lunedì, settembre 26, 2011

LIBERTINAGGIO E NARCISISMO

Narciso70 Età: 41
Non so bene qual'è il motivo che stamane mi spinge a scrivere su questo blog o forse lo so, la necessità di un confronto con chi non mi conosce e non conosce la mia attuale partner e che quindi, nel caso in cui desse un giudizio o un parere lo dia esclusivamente su ciò che riporto, senza condizionamento alcuno.
Ho 41 anni, un matrimonio fallito alle spalle ed un figlio nato nel matrimonio; ho avuto una lunga e travagliata relazione, oltre 4 anni intervallati da mesi in cui ho vissuto da single riprendendo quello che era lo stile di vita per cui avevo interrotto il matrimonio ossia il libertinaggio assoluto, con una donna dalla quale ho fatto di tutto per allontanarmi pur sapendo di provare nei suoi riguardi un amore ed una passione fortissimi, con l'obbiettivo di restare ancora una volta da solo. Oltre un anno fa è finita questa relazione che comunque ha continuato ad avere strascichi per mesi (per la mia continua ricerca della persona lasciata prima e per il suo non voler accettare la fine della relazione dopo).
Nel frattempo, poco meno di un anno fa, dopo alcuni mesi di un nuovo libertinaggio, ho iniziato una nuova relazione con una donna mia coetanea che, all'inizio almeno, io inserivo all'interno di quel meccanismo che mi portava a non voler stabilire relazioni affettive stabili ma che mi portava a saltare da un letto all'altro senza alcuna reticenza, nella quasi certezza che prima o poi la precedente relazione sarebbe potuta riprendere. La nuova compagna si propose parlando, fin dal primo momento, della necessità di una relazione stabile che avesse un senso concreto e una prospettiva affettiva. All'inizio accettai le sue necessità senza dare troppa importanza alle conseguenze di ciò che dicevo, infatti, dopo alcuni mesi cominciai a sentire la necessità di capire se quella che avevo iniziato era una relazione nella quale realmente volevo investire tutto me stesso, oppure se tale necessità era un condizionamento dovuto alle necessità dell'altra persona e pertanto, mi allontanai dalla nuova partner per cercare di capire se il rivedere l'ex mi avrebbe potuto rivelare di esserne ancora innamorato; fatta la "prova" dopo pochi giorni sentii la necessità di ricercare la nuova compagna e di confessarle tutto il mio amore e la mia volontà di dare un senso al tempo trascorso insieme fin li. Per mia fortuna la ritrovai disponibile a riprendere la relazione e a ricominciare, nonostante il mio allontanamento. La relazione riprese e, nonostante i periodici attacchi dell'ex, è andata avanti anche se spesso, la mia partner ricercava tra i miei telefoni, le mie e mail ecc... la presenza dell'ex, evidentemente e giustamente, quei giorni l'avevano segnata ed io, cercando di comprendere, accettavo questa forma di controllo. Poi la relazione è andata aventi fino ad un punto in cui, ritengo ci sia stato un "corto circuito" ossia ci fu un momento in cui, mi sentii non più desiderato, dal punto di vista erotico, dalla mia compagna e da quel momento in avanti ho cominciato a vivere una strana forma di gelosia non meglio motivata e fui io a cominciare ad indagare tra i suoi strumenti di comunicazione (telefoni, pc, ecc) o meglio, lo facevamo a vicenda ed io mi sentivo legittimato a farlo di conseguenza al suo comportamento. Un giorno lei trovò nel mio pc una mail che io avevo inviato alla ex, con contenuti indubbiamente inadeguati, in realtà io avevo scritto quella mail, sbagliando, nel tentativo di rabbonire la ex davanti ad una nuova serie di attacchi che, credevo, avessero potuto minare la mia nuova relazione. Riuscii dopo alcuni giorni a recuperare la mia relazione, ma da quel momento è come se si fosse interrotto qualcosa, lei, nonostante il mio impegno a darle le sicurezze in merito alle prospettive di farla venire a vivere a casa mia a coinvolgerla nei rapporti familiari ecc, non è più stata la stessa o meglio io l'ho vista diversa e l'ho sentita diversa. Tutto però è continuato, abbastanza normalmente, fino a quando una sera, dimenticò un cellulare, che lei usava pochissimo ma che utilizzava come sveglia, a casa mia.. lasciai quel cellulare dov'era fino alle 2 di notte e poi, decisi che era il momento di spulciarlo, il risultato fu, una intera notte insonne a leggere oltre 4000 sms... con il problema che quegli sms si fermavano a molto tempo prima della mia entrata in scena, quindi razionalmente non c'era niente che mi dovesse riguardare, fatto sta che lessi di comportamenti che non apprezzavo nella mia compagna, anche se tenuti in precedenza alla mia comparsa... La mattina dopo, in maniera del tutto irrazionale presi ad attaccarla e a pretendere le password della posta elettronica e del social network da lei assiduamente frequentato, le ottenni entrambi prima che lei potesse accedervi per cancellare qualcosa, e ancora una volta non trovai niente che potesse riguardare la mia relazione con lei... eppure i nervi mi saltarono e la incontrai poche ore dopo, coprendola di insulti e di offese in merito ai suoi "atteggiamenti" precedenti all'inizio della relazione... ovviamente mi fu consegnato il "benservito" ed ancora una volta mi dovetti allontanare, nonostante le reiterate scuse e richieste di perdono per i miei comportamenti.
Ancora una volta, dopo giorni, riuscii a riprendere questa relazione... che tra alti e bassi è proseguita, fino a quando, nonostante l'impegno a non dare più importanza alla presenza sul social network e alla continua ricerca di e mail, da lei praticata con il telefono e nonostante la sua reticenza a parlarmi delle persone che la contattavano e con le quali intesseva relazioni di "amicizia" che io, invece ritenevo, nascondessero (come ho sempre fatto io stesso e tutti gli amici uomini) l'interesse da parte degli "altri" ed una sua volontà di "civettare" e di sentirsi apprezzata. Un giorno, quasi per gioco, io le aprii il mio contatto del social network, e nonostante non ci fosse niente di compromettente lei prese ad attaccarmi per alcune chiacchiere scambiate con una donna in merito alla mia relazione con lei (la mia compagna) fatte assolutamente a scopo di sfogo; davanti ai suoi attacchi, le proposi di fare altrettanto e di aprire il suo profilo, in mia presenza, ovviamente la sua reticenza fu fortissima ma alla fine cedette ed io ci ritrovai una chiacchierata con uno di quei personaggi che io ritenevo volessero da lei qualcosa in più che una semplice amicizia, infatti nel corso dello scambio di messaggi, ci trovai un esplicito invito ad uscire, con una scusa, insieme, invito da lei rifiutato ma in maniera blanda dicendo, che:"haha... non è possibile, tu lo sai" con la conseguente ed ovvia risposta: "...vabbè, però quando torni single... io ci sono" e poi il giorno dopo della conversazione ritrovai un esordio di chiacchiere fatto da lei. Li per li, mi arrabbiai, ma memore dei precedenti litigi, tenni un tono abbastanza pacato e lasciai scivolare la cosa... alcune settimane dopo, per una banalità, fu rimessa in discussione la mia "correttezza" e la mia "fedeltà"... e da quel momento, fu come se ogni mia forma di autocontrollo fosse saltata e nella ricerca di ottenere una sua ammissione di responsabilità nell'aver dato confidenza a quella persona e nel non avere stoppato in maniera, fosse anche scorbutica, quell'accenno di interesse, davanti alla sua volontà di far passare la cosa come una innocente chiacchiera tra amici, persi il controllo e portai avanti la discussione per giorni in contesti del tutto inadeguati anche davanti a persone che non avrebbero dovuto assistere, mi rendevo conto di essere assolutamente fuori luogo e di esagerare nei toni e nei contenuti, ma ormai era come se si fosse rotto un meccanismo e andavo a ruota libera! Da li in avanti, ci sono stati allontanamenti e riavvicinamenti, riavvicinamenti durante i quali non ho più sentito da parte sua quel coinvolgimento di cui ho bisogno ed è superfluo dirlo, mille volte l'argomento che scatenò quella discussione è venuto fuori, ogni volta mi sono impegnato a non parlarne più, non solo del caso specifico ma anche, in generale dei suoi atteggiamenti sul social network e della sua necessità di "segretezza" sull'uso che fa del s.n. e della posta elettronica, sempre velati da una specie di "patina" di riservatezza, ci provo, ci riesco, ma solo perchè attuo una forma di autocontrollo sulle mie pulsioni, ma se dovessi dire che sono riuscito a superare la cosa, nonostante da un pò il rapporto sembra aver preso una piega normale, senza litigi e senza accuse reciproche, resta in me il tarlo della sua necessità di "segretezza" e "riservatezza" in merito all'uso degli strumenti di comunicazione, il tarlo mi induce, periodicamente a ricercare le sue pw, mi induce a ricercare nei pc tracce di una sua colpevolezza, mi induce a notare che non fa un passo senza portare con se il telefono su cui riceve e mail e notifiche varie, mi induce a non riuscire a dare un senso di normalità a questa relazione, nonostante, tutto sommato, non possa dire di avere controprova di altri comportamenti inadeguati da parte sua. Forse, la cosa più semplice che potrebbe fare, ma che non fa, sarebbe raccontarmi senza problemi le attenzioni, i contatti, gli apprezzamenti, che riceve con i vari strumenti di comunicazione, invece di dirmi che NESSUNO più l'ha contattata e nessuno più le scrive ecc...
Ammetto che così com'è questa relazione non ha respiro e finirà, nel momento
in cui, dovesse saltare quell'autocontrollo che mi sono imposto ed il mio timore non è tanto che finisca la relazione (nonostante sia la relazione nella quale ad un certo punto ho creduto tanto da aprire le porte di casa mia in maniera incondizionata mentre prima non sopportavo neanche la vista di uno spazzolino da denti che non fosse mio), ma temo che finisca per la mia "gelosia immotivata", giustificando lei rispetto al fatto che si allontani, pertanto la mia volontà di trovare una sua "colpa" è talmente forte da superare la paura della fine della relazione.

DIPENDENZA D'AMORE

anya Età: 50
...credo di essere un esempio,quasi perfetto,del caso mal d'amore.
Il mio problema con le dipendenze si manifesta ,come da manuale,quale conseguenza di una mancata attenzione della famiglia alle relazioni affettive durante la mia adolescenza. Ripensandoci anche il rapporto fra mia madre e mio padre era anch'esso una dipendenza affettiva.Lei più grande di 8 anni,lui la lascia appena non può più essere forte a seguito d'un incidente che la rende bisognosa d'attenzioni. Da parte mia ho vissuto due grandi amori falliti con grosse corrispondenze di psicologiche. La mia bassa autostima,ben celata dietro a una cristiana genrosità verso il prossimo,mi ha portato a sopportare prima un marito con grosse turbe comportamentali,poi convivente prepotente e violento. Il tutto per un totale di 30 anni! Tutti e due i pertners sono finiti con lo schiacciarmi fino alle botte.Il secondo ,in particolare,è ormai incapace di tenere con me un rapporto che non sia ben imbottito di accuse infondate,di punizioni e rimproveri.Inutile dire che il suo modo di porsi genera proprio quegli sbagli da parte mia dei quali poi mi accusa facendomela pagare con umilazioni e isolamento.Purtroppo ,pur rendendomi conto di questa realtà,soffro terribilmente la solitudine e la paura dell'abbandono,al punto di ritenere più rasserenante subire le ingiuste angherie.Capisco altresì,che sono io a pormi come soggetto dipendente e che senza volerlo mi cerco dei carnefici.La consapevolerzza è un buon punto ma non basta,servono strumenti e un punto di riferimento esterno per uscire dalla dipendenza d'amore.Tale e quale una vera e propria dipendenza da droga,persino i sintomi fisici assomigliano e purtroppo ne so qualcosa per esperienza diretta durante l'adolescenza.Grazie a Dio sono sempre riuscita a uscire dai grovigli delle dipendenze o forse sarebbe meglio dire che ho cambiato di volta in volta l'oggetto della mia passione.Ho bisogno d'aiuto perchè a volte la mia mente vacilla fra dolore e sudori fredi.

MI MANCA DA MORIRE

Amanda Età: 33
Salve Dottore.
Questo il fulcro della faccenda: convivenza di 3 anni, in gran parte allucinante. L'ho lasciato perchè arrivata al limite, ma nonostante tutto mi manca da morire.
Ci siamo voluti bene, sinceramente, fin dall'inizio, e so perfettamente che ancora è così, per ambedue.
Ma lui ha un grosso problema: l'ansia, e il suo "pseudorimedio": l'alcool.
Ho passato momenti a dir poco allucinanti a causa delle sue crisi, che sfociavano puntualmente in ubriacature assurde.
Non so elencare quante volte sono dovuta uscire, da sola, di notte, in cerca di lui nei vari bar del circondario, ed una volta trovato, dovermelo riportare a casa, barcollante, davanti agli occhi di tutti.
Inoltre le sue ubriacature lo rendevano aggressivo: non mi ha mai alzato le mani, questo no. Però in quei frangenti, tirava fuori tutto il negativo che c'era in lui.
Ho passato notti insonni a vegliare che non combinasse qualche sciocchezza, finchè non si addormentava.
E il giorno dopo, passati i fumi dell'alcool, era come nuovo, ridiventava quello che amavo, quel dolce ragazzo pieno di attenzioni nei miei confronti.
Per cui, tutto il disprezzo che mi era venuto naturale provare per lui la notte precedente, spariva, facendomi sperare di vivere tranquilla...fino alla volta successiva!
Queste crisi si sono fatte sempre più intense, ed eravamo d'accordo di intraprendere un percorso terapeutico, poichè non era normale tutto questo... percorso mai iniziato però, perchè da parte sua erano solo promesse e giuramenti, ma mai fatti concreti.
Finchè, dopo l'ultima crisi, due settimane fa, ho deciso di lasciarlo, e sono tornata dai miei.
La notte, prima di lasciarlo, non ho dormito, e mi vedevo fra qualche anno, priva di forza, con un uomo dipendente dall'alcool, e piena di debiti. Mi sono chiesta se il mio amore era tanto da poter affrontare tutto ciò, ma soprattutto se da parte di lui esisteva un po' d'amore per me.
Mi sono risposta che se lui mi avesse amata davvero, avrebbe provveduto ben tanto tempo prima a curarsi, constatando quanto questo problema ci stava allontanando.
Ma non l'ha mai fatto.
Ora sono qui, non esco mai, ci continuiamo a sentire via sms, perchè lui m'implora di tornare, giurando di essere cambiato, giurando che non può vivere senza di me.
Io sento dentro di me un forte impulso a tornare, ma qualcosa mi frena: la mancanza di fiducia.
Troppe volte sono ritornata sui miei passi, ed ogni volta mi sono pentita.
Ma anche adesso sono pentita: di averlo lasciato.
Non so se ho fatto la cosa giusta, se è stato un gesto egoista il mio, o se dovevo farmi forza e rimanere al suo fianco finchè non si fosse risolto questo problema.
Sono molto confusa, vivo ogni giorno una guerra interna, tra ragione ed istinto.
In più la mia famiglia mi ha messa davanti ad un'altra scelta: o resto con loro, o ritorno da lui, ma se ritorno da lui loro con me hanno chiuso. Lo so che sono molto preoccupati per me, per il mio futuro, perchè pensano che costui potrebbe rovinarmi la vita.
Onestamente non so cosa fare. Gli dò un'altra possibilità, visto che si è messo in terapia sul serio stavolta (conosco nome e cognome del suo dottore)? o chiudo definitivamente per evitare altre delusioni?
Mi fa male pensarlo da solo, essere convinta di amarlo e di non poter esprimere i miei sentimenti. Vorrei farlo ma sono frenata.
Spero di essere stata abbastanza chiara.
E spero di avere un Vs. riscontro il prima possibile.
Grazie infinite
Amanda

AMORE IN CHAT

....Salve...è successo anche a me di trovare in chat il lupo travestito da agnello....
Di lui mi è piaciuta ..la sua anima..il suo modo di scrivere ..di farmi sentire vicina ..nonostante un pc di mezzo..
Quando ci siamo visti..ci..siamo innamorati all'istante...o meglio ..MI sono innamorata....
Lui mi ha raccontato una storie inverosimile...Diceva di essere un agente segreto...che lavorava per lo stato....e che io dovevo comprendere i suoi eventuali vuoti esparizioni....
l'ho fatto....l'ho fatto per lungo tempo....un anno.....
Non c'erano uscite....non c'era possibilità di rintracciarlo per prima....non esistevano sabato e domenica....non sapevo dove abitasse...
..di lui conoscevo solo quello che mi diceva....e a cui io credevo....
....Lo vedevo una volta al mese circa ...per due ore...Lui diceva di essere all'estero per una missione segreta.....e per venire...mi chiedeva soldi..per poter pagare i biglietto...
Io gli credevo...ero innamorata.....e glieli davo....
Cercavo di giustificarli ogni cosa....silenzi...vuoti...sparizioni....misteri...ecc...
Ho dovuto troncare co una mail....era l'unico modo di fargli sapere qualcosa...Ho dovuto farlo perchè mi stavo annientando...
Non mi ha mai risposto....
E' ancora ferita recente...e fa male....
Fa male non sapere ..chi sia l'uomo di cui io mi sia perdutamente innamorata...e cosa di vero ci sia stato tra noi....
..passerà ..

lunedì, agosto 15, 2011

SENSI DI COLPA DOPO LA SEPARAZIONE

lau Età: 37
Sono in una relazione con un uomo che dopo 13 anni di matrimonio con la moglie, di cui 4 di tradimenti, ha deciso di lasciarla aiutato anche dall'amore che prova per me. A distanza di un mese dalla separazione, che non è ufficiale, lui sta provando sensi di colpa e credo un principio di depressione, di cui non vuole parlare per non rovianre le nostre giornate e non passarle a piangere. Dice che non lo vorrei se sapesse quanto sta male. Dice di stare bene con me e di amarmi, ma l'infelicità della moglie non lo lascia libero di esser felice. Comunque sente per lei affetto e la riconosce come una donna importante, una preziosa compagna di vita che non vorrebbe perdere di vista. NOn le ha detto della nuova relazione e sia lei che parenti e amici pensano ad una crisi passeggera. In tutto questo comincio a crederlo anche io, ed ho paura che lui abbia solo rivestito di amore una relazione che gli riempe la vita nel momento di un distacco dalla moglie motivato dalla sua sensazione di prigionia. Io no so quanto questi sensi di colpa siano giustificati e perchè non riesca a staccarsi e a stare davvero bene con me. Ma comincio a pensare che forse questa separazione sia davvero temporanea, e che tutto quello che lui stia facendo è cercare un rifugio temporaneo costruendo un amore che rpesto verrà messo alla prva da queste difficoltà. Mentre nello stesso tempo la moglie per forza di cose dovrà 'mollare' la presa, se lo rivuole indietro come dice telefonando e pianggendogli nelle orecchie ogni giorno. Io ho una bimba piccola, credo all'Amore per me insieme e forse sono egoista a desiderare che stacchi i rapporti con lei e smetta di risponderle e preoccuparsi, perchè tanto non è lui che può aiutarla. Mi sembrerebbe l'approccio più corretto ma forse non lo vuole davvero ... Non riesco a stare tranquilla nè a capire se questo suo 'attaccamento' sia positivo e normale e vada lasciato vivere, o se invece dovrei allontanarmi io, perchè comunque non si preannuncia nulla di buono per
questa relazione.

NON ESSERE VITTIMA DELL'AMORE

mariluna60 Età: 50
Ho vissuto una vita dipendente dall'amore e tutt'ora non potrei vivere senza, una vera e propria dipendenza ma la differenza è l'aver capito che un amore è tale se ti da la voglia di migliorare o andare avanti nella vita con coraggio per lottare e non se ti distrugge mentalmente o fisicamente. In amore ho dato sempre il massimo subendo a volte sofferenze fisiche o mentali credevo ogni volta che finiva una storia di non riuscire più a vivere eppure eccomi qui tra una sofferenza e l'altra sono arrivata ai 50...mai l'avrei creduto eppure ho avuto coraggio nel continuare a vivere ed ora sono orgogliosa di non essere stata una delle vittime dell'amore riuscendo ora a dare amore a chi ne ha bisogno veramente...faccio volontariato ovunque mi vada di fare. In realtà quando perdevo un amore credevo di perdere una sicurezza che mi mancava in famiglia....il suicidio ogni giorno della mia vita
lo volevo fare per quasi 30 anni ma con la nascita di mio figlio la mia debolezza è diventata all'improvviso una grandissima forza...!

CREDO CHE LUI SIA AFFETTO DA PHILOFOBIA

Key Età: 28
Ho conosciuto una persona in un gioco on line, semplice interesse comune che non ha nulla a che vedere con il sessuale. Abbiamo cominciato semplicemente con il chiacchierare, chiacchiere di due persone che si presentano e parlano dell’interesse in comune – neanche tutti i giorni – e finiscono con il tempo al parlare di tutto.
Dura da circa un anno, siamo anche passati per il vederci in web cam e di persona. Non mi era mai accaduto in tanti anni in cui gioco per questo capisco che la cosa per me è importante.
Il vero problema è che credo lui sia affetto da Philofobia. All’inizio mi parlava spesso del fatto lui non credeva nell’amore, non aveva una fidanzata, non ha rapporti sessuali e dice anche che non gli interessa assolutamente avere qualcuno perché lui non amerà mai.
Nel tempo io credo di essere attaccata a lui e lui ha continuato sempre più a cercarmi diventando più insistente. Ci sentiamo ogni giorno, tranquillamente senza pretese, dice gli manco se non mi vede o sente, parte per le vacanze e mi scrive assicurandomi non farà nulla con nessuna, che non sta facendo nulla.
Torna e mi chiama per informarmi è atterrato. Si offende o arrabbia addirittura se mi sente distante, non lo accetta. Allora succede che nel frattempo gli confesso che mi piace, mi dice non può ricambiare ma non vuole me ne vada che lo farei soffrire.
Non ho pretese, non sarebbe giusto essendo fidanzata ma ammetto vorrei averne.
Andiamo avanti avvicinandoci sempre di più addirittura in un periodo di litigi per altre questioni mi scrive la sera dicendomi che di pomeriggio mentre era in macchina ha avuto una crisi d’ansia, che è stato malissimo all’idea di non sentirmi più e perdermi. Abbozzo, non so che fare perché appena tento di spiegargli che non mi tratta come un’amica si chiude a riccio dicendomi lui mi tratta d’amica, che mai mi vedrà come altro, mi vuole solo come amica ed allo stesso tempo non mi vuole lasciare andare. Gli dico allora è un mai e mi dice di sicuro c’è solo la morte e appena gli ridico gli voglio più che bene subito torna a quel mai.
Spesso tra le varie cose che mi dice mi ha detto che i suoi non sono un esempio d’amore, che non sono una famiglia “amorosa”, mi ha detto di essere stato tradito, si considera brutto e non lo è affatto. Cose così, passando per quanto sono importante per lui, che mi vuole bene, che io potrei cambiarlo nel profondo, che io come sua madre sono l’unica persona che può cambiargli l’umore con una parola, che nessuna mai prima di me si era avvicinata tanto a lui. Ha detto una volta sono l’unica persona che non gli ha fatto paranoie strane, dice spesso che l’amore fa fare cose strane che non capisce e comprende. Io credo non si accorga solo che strare con qualcuno è normalità e non una luna da richiedere, ma forse sono io ad essere così. Gli ho detto anche che io credo lui abbia un problema che non vuole vedere ma non mi risponde, si chiude a riccio.
Qualche giorno fa ci siamo visti, siamo di due città diverse, siamo stati bene, riso, giocato, ci siamo divertiti, mi ha ringraziato di essere andata da lui [me lo aveva chiesto lui] e poi mi ha detto che con me ogni giorno è diverso, che sono una compagnia splendida che Cosa dovrei fare? Come si tratta una persona che si ama, che sembra proprio ti ama per tutte le cose che fa per te ma non lo riesce neanche a vedere? Che non riconosce neanche d’avere un problema?
E’ un anno ormai e più che va avanti ed io non so come aiutare e come resistere perché davvero voglio resistere e riuscire in questo cambiare la mia vita e lasciare ne faccia parte una persona per me davvero importante ormai così da far parte della sua.
Vi ringrazio e mi scuso per la lunghezza

sabato, luglio 23, 2011

L'IMPOSSIBILITA' DI SUPERARE UN AMORE

Salve,
ci terrei particolarmente a rispondere a Martina (http://maldamore.blogspot.com/2010/08/suicidio-per-amore.html#links), anche se forse non ce n'è più bisogno. Anche io ho un passato che mi ha portato a riflettere sulla differenza fra amore e amore e l'impossibilità di superare un amore, per così dire, di serie A. Anche io sono andata dalla psicologa per farmi aiutare ma ho avuto la sensazione che non potesse davvero aiutarmi in questo senso. L'innamoramento è qualcosa di veramente potente per una donna che si appresta alla maturazione psicofisica, io ho ora 26 anni ma quel tuo commento avrei potuto scriverlo io. La sfortuna di incontrare quella persona che non speravi di incontrare davvero. La sfortuna perché una volta persa è inutile credere che sicuramente la vita dopo andrà ancora meglio, specie se siamo molto consapevoli di ciò che ci circonda e ci aspetta. Sì il viaggio ti sarà sicuramente utile perché uno stravolgimento della tua vita è necessario. Non si può continuare a fare la vita di prima o tentare di oltrepassare come una persona stupida e ignorante, dimenticare! Ed è ancora peggio capire che gli amici non capiscono nulla di quello che provi. Io ho trovato molto utile non tentare di fuggire ma lasciarsi andare finché l'istinto di sopravvivenza non ci scuote dall'interno. Toccare il fondo e sopravvivere solo con ciò che onestamente si ha come forza. Non tentare "di farcela o morire per il dolore". In questo mondo niente è garantito a nessuno, è più vero il contrario. Noi per sopravvivere immaginiamo la felicità, ma quando questa prende corpo, quando capiamo cos'è che ci spingeva a vivere e poi la perdiamo..capisco la sofferenza senza risposta. E' utile continuare a vivere senza averne davvero voglia?

Quando l'ultima volta come scrivevo sono andata dalla psicologa ero conscia che quello che avevo perso non era l'apice della mia felicità. Tuttavia era una situazione che la simulava e avevo solo quella situazione per colmare un profondo vuoto che ho sempre cercato di gestire razionalmente. Finché non avevo nulla da perdere la vita era quasi semplice, l'energia in sovrabbondanza e non riuscivo a comprendere le persone depresse: c'è così tanto da scoprire e fare, pensavo. Man mano mi sono resa conto di come si costruisce nell'uomo la voglia di fare e vivere. Noi viviamo coi cenci di sicurezza emotiva infantile che rafforziamo egoisticamente con tutti i vantaggi della nostra società e grazie al rapporto amicale che sostituisce un rapporto pienamente affettivo per certi versi e per alcune nostre necessità. Ci trastulliamo in una sicurezza che ci dà forza di combattere in un circolo vizioso soddisfacente. D'altra parte quando attivamente amiamo finalmente completiamo la nostra umanità e dovremmo essere abbastanza competenti da migliorare in noi e nell'altro la vita vera e propria. Prima di arrivare a ciò quasi tutti i rapporti si fermano e il matrimonio non è certo un'eccezione. In ogni modo proseguiamo alla ricerca nonostante le ferite, sappiamo che c'è qualcosa di meglio o solo lo intuiamo.

Poi arriva il momento in cui in un rapporto, ma non è detto che a tutti accada, tutto ci soddisfa in maniera inaspettata. E' tutto diverso dalle aspettative ma giorno per giorno la vita

"per me non era importante solo quello che facevo MA CON CHI FACEVO QUELLO CHE VOLEVO FARE" per non parlare del resto. Ti capisco perfettamente. Ma molti non capiscono per nulla, a dire il vero ho paura di pensarci e capire che non conosco nessuno che capisca questa situazione.
Io la sto vivendo nel momento felice ma sono conscia che lui pur intelligente non capisca del tutto cosa provo, sono conscia che potrebbe lasciarmi e non ci sarebbe niente da fare. Ora è dall'altra parte del mondo per lunghi mesi di studio e teoricamente dovrei raggiungerlo per motivi di studio miei fra diversi mesi. Dico teoricamente raggiungere perché ho i miei obiettivi, che vista la coscienza che ho della situazione ho pianificato a parte. Nonostante questo se mi lasciasse per me quest'esistenza avrebbe poco senso. Rendermene conto mi ha lasciato basita. Dall'inizio ho tentennato dentro di me nel mettermi con lui perché sentivo che non ne sarei mai uscita a testa alta, poi mi sono detta che la vita è così. C'è chi muore senza saperne nulla. Questo mi ha portato a una serie di dolorose riflessioni estenuanti su cos'è la felicità e cos'è l'amore. E allora quando, se andrà tutto bene, ci dividerà la morte naturale.

Credo che dovremmo fare un passo indietro, l'egoismo con cui pensavamo di averla in pugno la felicità era egoismo infantile, umilmente consci di sapere cos'è essere felici possiamo semplicemente continuare a vivere in maniera più appartata. In fondo capisci, non possiamo considerare la vita solo come ottenere e basta, tutto cambia in continuazione. Ciò si scontra col fatto che la nostra personalità ha i suoi limiti a cambiare una volta adulti. Solo studiando filosofie diverse dalla nostra possiamo capire appieno in cosa consiste la nostra ansia di possesso occidentale. Io solo in queste ho trovato sollievo. una volta ero una ragazza fissata col rendimento scolastico, ora ho rotto gli indugi.
Questo non basta a relativizzare la nostra esistenza però aiuta a capire che certe cose non si possono risolvere e a convivere col proprio dolore. -sono senza lacrime- scrivi. E' ovvio non ci sono parole per spiegare, ma avere un atteggiamento sincero, rivolgersi al mondo mostrando la propria ferita e lasciare che la comprensione della vita ci consoli. Ho trovato che esistono posti e persone con una sensibilità in più, e che esistono realtà a cui l'affetto viene dato in modo sbagliato. In queste situazioni la mia nuova consapevolezza è tutto, mi aiuta anche a comunicare in maniera più efficace con altri esseri viventi come gli animali.
Non c'è una conclusione, ma disfati dei cliché e dei dottori se vale la pena di morire allora vale anche la pena di dimenticarti di chi sei stata fin'ora se capisci cosa intendo

domenica, luglio 17, 2011

AMIAMO CHI CI AMA

vita Età: 37

Bisogno-dipendenza-pretesa,i salvatori?Ma chi li salva i salvatori, se non si salvano da soli?Nessuno.Essere emotivo,facile preda del manipolatore,se poi capisce che ci siamo ,anche se cerchiamo di ribellarci,siamo ormai dipendenti e sentiamo in modo malato la distanza.La zuppa proposta e' sempre la stessa.Ma bisogna sbattere la testa da soli perche' si giustifica tutto ,e la paura della perdita che ci portiamo dentro non ci permette di lasciare ,ne siamo gia' dipendenti.E siamo noi che ci siamo offerti di aiutare,una sfida,ma attenzione,meglio un corso di autostima, il prezzo e' troppo alto per chiunque persona abbiamo di fronte,e sensi di colpa del manipolatore, perche' non ci accontentiamo delle briciole,frustrazione,ferite,vuoto,bassa stima.E attenzione il troppo amore lo si paga,e non e' amore.Amiamo chi ci ama.La nave scuola no,che la facciano da soli.Siamo sostanza l'altra persona e' ancora forma.,Conosce ma non sente,e non gli interessiamo,non gli piacciamo abbastanza,siamo scontati.Ok,e' il meglio per noi, ci basta?Burattini,no grazie liberta'.Le cose vanno o non vanno questo ho capito,ho lottato,ma bisogna fermarsi e razionalizzare ogni tanto.Riempiamo la nostra vita,non cibiamoci della vita dell'altra persona.Abbiamo tante cose dentro,vitalita',intelligenza,interessi,hobbies,sensibilita',attenzione che molti giocano e feriscono perche' sono stati feriti a loro volta allungo il bastone stop,ma noi non siamo delle spugne,sono incazzati con il mondo, volete negativizzarvi e zavorrarvi.Ci sentiamo rifiutati,non riusciamo ad accettare la perdita.Ce la portiamo dentro dall'infanzia,affrontiamoci conosciamoci dentro,e distruggiamo questa codipendenza.

Consiglio:amici veri,aiuto psicologico,e anche farmacologico nel momento acuto,una lettura delle nostre zone erronee.Ce la si fa,sono tornato a sorridere.Non sono sereno ma ci sto lavorando ci vuole tempo.Forza!!!!!

AMORE INCOMPIUTO

Juliet Età: 29
Salve,
le scrivo per chiederle un parere, in questo momento ho bisogno di sentirmi dare un’opinione, dire una parola.. e purtroppo non posso parlarne con NESSUNO.
Mi sono sposata da un mese esatto, ma tutto tranne la serenità e la felicità riempiono le mie giornate.
Esattamente un anno fa, come per gioco, ho iniziato a scrivermi sms, poi mail, poi chat su Skype.. ed infine a trovarmi dopo lavoro con un collega. Un ragazzo, ci tengo a precisarlo, lontano anni luce dal mio tipo di ragazzo, sia esteticamente che caratterialmente. Tutt’ora credo che tra me e lui non potrebbe esserci un amore vero.
Ripensandoci dopo, probabilmente avevo pensato di iniziare questo flirt con lui perché ero sicura che sarei stata, per una volta, la dominatrice nella storia: io sono oggettivamente più carina di lui, probabilmente più interessante. Ho pensato di trovare qualcuno che mi facesse sentire desiderata, bella, quasi irrangiungibile.
Tutto all’inizio andava così, in effetti. Dopo il primo bacio, una sorta di passione travolgente: 2 mesi di uscite furtive, chiamate, messaggi, ritrovi pomeridiani e serali. Ero convinta che ci sarebbe stato del sesso e che tutto sarebbe finito così. Ma lui si sentiva in colpa, anche lui fidanzato, molto insicuro. E' una persona fondamentalmente fredda, col padre non ha rapporto, con la famiglia non esiste contatto fisico... insomma, molto diverso da me che sono tutta baci e abbracci con il mondo.
Ma la cosa è andata avanti, tra un “sì, facciamo l’amore, non riesco a stare senza di te” e un “non ce la faccio” fino a Novembre. Io arrivavo a pensare di allontanarlo, ma era impossibile, avevo bisogno di lui. Siamo arrivati a giurarci mille volte che ci ameremo sempre un po’, che saremo l’uno l’amore mancato dell’altro, che non ci lasceremo mai veramente, che anche se fisicamente dovrà finire ci sarà sempre qualcosa di speciale, intimo tra noi.
Ci sono stati dei contatti fisici importanti, una volta siamo andati anche in albergo e siamo stati nudi… ma lui si è tirato sempre indietro all’ultimo.
Poi verso Natale tutto sembrava finito, io non lo accettavo ma lui sembrava troppo schiacciato dai sensi di colpa.
Poi a Gennaio un ritorno di fiamma… un ultimo bacio che sono diventati 100. Ma a Febbraio tutto è finito davvero, con lui che mi diceva che ci sarebbe stato sempre per me.  questa sua mail che riporto è per me un esempio di quello che intendo:
ho bisogno di sentirti, parlarti, abbracciarti e di conseguenza tenerti dentro alla mia vita…..sei entrata e non credo ne uscirai, anzi, ne son sicuro perché mi sento veramente legato a te e lo rimarrò per sempre.
Quando dici che credi che io abbia bisogno di stare con te hai ragione, altrimenti non ti chiederei di venire al fornetto, di abbracciarmi, non ti chiamerei e non ti scriverei…..ti cerco….anche se a mio modo io ti cerco.
E ricordati che non ti lascerò mai scappare da me perché se no, mi mancherà una parte importante della mia vita.
Ecco. era Febbraio. mi sono sposata a Giugno con il mio compagno da 6 anni, molto più bello di Lui, molto più interessante, sensibile, vicino alla mia realtà. e io sento ancora esattamente lo stesso desiderio fisico per Lui, vorrei ancora chiamarlo dopo l'ufficio, scrivergli, ma soprattutto ricevere le sue chiamate, i suoi messaggi, sentire che mi desidera e che ha bisogno di me, come diceva sarebbe sempre stato.
Ho provato a parlarne con lui, ci siamo promessi che PER NULLA AL MONDO ne avremmo parlato ad anima viva. e un pò credo sia giusto così, perchè finchè rimane tra me e lui, anche i sensi di colpa restano controllati, almeno per me. credo che se ne parlassi ad un'amica o ad un amico, tutto mi sembrerebbe più reale.
Quindi ne ho parlato con lui. le prime volte mi ascoltava e mi diceva che sarebbe passato, ma non manteneva NESSUNA delle promesse fatte: non mi chiamava, non mi abbracciava con affetto, non mi scriveva. E un pò alla volta mi sono sentita allontanata. questo ha generato in me ancora più attaccamento verso di lui, ho cercato di recuperare un rapporto speciale che speravo ci fosse.
Lavoriamo sempre, tutti i giorni, insieme. lui mi chiama per il caffè, la sigaretta. non mi ha esclusa dalla sua vita. ma vuole che tutto finisca LI'.
dice che devo farmene una ragione ed è stufo di "tornare sull'argomento.E' esasperato". e vive come se nulla fosse.
io ho paura di parlargliene ancora, perchè credo sarebbe peggio, ho paura di perdere anche quei momenti insieme che dispensa col contagocce. ma poi mi chiedo: che senso ha voler mantenere un rapporto in cui io nascondo sotto al tappeto tutto il mio dolore, lui sa che sto malissimo e mi manca da morire, ma preferisce far finta di niente? che bene può volermi?
E poi penso: mi sono appena sposata, dovrei costruire la mia vita con mio marito. e mi trovo a sperare, ogni sera, che sul cellulare ci sia un suo messaggio carino. che mi chiami. che mi dica anche solo che "sì, mi manchi. lo faccio perchè dobbiamo andare avanti, ma anche io ti desidero SEMPRE".
sento come se fossi diventata pazza. non riesco a godermi i momenti con i miei amici, le serate divertenti. le passeggiate con mia sorella. le cene con il mio uomo.
non mi godo più nulla, il pensiero sempre a quello che c'è stato, a quello che mi ha detto. a quello che aveva promesso e che invece non c'è.
Avrei altre mille cose da raccontare, da spiegare. probabilmente dovrei parlarne con uno specialista di persona. so che me lo consiglierà.
La prego mi dica qualcosa. GRAZIE DI CUORE