Manuela Età: 41 Da Febbraio ad Agosto dell'anno scorso sono finita in una relazione con un "drogato di lavoro", solo che allora non avevo capito di quale disturbo soffrisse, credevo che fosse una persona stressata e depressa. Intelligente, brillante, desideroso di una famiglia (diceva e sembrava anche convinto), si è poi rivelato un uomo complicato, dipendente dal lavoro in uno stato preoccupante in quanto lavorava sempre anche fino a notte fonda, tutti igiorni. In 7-8 mesi di relazione siamo riusciti a passare insieme due week-end, intesi dal venerdì alla domenica (o meglio fino al sabato perchè la domenica dovevalavorare), gli altri ha sempre lavorato e quindi ci potevamo vedere solo ilvenerdì sera o il sabato sera. Durante il poco tempo libero che si concedevanon era mai rilassato, anzi sembrava quasi che si annoiasse senza far niente,aveva un bisogno costante di tenersi occupato con attività soprattutto mentali,letture, discussioni politiche, critiche al governo Berlusconi etc etc. Era ossessionato da pensieri di lavoro, aveva anche conflittualità con icolleghi. Quando eravamo a cena fuori lo sentivo molto distante, assente evoleva parlare solo di cose da fare, questioni lavorative, progetti da portarea termine, mancanza di tempo. Spesso era di cattivo umore e mi trattavamale,improvvisamente, senza motivo :-( Anche i rapporti sessuali erano complicati, l'eiaculazione era molto ritadata e spesso non raggiungeva l'orgasmo. Non si lasciava quasi mai andare, sembrava quasi che non provasse piacere, che fosse anestetizzato anche in quel momentoli... Sebbene abbia cercato di prendermi cura di lui e di fare di tutto per farlostar bene, ogni tentativo andava fallito. Mi sono sentita impotente... Non capendo veramente i suoi disturbi, ho iniziatoa sentirmi in colpa per le cose che facevo per lui, non andava mai bene niente,sbagliavo sempre il momento della telefonata e della gentilezza, mi sentivosenza valore, non capivo cosa provasse per me aggiungendo dolore al dolore. Mi sono così ritrovata infelice, sola, depressa, una nullità e alla fine l’ho lasciato. La cosa più brutta è che questa relazione distruttiva mi ha devastata a livellopsicologico, ho pianto tutte le lacrime che potevo piangere e ancora adessoogni tanto mi tornano in mente degli episodi negativi della nostra relazione.. Ho come la sensazione di avere un incubo ricorrente, pensieri in testa che nonmi consentono di fare punto a capo, come è sempre avvenuto nelle mie esperienzeal termine di una relazione.Davvero non riesco a capire, eppure sono convinta di aver fatto la sceltagiusta. La domanda è: soffro di una dipendenza affettiva? Forse anch'io ho avuto la pazzia di pensare " io lo cambierò, lo salverò"...ma non è durata molto, alla fine l'ho lasciato e ho smesso di farmi trattaremale. Il dubbio mi viene perchè è passato del tempo ma sento che le ferite sono cicatrizzate ed a volte sanguinano...SalutiManuela
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martedì, giugno 02, 2009
venerdì, gennaio 30, 2009
L'AMORE TRA DUE DONNE E'...
oggidomaniesempre Età: 32 Sto lottando per acccettare la fine di un grande amore.Questo non è un amore normale perchè e un amore tra due donne ma un amore grande che ancora oggi mi sento morire al pensiero che non ci sara più niente. Si ho vissuto momenti meravigliosi con lei ma a causa della sua situazione famigliare tutto e dovuto finire perche e sposata con due figli. L'amo con tutta me stessa e piango lacrime di sangue per il forte dolore che ho dentro a volte mi viene voglia di andarla a cercare perche questo non sentirla piu mi fà impazzire .L'amore tra due donne e una cosa troppo grande e troppo forte da dimenticare per questo rimarra dentro di me oggi domani e sempre ......
mercoledì, novembre 07, 2007
DIPENDENZA... DAI MIEI GENITORI
Mi chiamo Sara, ho 34 anni ed ho un grosso problema di dipendenza dai miei genitori. Infatti sebbene sia adulta e laureata e sia abilitata alla professione di avvocato e credo di essere una persona che professionalmente possa essere capace, attualmente non ho un lavoro, sto facendo un dottorato di ricerca all'università senza borsa di studio. Sottolineo l'aspetto economico perchè una delle manifestazioni maggiori della mia dipendenza dai miei è il fatto che io non guadagno niente e dipendo economicamente da loro totalmente, sono infatti quasi cinque anni che io non mi guadagno una lira. Questo attaccamento totale a loro è anche fisico, non amo molto allontanrmi da casa e se devo fare un viaggio lungo mi devo preparare psicologicaemnte al distacco, cercare di gestire mille ansie e la paura che mi venga un improvviso attacco di panico che mi faccia tornare a casa in lacrime nell'abbraccio di mia madre e nella disapprovazione - consolazione di mio padre. In realtà io ho avuto un episodio di panico tre anni fà quando stavo per prendere un treno per andare del mio ragazzo che abitava a Bolzano (io abito al sud), in seguito al quale non sono più salita e da allora mi è rimasta attaccata sulla pelle una paura che da allora è costante. Subito dopo quell'episodio ho dormito nel lettone coi miei genitori per molti giorni e tutt'ora qundo passo dinanzi la loro comera da letto sento il forte desiderio di infilarmi nel letto con loro. Ho anche comportamenti ossessivi che mi accompagnano durante la giornata: sebbene non ami uscire molto, non posso stare un giorno intero senza mai uscire, ed il mio limite mentale è: almeno tre ore fuori casa. Se infatti sto troppo tempo a casa mi viene una forte sensazione di claustrofobia e di angoscia, di restare intrappolata. Le mie relazioni affettive sono strane: oscillo anch'io fra desiderio e paura. La paura fondamentale è che la persona si avvicini troppo e se lo fa devo sempre avere una via di fuga disponibile e sono sempre stata capace di trovarmene una. I miei rapporti di amore sono sempre stati con persone che in fondo non mi piacevano un granchè, con i quali alla fine mi scocciavo di stare insieme o di parlare, stavo con loro ma la mia anima era altrove etantomeno sono stata capace di dire loro il mio dolore e la mia angoscia: erano tutte persono con cui non avrei mai potuto avere un dialogo così profondo da mettere a nudo la mia anima. C'era in loro ovviamente qualcosa di positivo ci univa una tacita intesa quasi infantile di reciproca allenza ad essere uno il bastone dell'altro, non tradendoci mai, trattandoci sempre con rispetto, ma senza mai provando io una vera passione coinvolgente. Ho sempre letto nei loro occhi la passione e l'innamoramento verso di me, l'essere felici di stare con me, mi sono sentita molto amata, ma non ho mai provato lo stesso per loro. Solo una volta ho vissuto a ruoli invertiti una storia dui due settimane con un uomo di Genova, che mi piaceva moltissimo al quale però non piacevo allo stesso modo. Per cui il mio modo di relazionarmi agli altri è quello di essere una solitaria che frequenta gli altri ma non si lascia coinvolgere e lagare, o stringere dei legami. Sono in cura da una psichiatra da dodici anni. Ho iniziato questo percorso quando avevo 21 anni dopo aver passato un'adolescenza di grande sofferenza interiore ed isolamento verso il mondo esterno. E' subito stato un percorso bellissimo in cui ho iniziato ad imparare a prendermi cura di me a scoprire le mie sofferenze ed i miei bisogni ed a comprendere il mio rapporto verso gli altri ed in particolare verso mia madre che mia veva scelto come compagna per pingere la grande sofferenza di essere donne. Sin da piccola il cattivo rapporto con mio padre l'ha portata a sfogarsi con me di quanto lui fosse stronzo e quanto stronzi fossero tutti gli uomini, esser da temere, e quindi rifugiarsi in questa alleanze fra donne, esseri fragili deboli ed esposti continuamente alle violenze degli uomini. Con
l'analisi ho svelato questa trappola ed ho vissuto degli anni molto belli scoprendo cosa sono, le mie capacità ed i miei talenti: ho avuto le mie prime storie con gli uomini, ho stretto amicizie, ho fatto viaggi all'estero, mi sono laureata ed ho iniziato a fare l'avvocato. Quando poi si è trattato di spiccare il volo e farmi una casa mia o entrare nel profondo di una relazione, qualcosa si è spezzato, c'è stato il crollo, l'attacco di panico, la regressione all'essere totalmente una bambina. Ora sono in una situazione di stallo completa anche nell'analisi da più di due anni le mie sedute sono caratterizzate da un'enorme difficoltà nel parlare, Quella fluidità che in passato mi aveva fatto scorpire le gieie della vita si è trasformata in rigidità, non faccio alcun progresso, sono immobile ed ovviamente non riesco a concepire l'idea di interrompere l'analisi e lasciare la mia analista: ho riprodotto la mia dipendenza anche in quello studio la mia dipendenza.Con mia madre il rapporto è brutto lei ha quasi gli stessi sintomi: non esce mai di casa da sola deve essere sempre accompagnata da qualcuno e poichè mio padre è sempre assente anche quando fisicamente è presente e mio fratello è un uomo sono sempre io il bastone su cui mia madre si appoggia con tutto il suo perso ( fisicamente pesa più di ottanta chili per 1 metro e sessanta di altezza, mentre io ne peso solo sessanta), e la sento come una sanguisughe che attaccata al mio collo succhia il nutrimento insaziabile per il suo vuoto incolmabile e per tenere a bada i suoi demoni. Quando ci siamo laureati io e mio fratello e sembrava che stessimo per andare via di casa mia madre è caduta in depressione, ha preso degli psicofarmaci e da allora non è più uscita di casa da sola. Oggi è un'enorme bambina a cui devo badare in parte e che d'altro canto alimenta totalmente la mia dipendenza in un rapporto patologico che da un lato sta bene a tutt'e due. Mio padre si rifugia dietro a dei libroni mattoni su Giulio Cesare, o Alessandro Magno, quando non è a lavoro. Nella mia psicoanalisi la dottoressa mi dice che devo lavorare dul mio desiderio sesuale verso i miei genitori ma è un campo in cui non riesco mai ad entrare ed ogni volta il dialogo si arresta dinanzi al mio mutismo di parole che si fermano in gole ed emozioni che si ghiacciano nel petto. L'unico momento in cui riesco a parlare è quando intuisco che se non "produco risultati" lei mi dirà che la terapia è finita e non mi vorrà più vedere. Mi vedo senza speranza dinanzi ad un blocco più grande di me, che mi odio profondamente e mi dico che ogni mia azione è fatta male. Ho fatto uno sfogo fiume, tante altre cose che avrei voluto dire non sono riuscita a dirle, ma grazie per l'attenzione. Sara
l'analisi ho svelato questa trappola ed ho vissuto degli anni molto belli scoprendo cosa sono, le mie capacità ed i miei talenti: ho avuto le mie prime storie con gli uomini, ho stretto amicizie, ho fatto viaggi all'estero, mi sono laureata ed ho iniziato a fare l'avvocato. Quando poi si è trattato di spiccare il volo e farmi una casa mia o entrare nel profondo di una relazione, qualcosa si è spezzato, c'è stato il crollo, l'attacco di panico, la regressione all'essere totalmente una bambina. Ora sono in una situazione di stallo completa anche nell'analisi da più di due anni le mie sedute sono caratterizzate da un'enorme difficoltà nel parlare, Quella fluidità che in passato mi aveva fatto scorpire le gieie della vita si è trasformata in rigidità, non faccio alcun progresso, sono immobile ed ovviamente non riesco a concepire l'idea di interrompere l'analisi e lasciare la mia analista: ho riprodotto la mia dipendenza anche in quello studio la mia dipendenza.Con mia madre il rapporto è brutto lei ha quasi gli stessi sintomi: non esce mai di casa da sola deve essere sempre accompagnata da qualcuno e poichè mio padre è sempre assente anche quando fisicamente è presente e mio fratello è un uomo sono sempre io il bastone su cui mia madre si appoggia con tutto il suo perso ( fisicamente pesa più di ottanta chili per 1 metro e sessanta di altezza, mentre io ne peso solo sessanta), e la sento come una sanguisughe che attaccata al mio collo succhia il nutrimento insaziabile per il suo vuoto incolmabile e per tenere a bada i suoi demoni. Quando ci siamo laureati io e mio fratello e sembrava che stessimo per andare via di casa mia madre è caduta in depressione, ha preso degli psicofarmaci e da allora non è più uscita di casa da sola. Oggi è un'enorme bambina a cui devo badare in parte e che d'altro canto alimenta totalmente la mia dipendenza in un rapporto patologico che da un lato sta bene a tutt'e due. Mio padre si rifugia dietro a dei libroni mattoni su Giulio Cesare, o Alessandro Magno, quando non è a lavoro. Nella mia psicoanalisi la dottoressa mi dice che devo lavorare dul mio desiderio sesuale verso i miei genitori ma è un campo in cui non riesco mai ad entrare ed ogni volta il dialogo si arresta dinanzi al mio mutismo di parole che si fermano in gole ed emozioni che si ghiacciano nel petto. L'unico momento in cui riesco a parlare è quando intuisco che se non "produco risultati" lei mi dirà che la terapia è finita e non mi vorrà più vedere. Mi vedo senza speranza dinanzi ad un blocco più grande di me, che mi odio profondamente e mi dico che ogni mia azione è fatta male. Ho fatto uno sfogo fiume, tante altre cose che avrei voluto dire non sono riuscita a dirle, ma grazie per l'attenzione. Sara
domenica, marzo 18, 2007
TESTIMONIANZA: DIPENDENZE

Ciao il mio nome è Lucia e ho 28 anni,
ho letto le varie testimonianza qui pubblicate e ho avvertito l'esigenza di raccontare anche la mia storia.
Sono stata fidanzata per 9 anni con un ragazzo tossicodipendente e alcolista; premetto che la nostra relazione è iniziata quando avevo 19 anni periodo in cui venivo fuori dal tunnel dell'anoressia e della bulimia.
Sono stati anni travagliati e burrascosi pieni di sofferenza. Io dipendente da lui e lui dipendente dalle sostanze e dall'alcol; botte, litigi, insulti, offese, tira e molla, promesse mai manenute e quant'altro.... fino a che sono riuscita a farmi forza e a dire basta! Nel prendere la decisione mi sono sentita supportata anche dallo psicologo col quale facevo psicoterapia. Lui mi ha cercata all'infinito ma a differenza del passato riuscivo a resistere alle sue pressioni e alle sue scenate. Dopo circa 4 mesi (premetto che avevo abbandonato la psicoterapia per ragioni economiche) conosco un altro uomo di 4 anni più giovane di me, STAFANO, con un bimbo di 3.
Subito pieno di attenzioni, messaggi telefonici, belle parole, rapporti sessuali alle stelle da farmi sentire desiderata.....ma in cuor mio sapevo che questi atteggiamenti nascondevano qualche cosa. Il suo atteggiamento ambiguo e incoerente cominciava a farmi venire molti dubbi.......iniziava con l'offendermi fisicamente (peso 50 kg e sono alta 1.65 cm) e poi psicologicamente. Comincio così pian piano a perdere il controllo della situazione, così tutte le volte che usava questo atteggiamento di critica nei miei riguardi me ne andavo da casa sua e aspettavo che mi richiamasse. I primi mesi lo faceva, dopodichè non si scomodava neanche più, infatti ero talmente ossessionata da lui da farmi dire qualsiasi cosa che me ne andavo e poi ritornavo. Alle offese e agli insulti seguono poi le botte "pesanti" e talvolta ciò accadeva anche davanti alla presenza figlio piccolo.
I suoi sbalzi di umore poi vennero giustificati dall'uso abituale di cannabis. Ho provato ad oppormi ma nulla anzi solo bugie, rimproveri, cambi d'umore. Intanto la mia vita non aveva più un senso anzi uno ce l'aveva STEFANO!! Perchè non mi ama? perchè non mi vuole e mi rifiuta? Questi erano i motivi per i quali tutto per me era quasi diventato una sfida con lui. Questa storia si è conclusa da pochi giorni per sua volontà, mi ha lasciata nella maniera più brutta e umiliante, mettendomi alla porta dopo avermi confessato che aveva fatto uso di cocaina. Potete immaginare la mia reazione......anche se la cocainomane sembravo io e lui il bravo UOMO.
Sto passando giorni di ansia perchè nonostante questa persona mi ha trattata in malo modo è anche vero che mi ha rifiutata per l'ennesima volta. Ed è proprio così che mi sento per l'ennesima volta nella mia vita RIFIUTATA. Non ho mai conosciuto mio padre se nè andato quando avevo solo tre anni...ma conservo tutti i traumi dentro di me. Mia mamma ha cresciuto da sola me e i miei 3 fratelli rifiutando qualsiasi altra storia d'amore. Non ho mai avuto un punto di riferimento maschile anzi tutti gli uomini della mia vita da mio padre in poi hanno usato le mani , sono stati tossici o alcolizzati. Io mi sono sempre vista brutta allo specchio, sono un'eterna insicura con un rapporto conflittuale con la mamma. Ora ho tanta paura di guardare avanti perchè l'incubo di essere RIFIUTATA è tornato. STEFANO mi ha lasciata e so che non tornerà mai più
ho letto le varie testimonianza qui pubblicate e ho avvertito l'esigenza di raccontare anche la mia storia.
Sono stata fidanzata per 9 anni con un ragazzo tossicodipendente e alcolista; premetto che la nostra relazione è iniziata quando avevo 19 anni periodo in cui venivo fuori dal tunnel dell'anoressia e della bulimia.
Sono stati anni travagliati e burrascosi pieni di sofferenza. Io dipendente da lui e lui dipendente dalle sostanze e dall'alcol; botte, litigi, insulti, offese, tira e molla, promesse mai manenute e quant'altro.... fino a che sono riuscita a farmi forza e a dire basta! Nel prendere la decisione mi sono sentita supportata anche dallo psicologo col quale facevo psicoterapia. Lui mi ha cercata all'infinito ma a differenza del passato riuscivo a resistere alle sue pressioni e alle sue scenate. Dopo circa 4 mesi (premetto che avevo abbandonato la psicoterapia per ragioni economiche) conosco un altro uomo di 4 anni più giovane di me, STAFANO, con un bimbo di 3.
Subito pieno di attenzioni, messaggi telefonici, belle parole, rapporti sessuali alle stelle da farmi sentire desiderata.....ma in cuor mio sapevo che questi atteggiamenti nascondevano qualche cosa. Il suo atteggiamento ambiguo e incoerente cominciava a farmi venire molti dubbi.......iniziava con l'offendermi fisicamente (peso 50 kg e sono alta 1.65 cm) e poi psicologicamente. Comincio così pian piano a perdere il controllo della situazione, così tutte le volte che usava questo atteggiamento di critica nei miei riguardi me ne andavo da casa sua e aspettavo che mi richiamasse. I primi mesi lo faceva, dopodichè non si scomodava neanche più, infatti ero talmente ossessionata da lui da farmi dire qualsiasi cosa che me ne andavo e poi ritornavo. Alle offese e agli insulti seguono poi le botte "pesanti" e talvolta ciò accadeva anche davanti alla presenza figlio piccolo.
I suoi sbalzi di umore poi vennero giustificati dall'uso abituale di cannabis. Ho provato ad oppormi ma nulla anzi solo bugie, rimproveri, cambi d'umore. Intanto la mia vita non aveva più un senso anzi uno ce l'aveva STEFANO!! Perchè non mi ama? perchè non mi vuole e mi rifiuta? Questi erano i motivi per i quali tutto per me era quasi diventato una sfida con lui. Questa storia si è conclusa da pochi giorni per sua volontà, mi ha lasciata nella maniera più brutta e umiliante, mettendomi alla porta dopo avermi confessato che aveva fatto uso di cocaina. Potete immaginare la mia reazione......anche se la cocainomane sembravo io e lui il bravo UOMO.
Sto passando giorni di ansia perchè nonostante questa persona mi ha trattata in malo modo è anche vero che mi ha rifiutata per l'ennesima volta. Ed è proprio così che mi sento per l'ennesima volta nella mia vita RIFIUTATA. Non ho mai conosciuto mio padre se nè andato quando avevo solo tre anni...ma conservo tutti i traumi dentro di me. Mia mamma ha cresciuto da sola me e i miei 3 fratelli rifiutando qualsiasi altra storia d'amore. Non ho mai avuto un punto di riferimento maschile anzi tutti gli uomini della mia vita da mio padre in poi hanno usato le mani , sono stati tossici o alcolizzati. Io mi sono sempre vista brutta allo specchio, sono un'eterna insicura con un rapporto conflittuale con la mamma. Ora ho tanta paura di guardare avanti perchè l'incubo di essere RIFIUTATA è tornato. STEFANO mi ha lasciata e so che non tornerà mai più
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