lunedì, novembre 06, 2006

DIPENDENZA DAL SITO

trilly N° di riferimento: 91457726 Età: 33 Buongiorno gentile Professore, le avevo scritto quasi due mesi fa (http://maldamore.blogspot.com/2006/09/nessuno-rubi-il-suo-amore.html) perchè ero veramente disperata per il mio amore che all'improvviso ( ma mai niente in queste cose arriva all'improvviso) mi aveva lasciata. Lei mi aveva gentilmente risposto con una poesia di Leopardi, ed un altra poesiadi un autore che ora mi sfugge il cui senso era pero' ami cio' che non ti vuole e disdegni cio' che ti ama. Il mio ragazzo ha 9 anni meno di me, e poi c'era il triangolo del mio ex che da quando mi sapeva legata ad un altro sembrava ( e sembra tutt'ora) impazzire d'amore per me, mentre nei due anni altalenanti di relazione che avevamo avuto mi aveva fatto sentire la donna meno speciale e desiderabile che potesse incontrare. E io li a piangere ma sempre in prima linea quando mi cercava. Ora col mio nuovo compagno, quello giovane, sembra andare tutto bene. io credo di amarlo. La parola credo non capisco se e' dovuta al fatto che lui cosi' giovane inevitabilmente mi faccia mancare qualcosa (una certa maturita' e responsabilita' nell'affrontare la vita e nel relazionarsi con me) oppure alla mia paura di soffrire ancora per un suo stop come era successo due mesi fa, oppure alla paura che andando avanti negli anni prima o poi possa cercare quaalcuno piu' giovane di me. La cosa che mi piace di lui e' la sua voglia e entusiasmo anche se un po' ingenui nel costruire un futuro con me, ma non posso nascondere forse anche dietro a questa mia scelta la paura di avere una relazione con un uomo piu' forte di me. Io so di essere la piu' forte, la piu' grande in questa storia ora, quella che controlla e gestisce tutto. Per quello probabilmente ho reagito cosi' male quando due mesi fa lui mi ha lasciata per due settimane perche' era arrabbiato con me e non riusciva a capire cosa veramente volevo da noi due. Tutti i miei amici un anno fa sono rimasti sconvolti quando hanno saputo che avevo iniziato una relazione con lui. Sono una ragazza corteggiatissima, non ho mai avuto periodi della mia vita in cui avessi problemi a conoscere ragazzi.. una relazione di 10 anni con un compagno di scuola, e poi il mio ex che mi ha fatto soffrire le pene dell'inferno per due anni, e ora da un anno il mio baby ragazzo. Queste le tre storie d'amore della mia vita, le altre conoscenze di ragazzi sono state cose passeggere che non hanno mai toccato il mio cuore pero' non ho mai avuto con nessuno dei tre un giorno solo della mia vita in cui mi sono detta e' lui e voglio sposarlo, ho il terrore di sposarmi e di sbagliare persona forse solo con il mio ragazzo che mi ha fatto stare male ho avuto dei giorni in cui mi dicevo e' quello giusto, per sempre, ma cosi' era fin troppo facile visto che dall'altra parte c'era certamente un no,Tant'e' che ora che e' tornato dicendomi che vuole passare la vita accanto a me per sempre io zero, magari un po'anche perche' sono innamorata del mio attuale compagno. non mi spiego questa mia inconcludenza, potrei dirmi che non ho trovato la persona giusta, mai poi mi accorgo che tutti gli ambiti della mia vita sono cosi', sto bene in tutte le situazione ma nulla mi rende realmente felice e appagata, dal lavoro alle amicizie alla mia famiglia d'origine... e poi non riesco a stare ferma, ho mille impegni, due lavori, in piu' anni fà mi sono messa a fare l'universita' e sto ultimando la laurea, e poi corsi di ballo,tantissimo sport, e mi sto informando per un corso di spagnolo...ma cosa c'e' che non va? dal fuori tutti mi dicono che sono fortunata perche' ho tutto.. ed e' quasi vero, e sono anche felice, pero' questa smania di fare...tra l'altro quando due mesi fa ho scoperto questo sito ne sono diventata dipendente (scusi l'uso di questo aggettivo nel contesto del suo sito) ed un giorno si' ed uno no lo consulto per leggere le esperienze degli altri... ma non e' curiosita', e' che e' come se avessi fame di saperne di piu'.
Le risponderò questa volta con un significativo aforisma:
"Non smetteremo mai di esplorare, e alla fine di tutto il nostro esplorare ritorneremo al punto da cui siamo partiti e conosceremo quel posto per la prima volta." (T.S. Eliot)
Lei ha bisogno di continuare ad esplorare in sè stessa e nelle relazioni cogli altri. La sua "dipendenza dal sito" può essere letta in questo senso: attrverso le storie degli altri lei esplora sè stessa. Continui in tal senso verrà il giorno in cui ritornerà al punto di partenza e vedrà tutto in maniera più chiara. Saluti.

giovedì, novembre 02, 2006

LA DIPENDENZA E' CRONICA ?


Buongiorno Dott. Cavaliere,
Chi le scrive è Gino, 28 anni, il motivo per cui sono venuto a conoscenza della sua esistenza è facilmente intuibile… Dipendenza Affettiva, si anche io.
Purtroppo, anche io vivo questo tipo di problema che ho scoperto di avere circa 3 anni fa, quando dopo una storia di 5 anni con una ragazza questa mi lascia catapultandomi in quello che ritengo il più grande baratro della mia giovane esistenza. Ignaro della mia difficoltà ho speso 4 mesi nel vano tentativo di recuperare quel rapporto ho attuato tutte quelle strategie proprie di questo disturbo, ma niente; ero in preda “…all’Ibris, cioè a dire la ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi nella vita a farsi amare da chi proprio non vuole saperne…”, anche perché per carattere sono una persona molto ostinata e determinata. Mi sforzavo di capire questo meccanismo assurdo e non riuscendovi decisi di andare da uno psicologo: bastarono due sedute per capire che il trauma da abbandono vissuto nella mia infanzia (i miei genitori a 3 anni incominciarono a mandarmi ad una colonia estiva ed io il primo anno che andai piansi per almeno 15gg perché volevo ritornare a casa, gli anni successivi mi mandarono lo stesso nonostante io non volevo, ma reagii un po’ meglio) era la causa di tutto. Da quel momento per la rabbia per quello che avevo scoperto e per il fatto che il medico voleva darmi degli psicofarmaci , mi rimboccai le maniche e dopo 6 mesi quello strazio finì.
Empiricamente ho fatto tutto quello che ho letto oggi sul sito, ma se nel 2003 avessi conosciuto il suo sito (maldamore.it) probabilmente il cammino verso la luce sarebbe stato più organizzato e veloce, ed oggi mi rendo conto che non avrei dovuto interrompere la terapia, poiché mi ritrovo nuovamente a combattere con questa difficoltà seppur in maniera più lieve.
Stavolta la storia, finita lo scorso 10 ottobre, è durata un anno e mi ha lasciato lei. Oggi mi sento sono più forte in quanto conosco il mio limite e quindi vivo questo nuovo lutto in una maniera diversa. Anzi, avendo una terribile paura di ripiombare in quell’incubo ho preso ad informarmi meglio su comprendendo a distanza di 3 anni che il meccanismo che mi legava alla sofferenza era la negazione: più lei si negava al rapporto, più insistevo. La risoluzione è avvenuta, quando non mi sono più fatto rifiutare, anzi è stata poi lei a cercarmi.
Ho deciso di non commettere lo stesso errore; mi allontanerò, e m’impegnerò a non cercarla in nessun modo proprio perché non voglio farmi dire ancora “No, ti amo ma ho deciso di non amarti più!” e nonostante l’amo mi ripeto, “non posso imporre la mia presenza, non serve a nulla cercare di riallacciare il rapporto se non vuole. Se vorrà ricominciare saprà cercarmi”.

A questo punto dottore, avrei delle domande da porle in qualità di esperto:
cosa pensa del mio nuovo approccio?
questa dipendenza sarà cronica? Nel senso che devo conviverci per tutta la vita?
Chi può partecipare ai suoi seminari?

Prima di salutarla, le volevo dire che nel ripercorrere questa strada oltre alla mia personale esperienza faccio tesoro dei suoi consigli che ho stampato e terrò sempre con me. La ringrazio se vorrà dare una risposta ai miei quesiti e le faccio i complimenti per il sito ed in generale per la problematica a cui vuole dare delle risposte (che ho trovato)
Mi permetto di segnalarle una bella poesia le cui parole mi sembrano molto pertinenti al filo conduttore del suo sito e magari proporla attraverso il sito.

SE TU MI DIMENTICHI - Pablo Neruda
Voglio che sappia una cosa.
Tu sai com'è questo: se guardo la luna di cristallo,
il ramo rosso del lento autunno alla mia finestra,
se tocco vicino al fuoco l'impalpabile cenereo il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te, come se ciò che esiste, aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno verso le tue isole che m'attendono.
Orbene, se a poco a poco cessi di amarmi cesserò d'amarti a poco a poco.
Se d'improvvisomi dimentichi, non cercarmi, ché già ti avrò dimenticata.
Se consideri lungo e pazzo il vento di bandiere che passa per la mia vita e
ti decidi a lasciarmi alla riva del cuore in cui affondo le radici,
pensa che in quel giorno, in quell'ora,
leverò in alto le braccia e le mie radici usciranno a cercare altra terra.
Ma se ogni giorno,ogni ora
senti che a me sei destinata con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia, in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne ‚ si oblia,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia senza uscir dalle mie.
Gino, la ringrazio della significativa poesia di Neruda che ho pubblicato anche nell'apposita sezione. E parto proprio dal messaggio di questa poesia, che delinea anche la sua strategia di superamento della dipendenza: è un buon inizio. Dico, appunto, un buon inizio, perchè il percorso rimane lungo, accidentato e doloroso, ma fare un buon passo iniziale agevola. Circa la "cronicità" della dipendenza stessa, sono del parere che come forma "cronica" è possibile superarla. Forse la dipendenza affettiva rimarrà come una lieve "tendenza" nelle relazioni che si andranno ad instaurare, perchè è anche un tratto di personalità che dobbiamo accettare, ma non sarà più foriera di quella ossessione e dolore che si prova nelle sue forme acute. Circa la partecipazione ai seminari, ritengo che siano utili, oltre a quelli che soffrono di dipendenza affettiva, a tutti quelli che vogliono capire il loro modo d'amare, giusto o sbagliato che sia. In tal senso la invito a leggere le testimonianze dei partecipanti (http://www.maldamore.it/testimonianze_sul_seminario_di_ROMA.htm). Cordiali saluti.

PUNTO DI RIFERIMENTO

Maria N° di riferimento: 359110135 Età: 58 Salve, dott. Le scrivo perchè ho bisogno di parlarle!!! Sono una donna di 58 anni, ho due figli ai quali voglio molto bene,e ho due nipotini. Purtroppo da 16 anni, sono vedova, e da li sono iniziati tutti i problemi, ( debiti, ecc), dopo la morte di mio marito, ho iniziato a lavorare, proprio perchè avevo la famiglia da mantenere, debiti e casa da pagare!, Ho lavorato per ben 12 anni, con una paga poco sufficiente, ma sono riuscita con dei grandi sacrifici, a pagarmi la casa e i debiti!! Sul posto posto di lavoro ho conosciuto una persona, che inizialmente mi ha aiutato ad affronatare il lavoro, e i mie problemi, piano piano, però per questa persona sono nati dei sentimenti che durano da ben 14 anni, è ua relazione instabile perchè lui ha famiglia, quindi ci vediamo saltuariamente, oppure ci sentiamo con una telefonata!! Sono molto depressa, molte volte ho pensato di chiudere la relazione con lui, ma non ce l'ho mai fatta perchè lui per me è un punto di riferimento! Lui nonostante sia sposato, non ha dei buoni rapporti con la moglie, e questo mi fa sperare!!! La cosa più grave e che sono gelosa nei suoi confronti, infatti se provo a fargli uno squillo e il suo cell risulta occupato, mi ingelosisco, e la cosa che mi ha fatto restare male è che quando io gli ho chiesto: " con chi stai parlando?", lui mi rispose con molta arroganza: " sto parlando con un altra persona", premetto comunque che io sono molto possessiva, e tengo davvero molto a lui, il suo lavoro lo mette a contatto con molte donne, e io per questo sto male!!! Lui non mi tratta con io vorrei, non so che fare!!! Mi dia un consiglio, affinchè io possa risolvere questo problema. ( vado avanti con gli anti depressivi, ) La ringrazio della risposta, cordiali saluti!!
Finchè prenderà solo antidepressivi, l'attenuazione del dolore che quest'ultimi comportano, non le aiuteranno a risolvere la dipendenza. Il punto di riferimento deve essere lei stessa e non l'altro. Ma per fare ciò è necessario un lungo percorso che è accidentato e doloroso. Questa email che mi ha scritto è il primo passo, continui a fare gli altri. Cordiali saluti.

PASSERA' MAI ?

ELEONORA N° di riferimento: 858301984 Età: 29 PRIMA DI TUTTO RINGRAZIO PER LA CONSULENZA CHE MI VERRà FORNITA. PREMETTO DICENDO CHE MIA MADRE E' ANDATA VIA DI CASA QUANDO AVEVO 5ANNI, SUCCESSIVAMENTE MIO PAPA' SI E' RISPOSATO CIN UNA DONNA CON LA QUALE NON E' MAI ANDATO D'ACCORDO, ED ERA DEPRESSA E CONCENTRATA SU SE' STESSA, MOLTO GIOVANE RISPETTO A MIO PADRE, E DOPO 12 ANNI E' ANDATA VIA ANCHE LEI. LA PERSONA CHE PIU' DI TUTTE SI E' RESA CURA DI ME E' STATA MIA SORELLA, FINCHE', QUANDO AVEVO 14 ANNI HA AVUTO UN INCIDENTE D'AUTO, DOPO IL COMA E DIVERSI ANNI DI RIABILITAZIONE E' RIMASTA INVALIDA. A 19 ANNI HO INIZIATO UNA TERAPIA PER ATTACCHI DI PANICO, INTANTO HO CONOSCIUTO UN RAGAZZO CON IL QUALEMI SENTIVO SICURA, AFFETTIVAMENTE E SOTTO TUTTI GLI ALTRI PUNTI DI VISTA, LA TENEREZZA ERA TALE CHE NE RISENTIVA L'ASPETTO PASSIONALE: SIAMO STATI INSIEME TRE ANNI E MEZZO E ABBIAMO AVUTO UN RAPPORTO COMPLETO SOLO DOPO. L'HO LASCIATO IO CON L'AIUTO DELLA MIA ANALISTA... CON IL TEMPO TANTE COSE SONO CAMBIATE NELLA MIA VITA, FATTO STA CHE DOPO UNA STORIA DELUDENTE L'HO RIINCONTRATO, ABBIAMO RICOMINCIATO A VEDERCI MA LUI, CHE ALL'EPOCA AVEVA SOFFERTO MOLTO, NON MI AMAVA PIù, IN COMPENSO ABBIAMO AVUTO NORMALI RAPPORTI SESSUALI, PER ME NON MANCAVA PIù NULLA PER STARE BENE INSIEME, INVECE LUI E' USCITO CON ME FINCHE'NON HA INCONTRATO UN ALTRA, IO SONO STATA MOLTO MALE, HO INIZIATO A BERE SEMPRE PIù SPESSO, HO AVUTO DELLE RELAZIONI BREVI E INSODDISFACENTI, NON RIESCO PIù A SENTIRMI VICINA A QUALCUNO COME A LUI, NON SONO MAI PIù RIUSCITA IN REALTA', E SONO ORMAI PASSATI 5 ANNI...OGNI COSA BELLA CHE VEDO VORREI RACCONTARGLIELA ,OGNI LOCALE, AD OGNI CANZONE MI TORNA IN MENTE LUI, HO DEI SENSI DI COLPA PER IL FATTO DI NON AVER AVUTO RAPPORTI LA PRIMA VOLTA, E PER AVER COMINCIATO A BERE LA SECONDA VOLTA CHE CI SIAMO RIINCONTRATI. NON RIESCO A METTERMI L'ANIMA IN PACE,IN NESSUN MODO, A VOLTE SONO COSì ARRABBIATA CHE LO UCCIDEREI, VORREI CHE SOFFRISSE, A VOLTE MI SENTO DISPERATA, ABBANDONATA, MI MANCA COSì TANTO CHE VORREI MORIRE, SONO DEPRESSA...SENTO DELLE AMICHE, MA MI SENTO LONTANA DALLE LORO PAROLE, MI SENTO GALLEGGIARE FUORI DAL MONDO, MI RICORDO SOLO COME CON LUI ANCHE SOLO STARE ABBRACCIATI MI DAVA IL SENSO DI SICUREZZA CHE HO PERSO DELTUTTO, HO GIà PRESO ANTIDEPRESSIVI MA NON HANNO FUNZIONATO. L'ANALISI L'HOFINITA POCO DOPO AVERLO LASCIATO ANNI FA PERCHè NON AVEVO PIU' SOLDI...NON HO UN LAVORO E NON POSSO PERMETTERMI NEMMENO LA MUTUA, INVIDIO TUTTE LE ALTRE DONNE PERCHè POTREBBERO PIACERGLI DI PIU', PERCHè LORO VIVONO IL PRESENTE ED IO SONO MORTA, MI FA STAR MALE IL FATTO DI NON RIUSCIRE A STARE MEGLIO COME GLI ALTRI, A VOLTE L'HO RIVISTO IN UN CONTESTO DI GRUPPO, LUI STA BENISSIMO, HA AVUTO UN'ALTRA RELAZIONE, ANCHE SE è FINITA, NEMMENO MI GUARDA. SONO USCITA CON UNO DEI NOSTRI AMICI IN COMUNE PERCHE' INIZIALMENTE MI PIACEVA UN PO', POI ANCHE QUESTA RELAZIONE NON PUO' CONTINUARE, PENSO SOLO A LUI, ANCHE SE A VOLTE SO CHE NON STAREI BENE INSIEME A LUI, ALMENO CERCO DI CONVINCERMI, NON FUNZIONA. DIPENDERA' DALLE MIE ESPERIENZE PASSATE, MA SAPERLO, A COSA MI SERVE? ME LODICO MA NON SO QUALE SIA IL PASSO SUCCESSIVO...PASSERA' MAI? AIUTO GRAZIE ELEONORA
Se antidepressivi, analisi personale, consapevolezza delle cause non le sono stati di nessun aiuto, può provare un altra soluzione di fronte a questa ossessione. Provi ad entrare in un gruppo d'auto-aiuto. A volte da chi meno ce l'aspettiamo si riesce ad avere il più grande aiuto. Saluti.

PAROLE PESANTI

Giuliana N° di riferimento: 874144467 Età: 34 Salve Dottore, sono fidanzata da circa 8 anni e convivo da 4 con il mio ragazzo che ha 35 anni. La convivenza è stata una scelta condivisa al 100% da entrambi. Ci vogliamo bene, tanto direi, ma probabilmente abbiamo un problema di comunicazione soprattutto quando litighiamo. Il litigio inizia sempre per motivi banali ma quasi subito iniziamo a usare parole pesanti, i motivi banali probabilmente sono la scusa per arrivare a dirci quello che in realtà ci vogliamo dire ma la cosa strana e che cominciamo aurlare, e lui diventa un animale, con me usa parolacce veramente cattive! A quel punto istintivamente io esco da csa prendo la macchina vado a fare un giro di una mezzoretta, poi torno a casa ancora arrabbiata, ma più propositiva.Il mio dubbio è che non so se è una cosa normale discutere in questo modo oppure se c'è qualcosa in me o in lui che non va! Gli avevo proposto di anderne a parlare con uno psicologo ma lui mi ha risposto che non ne ha bisogno!Cosa mi consiglia di fare?La ringrazio anticipatamente per la sua risposta. Giuly
Giuly, in un rapporto di coppia bisogna anche arrabbiarsi e dirsi con veemenza le cose. Serve al rapporto stesso. Ma allo stesso tempo bisogna anche fissare, nei limiti del possibile, dei "limiti" sia quantitativi che qualitativi a questi litigi. Sopratutto bisogna prestare attenzione a tutto quello che non si "dice" che spesso è più eleoquente e veritiero di quello che si dice. Saluti

domenica, ottobre 29, 2006

SUCCEDE ANCHE AGLI UOMINI!!!!!

Sto leggendo con molto interesse il sito. Lo sto leggendo accorgendomi che le testimonianze riportate sono tutte di ragazze e donne.
Ma succede anche agli uomini
Ho 53 anni. Sono un dirigente d'azienda e dopo 22 anni di matrimonio, con una figlia di 19 anni, lo scorso luglio mia moglie , quasi con un comunicato stampa, mi ha detto "Non t'amo più".
L'impatto è stato devastante. Per darle il tempo di riflettere , dopo aver posto mille domande sul perchè , quali ragioni, quali cause, sentendosi rispondere "Come è nato, è morto", mi sono allontanato da casa, pensando di rientrarci dopo qualche tempo. Sono stato via due mesi, girovagando da una residence, ad un appartamento di un amico, ad un altro residence, in un periodo (agosto) in cui non c'era un cane di amico, di fratello, di cugino, di prete con cui parlare. Non potete immaginare i chilometri che ho fatto a piedi dentro Roma (ho un paio di scarpe, la cui gomma è completamente consumata; le terrò come cimelio)
Tutto questo con un braccio menomato (con due chiodi nel gomito e mobilità ridotta al 50%) a causa di un incidente di moto avvenuto ia giugno.
A metà settembre, acconsentendo alla separazione consensuale, dopo che mia moglie oltre al mantenimento per mia figlia , ha chiesto anche quello per lei (all'inizio aveva detto "So di farti male, so che soffrirai, ma stai sicuro: a te non chiederò una lira!!) sono tornato a casa, in attesa di trovare un appartamento (forse a giorni avrò una risposta). Così almeno sono potuto stare un po' più vicino a mia figlia.
In più occasioni, con tanti atteggiamenti differenti (calmo, adirato, sarcastico, remissivo, persino compassionevole) ho cercato di farmi dire le ragioni di questa fine. Mia moglie mi ha risposto che la sua non è stata una decisione avventata, ma maturata nel corso di ben due anni, durante i quali lei non pensava si spegnasse l'amore, che poi si è, invece spento.
Il mio lavoro e l'incarico di responsabilità che rivesto mi hanno fatto essere ben poco presente in casa, specialmente da settembre 2005 a maggio 2006. Ma ogni volta spiegavo, o almeno tentavo di farlo, le ragioni di questa mia mancata presenza a casa e di obbligo di essere fuori per lavoro (in ufficio e spesso in viaggio; la mia azienda è una agenzia turistica). Ogni tanto riuscivo a strappare un week end al lavoro e organizzavo due/tre/quattro giorni a Parigi, Barcellona o nella campagna toscana. In questi brevi periodi cercavo di parlare con lei, di chiedere, di sondare. Ma lei diceva che tutto era OK, che capiva il mio lavoro, facevamo l'amore, e.....il week end finiva. Poi qualche domenica andavamo insieme allo stadio (lei è, come me, una grande tifosa romanista) .
Eppoi: una settimana terribile. Comincia a vederla assolutamente fredda. Le chiesi che succedeva e lei rispose che sentiva qualcosa scricchiolare nel nostro rapporto, ma specificando che non aveva nessuna intenzione di romperlo. Una sera mi invita a cena. E con un"comunicato stampa" , mi dice che è tutto finito.
Non credevo che una cosa del genere potesse dare tanto dolore, che io ho provato in maniera fisica; un topo che ti mangia continuamente lo stomaco, che non ti fa dormire, pensare ad altro, provare altre sensazioni se non un continuo, assoluto malessere.
Ha sempre giurato che non c'è un altro. Le poche indagini che ho fatto (senza diventare Maigret) me lo hanno confermato.
E allora la testa naviga, sul passato, su quello che hai fatto di giusto e di sbagliato, dandoti mille colpe, cercando di rivivere al rallenty mille momenti, episodi, situazioni.E soprattutto chiedendoti mille volte : PERCHE'?!'!
Poi, come scritto nel sito, da qualche parte, ti accorgi che anche gli amori più grandi possono finire e le ragioni sono mille e nessuna..Che se esamini bene il triangolo della teoria empirica sull'amore, ti accorgi che alla fine , tutti e due, non abbiamo curato bene nessuno dei tre lati. A soli 4 mesi di distanza, non te ne fai una ragione. Ancora soffro come un animale ferito. Ma ogni giorno mi dico di non essere ferito a morte e cerco aiuto. Negli amici, in uno psicologo (non mi vergogno assolutamente), in mia figlia (anche se il rapporto con la madre, stante la mia poca presenza, è, ovviamente preferenziale) ma soprattutto cercando di essere egoista quanto basta e un po' narciso. Da quando è cominciata questa storia ho perso 18 chili (ero oggettivamente sovra peso) e adesso sto facendo, almeno tre volte a settimana, sport per mantenermi.
Riesco a mettermi anche i jeans, con cui prima mi sentivo ridicolo.
Insomma: piccolo messaggio a chi come me sta soffrendo. Parafrasando Borrelli "Resistere, resistere, resistere!!" e soprattutto non aver paura di farsi dare una mano (anche da un dottore se necessario)
Un grande in bocca al lupo a tutte e a quei pochi tutti che non si vergogneranno di scrivere la propria storia su questo bellissimo sito
Giuliano
Grazie a lei Giuliano, per la sua testimonianza. Sappiamo benissimo che succede anche agli uomini (nel privato professionale me ne capitano tanti). Ma gli uomini, paradossalmente, hanno meno "coraggio" a raccontarsi. Cordiali saluti.

PAURA DI RESTARE SOLA?

Alice N° di riferimento: 566025977 Età: 33 Da nove mesi ho una relazione con un mio coetaneo, con il quale, in precedenza, esisteva un rapporto di amicizia e confidenza. Alle spalle avevo trascorsi di relazioni con uomini assolutamente problematici.. per un motivo o per un altro io mi auto assumevo il ruolo di salvatrice, o di colei che... ce l'avrebbe fatta. E' stato così con X, il quale era arrivato ai quarant'anni senza aver mai costruito una relazione, dedicandosi ai piaceri della conquista e seduzione, e cerdando negli occhi delle sue donne.. uno specchio per compiacere il suo narcisismo. Arrivai io, nella sua vita... e mi chiese di vivere con lui. Durò tre anni... poi lui cambiò città, lavoro.. e fidanzata..Dopo un anno scoprii che mi aveva ripetutamente tradita con una sua studentessa (lui era insegnante universitario).. io lo avveo intuito, e, quando accennav oalla questione, mi dava addosso, accusandomi di essere una pazza paranoica.. Successivamente, iniziai una relazione con Y, il quale aveva una situazione familiare dolorosa alle spalle, e mai superata. GLi sono stata accanto un anno.. amandolo più di me stessa, contenendo le sue paure e la sua fragilità..e gioendo della sua sensibilità e profondità.. poi me ne staccai - ancora mi chiedo come ci sono riuscita - perchè lui non voleva una relazione con me.. non mi amava, nonostante sostenesse che ero la persona più importante per lui, in quel momento. Poi è arrivato Z, o meglio.. già c'era.. e io mi sono accorta della sua presenza, delle sue attenzioni.. ed abbiamo iniziato a frequentarci al di là del rapporto di amicizia. LUi è una persona semplice, molto chiusa, poco incline alle questioni dell'anima, molto pragmatico e molto proiettato sulle sue personali esigenze. Il periodo iniziale è stato bellissimo.. non ero abituata a ricevere attenzioni.. ne avevo sempre elargite.. abbiamo passato quasi ogni giorno insieme, cercando l'uno il contatto fisico dell'altro, le carezze, le coccole, la dolcezza.. stavo, cioè, assaporando tutta una serie d imomenti che per tanto, tanto tempo non avevo più vissuto.. Poi, lui si è, piano piano... seduto. Ha dimostrato, in più occasioni, di privilegiare le proprie esigenze, i propri tempi, relegandomi in un angolo molto scomodo e decentrato. Ho iniziato a notare una certa insofferenza nei miei confronti, che si accentuava ogni qualvolta cercavo di manifestargli il mio crescente disagio, i miei stati d'animo. Ci sono stati un paio di episodi in cui ho davvero avuto bisogno della sua vicinanza, del suo contatto..per rendere l'idea ne racconterò uno. Tempo fa scoprii un nodulo al seno, cosa che mi gettò nel panico, anche perchè ho una storia di predisposizione familiare. Gliene parlai.. era sera.. mi aspettavo che sarebbe rimasto a dormire da me (abitiamo a cento metri l'uno dall'altra).. e lui mi abbracciò, salvo poi dirmi che, essendosi fatto tardi, sarebbe andato a casa a dormire, perchè molto stanco. Mi recai fuori città per fare un'esame (negativo, per fortuna).. non mi accompagnò neppure all'aeroporto.. mi chiamò il giorno seguente, la sera tardi.. Questo non è l'unico episodio che mi ha dato da pensare, ma sicuramente uno dei più eclatanti. Il fatto è che, con lui, sento uscir fuori la parte peggiore di me.. nonostante io abbia preso coscienza del fatto che lui non è la persona giusta, per me,continuo a persevarere in questa relazione.. continuo a cercarlo.. sono estremamente gelosa e penso ossessivamente all'idea che lui mi possa tradire. Tuttavia, al tempo stesso, sono profondamente infelice, e avverto una solitudine che non ho mai conosciuto, neppure nei periodi in cui non avevo relazioni. L'unica cosa che riesco a fare è manifestargli il mio disagio, la mia infelicità.. ma lui non si sente tirato in ballo, sostiene che lui è così, che io lo sapevo, e che la relazione gli va bene così.. Io non riesco a prendere alcuna decisione.. e questo mi addolora ancor di più, perchè mi sento debole, vigliacca, inutile. Che sia paura di restare sola? Possibile.. ho 33 anni ed una patologia che, con gli anni, potrebbe pregiudicare la mia fertilità. MI sento arida.. vuota.. mi sento come s fossi in mezzo a una palude, incapace di ogni movimento.. mentre, lentamente, vi affondo..Grazie per avermi letta Alice
Alice grazie a lei per averci scritto e le rispondo alla sua ricerca di una causa (c'è anche il timore di restare sola) con un pensiero della Norwood:
"Noi donne che amiamo troppo ci comportiamo come se l'amore, la considerazione e la stima non valessero nulla, a meno che non ci riesca di estorcerli ad uomini che, per motivi e preoccupazioni personali, non sono in gtado di offrirceli"
Cordiali saluti.

CONDIZIONAMENTI

Estia N° di riferimento: 661799342 Età: 27 Salve Dottore, sono una studentessa di 27 anni e mi trovoin una situazione di profonda crisi per una relazione sentimentale che io stessa ho chiuso. Nel 2000 mi sono iscritta all'Università, in quel periodo avevo un fidanzatoche mi trattava con poco riguardo al punto che, dopo due anni e mezzo, non l'ho sopportato più e l'ho lasciato. Pochi giorni dopo in facoltà ho conosciuto un nuovo ragazzo che si è detto subito innamorato di me e dopo alcuni mesi di travagliato corteggiamento ho deciso di cedere e ci siamo messi insiemi, sebbene io non fossi proprio sicura di quel che facevo. Tuttavia questo ragazzo si è dimostrato la migliore persona che io abbia mai conosciuto nei modi, nelle idee, nel rispetto che aveva per me. Mi ha ridato la stima persa col primo fidanzato, ma ha aiutata a cambiare facoltà universitaria portandomi su una strada più adatta a me, mi ha fatta crescere interiormente, si è occupato di me in mille modi e col tempo me ne sono innamorata, tanto che avevamo deciso di sposarci e le nostre famiglie erano entrare in piacevole confidenza.Dopo quattro anni di felice convivenza io ho sentito di non sopportare più la vita pseudo-coniugale: non sopportavo più di avere sul collo il fiato dei rispettivi genitori che volevano sempre sapere cosa facevamo, non sopportavo di averli sempre tra i piedi senza lasciarci alla nostra intimità, non sopportavo che in tutta la famiglia mi dessero già per moglie a 26 anni, e infine, cosa più disgraziata, non sopportavo più lui che mi era improvvisamente parso invecchiato, stressato dal lavoro, in cerca solo della pace domestica e piagnucolone, mentre io desideravo, egoisticamente, una vita più allegra. La cosa che meno di tutte tolleravo era la sua idea fissa di occuparsi di me ad ogni costo: mi diceva sempre che se anche io non avessi mai trovato un lavoroci avrebbe pensato lui a mantenermi e questo mi umiliava. I nostri genitori,poi, si aspettavano proprio che andasse così e non me lo nascondevano. A uncerto punto era diventato così soffocante che non mi faceva neanche versarel\'acqua nel bicchiere da sola e mi parlava sempre con tono lagnoso dicendoquando era cattivo e quanto doveva impegnarsi per riconquistarmi.All\'incirca un anno fa abbiamo riconosciuto che c\'era una crisi in corso eabbiamo deciso di prenderci un mese in cui ci impegnavamo entrambi a ravvivareil rapporto, ma non siamo durati una settimana neanche che tutto era comeprima.In questo stato io non riuscivo più a controllare i miei sentimenti edistinti:sembravo matta, ero troppo euforica, avevo interesse per altre personeche cercavo di reprimere con forza, mi disgustava quasi avere rapporti sessualicon il mio fidanzato finchè questi sono cessati del tutto. Un giorno, nellanuova facoltà che ormai frequentavo da tre anni, mi sono scoperta invaghita diun collega di studi che tempo addietro aveva dimostrato qualche interesse perme ma che io avevo ignorato: un tipo con poche regole, contrario al matrimonio,piuttosto anticonformista e dalla cultura interessante. Era diventato la miaossessione all\'improvviso e io non sapevo più come contenermi. Mi sonodichiarata lo stesso, perchè temevo che si impegnasse con altre ragazze, misono sbrigata a mettere fine alla mia relazione e subito ne ho iniziata una conlui. Questo periodo di passaggio è stato terrificante per tutti: per il mio exche si è trovato abbandonato, per il nuovo ragazzo che si è sentito usato come una "distrazione" e per me che assalita da mille sensi di colpa ho iniziatoad avere crisi di panico e disturbi vari.Non sono tornata indietro però. La mia nuova storia procede anche molto bene, ma non mi abbandona mai un senso di dolore verso la mia relazione precedente. Mi sento in colpa nei confronti delle famiglie che stavano investendo molto nel nostro matrimonio come se avessi loro rubato qualcosa. Mi sento in colpa versoil mio ex che a volte mi chiama in lacrime e non si da pace, non accettanessuna delle mie motivazioni. Mi sento in colpa verso il mio nuovo ragazzo,perchè non mi fido di me stessa, ho il terrore che mi stancherò anche di lui ecauserò una nuova situazione tragica.Il malessere che mi accompagna mi toglie il respiro, mi ossessiona e non sotrovare una soluzione che metta in pace tutti. Mi sento come un'assassina.La prego Dottore, mi dica qualcosa di realistico senza cercare di consolare meche sono colpevole (come fanno tutti quelli con cui ne parlo).Estia
Estia è normale il malessere che l'accompagna per aver lasciato il futuro "marito perfetto", sopratutto per i propri genitori. Il peso dei condizionamenti in tal senso è enorme, sia nel far proseguire una relazione che nell'interromperla. Purtroppo molti trasformano tali condizionamenti in matrimonio, con tutte le conseguenze del caso. Certe scelte vanno anche fatte contro "tutti e tutto". Saluti

ABBANDONATA DAL PRIMO AMORE

danae N° di riferimento: 628633353 Età: 20 La mia è la classica esperienza che tante persone hanno vissuto...il mio primo amore è finito in modo devastante. Lui si è rivelato unapersona diversa da quella che conoscevo, mi ha deluso profondamene, mi ha tradito,ma non nel senso letterale del termine (almeno credo!). Dopo essercilasciati lui si è fidanzato con la mia migliore amica...e io ho perso entrambi...per scelta mia certo...ma è terribile vedere uscire dalla tua vita persone che avevi considerato così importanti. Sono stata male per anni...poi credevo di averla superata. Ma mi sbagliavo. Questa esperienza mi ha segnata profondamente.Forse perchè avevo solo 15 anni e probabilmente vedere crollare i due pilastri della tua vita, l'amicizia e l'amore, in una fase di formazione come quella adolescenziale non è un'esperienza da poco. Ora ho riscoperto l'amore...finalmente. Ma ho scoperto anche che le mie paure non mi hanno ancora abbandonato.Non la paura di essere lasciata, ma la paura dell'abbandono mi perseguita, la paura di essere cancellata con un semplice tratto di penna dalla sua vita, come è avvenuto in passato. E questo mi porta ad essere ossessiva e possessiva, creando non pochi problemi nel nostro rapporto.Ma proprio perchè so che lui mi ama davvero e non mi farebbe mai del male, e soprattutto perchè non voglio rischiare di perdere la cosa più bella che mi sia capitata nella vita a causa dell'esperienza più brutta della mia vita,voglio cambiare.Voglio affrontare questo trauma che ho vissuto e, insieme a lui, cercare di superarlo.So che è un lavoro che richiede tempo e pazienza, ma credo fermamente che questa storia possa rappresentare una svolta nell'ambito delle mie relazioni amorose. Lui mi è sempre accanto e conosce l'entità del problema, ma so bene che il grosso del lavoro spetta a me.Perciò chiedo un consiglio a lei, dottore, che chissà quante ne avrà viste, per capire come sconfiggere le mie ingiustificate paure. La ringrazio molto per il servizio che offrite mediante questo portale e che sicuramente avrà dato una mano a tante persone. Cordiali saluti
Lei può sconfiggere la sua paura dell'abbandono soltanto accettandola. Un amore, anche il più grande amore, purtroppo, potrebbe non essere mai per "sempre". L'abbandono è sempre possibile, anche all'interno del rapporto più consolidato e stabile. Indubbiamente le modalità con cui è avvenuto l'abbandono precedente le rende dolorosissimo accettare l'idea che possa succedere di nuovo. Ma lo stesso dolore deve usarlo per "immunizzarsi" in qualche modo ed essere più forte di fronte alla perdita dell'altro. Viva questo amore fino in fondo, ma non si "fonda" nell'altro. Saluti

martedì, ottobre 24, 2006

USCIRE DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA


Flavia N° di riferimento: 975541155 Età: 36 Caro dottore, è da tanto che vi seguo. Non è la prima volta che Le scrivo, ma ci sono altri tasselli alla mia avventura che dopo tre mesi si sono aggiunti. Mi siete stati d'aiuto per capire che soffrivo di una dipendenza affettiva e che questa è un'ombra che offusca la mia anima, ma che per il futuro imparerò a leggere.Questa consapevolezza non mi fa paura, anzi mi rassicura perché mi consente di capire perché ho sbagliato. Le scrivo, tuttavia, per rendere una testimonianza. Per far conoscere fin dove può arrivare la miseria delle persone che instaurano le dipendenze affettive e come chi ha il ruolo della vittima possa finire con il rimanere schiacciato dagli eventi. Ma le scrivo anche per riconoscere che grazie ad un maggiore distacco si può provare a lasciare che le azioni degli altri non siano motivo di disperazione. La storia è lunga e non voglio indugiare. Ne riassumerò i tratti salienti. L'avevo già raccontata ma ora sono accadute nuovi eventi e conosco altri elementi, prima a me ignoti. Sono stata fidanzata con una persona per due anni. Si è trattata di una storia che è iniziata da subito con delle complicazioni. Lui è una persona che nella vita si è sempre fatto travolgere dagli eventi piuttosto che dominarli. Ha paura delle relazioni, ma si fidanza continuamente, non consente alle sue donne di avvicinarsi fino in fondo, e poi quando le perde si chiede se è un pazzo.Quando avrebbe potuto sposarsi si è spaventato e l'ha persa. Quando avrebbe potuto avere un figlio l'ha fatta abortire e poi ha proseguito il rapporto anche in virtù di quella che poi ha vissuto come una tragedia. Quando non voleva niente ha messo incinta una donna che lo ha incastrato per tutta la vita in quanto si è tenuta il bambino. Un bambino che lui non voleva e che in due anni non è mai riuscito ad amare, né in fondo ha mai provato ad avvicinarsi a lui seriamente.Come si capisce bene è il profilo di una persona, diciamo, complicata. Sono arrivata io. Proprio a ridosso della nascita del bambino. Lui peraltro si era rifiutato di assumere notizie sulle scelte della madre, sicché io non sapevo, e lui non ne era cosciente, che da lì a poco sarebbe diventato padre. Sono rimasta accanto a lui, pur facendomi molta paura la sua situazione psicologica. E sono stata la classica donna devota. Devota a lui in tutto, pur covando un malessere di fondo che non mi ha mai abbandonato. In breve, sono passati i mesi, talvolta, ci siamo anche allontanati. Lui succhiava da me tutto il mio amore. Mi manipolava, mi spingeva ad esprimermi al massimo, mi metteva alla prova perché in fondo voleva conferme. Perché pensa che in fondo nessuno può amare candidamente. Come ha riconosciuto lui stesso da recente, ha cercato sempre il mio limite. Voleva conferme sul fatto che io non fossi realmente la persona che aveva accanto, che fossi sporca e isterica come tutte le donne. Voleva la dimostrazione che prima o poi gli avrei fatto del male, lo avrei tradito, non tanto fisicamente, ma nel modo in cui ero e nei valori di onestà, dialogo, serenità e comprensione, in cui fermamente manifestavo di credere e per i quali spendo la mia vita con tutti. Ma questo limite non lo ha mai trovato. Al contempo, ha cominciato a distruggere il nostro rapporto. Non mi voleva, non mi amava e pur chiedendomi e manifestandomi una grande felicità per quello che giorno per giorno gli dimostravo, ringraziandomi per questo amore dolcissimo, facendomi sentire una persona unica, tramava alle mie spalle. Si è entusiasmato della "amica" con la quale aveva un rapporto morboso da ventanni. Lavoravano insieme, lui era il suo punto di riferimento, colmando i vuoti della sua vita, e lei aveva il ruolo che non potevano avere le sue fidanzate, tenute sempre ad una distanza di sicurezza. Ciascuno aveva l'arroganza di non sentire mai il vuoto sotto i piedi, quel vuoto che l'amore quando è vero spesso ti fa sentire.Sono stati insieme, dapprima in un periodo in cui noi eravamo lasciati e lei era sola: ma poi lei lo ha lasciato in asso senza una parola rimettendosi con il suo fidanzato di dieci anni. Poi dopo circa sette mesi, non so se prima o dopo che lei si lasciasse nuovamente, hanno ricominciato a stare assieme, agendo non so per quanto tempo alle mie spalle. Mentiva e lo faceva in modo che ora mi appare spudorato, che mi fa paura perché perverso.Nel frattempo abbiamo vissuto il periodo più intenso e dolce della nostra storia, dove lui talvolta sembrava mi amasse. Durante il quale faceva progetti, sia pur timidamente e con una grande ritrosia. All'improvviso - un mese - ha cambiato atteggiamento e mi ha lasciata, dicendo che non mi amava, che era incapace di arrivare al fondo delle sue storie; che arriva sempre allo stesso punto e al momento della svolta distrugge tutto. Io ho sempre avvertito tutte le sue paure. Sono riuscita a leggere quell'inquietudine che annida nel suo cuore, vivendo un sentimento empatico che mi avvolgeva e mi riempiva della profonda conoscenza del suo animo. Ho sofferto ma speravo che avrebbe fatto un percorso quanto meno per capire meglio il suo animo. Esattemente come ho cercato di fare io. Bene, dopo soli tre mesi, lei è incinta, la notizia l'ho appresa da poco. Ed è chiaro che ciò è successo a ridosso dalla fine del mio rapporto. La cosa che mi ha fatto più male non è il tradimento, ma il fatto che mentre io lo difendevo agli occhi di un mondo che lo ha sempre criticato, dicendo che era una persona negativa, io lo ho sostenuto e gli ho dato un amore puro. Lui orami ha detto che invece non avrebbe dovuto ricominciare la storia con me dopo lei e che ha agito per sgretolare il nostro rapporto, volendo così vendicarsi delle donne.Ma non è finita. Ora ha paura di ciò che gli sta accadendo, del bambino, di questa donna che infondo non conosce come compagna, non sa quanto lo ama, e peraltro aveva una granfretta di avere un figlio (ha 40 anni). Ora dice che si rende conto che il mio era un amore sincero, crede in chi sono e pensa che una persona come me, capace di accogliere e sostenere, di andare al fondo delle cose e di volere andare oltre, non la potrà più avere, che mi ha voluto e ora che mi ha perso mi vorrà moltissimo.Ho mille pensieri e mille convinzioni. Ancora una volta penso a lui: la sua miseria mi fa una profonda pena. Non riesco ad odiarlo, ancora lo guardo con il cuore che si stringe. E' come se lo guardassi dall'alto e lui mi fa una tenera tristezza.Alla fine, sono distrutta perché il mio amore candido è stato oltraggiato nel peggiore dei modi. Sento, però, di stare bene. Mi sento forte; a pezzi maforte; perché ho forte dentro di me la consapevolezza che la mia fortuna è il mio essere una persona buona e capace d'amare. Mi sento forte perché adesso conosco anche quali erano i miei problemi. Vorrei che la vita mi desse un'altra chance, ma allo stesso tempo non mi spaventa stare da sola. Mi nutro del mio equilibrio e della ricerca di me. Non cercherò quello di cui ho bisogno negli altri. Non avverto il bisogno degli altri, ma - questo sì, lo devo ammettere - avverto la voglia di avere la possibilità di amare in modo ancora più maturo di quanto non abbia mai fatto. Chissà se alla fine la vita darà anche a me questa occasione. Certo, non nascondo che ho paura di ricadere nei miei errori, soprattutto perché mi sono sempre innamorata di persone che mentalmente erano stimolanti ma che psicologicamente si sono rivelate dopo un po' fragili. A volte dottor Cavaliere vorrei che qualcuno mi dicesse che lui sarà un infelice, vorrei che qualcuno mi dicesse che nella vita la cattiveria e la perversione si paga. Lei cosa pensa? Ciò non toglie che il dolore è la manifestazione più lampante di insensatezza!

Flavia la ringrazio per la significativa testimonianza. Lei ha iniziato un percorso di "guarigione" che è ancora lungo e doloroso ma se sarà determinata e tenace riuscirà. Ed il dolore che prova non è insensatezza ma lo consideri il più saggio dei consigliereri, l'unico che può dare la forza di compiere un percorso d'uscita dalla dipendenza affettiva. Cordiali saluti.

Caro dott. Cavaliere, La ringrazio per il suo incoraggiamento, offertomi in risposta alla mia precedente lettera. Però, forse perché cerco sempre di andare a fondo alle cose, mi rimane un senso di insoddisfazione. Si parla solo di vittime. Certo, siamo noi che spesso facciamo un percorso che nel dolore ci porta a cercare delle risposte e delle vie di guarigione. E tuttavia, continuo a chiedermi: i carnefici che destino hanno? Continuiamo a essere vittime solo noi? Siamo solo noi che dobbiamo affrontare frustrazioni, prese di coscienza, paure? Loro non sono, a loro volta, vittime di se stessi? Continueranno a essere vincitori anche dopo? Insomma, essere carnefice in una relazione dipendente non provoca mai nessuna conseguenza? Non nasce mai da una patologia o da qualche problematica pregressa e irrisolta? Basta che la relazione finisca, affinché il loro essere "carnefici" non si riproponga? Solo le vittime incorrono nel rischio di una coazione a ripetere? Tutto questo mi lascia molto perplessa. Spero che ci dia qualche indicazione in più. Non so, infatti, se può essere utile, ma una sua risposta a questi interrogativi continuo a pensare potrebbe completare il quadro di quella parte in ombra rappresentata dal "carnefice" che in tutte le testimonianze, le richieste e il dolore che leggo rimane sempre oscura a tutti noi, e che conoscere ci potrebbe aiutare a "riconoscere" in futuro, onde evitare di tornare a sbagliare. Si spera.Flavia

Flavia lei centra un'aspetto molto importante, quello dei "carnefici" che sarà oggetto di un mio prossimo articolo sul sito. Posso solo dirle, come lei ha già intuito, che il "carnefice" è vittima di sè stesso, del suo "narcisismo patologico". Nacisismo che lo porta a collezionare "vittime" per rafforzare la sua debole autostima. E talvolta diventa "vittima" delle sue stesse "vittime". Una relazione vittima-carnefice non è mai così lineare come sembra. Saluti