mercoledì, novembre 08, 2006

IO, ALCOLISTA DEGLI AFFETTI

Sono nata in una famiglia che ho subito percepito piena di vuoti. Al momento della mia nascita, mia madre è caduta in una forte depressione, che l’ha portata a vivere da lì in avanti con la borsa in mano, entrando e uscendo in manicomio e successivamente in cliniche psichiatriche private.Io ricordo i suoi oggetti personali comparire improvvisamente e poi scomparire da casa per lunghi periodi, le sue stravaganze eccessive nelle fasi maniacali, la sua figura imponente e vacillante di fragilità mentre sottolineava la mia responsabilità di essere venuta al mondo e averla fatta ammalare.Mio padre era una persona completamente assorbita dall’attività sindacale e politica, e da una serie di avventure extra-coniugali e sessuali di cui non evitava di mettermi a conoscenza fin nei minimi dettagli. Nei momenti in cui mamma tornava a casa, la relazione tra loro era perennemente sul punto di scoppiare, quando esplodeva erano aggressioni verbali, risse fisiche e minacce di morte. L’assenza di mio padre in termini di cura non era minore di quella di mia madre, nessuna parte del suo tempo era dedicata al mio benessere o al mio svago di bambina.La sola figura di riferimento a casa è stata mia nonna, che con tutti i suoi limiti mi è stata madre, padre, riparo, esempio di dedizione. La mia percezione è sempre stata che senza mia nonna sarei morta per incuria e per dolore. Per questo motivo non sopportavo le sue brevi assenze o i suoi minimi ritardi, che erano per me tempi di assoluto smarrimento e presagi di morte.I miei genitori si sono separati definitivamente quando avevo 8 anni. Mia madre non si è più ripresa dalla sua malattia psichiatrica, che si è attenuata solo con l’anzianità. Mio padre ha intrapreso una nuova relazione sentimentale, continuando nel frattempo a coltivare avventure su avventure, che ha sempre fatto in modo di farmi conoscere. Mia nonna mi ha accompagnata fino all’età adulta; penso che si sia spenta solo quando ha sentito di potermi lasciare a camminare sulle mie gambe.Dall’adolescenza fino a oggi, ho quasi 40 anni, fatta salva una primissima relazione con un coetaneo, sono passata da una relazione all’altra toccando ogni volta fondi di disistima, insicurezza personale, dubbio di non meritare amore, paura di essere abbandonata sul nulla.Ho intrecciato rapporti, nessuno di durata consistente, con uomini anche molto differenti tra loro, con i quali la mia dipendenza ha assunto forme diverse, ma in ogni caso mi sono trovata a far dipendere da loro il mio benessere interiore e fisico, scelte di vita, parole. Alcuni di essi erano segnati da disagi “indecifrabili” di cui portavano i segni nel carattere e nelle azioni.Ho inseguito uno di essi per anni, senza mai conoscerlo, braccandolo con lettere e richieste insistenti; mi sono lasciata umiliare da un altro con offese sulla mia persona e negazioni esplicite del mio valore; ho sopportato senza mai poterli accettare i tradimenti e le fughe di un altro ancora; mi sono lasciata imprigionare nella casa e nella dimensione di vita di uno senza poter più esprimere giudizi personali sulla realtà e scegliere con tranquillità il mio modo di vivere…La mia storia di dipendenze non è terminata, si è riproposta nell’ultima relazione, in cui ho tentato di conquistare e di cambiare un uomo sfuggente, volubile, affettivamente chiuso.Negli anni della mia vita ho studiato, lavorato per gli altri, amato molte persone e cose.Ma nel rapporto con gli uomini si sono riversate le ferite e le domande senza risposta della mia infanzia. Attraverso loro ho tentato disperatamente, inutilmente, di colmare i buchi, di darmi una famiglia, di coccolarmi e farmi crescere.Anni fa, per motivi di formazione, ho conosciuto l’esperienza degli alcolisti anonimi. Sono rimasta all’interno del gruppo per quasi due anni, ascoltando, imparando, e poi condividendo la mia esperienza di dipendente dall’ “alcool degli affetti”. E' stato in quel gruppo, e leggendo “donne che amano troppo”, che ho cominciato a mettere a fuoco le mie modalità patologiche di amare, la natura di dipendenza delle mie relazioni sentimentali. Fino a quel momento avevo aggirato la mia sofferenza originaria “distraendomi” e “anestetizzandomi” con relazioni che avevano aggravato e complicato quella sofferenza. Fino a quel momento mi ero sentita sola al mondo con la mia difficoltà di vivere, incapace di sostenere una visione di fiducia e cambiamento di me stessa.Il gruppo degli alcolisti anonimi ha rappresentato un cambiamento di rotta nella mia esistenza. Lì ho imparato a spostare lo sguardo dall’altro a me, a distinguere il vissuto di colpa dal vissuto di responsabilità rispetto alla mia stessa vita, a nutrire fiducia nella possibilità di cambiamento.Lì ho scoperto il valore dell’aprire il proprio vissuto di sofferenza davanti e con gli altri, per fare di questa sofferenza una possibilità di vita nuova.Ora sento di essermi messa su una strada di crescita, difficilissima da percorrere come sarebbe lo spostare una montagna, perché sensi di vuoto e solitudine profonda si affacciano spesso e sembrano sommergermi.Vado in cerca degli altri, di donne che hanno vissuto e vivono esperienze di dolore e dipendenza simili alla mia, vado in cerca della motivazione a essere una persona più serena, capace di stare in piedi abbracciando il cesto di tutte le sue mancanze e tutte le sue ricchezze.Mi aiuto con piccole azioni quotidiane di benessere più che con idee e introspezioni.Ogni giorno mi ricordo che ho un problema serio di dipendenza, ma anche che io non sono solo quel problema, e che merito ogni giorno di farcela.Di recente una persona mi ha fatto pensare che affrontare la vita è come scalare la montagna: non ci si può avventurare da soli sulle vette, si ha bisogno di un gruppo di esseri umani che con noi condividono la fatica, la conoscenza del luogo, l’aiuto, l’obiettivo. E al tempo stesso il percorso è individuale, personale, ciascuno con il proprio passo.Giorni fa ho trovato la spinta a lasciare l’ultimo compagno di disavventure. Ora mi sento come un fiore stracciato esposto su un abisso, bersagliato da venti, intemperie, oscurità. dov’è il mio odore? dov’è la mia natura?Non credo che aver lasciato questa persona sia la soluzione, così come non è stata una soluzione la fine delle altre storie.Non è cosa faccio con gli uomini, con gli altri, ma cosa faccio con me oggi, e ogni giorno come oggi.

VOGLIO IL MIO FUTURO!

alina N° di riferimento: 840840060 Età36 Ciao. Sono Alina. Ho 36 anni. Faccio l 'avvocato e sono stanca di sentirmi imprigionata nel passato. I giorni tornano sul calendario ed alla mente come fossero compleanni; giorni vissuti anni addietro di gioia assoluta.
Insomma, mi sento scema.
La mia storia è finita nel 2001...il primo agosto alle ore 1.30 della mattina.
Ne parlo come fosse il tempo ed il luogo di un'omicidio. Già il mio! E poi?
Poi ho vissuto come un'anima in pena che torna nel tempo e sul luogo della
proria morte violenta e di cui non si da pace. Non si dà pace di ciò che poteva
essere e non è stato.
Comunque...il punto è questo: sono consapevole di tutte le emozioni che vivo e
che ho vissuto ma non riesco a recidere le catene. Non sento più la gioia nella
mia vita...se non per brevi momenti. Eppure ai tempi non sono stata tenera con
me stessa. Da quando è finita ...quella notte, non l'ho mai più cercato. Non
l'ho mai più sentito! Un distacco totale, netto, deciso e feroce. Come quello
di chi, se vuole sopravvivere, deve tagliarsi la mano che lo incatena al
binario sul quale a breve passerà il treno. Eppure non è servito. Dopo 5 anni
sono ancora lì sul luogo e nel tempo dell'omicidio di tutte le mie illusioni
d'amore. Sono stanca di non guardare il futuro. Ho bisogno di una mano. Una
sola però.. perchè l'altra l'ho tagliata. ; VOGLIO IL MIO FUTURO!
Posso solo raccogliere il suo grido di dolore, che non accetterebbe nessuna parola di sollievo. La invito ad una riflessione, però. Lei è stata capace di quel distacco netto, assoluto che è difficile operare di fronte alla fine di un amore. Ma è stato un distacco che doveva proseguire nel suo cuore, cosa che non ha fatto in questi 5 anni. Anzi, incosapevolmente, sul piano razionale "troncava", ma sul piano "emotivo" alimentava il suo amore ritornando simbolicamente sul luogo del delitto. Questi "fantasmi affettivi" sono i più difficili da combattere, ma deve farlo.
Contraddicendo ciò che le ho detto all'inzio le invio questi versi di Gibran:
"In un campo ho veduto una ghianda: sembrava così morta, inutile. E in primavera ho visto quella ghianda mettere radici e innalzarsi, giovane quercia verso il sole. Un miracolo, potresti dire: eppure questo miracolo si produce mille migliaia di volte nel sonno di ogni autunno e nella passione di ogni primavera. Perchè non dovrebbe prodursi nel cuore dell'uomo?"

TRIANGOLO DI KARPMAN

vogliadimigliorare N° di riferimento: 832465351 Età: 26 A detta di tanti sono un gran bella ragazza , intelligente e allegra. Sono in attesa di iniziare a svolgere la professione per cui ho tanto studiato e alle volte ho paura di non essere all'altezza. La mia famiglia è numerosa, ma ahimè assolutamente non unita e solidale e nel profondo questo mi rattrista tanto. Tendo sempre a patteggiare per mia madre anche se la giudico troppo debole e non vorrei affatto essere come lei, sopratutto nel rapporto di coppia. con i miei fratelli tendo invece a sentirmi in contrapposizione , non mi sono mai sentita veramente accolta e apprezzata da loro e spesso finisco anche per reputarmi diversa se non anche in alcuni aspetti superiore a loro. so che mio padre mi adora, secondo molti sono la sua preferita, ma non sopporto il suo carattere e come tratta molto spesso mia madre : a volte come una regina , spesso come uno straccio, e lo punisco ignorandolo. ho sempre pensato che nella relazione col mio ragazzo,il soggetto debole e da proteggere fosse lui, nonchè fosse la causa delle disfunzioni del nostro amore. se ci penso bene sin da quasi subito ho avuto con lui un atteggiamento alle volte da mammina comprensiva alle altre da giudice inquisitore attribuendo sempre e comunque a lui la causa dei nostri problemi di coppia. il nostrorapporto è nato circa 2 anni fa. lo chiamerei il cosidetto colpo di fulmine. ma sin dall'inizio io non sono riuscita ad essere equilibrata. mi sono buttata totalmente e gli ho attribuito un' importanza che a pensarci bene è stata oltremodo smodata, visto che , in fin dei conti, nemmeno lo conoscevo. più lui cercava di prendere spazio e affrontare l'inizio della relazione con cautela, più io spingevo perchè fosse il contrario. ci siamo lasciati svariate volte e per un periodo abbastanza lungo siamo stati separati e abbiamo anche avuto entrambi altre relazioni. ma anche in quel momento io continuavo a volere ed amare solo lui. siamo ritornati ufficialmente insieme quasi un anno fa ormai.anche in questa ultima fase più regolare io continuavo a nutrire sempre degli scontenti econtinuavo a richiamarlo sempre al mio modello ideale di corretto stile divita e di conseguenza al mio ideale di rapporto ,nonostante per molti versisentissi che fossimo fatti proprio l\'uno per l\'altro.più volte mi ha confessato che la causa dei problemi del nostro rapportostavano,sin dall\'inizio, nella sua incapacità di sentirsi appagatosessualmente con me.nonostante mi ritenga assolutamente attraente dal punto divista sessuale e non sussista a livello materiale nessun problema nè diraggiungimento dell\'eccitazione nè dell\'orgasmo(che avvengonoregolarmente),sia durante l\'amplesso che alla sua fine sentiva un senso diansia se non quasi di disgusto (è questa la sensazione che percepivo allevolte) e a detta sua non riusciva a \"lasciarsi andare pienamente\".questo è stato il leit motiv del nostro rapporto,ma nonostante questo problemacontinuasse ad aleggiare più o meno evidentemente abbiamo continuato a stareinsieme.perchè stare insieme ci rende felici.il mio sorriso con lui risplende come mai con nessuno.la situazione si è aggravata ultimamamente dopo il mio ritorno dopo un periodoabbastanza lungo fuori città(la decisione di andare via è stata presa per unmio colpo di testa) : non abbiamo rapporti sessuali da quasi 2 mesi.durante ilmio soggiorno,c\'è da dire che lui è venuto a visitarmi ,non poteva stare dipiù, per una settimana(dove i rapporti sono stati quasi giornalieri)!alle mie rimostranze sulla gravità del fatto e nel proporgli l\'eventualità diuna rottura lui mi he sempre detto che non voleva che ci lasciassimo e cheavrebbe cercato di superare il problema.tutto questo ,però, non ha fatto altro che inasprirmi con lui,visto che il miosentirmi donna è stato fortemente leso,e chiaramente il nostro equilibrio dicoppias\'è ulteriormente incrinato. ho sempre addossato solo a lui taletipo di problema,affermando che non avendo niente da obiettare sul piano realesu di me ,si era creato queste sensazioni pur di tenermi lontana e farnaufragare la nostra relazione.x cui l'insuccesso del nostro rapporto e la carenza d'intimità che lo caratterizza non erano altro che sua unica e sola responsabilità a causa della sua inadeguatezza ad un maturo rapporto. leggendo i vostri articoli ho cominciato a vedere che le cose possono stare anche diversamente e che possibilmente i problemi di coppia non siano solofrutto delle sue "paranoie" ma anche da un mio atteggiamento subdolo ma molto attivo nella lesione del nostro legame.ho paura che in tutto questo tempo nella mia estrema sollecitudine a cercare di risolvere i suoi problemi e le sue carenze (vedendo di fatto solo le sue) non ho fatto altro che spostare l'attenzione altrove per non concentrarmi sulle mie profonde mancanze che probabilmente forse sono le uniche su cui posso realmente essere efficace ed aiuto. Io sento di amarlo profondamente e so che anche per lui è lo stesso. ho paura di trovarmi nel cosidetto triangolo drammatico di karpman...cosa mi consigliate di fare , magari anche di leggere x AIUTARMI? ora sento che sono, in verità, io ad avere bisogno di aiuto e non lui.
Noto con piacere che ha letto approfonditamente gli articoli del sito fornendosi, così, nell'email anche le possibili risposte. Per cui non ho niente da aggiungere. Come libro le consiglio:
Melody Beattie, E liberati dagli altri, (Come uscire dalla codipendenza e vivere finalmente la propria vita) Oscar Mondandori. - Ottima lettura che dimostra come spesso a "dipendere" si è in due. Saluti
PS: per chi vuole approfondire il triangolo di karpman vada a:

SPUNTO DI RIFLESSIONE

carmen N° di riferimento: 744416392 Età: 22 Salve dottore. Dopo aver affrontato determinate letture riguardo la dipendenza affettiva, il mio sguardo nei confronti della vita è cambiato molto. Mi sono sforzata di guardare dentro me stessa, finchè piano piano è venuto fuori qualcosa di nuovo. Giorno per giorno cerco di accettare la mia dipendenza, osservando le sue manifestazioni senza giudicarmi in modo categoricamente negativo, e mi sono resa conto di vivere nell'arco di ogni mese circa (possibile che il ciclo mestruale influisca sulla mia situazione?) seguendo alti e bassi. Tento di godermi il più possibile i momenti di pace nella solitudine interiore che si rivelano sempre più belli, e cerco di ricaricarmi per poi affrontare le crisi tristi e dolorose. Detto ciò ho conosciuto un ragazzo che si sta comportanto con me in modo diretto e gentile, dimostrando semplicità ed intelligenza, ed anche interesse nei miei confronti. Sono dubbiosa perchè è la prima volta che sento attrazione fisica per una persona che considero interessante, però percepisco un blocco nei suoi confronti: possibile che ciò sia causato dalla mia dipendenza? Possibile che mi destabilizzi una situazione serena invece che una problematica? Vorrei uno spunto sul quale riflettere, per poter cercare una soluzione che so di avere, in fondo al cuore. La ringrazio molto. Carmen
Carmen le sue obiezioni sono possibili e la soluzione è in fondo al suo cuore. Le offro come spunto di riflessione questi significativi versi di Saba:
"Muta il destino lentamente, ad un' ora precipita."
Saluti

CODIPENDENZE

Stella N° di riferimento: 922497794 Età: 22 Buongiorno, le scrivo perche ho l'impressione di vivere rapporti di codipendenza e vorrei sapere come comportarmi per interromperli. Sono una persona molto insicura e ho avuto problemi di paranoia e depressione. Ho costantemente bisogno dell'approvazione degli altri. In realta non c'é niente che non va in me, sono intelligente, riesco in tutto quello che faccio e ho anche successo con gli uomini. Sono figlia unica e ho vissuto sempre con mio padre, rimasto single da sempre; mia madre mi ha abbandonato a pochi mesi per poi ritornare imbrogliando, facendomi del male e intentando una lunga serie di cause per l'affidamento che ha sempre perso. Io e mio padre ci vogliamo molto bene, ma lui é molto irascibile, mi critica spesso ed é sempre piu ossessivo, pignolo e a volte si arrabbia talmente tanto da terrorizzarmi. Io ho provato adandare a vivere con mia madre un anno, poi sono andata a vivere da sola, ma adesso sono tornata da mio padre. E non sopporto piu le sue interferenze, la sua ossessivita per come mi pettino, mi vesto, parlo, sono. Non ho modo di andar via di casa, quindi devo conviverci, ma come fare per avere piu autonomia, piu autostima? Non riesco a vivere un rapporto di coppia normalmente perche mi sembra di tradirlo e cio si riperquote anche sulla mia vita sessuale. Ho tagliato i rapporti con mia madre, ma ho avuto notizia che si é rifatta una vita e cio mi ha sconvolto. Per di piu di recente ho una nuova amica che vive lei un rapporto simbiotico con il ragazzo, il problema é che lei mi sta mettendo in mezzo, lui non mi sopporta e mi considera la causa dei loro problemi. Lei é sempre piu nervosa e mi rendo conto che non é un'amica per me, mi usa solo per avere un'alternativa al suo ragazzo. Lei alza spesso la voce e io non voglio piu andarci di mezzo. Come posso fare a migliorare la situazione? Tutta la situazione?
Uscire dalla codipendenza non è facile, richiede una seria e lunga "messa in discussione" di sè stessi. Per fare ciò è necessario un percorso terapeutico. Nel frattempo tenti almeno di iniziare ad uscire da una codipendenza più lieve, come quella colla sua amica. Se già riuscisse in ciò getterebbe le basi per risolvere codipendenze più "invischianti". Saluti.

lunedì, novembre 06, 2006

DIPENDENZA DAL SITO

trilly N° di riferimento: 91457726 Età: 33 Buongiorno gentile Professore, le avevo scritto quasi due mesi fa (http://maldamore.blogspot.com/2006/09/nessuno-rubi-il-suo-amore.html) perchè ero veramente disperata per il mio amore che all'improvviso ( ma mai niente in queste cose arriva all'improvviso) mi aveva lasciata. Lei mi aveva gentilmente risposto con una poesia di Leopardi, ed un altra poesiadi un autore che ora mi sfugge il cui senso era pero' ami cio' che non ti vuole e disdegni cio' che ti ama. Il mio ragazzo ha 9 anni meno di me, e poi c'era il triangolo del mio ex che da quando mi sapeva legata ad un altro sembrava ( e sembra tutt'ora) impazzire d'amore per me, mentre nei due anni altalenanti di relazione che avevamo avuto mi aveva fatto sentire la donna meno speciale e desiderabile che potesse incontrare. E io li a piangere ma sempre in prima linea quando mi cercava. Ora col mio nuovo compagno, quello giovane, sembra andare tutto bene. io credo di amarlo. La parola credo non capisco se e' dovuta al fatto che lui cosi' giovane inevitabilmente mi faccia mancare qualcosa (una certa maturita' e responsabilita' nell'affrontare la vita e nel relazionarsi con me) oppure alla mia paura di soffrire ancora per un suo stop come era successo due mesi fa, oppure alla paura che andando avanti negli anni prima o poi possa cercare quaalcuno piu' giovane di me. La cosa che mi piace di lui e' la sua voglia e entusiasmo anche se un po' ingenui nel costruire un futuro con me, ma non posso nascondere forse anche dietro a questa mia scelta la paura di avere una relazione con un uomo piu' forte di me. Io so di essere la piu' forte, la piu' grande in questa storia ora, quella che controlla e gestisce tutto. Per quello probabilmente ho reagito cosi' male quando due mesi fa lui mi ha lasciata per due settimane perche' era arrabbiato con me e non riusciva a capire cosa veramente volevo da noi due. Tutti i miei amici un anno fa sono rimasti sconvolti quando hanno saputo che avevo iniziato una relazione con lui. Sono una ragazza corteggiatissima, non ho mai avuto periodi della mia vita in cui avessi problemi a conoscere ragazzi.. una relazione di 10 anni con un compagno di scuola, e poi il mio ex che mi ha fatto soffrire le pene dell'inferno per due anni, e ora da un anno il mio baby ragazzo. Queste le tre storie d'amore della mia vita, le altre conoscenze di ragazzi sono state cose passeggere che non hanno mai toccato il mio cuore pero' non ho mai avuto con nessuno dei tre un giorno solo della mia vita in cui mi sono detta e' lui e voglio sposarlo, ho il terrore di sposarmi e di sbagliare persona forse solo con il mio ragazzo che mi ha fatto stare male ho avuto dei giorni in cui mi dicevo e' quello giusto, per sempre, ma cosi' era fin troppo facile visto che dall'altra parte c'era certamente un no,Tant'e' che ora che e' tornato dicendomi che vuole passare la vita accanto a me per sempre io zero, magari un po'anche perche' sono innamorata del mio attuale compagno. non mi spiego questa mia inconcludenza, potrei dirmi che non ho trovato la persona giusta, mai poi mi accorgo che tutti gli ambiti della mia vita sono cosi', sto bene in tutte le situazione ma nulla mi rende realmente felice e appagata, dal lavoro alle amicizie alla mia famiglia d'origine... e poi non riesco a stare ferma, ho mille impegni, due lavori, in piu' anni fà mi sono messa a fare l'universita' e sto ultimando la laurea, e poi corsi di ballo,tantissimo sport, e mi sto informando per un corso di spagnolo...ma cosa c'e' che non va? dal fuori tutti mi dicono che sono fortunata perche' ho tutto.. ed e' quasi vero, e sono anche felice, pero' questa smania di fare...tra l'altro quando due mesi fa ho scoperto questo sito ne sono diventata dipendente (scusi l'uso di questo aggettivo nel contesto del suo sito) ed un giorno si' ed uno no lo consulto per leggere le esperienze degli altri... ma non e' curiosita', e' che e' come se avessi fame di saperne di piu'.
Le risponderò questa volta con un significativo aforisma:
"Non smetteremo mai di esplorare, e alla fine di tutto il nostro esplorare ritorneremo al punto da cui siamo partiti e conosceremo quel posto per la prima volta." (T.S. Eliot)
Lei ha bisogno di continuare ad esplorare in sè stessa e nelle relazioni cogli altri. La sua "dipendenza dal sito" può essere letta in questo senso: attrverso le storie degli altri lei esplora sè stessa. Continui in tal senso verrà il giorno in cui ritornerà al punto di partenza e vedrà tutto in maniera più chiara. Saluti.

giovedì, novembre 02, 2006

LA DIPENDENZA E' CRONICA ?


Buongiorno Dott. Cavaliere,
Chi le scrive è Gino, 28 anni, il motivo per cui sono venuto a conoscenza della sua esistenza è facilmente intuibile… Dipendenza Affettiva, si anche io.
Purtroppo, anche io vivo questo tipo di problema che ho scoperto di avere circa 3 anni fa, quando dopo una storia di 5 anni con una ragazza questa mi lascia catapultandomi in quello che ritengo il più grande baratro della mia giovane esistenza. Ignaro della mia difficoltà ho speso 4 mesi nel vano tentativo di recuperare quel rapporto ho attuato tutte quelle strategie proprie di questo disturbo, ma niente; ero in preda “…all’Ibris, cioè a dire la ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi nella vita a farsi amare da chi proprio non vuole saperne…”, anche perché per carattere sono una persona molto ostinata e determinata. Mi sforzavo di capire questo meccanismo assurdo e non riuscendovi decisi di andare da uno psicologo: bastarono due sedute per capire che il trauma da abbandono vissuto nella mia infanzia (i miei genitori a 3 anni incominciarono a mandarmi ad una colonia estiva ed io il primo anno che andai piansi per almeno 15gg perché volevo ritornare a casa, gli anni successivi mi mandarono lo stesso nonostante io non volevo, ma reagii un po’ meglio) era la causa di tutto. Da quel momento per la rabbia per quello che avevo scoperto e per il fatto che il medico voleva darmi degli psicofarmaci , mi rimboccai le maniche e dopo 6 mesi quello strazio finì.
Empiricamente ho fatto tutto quello che ho letto oggi sul sito, ma se nel 2003 avessi conosciuto il suo sito (maldamore.it) probabilmente il cammino verso la luce sarebbe stato più organizzato e veloce, ed oggi mi rendo conto che non avrei dovuto interrompere la terapia, poiché mi ritrovo nuovamente a combattere con questa difficoltà seppur in maniera più lieve.
Stavolta la storia, finita lo scorso 10 ottobre, è durata un anno e mi ha lasciato lei. Oggi mi sento sono più forte in quanto conosco il mio limite e quindi vivo questo nuovo lutto in una maniera diversa. Anzi, avendo una terribile paura di ripiombare in quell’incubo ho preso ad informarmi meglio su comprendendo a distanza di 3 anni che il meccanismo che mi legava alla sofferenza era la negazione: più lei si negava al rapporto, più insistevo. La risoluzione è avvenuta, quando non mi sono più fatto rifiutare, anzi è stata poi lei a cercarmi.
Ho deciso di non commettere lo stesso errore; mi allontanerò, e m’impegnerò a non cercarla in nessun modo proprio perché non voglio farmi dire ancora “No, ti amo ma ho deciso di non amarti più!” e nonostante l’amo mi ripeto, “non posso imporre la mia presenza, non serve a nulla cercare di riallacciare il rapporto se non vuole. Se vorrà ricominciare saprà cercarmi”.

A questo punto dottore, avrei delle domande da porle in qualità di esperto:
cosa pensa del mio nuovo approccio?
questa dipendenza sarà cronica? Nel senso che devo conviverci per tutta la vita?
Chi può partecipare ai suoi seminari?

Prima di salutarla, le volevo dire che nel ripercorrere questa strada oltre alla mia personale esperienza faccio tesoro dei suoi consigli che ho stampato e terrò sempre con me. La ringrazio se vorrà dare una risposta ai miei quesiti e le faccio i complimenti per il sito ed in generale per la problematica a cui vuole dare delle risposte (che ho trovato)
Mi permetto di segnalarle una bella poesia le cui parole mi sembrano molto pertinenti al filo conduttore del suo sito e magari proporla attraverso il sito.

SE TU MI DIMENTICHI - Pablo Neruda
Voglio che sappia una cosa.
Tu sai com'è questo: se guardo la luna di cristallo,
il ramo rosso del lento autunno alla mia finestra,
se tocco vicino al fuoco l'impalpabile cenereo il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te, come se ciò che esiste, aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno verso le tue isole che m'attendono.
Orbene, se a poco a poco cessi di amarmi cesserò d'amarti a poco a poco.
Se d'improvvisomi dimentichi, non cercarmi, ché già ti avrò dimenticata.
Se consideri lungo e pazzo il vento di bandiere che passa per la mia vita e
ti decidi a lasciarmi alla riva del cuore in cui affondo le radici,
pensa che in quel giorno, in quell'ora,
leverò in alto le braccia e le mie radici usciranno a cercare altra terra.
Ma se ogni giorno,ogni ora
senti che a me sei destinata con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia, in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne ‚ si oblia,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia senza uscir dalle mie.
Gino, la ringrazio della significativa poesia di Neruda che ho pubblicato anche nell'apposita sezione. E parto proprio dal messaggio di questa poesia, che delinea anche la sua strategia di superamento della dipendenza: è un buon inizio. Dico, appunto, un buon inizio, perchè il percorso rimane lungo, accidentato e doloroso, ma fare un buon passo iniziale agevola. Circa la "cronicità" della dipendenza stessa, sono del parere che come forma "cronica" è possibile superarla. Forse la dipendenza affettiva rimarrà come una lieve "tendenza" nelle relazioni che si andranno ad instaurare, perchè è anche un tratto di personalità che dobbiamo accettare, ma non sarà più foriera di quella ossessione e dolore che si prova nelle sue forme acute. Circa la partecipazione ai seminari, ritengo che siano utili, oltre a quelli che soffrono di dipendenza affettiva, a tutti quelli che vogliono capire il loro modo d'amare, giusto o sbagliato che sia. In tal senso la invito a leggere le testimonianze dei partecipanti (http://www.maldamore.it/testimonianze_sul_seminario_di_ROMA.htm). Cordiali saluti.

PUNTO DI RIFERIMENTO

Maria N° di riferimento: 359110135 Età: 58 Salve, dott. Le scrivo perchè ho bisogno di parlarle!!! Sono una donna di 58 anni, ho due figli ai quali voglio molto bene,e ho due nipotini. Purtroppo da 16 anni, sono vedova, e da li sono iniziati tutti i problemi, ( debiti, ecc), dopo la morte di mio marito, ho iniziato a lavorare, proprio perchè avevo la famiglia da mantenere, debiti e casa da pagare!, Ho lavorato per ben 12 anni, con una paga poco sufficiente, ma sono riuscita con dei grandi sacrifici, a pagarmi la casa e i debiti!! Sul posto posto di lavoro ho conosciuto una persona, che inizialmente mi ha aiutato ad affronatare il lavoro, e i mie problemi, piano piano, però per questa persona sono nati dei sentimenti che durano da ben 14 anni, è ua relazione instabile perchè lui ha famiglia, quindi ci vediamo saltuariamente, oppure ci sentiamo con una telefonata!! Sono molto depressa, molte volte ho pensato di chiudere la relazione con lui, ma non ce l'ho mai fatta perchè lui per me è un punto di riferimento! Lui nonostante sia sposato, non ha dei buoni rapporti con la moglie, e questo mi fa sperare!!! La cosa più grave e che sono gelosa nei suoi confronti, infatti se provo a fargli uno squillo e il suo cell risulta occupato, mi ingelosisco, e la cosa che mi ha fatto restare male è che quando io gli ho chiesto: " con chi stai parlando?", lui mi rispose con molta arroganza: " sto parlando con un altra persona", premetto comunque che io sono molto possessiva, e tengo davvero molto a lui, il suo lavoro lo mette a contatto con molte donne, e io per questo sto male!!! Lui non mi tratta con io vorrei, non so che fare!!! Mi dia un consiglio, affinchè io possa risolvere questo problema. ( vado avanti con gli anti depressivi, ) La ringrazio della risposta, cordiali saluti!!
Finchè prenderà solo antidepressivi, l'attenuazione del dolore che quest'ultimi comportano, non le aiuteranno a risolvere la dipendenza. Il punto di riferimento deve essere lei stessa e non l'altro. Ma per fare ciò è necessario un lungo percorso che è accidentato e doloroso. Questa email che mi ha scritto è il primo passo, continui a fare gli altri. Cordiali saluti.

PASSERA' MAI ?

ELEONORA N° di riferimento: 858301984 Età: 29 PRIMA DI TUTTO RINGRAZIO PER LA CONSULENZA CHE MI VERRà FORNITA. PREMETTO DICENDO CHE MIA MADRE E' ANDATA VIA DI CASA QUANDO AVEVO 5ANNI, SUCCESSIVAMENTE MIO PAPA' SI E' RISPOSATO CIN UNA DONNA CON LA QUALE NON E' MAI ANDATO D'ACCORDO, ED ERA DEPRESSA E CONCENTRATA SU SE' STESSA, MOLTO GIOVANE RISPETTO A MIO PADRE, E DOPO 12 ANNI E' ANDATA VIA ANCHE LEI. LA PERSONA CHE PIU' DI TUTTE SI E' RESA CURA DI ME E' STATA MIA SORELLA, FINCHE', QUANDO AVEVO 14 ANNI HA AVUTO UN INCIDENTE D'AUTO, DOPO IL COMA E DIVERSI ANNI DI RIABILITAZIONE E' RIMASTA INVALIDA. A 19 ANNI HO INIZIATO UNA TERAPIA PER ATTACCHI DI PANICO, INTANTO HO CONOSCIUTO UN RAGAZZO CON IL QUALEMI SENTIVO SICURA, AFFETTIVAMENTE E SOTTO TUTTI GLI ALTRI PUNTI DI VISTA, LA TENEREZZA ERA TALE CHE NE RISENTIVA L'ASPETTO PASSIONALE: SIAMO STATI INSIEME TRE ANNI E MEZZO E ABBIAMO AVUTO UN RAPPORTO COMPLETO SOLO DOPO. L'HO LASCIATO IO CON L'AIUTO DELLA MIA ANALISTA... CON IL TEMPO TANTE COSE SONO CAMBIATE NELLA MIA VITA, FATTO STA CHE DOPO UNA STORIA DELUDENTE L'HO RIINCONTRATO, ABBIAMO RICOMINCIATO A VEDERCI MA LUI, CHE ALL'EPOCA AVEVA SOFFERTO MOLTO, NON MI AMAVA PIù, IN COMPENSO ABBIAMO AVUTO NORMALI RAPPORTI SESSUALI, PER ME NON MANCAVA PIù NULLA PER STARE BENE INSIEME, INVECE LUI E' USCITO CON ME FINCHE'NON HA INCONTRATO UN ALTRA, IO SONO STATA MOLTO MALE, HO INIZIATO A BERE SEMPRE PIù SPESSO, HO AVUTO DELLE RELAZIONI BREVI E INSODDISFACENTI, NON RIESCO PIù A SENTIRMI VICINA A QUALCUNO COME A LUI, NON SONO MAI PIù RIUSCITA IN REALTA', E SONO ORMAI PASSATI 5 ANNI...OGNI COSA BELLA CHE VEDO VORREI RACCONTARGLIELA ,OGNI LOCALE, AD OGNI CANZONE MI TORNA IN MENTE LUI, HO DEI SENSI DI COLPA PER IL FATTO DI NON AVER AVUTO RAPPORTI LA PRIMA VOLTA, E PER AVER COMINCIATO A BERE LA SECONDA VOLTA CHE CI SIAMO RIINCONTRATI. NON RIESCO A METTERMI L'ANIMA IN PACE,IN NESSUN MODO, A VOLTE SONO COSì ARRABBIATA CHE LO UCCIDEREI, VORREI CHE SOFFRISSE, A VOLTE MI SENTO DISPERATA, ABBANDONATA, MI MANCA COSì TANTO CHE VORREI MORIRE, SONO DEPRESSA...SENTO DELLE AMICHE, MA MI SENTO LONTANA DALLE LORO PAROLE, MI SENTO GALLEGGIARE FUORI DAL MONDO, MI RICORDO SOLO COME CON LUI ANCHE SOLO STARE ABBRACCIATI MI DAVA IL SENSO DI SICUREZZA CHE HO PERSO DELTUTTO, HO GIà PRESO ANTIDEPRESSIVI MA NON HANNO FUNZIONATO. L'ANALISI L'HOFINITA POCO DOPO AVERLO LASCIATO ANNI FA PERCHè NON AVEVO PIU' SOLDI...NON HO UN LAVORO E NON POSSO PERMETTERMI NEMMENO LA MUTUA, INVIDIO TUTTE LE ALTRE DONNE PERCHè POTREBBERO PIACERGLI DI PIU', PERCHè LORO VIVONO IL PRESENTE ED IO SONO MORTA, MI FA STAR MALE IL FATTO DI NON RIUSCIRE A STARE MEGLIO COME GLI ALTRI, A VOLTE L'HO RIVISTO IN UN CONTESTO DI GRUPPO, LUI STA BENISSIMO, HA AVUTO UN'ALTRA RELAZIONE, ANCHE SE è FINITA, NEMMENO MI GUARDA. SONO USCITA CON UNO DEI NOSTRI AMICI IN COMUNE PERCHE' INIZIALMENTE MI PIACEVA UN PO', POI ANCHE QUESTA RELAZIONE NON PUO' CONTINUARE, PENSO SOLO A LUI, ANCHE SE A VOLTE SO CHE NON STAREI BENE INSIEME A LUI, ALMENO CERCO DI CONVINCERMI, NON FUNZIONA. DIPENDERA' DALLE MIE ESPERIENZE PASSATE, MA SAPERLO, A COSA MI SERVE? ME LODICO MA NON SO QUALE SIA IL PASSO SUCCESSIVO...PASSERA' MAI? AIUTO GRAZIE ELEONORA
Se antidepressivi, analisi personale, consapevolezza delle cause non le sono stati di nessun aiuto, può provare un altra soluzione di fronte a questa ossessione. Provi ad entrare in un gruppo d'auto-aiuto. A volte da chi meno ce l'aspettiamo si riesce ad avere il più grande aiuto. Saluti.

PAROLE PESANTI

Giuliana N° di riferimento: 874144467 Età: 34 Salve Dottore, sono fidanzata da circa 8 anni e convivo da 4 con il mio ragazzo che ha 35 anni. La convivenza è stata una scelta condivisa al 100% da entrambi. Ci vogliamo bene, tanto direi, ma probabilmente abbiamo un problema di comunicazione soprattutto quando litighiamo. Il litigio inizia sempre per motivi banali ma quasi subito iniziamo a usare parole pesanti, i motivi banali probabilmente sono la scusa per arrivare a dirci quello che in realtà ci vogliamo dire ma la cosa strana e che cominciamo aurlare, e lui diventa un animale, con me usa parolacce veramente cattive! A quel punto istintivamente io esco da csa prendo la macchina vado a fare un giro di una mezzoretta, poi torno a casa ancora arrabbiata, ma più propositiva.Il mio dubbio è che non so se è una cosa normale discutere in questo modo oppure se c'è qualcosa in me o in lui che non va! Gli avevo proposto di anderne a parlare con uno psicologo ma lui mi ha risposto che non ne ha bisogno!Cosa mi consiglia di fare?La ringrazio anticipatamente per la sua risposta. Giuly
Giuly, in un rapporto di coppia bisogna anche arrabbiarsi e dirsi con veemenza le cose. Serve al rapporto stesso. Ma allo stesso tempo bisogna anche fissare, nei limiti del possibile, dei "limiti" sia quantitativi che qualitativi a questi litigi. Sopratutto bisogna prestare attenzione a tutto quello che non si "dice" che spesso è più eleoquente e veritiero di quello che si dice. Saluti