarlo ancora
2) credete che sia un bene andare via da casa dei miei genitori e di trovare una stanza studenti a poco in un altra zona della città in modo tale anche dalevarmi dal controllo dei miei e levarmi dalla sua vicinanza per riprenderecontatto con me stessa o pensate che sia pericoloso fare adesso un passo del genere
grazie mille

venerdì, gennaio 30, 2009

IMPARATE A DIRE BASTA

mia Età: 35 Pensieri confusi, troppo confusi... si contorcono nellamente... groviglio di serpi che tormentano, logorano, distruggono… chescivolano fino al cuore divorandolo, dilaniandolo con atroce lentezza. Schegge impazzite che rimbalzano nella testa, senza controllo, senza direzione. Energie spese a lottare contro qualcosa che non si può cambiare, a cercare di capire qualcosa che non ha spiegazione apparente. Mille perchè, mille ma, mille se...inutili. Un peso insostenibile che preme sul petto, togliendo il respiro.L'unico colore che la mente percepisce è il nero, senza alcuna sfumatura. E tu arranchi, tenti di restare a galla, ti aggrappi alla vita che invece di tenderti la mano ti allontana, ti schiacchia... non più madre, ma matrigna. E ti lasci andare, abbandoni... stanco, troppo stanco. Lenta agonia… e ogni giorno non è più vivere, è sopravvivere. Vuoto e silenzio che ti circondano,che entrano dentro di te riempiendoti, che lasciano spazio solo ad apatia e dolore. Sofferenza che opprime, che soffoca... e fa male. Lui sparisce... e ti uccide.Ho troncato con lui, faccio di tutto per dimenticarlo, ma sembra impossibile...passerà mai?

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Semplicemente Io Età: 24 Vorrei condividere con voi un pensiero positivo tra tante storie tristi che ho letto... é vero che quando una storia finisce si sta molto male, ma è anche vero che poi bisogna ricominciare. E vorrei condividere unpensiero con voi: non esageriamo con il dolore. Lo so, per ora voi leggete e avete voglia di insultarmi, ma vi assicuro che occorre prendere tutto un pò più "alla leggera". Quando termina un amore, non piangiamo troppo, non riflettete troppo, non state sempre sotto le coperte. Cercate, anche se non volete, di dire BASTA. Appena iniziate a pensare a lui/lei, dite BASTA, appena iniziano i ricordi, dite BASTA. Ma non ditelo con tono arrabbiato, ma con il tono di chi pensa: "Non posso continuare così, non posso buttarmi via così, non posso essere così paranoico/a". All\'inizio vi sembrerà strano, ma ripetetelo a voi stessi. Pensate che non dovete "fare una tragedia" di ciò che è accaduto. Non è un cataclisma, non lo è mai. Rideteci sopra per sdramatizzare, e sopratutto SPOSTATE il pensiero, il dolore, su altro. Fate qualche attività che piace solo a voi, imparate soprattutto AD ESSERE FELICI dentro di voi, SENZA far dipendere la vostra felcità da qualcuno.Imparate ad essere felici, anche senza l'amore.Perchè le ferite le abbiamo tutti, chi non ne ha? Siamo tutti stati in guerra,ma ADESSO è ora di riposare, di RISTORARSI, di dire BASTA, A QUEL MAL DI TESTA,A QUELLA TRISTEZZA CHE NON VI FA VIVERE.Libera il tuo cuore da quelle paure che non ti fanno vivere!!E qualunque probema vi accada, non piangetevi addosso, ma cercate di ripetere avoi stessi: presto finirà e il sole sarà più splendente che mai. NON FISSATEVI con lui/lei. SPOSTATE l'attenzione. Non sempre è cosa buona riflettere ogni minuto e piangere ogni minuto.Imparate a dire BASTA.